Il cromoluminarismo di Georges Seurat, geniale filosofo del colore.

“Le grandi cose sono fatte da una serie di piccole cose messe insieme”.

Lo stile impressionista segna un cambiamento radicale nella pittura occidentale, sbocciando perlopiù negli anni Settanta dell’Ottocento. Nei due decenni successivi alcuni giovani pittori cercano di elaborare i principi dell’impressionismo in modo del tutto personale. Questi artisti sono generalmente distinti in due gruppi: i postimpressionisti, tra cui bisogna ricordare Vincent Van GoghPaul Gauguin e Paul Cézanne, e i neoimpressionisti, che includono Georges Seurat e Paul Signac.

Georges Seurat ritratto da Ernest Laurent, 1883.

In particolare è Seurat l’artista che desidera condurre le teorie dell’impressionismo alle loro conclusioni logiche, stabilendo un’arte con una base veramente scientifica. Figura di spicco del movimento neoimpressionista del 1880 e della tecnica del puntinismo, Georges-Pierre Seurat sostituisce allo stile esuberante e istintivo dell’impressionismo, uno stile pittorico cerebrale e analitico, trasformando così l’impressione del momento in una cristallizzata eternità. La sua è una pittura colta e antinaturalistica il cui soggetto, pur essendo tipicamente impressionista, viene reso con volumetria e solennità classiche. Seurat ritiene che l’artista debba usare il colore per infondere armonia ed emozione, comportandosi come un compositore che usa variazioni di suoni e di tempi per creare armonia nella musica. Dipinge usando piccoli punti di colore differenti senza mescolare la pittura e, quando noi osservatori ci allontaniamo dal quadro, i punti sembrano confondersi magicamente con il colore desiderato; sono i nostri occhi ad unire tutti i puntini.

“L’ospizio e il faro di Honfleur”, 1886.

Affascinato dagli studi ottici sul colore e dal potere psicologico delle linee e delle forme, la sua formazione artistica viene particolarmente influenzata da due libri del periodo, “Principi di armonia e contrasto di colori” del chimico Michel-Eugène Chevreul, e “Saggio sugli inconfondibili segni d’arte” del pittore Humbert de Superville. Conosciuta la legge dei contrasti simultanei, secondo la quale due colori complementari, come il blu e l’arancione, se accostati con piccoli tocchi di pennello, diventeranno più brillanti, mentre se mescolati si spegneranno e tenderanno al grigio, Seurat la mette in pratica applicandola sulla tela.

Come per magia i colori complementari non solo si miscelano dinnanzi ai nostri occhi, ma donano tonalità molto più vivaci rispetto a quelle che possono essere raggiunte mescolando i colori sulla tavolozza. L’artista affida quindi ai nostri occhi il compito di fondere le radiazioni luminose dei colori, accostandoli l’uno all’altro e, in tal modo, annulla l’immediatezza del colpo d’occhio impressionista, restituendo immagini e figure di notevole luminosità e brillantezza cromatica che sembrano avvolte in un magico silenzio.

“La Tour Eiffel”, 1889.

Sviluppa così una tecnica da lui denominata “cromoluminismo“, sebbene sia conosciuta in tutto il mondo come “divisionismo“, a causa del metodo di separazione del colore in punti separati, o “puntinismo” per quei piccoli tratti di colore cruciali per ottenere l’effetto tremolante delle sue opere.
Pur rappresentando uno sguardo che va oltre l’impressionismo, Seurat ne prosegue il lavoro, non solo attraverso i suoi numerosi esperimenti tecnici, ma anche per l’interesse mostrato nel ritrarre tematiche di vita quotidiana. Strade, cabaret, locali notturni, parchi e paesaggi della periferia di Parigi sono le ambientazioni preferite dal pittore. Abbandonata la preoccupazione impressionista del momento fugace, il pittore cerca di cogliere ciò che considera essenziale e immutabile. Il suo amore per i soggetti moderni e le scene di svago urbano, si accompagna al profondo desiderio di provare a catturare tutti i colori che hanno interagito per restituirci l’immagine che noi vediamo.

L’amore nutrito dall’artista nei confronti del calmo e maestoso classicismo è ben evidente già dalle sue prime opere in cui, nel rappresentare figure moderne di ordinaria quotidianità, pone un’attenzione particolare all’ordine e all’armonia, congelando le scene ritratte e lasciando svanire i dettagli dei visi.
Nella celeberrima opera “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte” (1884-85) si possono notare i cardini della formazione di Seurat: il disegno e l’equilibrio compositivo in linea con la tradizione classica e rinascimentale. Non sfuggono alla nostra attenzione la solennità e la postura delle figure ritratte che rimandano alla pittura classica e all’arte egizia. Un’altra caratteristica del dipinto, evidente in tutte le sue più note opere, è l’immobilizzazione della scena. L’immobilità assoluta e il silenzio con cui vengono bloccati i gesti mostra in particolar modo l’influenza che Pier della Francesca ha esercitato su Seurat.

