Leonardo da Vinci infrange la tradizionale tecnica pittorica toscana liberando le linee per poter così cogliere le infinite sfumature dell’animo umano e il movimento inafferrabile della natura, che nei suoi dipinti, solo apparentemente immobili e sereni, sembrano voler dialogare con chi li osserva. Per giungere a questo scopo usa la tecnica dello sfumato creando sfocature anche sullo sfondo da cui emergono le figure umane ritratte.
Conosciamo le sembianze fisiche di questo genio grazie ad un famoso autoritratto la cui data si colloca intorno al 1515, e a varie fonti che ne osannano la bellezza esteriore e interiore.
La sua personalità è stata descritta da molti suoi contemporanei e tutti sembrano concordare sul suo scetticismo nei confronti della religione e sul suo assoluto disprezzo verso gli uomini di Chiesa, che si evince anche da alcune sue note trovate. Altruista e amante degli animali, non nutre molta fiducia nella specie umana e considera la solitudine la sua migliore amica.
Il genio dai mille talenti, cui non è bastata una vita per poter assecondare la sua smania di conoscenza e di sperimentazione, nasce a Vinci, presso Firenze il 15 aprile del 1452 dalla relazione illegittima tra un giovane notaio e una ragazza di ceto sociale inferiore. Nonostante i suoi genitori avessero seguito quel percorso già segnato di matrimoni con persone dello stesso ceto sociale, Leonardo viene considerato dai nonni paterni un nipote a tutti gli effetti.
Sin da giovane, Leonardo guarda il mondo con meraviglia: ogni forma, ogni volto, ogni volo di un uccello si trasforma in un mistero da esplorare.
Pochi sfortunatamente i dipinti giunti a noi a causa del suo irrefrenabile desiderio di tentare continuamente nuove tecniche che ne hanno compromesso la durata. In compenso l’innumerevole quantità di disegni e note hanno consentito agli studiosi di ricostruire la sua intensa attività che abbraccia numerosi campi.
Conosciuto in tutto il mondo come pittore, Leonardo si dedica anche ad altre attività tra cui l’architettura, l’ingegneria e gli studi di anatomia e meccanica.
Genio poliedrico, considera inscindibile il legame tra arte e scienza e per tale ragione ritiene che lo scopo principale dell’artista sia quello di studiare i fenomeni della natura e approfondire la conoscenza del corpo umano per poterlo riprodurre in modo realistico. Ma per modo realistico non intende il raggiungimento della perfezione dal punto di vista fisico; ciò che gli importa realmente è quello di esprimere i sentimenti e le emozioni delle figure da lui ritratte.
Lavora soprattutto a Firenze, dove si forma nella nota bottega del Verrocchio, a partire dal 1464.
Viene poi assunto dal 1482 come ingegnere militare da Ludovico il Moro e compie nel corso della sua vita numerosi viaggi. Negli ultimi anni della sua vita, si trasferisce in Francia, alla corte di Francesco I. Qui, continua a dipingere, a progettare e a riflettere sulla bellezza fugace dell’esistenza.Si spegnerà il 2 maggio del 1519 ad Amboise, in Francia.
La vita di Leonardo non si riduce solo a studio e arte. È un uomo sensibile, misterioso e profondamente umano. Non si sposa e non ha figli, ma ha comunque legami intensi e affetti profondi. Alcuni biografi raccontano di storie d’amore con giovani uomini, come Gian Giacomo Caprotti, noto come Salaì, e Francesco Melzi, suo allievo e compagno di vita fino alla fine. Questi rapporti, avvolti nel mistero e nell’affetto, ci offrono un’immagine di un uomo che vive al di fuori delle convenzioni, anche nel suo modo di amare.
Le prime opere di Leonardo rivelano ancora delle incertezze, ma emerge già quello stile inconfondibile di particolare attenzione alla natura che lo induce a collocare le figure ritratte all’aperto, scelta alquanto insolita in quel periodo.
Solo verso la fine degli anni ’70 l’obiettivo di Leonardo di riprodurre nella pittura i moti d’animo con la tecnica dello sfumato è da considerarsi raggiunto.
