La malinconia e la drammaticità di Sandro Botticelli

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La Madonna del Magnificat” ( 1480 )

Sandro Botticelli incarna perfettamente lo spirito del Rinascimento, dando vita ad ogni pennellata con un’esperienza poetica e visiva. La sua arte riesce a trasmettere una sensibilità unica, in grado di toccare profondamente l’anima. Con un linguaggio visivo elegante e ricco di emozione, il pittore invita chi osserva ad esplorare un mondo in cui bellezza, armonia e mistero si uniscono in una straordinaria visione. La sua abilità di trasformare l’ordinario in qualcosa di straordinario continua ad ispirare e a guidare gli artisti di ogni epoca. 
Alessandro Filipepi
, conosciuto come Sandro Botticelli, nasce il primo marzo del 1445 a Firenze, da una famiglia modesta. Considerato uno dei massimi artisti del Rinascimento, poco si conosce della sua personalità, che da alcuni studiosi è stata definita malinconica, dopo la lettura delle dichiarazioni catastali del padre. In quel periodo storico le denunce dei redditi richiedono le motivazioni delle spese effettuate e il padre di Botticelli definisce il figlio Alessandro “malsano” e che “sta a leggere“.

Presunto autoritratto di Sandro Botticelli in un dettaglio della sua “Adorazione dei Magi” ( fonte Wikipedia ).Galleria degli Uffizi, Firenze.

Non è difficile intuire da queste affermazioni e da un’analisi approfondita delle sue opere, l’intenso amore per lo studio che caratterizza questo grande pittore, così come il fatto che una salute fragile lo abbia accompagnato per tutta la vita. Questa condizione porta facilmente a supporre un carattere schivo e riservato. Non si sposerà mai, ma si dice che la sua musa ispiratrice è la nobildonna Simonetta Vespucci. Bella — si dice — ma la parola è povera; colta, ammirata, celebrata nei versi e nei tornei, dove la cavalleria ostenta valore per meritare uno sguardo. Forse Botticelli la conosce davvero, forse la conosce soltanto nella forma più pericolosa dell’incontro: quella che avviene nell’immaginazione. La ragazza muore a ventitré anni, età in cui la vita dovrebbe appena cominciare a raccontarsi. La città, che sa essere crudele, in quell’occasione sa anche piangere.
Si racconta che il pittore chieda di essere sepolto vicino a lei, nella chiesa di Ognissanti. Sappiamo che lì davvero riposa, a pochi passi. Coincidenza, devozione, amore taciuto? Domande senza risposta. E tuttavia, guardando i volti delle sue donne, quegli occhi lievemente velati, quelle labbra sul punto di dire e di tacere insieme, si avverte una memoria ostinata, come se il pittore inseguisse per tutta la vita un volto visto una volta sola. Non è, Botticelli, uomo di scandali o di ardori conclamati. La sua passione prende un’altra strada, più sottile e più tenace: trasformare l’ammirazione in simbolo, il desiderio in figura, l’istante in eternità. È il privilegio — e forse la condanna — degli artisti: amare non una persona, ma ciò che di lei resiste al tempo.

 

Dopo essersi formato come orafo e aver lavorato come apprendista nelle botteghe di Lippi e Verrocchio, dove conosce Leonardo da Vinci, manifesta ben presto l’amore per i colori tenui e il dolce linearismo dei contorni.
Nel 1470 apre la propria bottega e cinque anni dopo si lega all’ambiente intellettuale della corte di Lorenzo il Magnifico che gli affida molti incarichi. E proprio lì conosce i filosofi Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, attraverso i quali si avvicina al pensiero neoplatonico che trova la sua massima espressione nelle sue prime opere, le cosiddette “pitture di favole“, che dedica al mito di Venere, ispirandosi alle opere dei poeti classici.

