La delicatezza e la versatilità dell’umile e grandioso Camille Pissarro

«Beati coloro che vedono le cose belle in luoghi umili dove invece altre persone non vedono nulla».

Autoritratto, 1873.

Autoritratto, 1873.

Artista sublime e intenso, ingiustamente ignorato per molto tempo dalla critica e dagli storici d’arte, Camille Pissarro è oggi annoverato tra i maggiori esponenti dell’Impressionismo, sebbene la sua mobilità intellettuale e artistica lo conduca a continue sperimentazioni in cui sempre emergerà il suo stile delicato e inconfondibile, riconosciuto solo dopo la sua morte.
Nei settantatré anni percorsi su questa terra, ben sessantatré Pissarro li dedica alla pittura mostrando non solo una vera e propria vocazione per l’arte, ma soprattutto una passione incontenibile di cui non riesce a percepirne la fatica.
Il tocco lieve e poetico con cui ritrae paesaggi primaverili e invernali, focalizzando la propria attenzione in particolar modo sulle campagne, si estenderà anche alle città, nelle sue ultime produzioni artistiche. Il suo interesse nel dipingere la vita rurale e urbana che si svolge dinnanzi ai suoi occhi in Francia, suo paese adottivo, è da riferirsi, soprattutto in età matura, alla sua innata empatia verso le classi sociali più povere: contadini e operai saranno le figure principali dei suoi dipinti immersi in un’atmosfera quasi impalpabile di paesaggi e personaggi indefiniti che si muovono dentro le sue opere luminose e armoniche. Soprannominato il “poeta della campagna“, Pissarro ha anche dipinto una trentina di tele con soggetti umani in primo piano e ha realizzato acquarelli, litografie e acqueforti, sperimentando varie tecniche tra cui il guazzo (una sorta di pittura a tempera simile all’acquarello creata da pigmenti amalgamati con la gomma arabica) e il pastello.
Tra il 1886 e il 1888, mentre dà lezioni sull’utilizzo del colore a Van Gogh, di cui è il primo ad accorgersi del genio, Pissarro si accosta ad un nuovo procedimento pittorico sorto in modo quasi spontaneo grazie al rinnovamento della tavolozza impressionista che aveva inaugurato la tecnica della pennellata breve e corposa. Le ricerche compiute in quegli anni nel settore dell’ottica, inducono l’artista a seguire con grande attenzione il divisionismo e il puntinismo di Georges Seurat e di Paul Signac che moltiplicano il numero dei piccoli tocchi con pennellate giustapposte e scompongono ancor più i colori giungendo così a quella fluttuazione delle forme che caratterizzerà questa nuova corrente di sperimentazione dalle notevoli potenzialità espressive.  

"Raccolta delle mele a Eragny-Sur-Epte", 1888. Dallas Museum of Art.

“Raccolta delle mele a Eragny-Sur-Epte”, 1888.
Dallas Museum of Art.

Pissarro non adotta in modo integrale la tecnica di Seurat e di Signac e la sua adesione al puntinismo e al divisionismo avviene in modo superficiale. L’artista considera quelle correnti pittoriche, che creano dei magnifici dipinti lasciando ai nostri occhi la facoltà di fondere i colori, solo la naturale conseguenza di un interessante percorso di ricerca nato dall’Impressionismo.

"Bambini in una fattoria", 1887.

“Bambini in una fattoria”, 1887.

Il periodo infatti in cui il pittore francese lascia subentrare alle pennellate impressioniste puntini di colore puro che, osservati da una certa distanza, danno l’impressione di mescolarsi tra loro durerà pochi anni; Pissarro si accorgerà presto che tale tecnica prevede tempi di esecuzione molto lunghi e lo costringerebbe a rinunciare alla sua pennellata vibrante e alla sua spontaneità espressiva.
Tuttavia non pochi sono gli straordinari dipinti che risentono dell’influenza di quel “Pointillisme” da lui fondato insieme a Signac dopo la morte di Seurat.

"La raccolta del fieno", 1887.

“La raccolta del fieno”, 1887.

Ma si può parlare solo di influenza e non di adozione di quella tecnica; l’unica novità introdotta all’Impressionismo innovativo di Pissarro, che spalancherà la porta all’Espressionismo, è la scomposizione dei suoi colori prediletti, il verde e il blu, in tocchi più piccoli.

"Sole di primavera nel prato a Eragny", 1887, olio su tela, Museo d'Orsay, Parigi.

“Sole di primavera nel prato a Eragny”, 1887,
olio su tela, Museo d’Orsay, Parigi.