Una delle sue opere in cui si può notare la sua totale rottura con le forme solide e i contorni ben evidenziati, è “La Vergine delle Rocce“, commissionata dalla confraternita dell’Immacolata concezione di Maria e che rifiuterà poi la prima versione creata dal pittore perché ritenuta di ostica comprensione e carente di quei particolari ritenuti indispensabili per poter identificare Gesù bambino ( il pittore lo rappresenta senza aureola). Inoltre non viene apprezzato lo sguardo enigmatico dell’angelo contornato da ali scure e lo scenario cupo e misterioso che fa da sfondo ai protagonisti ritratti.
Nonostante la seconda versione, nata per assecondare i desideri dei commissionanti dell’opera, acquisti una grande notorietà, bisogna ammettere che la più interessante è la prima, proprio perché lo stile innovativo dell’artista esplode con potenza e si nota maggiormente la fusione tra la natura e i personaggi.
Leonardo infrange la tradizione cattolica ispirandosi ai Vangeli apocrifi e ad un testo “eretico” in cui la Madonna e San Giovanni Battista vengono considerati i veri protagonisti del Nuovo Testamento, negando così la centralità di Gesù.
La grotta buia che si apre su un paesaggio le cui rocce dai contorni indefiniti smarriscono la loro forma, rappresenta una vera e propria innovazione della prospettiva.
D’altronde quando guardiamo un oggetto in lontananza attraversato da una luce, che Leonardo rende dorata e pulviscolare, la visione che ne ricaviamo non è nitida. E la luce attraversa anche quelle figure rappresentate in cui i moti d’animo sono ben evidenti in una concatenazione di azioni e sguardi che crea dentro lo schema piramidale un altro schema. Uno schema circolare che comincia da San Giovanni bambino e si conclude con lui.
Nella seconda versione la spontaneità dell’artista lascia spazio ad un’opera più monumentale della prima, ma eseguita con una tecnica meno raffinata in cui emergono soprattutto le figure ritratte rispetto allo sfondo.
Il gesto dell’Arcangelo Uriele scompare e con esso forse altri messaggi misteriosi che Leonardo probabilmente voleva lanciare.
Di seguito una breve analisi della prima versione del dipinto.
Il nuovo modello ritrattistico che Leonardo dona all’arte trova la sua apoteosi nel suo dipinto più celebre, l’enigmatico ritratto di “Monna Lisa”, conosciuto come “La Gioconda“.
Iniziato nel 1503 e mai consegnato al committente, il mercante Francesco del Giocondo, che aveva semplicemente richiesto un ritratto della moglie, di nome Lisa, “La Gioconda” è stata oggetto di studio di molti critici.
Quello che avrebbe dovuto essere un ritratto dal vero subisce numerose rielaborazioni da parte dell’artista, mai soddisfatto dell’esito e quindi da considerare un’opera incompiuta.
Quella sua caratteristica incompiutezza riassume la genialità misteriosa di questo straordinario artista nella realizzazione del mezzo busto di una donna che sorride in modo impercettibile. E quel sorriso, così come lo sguardo che, a seconda della posizione da cui vengono osservati mutano continuamente, assurgono a simbolo dell’inafferrabilità dell’animo umano. L’espressione indecifrabile di Monna Lisa trasmette inquietudine e, nel medesimo tempo, una dolce malinconia, che sembra sussurrarci, a volte sommessamente, altre sadicamente, il nostro invano tentativo di poter fermare l’attimo. E forse in questa peculiarità si può afferrare la bellezza della vita e del suo incessante divenire che si mostra nello sfondo del paesaggio in lontananza per far sì che la continuità tra la donna ritratta e la natura in divenire diventino un tutt’uno in uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte.
La grandezza di Leonardo ci ricorda la sua immensa passione per l’arte e la sua rara capacità di riuscire a farsi gioco della più potente istituzione di quel periodo.
Di seguito una raccolta di alcuni dei suoi pensieri più significativi, le immagini di alcune sue opere e video realizzati da studiosi che commentano l’opera dell’artista.
Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.
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Colui che non rispetta la vita, non la merita.
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L’uomo passa la prima metà della sua vita a rovinarsi la salute e la seconda metà alla ricerca di guarire.
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Triste è quel discepolo che non avanza il suo maestro.
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Riprendi l’amico in segreto e lodalo in palese.
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Voi conoscerete la verità, e la verità vi renderà folli.
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È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne, e ritengo che verrà un tempo nel quale gli uomini conosceranno l’anima degli animali e in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.
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Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.
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Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.
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Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.
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Colui che più possiede, è colui che più ha paura di perdere.
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