Sandro Botticelli, biografia e opere

La nascita di Venere, 1484

La nascita di Venere“, realizzata tra il 1484 e il 1485, è un’opera in cui prendono forma i sofisticati ideali di bellezza della suddetta corrente filosofica. L’artista trae ispirazione dal poema “Stanze per la Giostra” di Poliziano e in questo straordinario dipinto, che vede protagonista la dea Venere, nata dal mare e sospinta su una conchiglia dal vento Zefiro  e dalla brezza Aura, accolta da una delle ninfe che presiedono le stagioni dipinta nell’atto di porgere un mantello fiorito che possa coprire tale divinità, si nota la ricerca del Botticelli nel raggiungere quella perfezione esteriore, combaciante con quella interiore, tanto agognata dal neoplatonismo.

Ma ciò che attira maggiormente la nostra attenzione non risiede solamente in quell’uso di tinta delicate e contorni ben definiti che colpisce il primo sguardo di chi si trova dinnanzi ad un’opera di questo pittore. È l’inconfondibile sguardo malinconico di tutte le figure femminili create dal Botticelli ad emergere in quei colori perlacei di sfumature evanescenti che lasciano smarrire i nostri occhi, incantati da una simile profondità di sguardi volti a catturare l’aspetto spirituale dell’animo. L’unione di elementi classici e cristiani rispecchia l’ideale del neoplatonismo, che il nostro artista riesce a trasmettere nella sua pittura attraverso quella mancanza di fisicità e di chiaroscuro presente anche nella sua suggestiva opera “La primavera“( 1482 ), un’opera densa di allegorie e rimandi mitologici.

La Primavera” ( 1482 )

In questo contesto, dà vita a una composizione dove figure mitologiche, fiori e simboli della rinascita primaverile si intrecciano in un’armonia visiva che celebra la fertilità e il risveglio della natura. Un’opera che si spinge oltre il semplice statuto di un dipinto: è un invito a immergersi in un mondo sospeso tra realtà e mito, dove la natura e l’umanità si intrecciano in un’armonia poetica, catturando l’attenzione di noi osservatori con la sua atmosfera eterea, in cui figure eleganti danzano come se festeggiassero il risveglio della vita. Ogni elemento, dal movimento sinuoso dei personaggi alla luce che delicatamente accarezza i loro volti, è carico di significato, trasformando la scena in un racconto simbolico di rinascita, amore e speranza. L’artista, con la sua sensibilità unica, ci regala un quadro in cui ogni dettaglio parla di una bellezza senza tempo, invitandoci a riflettere sulla ciclicità della natura e sull’infinita capacità dell’arte di svelare le verità più profonde dell’esistenza. 

 

La crisi politica vissuta da Firenze che vede la cacciata dei Medici e l’instaurarsi della repubblica, insieme alle furenti prediche del Savonarola, incrinano le certezze umanistiche del Botticelli, il quale suggestionato dai discorsi del frate, si concentra sui temi mistici, rinnegando le sue opere precedenti.
Dagli anni ’90 in poi, i suoi dipinti mostrano una drammaticità che con il passare del tempo si rivela sempre più prepotentemente anche per le difficoltà dell’artista a trovare nuovi mecenati e l’emergere di Michelangelo, Leonardo e Raffaello che offuscano la sua fama.
Muore il 17 maggio del 1510, quasi dimenticato. Non povero, ma appartato. La sua fama conoscerà un lungo sonno, fino alla riscoperta ottocentesca. Eppure, guardando una sua Venere, si ha l’impressione che il tempo non sia passato: quella figura che avanza su una conchiglia non è solo un mito pagano, è l’immagine stessa della fragile bellezza umana, sospesa tra carne e spirito. In Botticelli convivono l’eleganza e il turbamento, la grazia e l’ombra. Forse è questo il suo segreto: aver intuito che la bellezza non è una certezza, ma una domanda. E aver avuto il coraggio di dipingerla così.