Realizza solo un quadro che può essere in gran parte considerato molto vicino alla tecnica della breve avventura puntinista: “La Briqueterie Delafolie à Éragny“, dipinto nel 1886. Dopo il 1888 Pissarro tornerà all’Impressionismo e riprenderà anche temi della scuola realista di Barbizon.

"La Briqueterie Delafolie à Éragny", 1886.

“La Briqueterie Delafolie à Éragny”, 1886.

Un artista dunque poliedrico il curioso Pissarro e basta osservare i suoi dipinti per rendersi immediatamente conto di trovarsi dinnanzi ad un artista di elevata statura, qualsiasi tecnica adotti, sebbene i critici non saranno in grado di accorgersi subito del suo talento. Ma questo fenomeno si ripete in qualsiasi periodo storico; i cosiddetti “esperti d’arte”, più spesso di quanto si possa pensare, difficilmente riescono a valutare serenamente un dipinto che si discosta dalle correnti tradizionali.

Autoritratto, 1900.

Autoritratto, 1900.

Ciò che accomuna tutte le sue opere è quell’atmosfera serena e delicata che l’artista, nonostante i numerosi problemi di origine economica che lo tormenteranno per quasi tutta la vita, riesce ad infondere con il suo ineguagliabile tocco.
Di animo generoso e molto disponibile verso gli altri, la grandezza di Pissarro si manifesta anche nel suo temperamento umile e modesto, caratteristica oggi poco diffusa e non solo tra i pochi artisti che emergono in questa profonda crisi socio-culturale. La società contemporanea, secondo il mio punto di vista, è afflitta infatti da un’incontrollabile esplosione di vuota saccenteria e di assordante rumoreggiare. Torniamo all’artista in questione.

Autoritratto, 1852-1854.

Autoritratto, 1852-1854.

Nato il 10 luglio del 1830 a Charlotte Amalie, a quei tempi colonia danese e adesso capitale delle Isole Vergini statunitensi, Jacob Abraham Camille Pissarro inizia già a dieci anni a dilettarsi con pastelli e matite, nonostante i vani tentativi del padre, un agiato commerciante di origine ebraica, di distoglierlo da tale interesse.
Dopo aver frequentato per cinque anni il Collegio Savary di Passy a Parigi, nel 1847 torna nella sua città natale per aiutare la propria famiglia nella gestione dell’emporio. In quegli anni non smetterà di dedicarsi al disegno durante il tempo libero. Sempre in quel periodo matura una concezione politica anarchica che lo accompagnerà fino agli ultimi istanti della sua vita. Nel 1852 lascia definitivamente il proprio paese e si reca in Venezuela insieme all’artista danese Fritz Melbye, che lo convince a dedicarsi a tempo pieno alla pittura.
Comincia a realizzare i primi dipinti e svolge diversi lavori in Nicaragua per raccogliere un po’ di denaro al solo scopo di potersi stabilire in Francia.
Tre anni dopo si reca a Parigi dove lavora come assistente nello studio artistico del fratello di Fritz Melbye e studia presso le prestigiose istituzioni accademiche dell’Ecole des Beaux-Arts e dell’Académie Suisse venendo in contatto con numerosi artisti del periodo tra cui Jean-Baptiste-Camille Corot, Gustave CourbetClaude MonetEdouard Manet, Pierre-August Renoir e Charles-François Daubigny.
Corot, considerato uno dei maestri più influenti nella prima formazione artistica di Pissarro, gli suggerisce di dipingere en plain air

Ritratto di Fritz Melbye, 1852-1854.

Ritratto di Fritz Melbye, 1852-1854.

Le sue opere giovanili, caratterizzate da un naturalismo attinto dalle bellissime produzioni di  Courbet e Corot, presentano una tavolozza impressionista appena abbozzata. In accordo con i dettami accademici del periodo, Pissarro muove i primi passi in modo tradizionale realizzando dei dipinti incantevoli e meritevoli di attenzione, ma ancora non rivoluzionari. Diviene infatti uno dei leader del Salon, istituzione già entrata in contrasto con gli impressionisti.
I suoi dipinti del primo periodo soddisfano i gusti della giuria ufficiale, uno di questi, “Paesaggio a Montmorency“, viene esposto al Salon nel 1859.

"Paesaggio a Montmorency", 1859.

“Paesaggio a Montmorency”, 1859.

