L’enigmatico Jan Vermeer, sublime poeta della vita quotidiana.

«I dipinti di Vermeer si possono indubbiamente definire come le più perfette nature morte dell’arte europea, nature morte nel senso originale della parola, e cioè ‘vie silencieuse’, ‘still-life’, ‘Stilleben’, sogno di una realtà perfetta, in cui la calma che avvolge le cose e gli esseri umani diviene quasi una sostanza, in cui gli oggetti e i personaggi (trattati a loro volta come oggetti) lasciano trasparire un loro segreto legame. In questi dipinti la durata sembra sospesa, la vita quotidiana appare sotto l’aspetto dell’eternità. Il realismo di Vermeer, derivato dai caravaggeschi olandesi, si distingue dal realismo talvolta un po’ terra terra di questo gruppo e colpisce per la qualità poetica. La composizione dei suoi quadri è tra le più semplici : le linee orizzontali, verticali e diagonali formano una specie di armatura, nella quale i soggetti si dispongono secondo dei piani (generalmente tre) che sono bruscamente differenziati nelle loro dimensioni.»

Charles de Tolnay

 

Autoritratto di Jan Vermeer

Maestro della cosiddetta “luce olandese”, Jan Vermeer interpreta in modo molto personale gli studi del chiaroscuro di Caravaggio e di Rembrandt, creando dipinti di rara poesia che traggono ispirazione dalla realtà quotidiana alla quale, attraverso un uso magistrale degli effetti luministici, conferisce una nuova e grandiosa dignità, ritraendo momenti impercettibili e intimi della vita domestica. Crea pochi quadri e non si arricchisce a causa della sua intensa passione nel lavorare lentamente e nell’investire quel poco che guadagna in strumenti e pigmenti costosi. Poco apprezzato quando è ancora in vita, raggiungerà la fama solamente nella seconda metà dell’800, grazie alla biografia a lui dedicata dal critico francese Théophile Thoré Burger, che lo definisce “La Sfinge di Delft“, e ai giovani pittori impressionisti che traggono linfa per le loro sperimentazioni sull’impressione visiva. Ancora oggi gode di un’immensa ammirazione per le sue opere di incredibile raffinatezza cromatica e di poetico valore della luce in cui uomini e oggetti, ritratti su un piano di totale parità, vivono come fuori dal tempo, in un’atmosfera sospesa.

 

“Ragazza con bicchiere di vino”, 1659-1660.

Vermeer è uno dei pochi artisti del periodo ad aggiungere alla sua tavolozza pigmenti elaborati molto costosi come il lapislazzuli e il blu oltremare. Ma ciò che rende la sua opera insolita è l’utilizzo di questi pigmenti non solo per accentuare ed evidenziare oggetti naturalmente composti da questi colori, ma anche per gli oggetti che non presentano quelle tonalità, riuscendo così a conferire ai suoi dipinti un bagliore caldo e morbido.

Come altri pittori dei paesi nordici, in cui la borghesia si afferma come classe dirigente e la Chiesa riformata ostacola la diffusione di immagini religiose, Vermeer, cresciuto come protestante, non indirizza la sua produzione artistica alla Chiesa o alla corte, ma poiché la società olandese del periodo tiene in grande considerazione gli aspetti naturali della vita, si sforza di rappresentare la bellezza negli aspetti più banali della quotidianità. Per meglio dire coglie quella bellezza che ai più sfugge.
Ritrae anche scene legate al mondo della prostituzione che vengono addolcite da abiti di particolare bellezza e da un arredamento raffinato. Anche l’atmosfera rilassata creata dall’autore contribuisce ad edulcorare la realtà rappresentata.

La mezzana“, 1656.

Il fascino emanato dalle sue straordinarie opere, in cui s’intuisce la possibile presenza di sottesi allegorici, deriva principalmente da una rappresentazione della realtà per lo più resa senza filtri idealizzanti, la cui sorprendente precisione ottica richiama l’uso di un’istantanea fotografica, (non è infatti da escludere la possibilità che Vermeer abbia fatto largo uso della camera ottica che gli consente di osservare gli oggetti capovolti). Opere notevoli per la loro purezza di luce e di forma, possiedono qualità che trasmettono un senso di dignità sereno e senza tempo. 