Sandro Botticelli, biografia e opere

“La Natività Mistica”, 1500

Già nel 1500, con “La Natività Mistica“, si nota il netto distacco dal neoplatonismo del Botticelli che crea un’opera molto complessa in cui la nascita di Gesù di Nazareth, salutata da angeli che abbracciano gli uomini e lo sprofondamento dei diavoli, sembra raffigurare l’ansiosa attesa di una liberazione dell’umanità, rimarcata nell’iscrizione posta in alto che contiene un passo dell’Apocalisse. Il tormento del pittore, ormai dimenticato da tutti, si evince dall’uso dei colori violenti e dalla linea spezzata e inquieta. Quella linea che aveva caratterizzato il cammino di tutta la vita di Botticelli si spacca e con essa precipita la carriera di uno degli artisti più significativi della storia dell’arte italiana il cui cambiamento non venne compreso dai suoi contemporanei, nonostante la realizzazione di opere che mostrano una posizione a metà tra due linguaggi espressivi entrambi di notevole fascino.
Di seguito altre immagini di alcuni suoi dipinti che mostrano l’affascinante coesistenza stilistica tra lo stile rinascimentale e il gotico dei due differenti momenti spirituali vissuti dall’artista.
La forza delle sue opere risiede nella loro capacità di trasmettere emozioni e concetti universali, come la bellezza, la rinascita e la spiritualità. La sua arte, pur essendo radicata nel contesto fiorentino del Quattrocento, ha saputo attraversare i secoli, influenzando artisti successivi e continuando a ispirare il pubblico moderno. L’uso innovativo della mitologia, insieme a una raffinata sensibilità estetica, lo rende un punto di riferimento imprescindibile per chiunque si dedichi allo studio della storia dell’arte.
Le immagini sono accompagnate dai pensieri di alcuni critici d’arte che ne hanno ammirato l’opera.
Buona lettura e buona visione.

Botticelli, biografia e opere

Adorazione dei Magi, 1476

 

La pittura del Botticelli segna la crisi dei grandi sistemi d’ordine figurativo che erano stati elaborati nella prima metà del XV secolo. È la crisi della concezione dello spazio e della prospettiva; quella della forma in quanto conoscenza o rappresentazione della natura; quella della storia considerata come una figurazione drammatica delle azioni umane; quella del carattere morale e religioso dell’arte; la crisi, infine, della funzione sociale dell’artista come rappresentante di un artigianato superiore, e quella della capacità produttiva di una comunità. Anche l’arte tende al bello, come il pensiero filosofico, lo studio dell’antichità e l’azione umana; o meglio, l’arte è il processo specifico per la ricerca della bellezza, per cui il lavoro dell’artista è più un esempio che un’opera vera e propria. … Per la prima volta, un pittore del Rinascimento tende al ‘bello’ come fine supremo…È innegabile che il Botticelli, vedendo nell’arte l’attuazione o il ‘momento pratico’ di un ideale estetico, sia in qualche modo ritornato a certi dati medievali del Tardogotico: ma il suo ideale di pulchritudo non si collega più alle tesi torniste della bellezza e dell’armonia della Creazione, intese come i segni sensibili della perfezione del Creatore. Così si potrebbe dire che la pittura del Botticelli, pur essendo profondamente permeata di un’aspirazione religiosa, non raggiunge in realtà che un carattere religioso indeterminato, ‘laico’ G. C. Argan

Sandro Botticelli, biografia e opere

Madonna della Melagrana, 1487

Ciò che fa del Botticelli un artista unico nel suo tempo e lo eleva al di sopra di tanti formalmente più perfetti non è soltanto questa fantasia poetica, che Piero di Cosimo poco appresso ebbe in non minor grado anche se in forme tanto meno belle; ma il senso della proporzione tra figure e spazio, del ritmo lineare che collega le figure e i gruppi in masse armonicamente disposte, della delicatezza cromatica idealistica che accorda colori e auree lumeggiature. E sopra tutto la sensibilità intima e assorta, l’intensa passione spirituale, che emanano dalle sue creature …C. Gamba

Botticelli, biografia e opere

La Calunnia, 1496

 