Dipinto di notevoli dimensioni, ha richiesto oltre due anni di lavoro per la notevole quantità di punti necessari a ricoprire una tela di circa due metri per tre. Molti i personaggi che affollano la scena: uomini, donne e bambini di diverse classi sociali si rilassano sul bordo dell’acqua, sull’erba e sotto gli alberi. Alcuni di essi camminano, riposano o giocano sulla sponda della Senna, nei giardini pubblici della grande Jatte, che abbraccia la periferia e le zone residenziali vicino la capitale: un affresco straordinario che ritrae le classi borghesi e operaie, solite a trascorrere le domeniche primaverili in quel posto incantevole. L’opera trasmette un’impressione di controllo totale e sospensione del tempo, racchiudendo un momento di bellezza, di pace e di silenzio. Ma si presta anche ad altre interpretazioni. I personaggi ritratti non interagiscono e il quadro può anche inviare un gelido messaggio di solitudine e incomunicabilità umana. Non manca l’ironia: l’autore sembra infatti mettere in ridicolo i compassati borghesi, per esempio nella veduta di profilo che accentua in modo grottesco il pouf, o sellino, la stramba imbottitura posteriore degli abiti femminili.

“Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte”, 1886.

Nato a Parigi il 2 dicembre del 1859 da una famiglia agiata, Georges Pierre Seurat comincia ad appassionarsi all’arte da ragazzo, incoraggiato dalle lezioni informali dello zio materno, Paul Haumonté, pittore dilettante. Nel 1875 accede alla scuola comunale d’arte locale diretta dallo scultore Justin Lequien. In quella scuola stringe amicizia con Edmond Aman-Jean (1858-1935) e insieme entrano nell’Ecole des Beaux-Arts diretta in questo periodo da Henri Lehmann, un discepolo del pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres , un altro artista che ispira la formazione del nostro futuro pittore, che mostrerà ben presto anche un forte interesse verso l’arte di Delacroix, Corot e Millet.

Seurat frequenta l’Accademia dal febbraio del 1878 fino a novembre del 1879, dedicandosi soprattutto al disegno, in cui è evidente la linea di contorno per privilegiare il chiaroscuro ottenuto con la matita su fogli di carta dalla grana porosa.
Trascorre il tempo libero approfondendo i suoi studi artistici e visitando musei e biblioteche parigine.
Nell’aprile del 1879, Seurat visita la quarta mostra impressionista. È la prima volta che vede i loro dipinti e la produzione di Claude Monet e Camille Pissarro influenzeranno notevolmente la sua successiva sperimentazione.
Nello stesso anno deve adempiere al servizio militare, a Brest, dove dedica il suo tempo libero alla lettura e a riempire i suoi album di schizzi di reclute e paesaggi.


Negli anni seguenti, Seurat comincia a studiare la teoria del colore e i suoi effetti sull’occhio umano, applicando la sua ricerca teorica a composizioni eseguite tra il 1881 e il 1884 e culminate nel suo primo grande progetto pittorico, “Bagnanti ad Asnières (1884). Composizione di notevoli dimensioni, questa tela monumentale raffigura un gruppo di lavoratori che si rilassa sulla Senna, basandosi su numerosi piccoli disegni a olio e studi di figure. La composizione finale rappresenta una rivoluzione nel mondo dell’arte per la ricerca sulla luce e per la definizione delle forme, anche se nel medesimo tempo è radicata nella tradizione. Luce e atmosfera di piena estate vengono rese con una tecnica a pennellata incrociata conosciuta come balayé e in seguito ritoccata da Seurat con punti di colori contrastanti.

“Bagnanti ad Asnières”, 1884.

Presentata al Salon e respinta dalla giuria, l’opera segna in modo evidente il distacco dell’artista dall’Ecole des Beaux-Arts per il carattere di rottura rispetto sia all’accademismo sia all’impressionismo ed il suo autore diventa così il pioniere del movimento neoimpressionista. Insieme ad altri artisti la cui arte radicale è stata respinta dalle giurie ufficiali del Salon,  Seurat contribuisce alla fondazione della Société des Artistes Indépendants, esponendo l’opera “Bagnanti ad Asnières” nel giugno del 1884. Incontra e stringe amicizia con il pittore Paul Signac che diventerà il principale compagno di Seurat nell’avventura del cromoluminarismo.