Due anni dopo si lega sentimentalmente a Juliette Vellay, una giovane donna cattolica che lavora come cameriera nella famiglia dell’artista. Da tale unione nasceranno sette figli.
Sono anni, quelli giovanili, in cui comprende l’importanza di esprimere con il pennello la bellezza incommensurabile della natura e vi riesce egregiamente, ma anche anni in cui qualcosa si comincia ad agitare nell’animo del nostro pittore che non riesce a reprimere la sua innata curiosità e manifesta una forte insofferenza verso i rigidi insegnamenti accademici.

 

"Donna che legge", del 1860, è uno dei primi ritratti che Pissarro dedica alla donna amata, Juliette Vellay.

“Donna che legge”, del 1860, è uno dei primi ritratti che Pissarro dedica alla donna amata, Juliette Vellay.

L’impulso irrefrenabile di sperimentare, insieme al confronto con altri artisti impressionisti, tra cui l’amico Cezanne, con cui condivide l’insoddisfazione nei confronti dei dettami del Salon, lo allontana ben presto dallo stile richiesto dalla critica ufficiale e, già dal 1861 le sue opere, ormai palesemente impressioniste, vengono rifiutate dal Salon.
Nel 1867 viene ufficialmente escluso e 
esporrà le sue opere al Salon des Refusés.

"Jalais Hill, Pontoise" (1867).

“Jalais Hill, Pontoise” (1867).

A causa della scelta di operare in modo indipendente si vede diminuire notevolmente la possibilità di vendere i suoi quadri ed è costretto a trasferirsi nel 1866 con la famiglia a Pontoise, cittadina più volte ritratta nei suoi dipinti. La situazione economica dell’artista è destinata a precipitare ulteriormente negli anni a venire facendo sprofondare Pissarro nella più totale e disperata miseria.

Camille Pissarro e sua moglie, Julie Vellay. Pontoise, 1877.

Camille Pissarro insieme a Juliette Vellay. Pontoise, 1877.

Tuttavia continuerà a dipingere, ma nel 1870, a causa dello scoppio della guerra franco-prussiana, è costretto a lasciare la Francia per rifugiarsi a Norwood, un paesino vicino Londra, dove si sposa con Juliette.
Farà ritorno a casa alla fine del conflitto e lo accoglierà un’amara sorpresa. Dell’opera prodotta fino a quel momento, millecinquecento quadri, ne restano intatti solo quaranta.
Pissarro non si lascia scoraggiare né dalla precarietà della sua situazione economica e nemmeno dalla quasi totale distruzione del suo lavoro.

"Castagni a Louveciennes", 1870.

“Castagni a Louveciennes”, 1870.

Anni molto difficili quelli del dopoguerra, ma che non spegneranno l’ispirazione del pittore, aiutato economicamente da alcuni collezionisti e dal pittore Gustave Caillebotte.
Proprio in quegli anni Pissarro crea le sue opere più note, e successivamente apprezzate, in uno stile che rappresenta la quintessenza dell’Impressionismo.
La sua tavolozza si schiarisce ulteriormente e, dal 1870 al 1880, anni in cui la corrente rivoluzionaria impressionista comincia lentamente ad affermarsi, il nostro artista firma i quadri più rappresentativi del movimento.

Entrata del villaggio di Voisins, 1872.

“Entrata del villaggio di Voisins”, 1872.

Il tormento di non essere in grado di mantenere la sua famiglia non lo distoglie dalla pittura e, a partire dal 1879, la sua tavolozza si rinnova ancora una volta. Insieme a Monet e a Renoir, abbandona le tonalità opache che prevedono un largo uso di ocra rossi e verdi, insieme a quel marrone che dà ai suoi primi quadri un aspetto lievemente austero.

"Contadina che spinge una carriola", Maison Rondest, Pontoise, 1874

“Contadina che spinge una carriola”,
Maison Rondest, Pontoise, 1874.

Nonostante ogni sua tela, a qualsiasi periodo stilistico appartenga, mostri quel raro lirismo di chi è completamente disinteressato al successo, preoccupandosi solamente di seguire la propria vocazione, dalla fine degli anni ’70, Pissarro decide di sperimentare tutte le diverse tonalità del blu, rischiarando ancor più i suoi dipinti e rendendo ancora più leggera la sua pennellata.

"Paesaggio a Chaponval", 1880.

“Paesaggio a Chaponval”, 1880.