Osservati attentamente, i suoi dipinti presentano delle caratteristiche originalissime, quali il rigore geometrico e la mancanza assoluta del disegno. Le figure ritratte vengono infatti create con puri accostamenti di colori; interessanti studi delle sue opere rilevano la tecnica usata da Vermeer per creare questi capolavori senza tempo. Il pittore applica di solito uno strato di terra grigia o ocra sul supporto della tela per creare le armonie cromatiche della sua composizione. Consapevole degli effetti ottici del colore, riesce a dare a quest’ultima effetti traslucidi grazie all’uso di smalti sottili su questi strati di fondo o sopra gli opachi strati di vernice che definiscono le sue forme. Le sue opere infondono quel senso di luce che aiuta a riconoscere il suo peculiare stile, grazie all’utilizzo di piccoli punti e gocce di colore puro, anticipando così la tecnica del puntinismo.

Fanciulla con cappello rosso“, 1665-1667.

A differenza di Rembrandt, il nostro pittore mostra una predilezione per la luce naturale che illumina cose e persone e infonde un senso di quiete. Qualche volta quella stessa luce crea un contrasto sugli oggetti in penombra, probabilmente per sottolineare un simbolismo che è ancora oggetto di studio di molti ricercatori. Altre volte tocca lievemente i contorni delle figure in primo piano o si spezzetta in puntini luminosi che sembrano ricordare una costellazione.

 

Giovane donna assopita“, 1657.

Sebbene a noi siano pervenuti solo trentasei dei suoi dipinti, queste rare opere dal tratto unico e delicato sono considerate tra i più grandi tesori artistici e custodite gelosamente nei migliori musei del mondo che non le prestano facilmente ad altri musei o a mostre allestite in suo onore.
Grazie anche al film del regista Peter Webber, “La ragazza con l’orecchino di perla“, ispirato al romanzo omonimo di Tracy Chevalier, scrittore che romanza la genesi del quadro attraverso la storia della domestica Griet, presunta musa ispiratrice di Vermeer, la notorietà di questo immenso artista è cresciuta notevolmente.

 

Non si conosce molto della sua vita e pochi sono i documenti che aiutano a comprenderne l’animo. L’ alone di mistero che avvolge la sua esistenza ha contribuito ad accrescerne il successo e la notorietà. Credo comunque che l’eredità delle sue opere di intensa bellezza e di sovente enigmatica interpretazione riescano a suggerirci la profondità d’animo e la personalità riservata di questo grande artista della luce, la cui pittura, ad un’occhiata superficiale, sembra il ritratto di una vita serena e silenziosa. Ma dietro l’umile soggetto di una vita quotidiana e l’apparente quiete dei suoi dipinti, si cela una profonda e poetica riflessione sulla nostra vita e proprio in quelle figure metidabonde molti di noi osservatori vedono rispecchiare le nostre angosce ed inquietudini.

“Donna che legge una lettera davanti alla finestra”, 1657.

Battezzato il 31 ottobre del 1632, Johannes (Jan) Vermeer nasce in una famiglia protestante medio-bassa di Delft . Il padre, tessitore di caffa (un tessuto di raso di seta che ricorrerà nei dipinti del nostro artista) e mercante d’arte, acquista nel 1641 una locanda, La Mechelen, che condurrà insieme alla moglie e lascerà in eredità al figlio, insieme a molti debiti contratti a causa della precarietà della sua situazione economica. Jan ha una sola sorella di dodici anni più grande e probabilmente, trovandosi in una condizione simile a quella di figlio unico, può dedicarsi alla sua passione per la pittura.

Diana e le ninfe“, 1653-1656.

I pochi documenti a noi pervenuti non consentono di sapere esattamente con chi avvenga la sua prima formazione artistica, è noto solamente che inizia la sua carriera nel 1650, dipingendo scene bibliche e mitologiche, e che, dopo essersi convertito al cattolicesimo probabilmente per potersi unire in matrimonio nel 1653 con Catharina Bolnes, figlia di una ricca famiglia di magistrati originaria di Gouda, eleva la sua posizione sociale ed economica, consentendogli così dopo sei anni di apprendistato, di entrare nella Gilda di San Luca, una congregazione di artisti e mercanti d’arte.
Dopo pochi anni di matrimonio andrà a vivere a casa della suocera, una donna energica e autoritaria che concederà dei prestiti a Jan ed incoraggerà la sua attività di pittore. Quindici i figli che nasceranno dal matrimonio non proprio roseo con Catharina.

Cristo in casa di Marta e Maria“, 1654-1655.