Dopo quest’opera, Seurat comincia a lavorare al dipinto “Una domenica pomeriggio all‘isola della Grand Jatte“. Impossibile da realizzare en plein air a causa delle dimensioni e della tecnica utilizzata, il quadro prevederà numerose visite dell’artista a La Grande Jatte. Per ottenere la preparazione del lavoro finale, realizzerà numerosi disegni e più di trenta schizzi ad olio per poi rielaborare il dipinto con la tecnica cromoluminarista, utilizzando minuti tocchi di colori contrastanti che, se visti a distanza, interagiscono per creare un effetto luminoso e scintillante. Ridipingerà aree dei “Bagnanti ad Asnières” con lo stesso stile intorno al 1887.

Seurat espone La Grande Jatte all’ottava mostra impressionista, nel maggio del 1886. I suoi effetti visivi di luce e colore, così come la sua complessa rappresentazione di diverse classi sociali, desta l’interesse intorno al lavoro dell’artista a livello internazionale. Subito dopo la mostra, il pittore viene menzionato in una rivista d’avanguardia e alcuni dei suoi dipinti vengono esposti dal famoso mercante d’arte Paul Durant-Ruel  a Parigi e a New York. Nello stesso periodo Seurat si lega ad un gruppo molto ristretto di artisti e scrittori simbolisti con sede a Parigi.

“Il circo”, 1891.

Tra il 1886 e il 1890 la sua influenza si diffonde in molti pittori, tra cui GauguinPissarro , Van GoghHenri de Toulouse-Lautrec, i quali vivono periodi di puntinismo nella loro stessa opera.
Dopo aver completato La Grande Jatte, Seurat cerca di espandere la gamma espressiva del suo lavoro. Si interessa al movimento e alla qualità emotiva dei ritmi lineari. In contrasto con la formalità de La Grande Jatte, queste opere contengono figure in movimento, luci scintillanti e un’atmosfera più lirica.

“Parata del circo”, 1888.

Nelle ultime opere, infatti, Seurat abbandona il calmo e maestoso classicismo dei primi dipinti, aprendo la strada ad un approccio più dinamico e stilizzato influenzato da caricature e manifesti popolari. Ciò recherà una nuova potente espressività al suo lavoro e molti anni dopo sarà acclamato dai surrealisti che esalteranno il carattere eccentrico e anticonformista della sua arte.

“Le Chahut”, 1889-90.

Seurat trascorre l’estate sulla costa della Normandia, dipingendo scene marine di Honfleur nel 1886, di Port-en-Bessin nel 1888, Le Crotoy nel 1889 e Gravelines nel 1890. Le opere realizzate in questo periodo mostrano l’evoluzione della sua tecnica che, pur essendo ancora legata al puntinismo, tende a distanziare e rendere più sottili i suoi tratti, donando ai dipinti un aspetto più spontaneo. Pur continuando a realizzarle partendo dal vero, vi dona una forma nuova e originale, non limitandosi a copiare la figura, ma anche ad interpretarla. L’opera “La modella” (1888), considerata da Pablo Picasso il manifesto di tutte le novità dell’arte moderna, è un esempio dell’evoluzione continua della sua arte.

“La modella”, 1888.

Nel 1889 Seurat si reca in Belgio, dove espone al Salon des Vingt di Bruxelles. Al ritorno incontra Madeleine Knobloch, una modella ventenne di cui s’innamora e inizia a vivere segretamente con lei. Madeleine darà alla luce un figlio, nel febbraio del 1890, all’insaputa degli amici e della famiglia del pittore. Alla mostra al Salon des Indépendants dello stesso anno, Seurat espone l’unico ritratto conosciuto della sua compagna: “Giovane donna che si incipria“.

Giovane donna che s’incipria“, 1889-1890.

Nel 1891, mentre lavora al dipinto “Il circo“, Seurat viene contagiato dalla temibile influenza che colpisce la Francia in questo periodo. Si spegnerà il 29 marzo del 1891, a soli trentun anni. Anche il figlio morirà della stessa malattia un paio di settimane dopo e sarà sepolto accanto al padre nel cimitero di Père-Lachaise a Parigi.
Di seguito ho inserito alcuni video che approfondiscono la conoscenza di questo grande pittore, accompagnati da alcuni suoi pensieri e altre opere.


L’Arte è Armonia. Armonia significa analogia dei contrari, analogia degli elementi similari di tono, di colore, di linea, considerati in rapporto alla loro dominante e sotto l’influsso della luce, in combinazioni che esprimono gioia, serenità o dolore.

L’originalità dipende solo dal carattere del disegno e dalla peculiare visione di ogni artista.

Tempo grigio, Grande Jatte“, 1888.

Alcuni dicono che vedono la poesia nei miei quadri. Io vi vedo solo la scienza.

La spiaggia di Bas-Butin a Honfleur“, 1886.

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Il cromoluminarismo di Georges Seurat, geniale filosofo del colore.
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