Aveva uno spirito aperto, curioso, indagatore, che precorreva di molto i problemi che gli si presentavano nella pratica artistica; era, la sua, un’intelligenza viva e sottile … se non gli mancarono del tutto la volontà, la coerenza e la disciplina interiore, furono tuttavia deboli o intermittenti. Da qui le sue esitazioni, gli ondeggiamenti, i ritorni su se stesso … [Nella Natività mistica] si discosta dalla composizione geometrica in profondità, per cui le proporzioni delle figure diminuiscono in concordia con la distanza: riempie la tela come una pagina di messale, disponendo i personaggi su piani diversi in altezza. La Madonna li domina tutti con la sua statura, ed è molto più grande delle figure in primo piano che, stando alle norme della prospettiva lineare, dovrebbero essere più grandi di lei. … Ogni realismo è assente da questa composizione, dove le forme allungate e sdutte sono rese con una certa negligenza: un fare maldestro che sarà da credere voluto, dal momento che il Botticelli ci sapeva fare; i visi stessi non hanno una espressione determinata, e il sentimento si rivela soprattutto attraverso i gesti, attraverso la linea in movimento.   J Mesnil

Botticelli, biografia e opere

L’Annunciazione di Cestello, 1490

II Botticelli, geniale pittore di costumi e narratore intrepido, fantasioso, ha preso lo spunto dagli orefici e dagli illustratori fiorentini del 1460. Non ha dovuto creare i suoi tipi, le sue figure volteggiami, gli abiti di velo, le acconciature complicate, gli atteggiamenti romantici e i contrasti sentimentali; ma ha ricreato questo repertorio vivace e leggiadro, ha lavorato non tanto ad arricchirlo quanto ad epurarlo. Ha saputo precisare i contorni, accomodare le pieghe, incurvare le figure, annodare e sciogliere i movimenti con la continua preoccupazione dell’arabesco. Il piccolo universo romanico è come ricostruito dall’interno, ricomposto, ricondotto a un ordine più acuto, a una eleganza più profonda, a una mimica più rigorosa: si sottopone a una poetica più sostenuta. Sandro è un distillatore, e la sua materia è il repertorio narrativo, l’eleganza accentuata da un avanzo di preziosismo gotico, degli ateliers fiorentini. Il tipo femminile longilineo, instabile, dal naso corto, dal mento triangolare, dallo sguardo lontano, in quest’arte fragile e leggiadra sembra attendere la venuta e il dono poetico di Botticelli.  A. Chastel

Botticelli, biografia e opere

Le Storie di Virginia, 1500-1504

Diverso, nelle diverse fasi del lungo percorso dell’artista, l’accento; ma unitaria nella sua essenza l’espressione; coerente il mondo poetico. Coerenza che si rispecchia nella costanza di svolgimento del linguaggio, basato su di una linea che include e riassume, in più discrete e in più spiegate allusioni, i valori di volume e di spazio. Sempre si accende l’ispirazione del Botticelli nel punto dove il moto trapassa nella posa, nel punto dove la vita diviene contemplata memoria, dove la realtà si fa immagine e simbolo e la storia si fissa nel cristallo del mito.  R. Salvini

 

… fiori di velluto sono le sue donne dai lineamenti arcuati, dai lunghi occhi pallidi, le teste languenti sotto il peso di masse d’oro; sciami di farfalle le lineate luci del mare, le foglie minute che avvolgono senza quasi posarvisi gli arbusti abbrividenti ancora del gelo invernale … l’esotica malia dei volti irregolari, il ritmo febbrile e languido dei corpi destano impres­sioni di musica nell’animo dell’osservatore. Contribuiscono al fascino delle visioni botticelliane anche i toni soffocati, prediletti da Sandro nonostante il suo amore ai velluti e alle faville d’oro : cieli pallidi, scoloriti e limpidi, acque di un tenue verde, rose senza splendore, di velo rosa stinto, o di velluto bruno, carni olivigne … o grigie miste d’argento …; tinte smorzate nel pallore, che accompagnano di una nota malinconica, sommessa e grave, il ritmo vario della composizione.
Adolfo Venturi

 

Madonna del mare” (1477)

 

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