Paesaggio a Chaponval” (1880) è una delle prime testimonianze dell’utilizzo del blu in Pissarro.
Il dipinto, considerato uno dei suoi capolavori, si distingue per la costruzione rigorosa ed il fascino che emana a causa della scomposizione in cinque differenti fasce cromatiche.
Nel noto paesaggio emerge una luce diffusa che rende la composizione ancora più delicata delle precedenti opere mostrando così il nuovo cammino pittorico intrapreso da un artista la cui energia non viene minimamente intaccata né dal tempo e né dalle avversità.

"La pastorella" o "Fanciulla con bastoncino", 1881. Musée d'Orsay, Parigi.

“La pastorella” o “Fanciulla con bastoncino”, 1881. Musée d’Orsay, Parigi.

In un altro suo notevole dipinto, conosciuto come “La pastorella” (1881), Pissarro mostra il suo netto e deciso rifiuto nei confronti dell’esistenza in natura del bianco e del nero che non poche critiche suscita anche tra molti suoi amici impressionisti. Nel sottobosco del suddetto quadro si può notare infatti che la luminosità appare in tutta la sua pienezza e non vi è alcun utilizzo del bianco o del nero. La ragazzina ritratta è seduta su un prato ed è riparata dalla discreta ombra del bosco. Il suo viso emana una luce che si riflette sulle foglie e si mescola meravigliosamente con le ombre del vestito. Ed è grazie al contrasto tra le tre tonalità di blu che l’artista riesce a creare la luminosità che scaturisce dai colori.

"Rabbit Warren at Pontoise, Snow", 1879.

“Rabbit Warren at Pontoise, Snow”, 1879.

L’umile e grandioso artista“, così come definito da Cezanne, è uno dei pochi paesaggisti a scegliere di raffigurare il sottobosco. È difficile infatti riuscire ad individuarne la luce. Ma stiamo parlando di Pissarro che, grazie ad un’abile combinazione della sua tavolozza essenziale, riesce a catturare la luce lavorando soprattutto sulle foglie, le principali fonti luminose dei suoi quadri.

"Chemin de halage à Saint-Mammès", 1902.

“Chemin de halage à Saint-Mammès”, 1902. Musèe d’Orsay, Parigi.

Come si può notare in quasi tutte le sue produzioni, Pissarro trae la luce dai colori. Una luce individuata nei particolari della natura o nei singoli oggetti. Un vero e proprio studio del cangiante gioco dei toni sulla materia e sulle forme che realizza senza porre alcuna attenzione al cielo o all’acqua. Nel dipinto proposto sopra, “Chemin de halage à Saint-Mammès” (“L’alzata a Saint-Mammès”(1902), l’artista sembra prenderci per mano per accompagnarci fino all’acqua, evitando abilmente di piegarsi alla tentazione di trasferirne i riflessi.

"Boulevard Montmartre di notte", 1897. National Gallery, Londra.

“Boulevard Montmartre la nuit”, 1897. National Gallery, Londra.

Gli effetti luminosi creati senza basarsi sull’acqua o sul cielo vengono mostrati nel candore dei suoi paesaggi invernali, in un sottobosco, in un angolo di giardino o, come mostra un altro suo capolavoro, “Boulevard Montmartre la nuit” (1897), in un viale notturno.

"Rouen, Rue de l'Épicerie", 1898.

“Rouen, Rue de l’Épicerie”, 1898.

Nel 1895 una grave malattia agli occhi gli impedisce di lavorare all’aperto. Ma grazie a quella tenacia che contraddistingue la sua personalità, continuerà a dipingere affacciandosi dalla finestra di casa sua a Parigi creando dei veri e propri capolavori con composizioni prospettiche sempre più innovatrici e sorprendenti.

"Place du Théatre Français", 1898.

“Place du Théatre Français”, 1898.

Maestro di Paul Cezanne e di Paul Gauguin, la sua arte ha influenzato molti giovani artisti. Solamente in occasione di una celebrazione per il suo centenario, a distanza di un secolo dalla sua morte, avvenuta il 13 novembre del 1903 a Parigi, Pissarro conquista il posto che si merita tra gli impressionisti.

 

"Le Bassin Des Tuileries", 1900. Collezione privata.

“Le Bassin Des Tuileries”, 1900.
Collezione privata.

Durante la sua vita vende pochissimi dipinti, come spesso accade ai migliori artisti. Adesso le sue opere sono stimate tra i due e i quattro milioni di dollari.

 

"Le Louvre", 1901.

“Le Louvre”, 1901.

A questo grande artista che, usando le parole di Charles Kunstler, «diffonde nella sua opera non solo tutto lo splendore della sua luce, ma anche la tenerezza ingenua del proprio cuore», dedico un omaggio con alcuni dei suoi pensieri a noi pervenuti e le immagini di altri suoi lavori.