La sua pittura fine e particolarmente attenta ai dettagli si evolve con il passare degli anni ed il quadro che rappresenta il punto di svolta nella carriera di Vermeer è “La lattaia” (1658-1661), un famoso dipinto in cui l’artista sembra aver trovato una mediazione tra i suoi dipinti iniziali e la scuola di Rembrandt, ruvida e poco attenta ai dettagli. Vermeer decide di optare per un approccio tattile al colore per poter meglio rappresentare la simulazione illusionistica della realtà. Ma non abbandona la meticolosa e levigata cura dei dettagli. Una scelta che lo condurrà a lavorare con ancor maggior lentezza e che precluderà ancor più il successo economico dei suoi dipinti.

La lattaia“, 1658-1660.

Ancora una volta prevalgono i colori più amati dall’artista; giallo e blu si fondono armonicamente e danno vita ad un gesto caldo e rassicurante che è quello della brocca che versa il latte. La nostra attenzione si focalizza proprio in quel gesto. La luce che entra dalla finestra crea ancora una volta un’atmosfera di attesa, facendo sì che un gesto di ordinaria quotidianità si tramuti in qualcosa di ammaliante e degno di memoria. La sintesi prodigiosa di luce e di colore riesce infatti a trasformare un umile soggetto della nostra vita quotidiana in una poetica e profonda meditazione sul tempo e sulla natura.
Da notare che gli oggetti, scelti con cura da Vermeer, non vengono mai posizionati casualmente; le loro posizioni, proporzioni, colori e trame lavorano in sintonia con le sue figure. La luce radiante suona attraverso queste immagini, legando ulteriormente gli elementi.

Veduta di Delft“, 1660-1661.

La forza emotiva di Vermeer raggiunge la sua grandezza nel dipinto “Veduta di Delft” ( 1660-1661) in cui trasforma un’immagine del mondo fisico in un’armoniosa espressione visiva senza tempo. L’artista dipinge Delft dal lato in cui le navi da trasporto scaricano dopo aver navigato nei corsi d’acqua interni. Oltre il fregio ombreggiato delle mura protettive e le porte massicce di Delft, il sole splendente illumina la torre del Nieuwe Kerk, luogo di sepoltura dei principi di Orange e centro simbolico della città. A parte l’uso della luce, la forza del dipinto deriva anche dalla sua grande scala e dall’illusione tangibile della realtà. L’amore per la sua città natale, che mai abbandonerà, sembra ben emergere da questo dipinto.

Donna in blu che legge una lettera“, 1662-1665.

Prima di analizzare quello che è considerato il suo capolavoro, vorrei sottolineare il vivo interesse del nostro artista nei confronti dei ruoli socio-culturali delle donne. Si potrebbe ritenere che tenga in grande considerazione il loro ruolo nel mantenere il suo stile di vita ideale, assicurando l’ordine all’interno della famiglia e crescendo i bambini nei valori cristiani. L’attenzione di Vermeer verso le donne è probabilmente dovuta all’ammirazione nutrita dall’artista verso coloro che svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia della tradizione e dei valori morali attraverso le generazioni.

Ragazza col turbante“, anche conosciuta come “Ragazza con l’orecchino di perla“, 1665-1666.

Il noto dipinto “Ragazza col turbante“, anche conosciuta come “Ragazza con l’orecchino di perla” (1665-1666), che vede protagonista una misteriosa figura femminile soprannominata “La Gioconda olandese“, cattura l’attenzione di noi spettatori la cui sensazione percepita è quella di aver attirato la nostra attenzione, facendole voltare la testa. Quadro estremamente sensuale e misterioso, poiché ancora non è stata scoperta l’identità della ragazza che socchiude le labbra, la “Ragazza col turbante” mostra mirabilmente il talento di Vermeer ed il suo intenso uso del blu oltremare, utilizzato non solo nella parte superiore del turbante, ma anche nel collo e nella parte finale dello stesso tessuto che pende dalla parte posteriore della figura ritratta.

 

Vermeer utilizza al meglio la sua tavolozza creando un volume intenso dall’effetto tridimensionale. Usa una miscela unica di toni e pigmenti cremosi per la pelle della ragazza che crea un affascinante effetto luminoso in aperto contrasto con lo sfondo neutro e scuro e fa risaltare ancora di più l’incarnato chiarissimo della misteriosa figura.
Le ocre rosse e marroni sono utilizzate per definire le ombre sulla pelle della ragazza, donando al volto profondità e definizione e accentuando altresì le caratteristiche del viso, rendendole il più realistiche possibile.

 
Forte il contrasto tra le superfici riflettenti come l’orecchino di perla, gli occhi e le labbra della ragazza, che intensificano il bagliore del dipinto.
Vermeer applica il colore a piccoli punti ravvicinati per ottenere colori trasparenti e vividi. Utilizza molte pennellate morbide per creare un’immagine nitida definita da luci e ombre ed anche tratti sottili per caratterizzare l’abbigliamento e la trama della pelle. Lo strato finale nel lavoro è applicato in modo sottile, probabilmente per aggiungere movimento.
La perla, simbolo di purezza e semplicità, è un elemento ricorrente nella pittura dell’artista. In uno dei suoi quadri più scuri vengono posti in risalto proprio dei fili di perle, posti su un tavolo dentro un portagioie. Il quadro in questione è lo splendido “Donna con bilancia” (1662-1665).

Donna con bilancia“, 1662-1665.

Intorno agli anni ’70 la famiglia di Vermeer è colpita da una crisi finanziaria dalla conseguenze tragiche. Si spegne il mecenate Van Ruijven, che aveva contribuito alla vendita di alcuni dipinti dell’artista, e l’invasione francese della repubblica olandese reca un ulteriore danno alla vendita delle sue opere.
Schiacciato dai debiti, l’artista si spegnerà prematuramente, il 15 dicembre del 1675, a soli quarantatré anni. L’anno seguente Catharina dichiara bancarotta e scrive in un documento a noi pervenuto che la morte di Vermeer è avvenuta “a causa delle grandi spese dovute ai figli e per le quali non disponeva più di mezzi personali, si è afflitto e indebolito talmente che ha perso la salute ed è morto nel giro di un giorno e mezzo“.

 

Tra i suoi dipinti più belli non bisogna dimenticare “La lezione di musica” (1662-1664) “L’astronomo” (1668), “Allegoria della pittura” (1662-1668) e “La merlettaia” (1669-1671) .
Di seguito i pareri di alcuni critici accompagnati dalle immagini di altri quadri dell’artista.

Ufficiale e ragazza che sorride“, 1655-1660.

Parecchi suoi personaggi non compaiono effettivamente che come macchie felici. Sono piacevoli note in un adorabile concerto di tonalità fini, delicate, fuse, velate. Non comandano il resto, e niente gli è subordinato; invece, ogni tono locale ha il suo proprio valore e il giusto accento : se mai hanno una parte importante nell’armoniosa sinfonia, è grazie alla macchia che fanno, non già all’idea che esprimono.
Hjorvardur Harvard Arnason

Lezione di musica“, 1662-1664.

Egli dipinge unicamente l’esteriore, gli oggetti sono, in apparenza, presi tali e quali dalla realtà, sia nei quadri con personaggi sia nella Veduta di Deift e nella Stradetta. Tuttavia, osservandole più da vicino, le opere con personaggi, quasi tutti raffiguranti giovani donne in un interno, non sono così spontanee e si rivelano piuttosto ordinate con raffinatezza. E in verità … queste donne sembrano appartenere a un demi-monde sconosciuto, appena manifestatoVermeer s’è creato un mondo per metà immaginario, un ideale modesto di gioia di vivere e di lusso, e ha trasfigurato questo mondo con la chiarezza e l’armonia incredibili dei suoi colori, e con la semplicità inoffensiva della sua anima ingenua. In tutto ciò che dipinge Vermeer, aleggia a un tempo un’atmosfera di ricordi d’infanzia, una calma di sogno, un’immobilità completa e una chiarezza elegiaca, che è troppo fine per essere chiamata melanconia. Realismo? Vermeer ci porta lontano dalla grossolana e nuda realtà quotidiana. Ma ciò che resta di più importante è questo : Vermeer non ha una tesi, un’idea e neanche, nel senso vero e proprio, uno stile.
Johan Huizinga

Testa di fanciulla“, 1665-1667.

Tra questi maestri, di cui ricordiamo le opere e i nomi con tanto piacere, Gerard Dou, Mieris, Ter Borch, Metzu…, ce n’è uno che non definirei il più grande, perché qui non è questione di grandezza, ma è il più perfetto, raro e squisito, e se occorressero altri aggettivi, sarebbero quelli che solo un’altra lingua ci fornisce, ‘eery’, ‘uncanny’ [‘strano’, ‘misterioso’]. Da tempo aspettavate il suo nome : Vermeer di Delft.
Paul Claudel

Il concerto interrotto“, 1658, 1661.