"Raccolta di fieno a Éragny", 1901. National Gallery of Canada.

“Raccolta di fieno a Éragny”, 1901.
National Gallery of Canada.

Siamo innanzitutto artisti. E per questo capaci di sentire un paesaggio, pur non essendo dei contadini.
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"Tramonto a Rouen", 1898.

“Tramonto a Rouen”, 1898.

Non aver paura della natura: devi essere audace correndo il rischio di rimanere deluso e di commettere errori.
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"The Artist's Garden at Eragny", 1898.

“The Artist’s Garden at Eragny”, 1898.

Tutto è bello, tutto ciò che conta è essere in grado di interpretare.
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"Pont Boieldieu in Rouen, Rainy Weather" (1896).

“Pont Boieldieu in Rouen, Rainy Weather” (1896).

Dio si prende cura di bambini, imbecilli e artisti.
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"Avenue de l'Opera Rain Effect", 1898.

“Avenue de l’Opera Rain Effect”, 1898.

Lavora allo stesso tempo su cielo, acqua, rami, terra, mantenendo tutto su basi uguali… Non aver paura di mettere colore… Dipingi generosamente, senza esitazione e non perdere la prima impressione.
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"Boulevard des Italiens Morning, Sunlight", 1897.

“Boulevard des Italiens Morning, Sunlight”, 1897.

Ho cominciato a capire le mie sensazioni, per sapere quello che volevo, a circa quarant’anni. Ma solo vagamente.
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"Haymakers Resting", 1891.

“Haymakers Resting”, 1891.

Quando fai una cosa con tutta la tua anima e con tutto ciò che è nobile dentro di te, trovi sempre la tua controparte.
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The Côte des Bœufs at L'Hermitage - National Gallery London, 1887.

The Côte des Bœufs at L’Hermitage – National Gallery London, 1887.

Dipingi solo con i tre colori fondamentali e i loro immediati complementari.
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'The Little Country Maid', 1882.

‘The Little Country Maid’, 1882.

A volte ho una paura terribile di spostare una delle mie tele. Ho sempre paura di trovare un mostro al posto dei preziosi gioielli che pensavo di aver messo lì!
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"Toits rouges, Coin d'un Village, Hiver (Côte de Saint-Denis à Pontoise)", 1877. Musèe d'Orsay.

“Toits rouges, Coin d’un Village, Hiver (Côte de Saint-Denis à Pontoise)”, 1877.
Musèe d’Orsay.

Ricordo che, anche se ero pieno di entusiasmo, non ho avuto il minimo sentore, anche a quarant’anni, del lato più profondo per il movimento che stavamo perseguendo con l’istinto. Era nell’aria!
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"La Maison de la Sourde et Le Clocher d'Eragny", 1886.Indianapolis Museum of Art.

“La Maison de la Sourde et Le Clocher d’Eragny”, 1886. Indianapolis Museum of Art.

Copri la tela al primo colpo, poi lavoraci sopra fino a quando non vedi più nulla da aggiungere.
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"The Church at Eragny", 1884. Walters Art Museum.

“The Church at Eragny”, 1884.
Walters Art Museum.

A cinquant’anni, nel 1880, ho formulato l’idea di unità, senza essere in grado di realizzarla. A sessant’anni sto cominciando a vedere la possibilità di realizzarla.
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"The Goose Girl at Montfoucault, White Frost", 1875. Museum of Fine Arts, Houston.

“The Goose Girl at Montfoucault, White Frost”, 1875.
Museum of Fine Arts, Houston.

Considero uno spreco di tempo pensare solo di vendere: si dimentica la propria arte e si esagera il proprio valore.
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"La mietitura", 1882.

“La mietitura”, 1882.

È solo disegnando spesso, disegnando tutto, disegnando incessantemente, che un bel giorno scopri per tua grande sorpresa che hai realizzato qualcosa nel suo vero carattere.
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"Boulevard Montmartre, primavera", 1897.

“Boulevard Montmartre, primavera”, 1897.

E’ solo disegnando spesso, disegnando tutto, disegnando incessantemente, che un bel giorno scopri per tua grande sorpresa che hai realizzato qualcosa nel suo vero carattere.
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"Young Peasant At Her Toilette", 1888.

“Young Peasant At Her Toilette”, 1888.

È un grande errore credere che tutti i mediatori d’arte non sono strettamente legati alla loro epoca.
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"Ritratto di Georges", 1880.

“Ritratto di Georges”, 1880.

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