… pur continuando a impiegare il contrasto, Vermeer ne rovescia la proporzione : invece di incastonare le luminosità in un’ampiezza d’ombra, staglia le ombre in una profusione di luce. Il suo quadro non è più la grotta confusa, il cui fondo si perde nelle tenebre indefinite; è chiuso con nettezza da un muro, brusca superficie riflettente che assorbe, al contrario, uno dei valori più alti. Non vi sono più le zone isolate di luce,          sommerse nel chiaroscuro, ma condensazioni di ombre intercalate nella luce, che esse incastonano. Rovesciando il problema, Vermeer può dunque percorrere in crescendo la gamma, anziché discenderla. È qui la rivoluzione compiuta dopo Ter Borch, iniziatore per tanti aspetti, ma rimasto fedele alla penembra. Avanti Vermeer, il colore coincide con la parte più rischiarata, poi, come la forma, si perde progressivamente nell’ombra. Vermeer, al contrario, colora di scuro il primo piano, poi aumenta l’intensità del tono, che trova la sua pienezza nella luce media, appoggiata così da tutta la vibrazione cromatica; arrivato al punto acuto della luce, là dove prima cominciava la nettezza del’ colore, egli lo dissolve : ma, si noti bene, lo dissolve nella luce e non più nell’ombra; non lo abolisce più nel nero, ma nel bianco, in cui esso si perde, come un suono giunto all’acuto più alto. Allora, come un rifiuto supremo, sboccia nel puro bianco lo scintillio dei suoi punti luminosi. Con que­sto capovolgimento, il suo registro raggiunge l’ottava suprema della luce.
Pierre Huyghe

La merlettaia“, 1668-1671.

… Come i più begli affreschi di Pompei, come la Parade di Seurat, la “Lettera d’amore” è minuziosamente regolata sulla sezione aurea. Gli oggetti e i personaggi si dispongono in altezza e in larghezza secondo rapporti costanti, e si identificano con l’architettura ambiente senza perdere nulla della loro personalità. Ed è qui — non dispiaccia agli astrattisti — il miracolo. Le figure pompeiane e quelle di Seurat (le ultime che dipinse) non sono più che emblemi; quelle di Vermeer, pur rivelando la rigida armatura di cui sono prigioniere, pur essendo volte più ad aderire alla spartizione matematica che a vivere la derisoria azione imposta dall’uso del tempo, conservano qualcosa di compunto che ha il suo valore, anche se ‘in sovrappiù’. Rifiutare ciò che ci viene offerto in sovrappiù sarebbe peccare di giansenismo; l’essenziale è che questo sovrappiù umano arrivi per ultimo e che la gerarchia dei valori pittorici, che comincia con l’ordine e finisce col sorriso, sia rispettata.
A. Lothe

Lettera d’amore“, 1669-1670.

Se Vermeer, simile in questo agli altri grandi pittori, salì la sua scala un piano dopo l’altro, non lo fece, d’altra parte, scalino per scalino. Lo sviluppo della sua arte sembra seguire la curva di un solenoide; egli ritorna verso le sue opere anteriori, dal di sopra.
André Malraux

Allegoria della Pittura“, 1666.

 

Come un fotografo che si sforzi di attenuare i forti contrasti degli oggetti senza offuscarne le forme, così Vermeer ammorbidì i contorni pur mantenendo l’effetto di solidità e fermezza. È questa combinazione strana e unica di morbidezza e di precisione che rende indimenticabili i suoi quadri migliori.
Ernst Gombrich

L’astronomo“, 1668.

 

Ricordate come un Vermeer, nonostante la sua amorosa cura dei particolari, riuscisse col mezzo della luce a darci dei capolavori di unità stilistica.
Matteo Marangoni

La suonatrice di chitarra“, 1670-1672.

 

Guardate come l’artista ha dimenticato il significato pratico delle cose per non vederle che sotto l’apparenza luminosa; come pretesto alla sua sete di luce. Guardate come per lui sono altrettantose non più – interessanti la tenda e gli altri oggetti, quanto il volto della figuretta; perché ogni cosa è goduta e rivissuta sotto l’aspetto luminoso nell’esaltazione lirica dell’artista.
Matteo Marangoni

Giovane donna al virginale“, 1670.

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