Charles Dickens, il padre del romanzo sociale

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Charles Dickens, biografia e citazioni

Oliver Twist , Beniek

Charles Dickens, uno dei romanzieri inglesi più importanti e conosciuti di sempre, è stato un narratore in grado di creare un intero mondo di emozioni, critiche sociali e personaggi indimenticabili. La sua abilità di trasformare le sfide e le contraddizioni dell’Inghilterra vittoriana in storie accattivanti ha permesso alle sue opere di trascendere il tempo, parlando direttamente al cuore di lettori di ogni generazione. Con i suoi scritti ci ha condotti attraverso un panorama sociale in cui luce e ombra si mescolano, svelando le ingiustizie, le speranze e le ambizioni di un’epoca caratterizzata da profonde disuguaglianze. Le sue narrazioni, ricche di dettagli e impregnate di umanità, non solo intrattengono, ma offrono anche un ritratto onesto e critico della realtà, invitandoci a riflettere sulle dinamiche del potere e della solidarietà. La potenza delle sue parole risiede nella capacità di farci vedere, sentire e vivere il dramma umano con grande intensità, trasformando ogni personaggio in un simbolo delle lotte e delle aspirazioni universali.

L’infanzia e l’adolescenza di Dickens, tormentate da umiliazioni e privazioni, lo segneranno per tutta la vita, ma nello stesso tempo gli daranno la possibilità di conoscere a fondo la sofferenza dei poveri e degli emarginati, protagonisti principali della maggioranza dei suoi romanzi. È un trauma silenzioso, mai del tutto superato, che diventerà la materia viva della sua letteratura. In quell’esperienza c’è già tutto Dickens: lo sguardo rivolto agli ultimi, la diffidenza verso le istituzioni e una tenace fiducia nella possibilità di riscatto.
Il suo stile è teatrale nel senso più nobile del termine. I personaggi entrano in scena con nomi memorabili, gesti eccessivi, tic rivelatori: non sono semplici figure letterarie, ma presenze che restano nella memoria collettiva. Eppure, dietro l’esuberanza caricaturale, c’è una profondità morale sorprendente. Ogni grottesco rivela un’ingiustizia; ogni risata, un dolore. Nei suoi romanzi la biografia si mescola alla storia sociale.

Nato a Portsmouth il 7 febbraio del 1812 da una famiglia di ceto medio, manifesta sin da bambino una grande passione per la lettura. Il padre, impiegato presso l’Ufficio Stipendi della Marina Britannica, s’indebita per il desiderio di condurre una vita al di sopra delle proprie possibilità. A causa di questa velleitaria ambizione trascina la famiglia in una condizione di povertà che costringerà i suoi figli ad abbandonare gli studi. Durante il periodo in cui il padre viene imprigionato per l’impossibilità di pagare i debiti contratti, Charles, appena dodicenne, è costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. La famiglia si trasferisce a Camden Town, in quegli anni uno dei quartieri più degradati di Londra, e dopo il rilascio del padre, avvenuto nel 1824, la madre decide di far continuare a lavorare il figlio, che nutrirà per tale ragione un risentimento nei confronti della donna per tutta la vita.

Il giovane Dickens nel ritratto di Daniel Maclise (1839).

Il giovane Dickens in un ritratto di Daniel Maclise (1839).

L’istruzione sommaria ricevuta da Dickens lo porta a svolgere diversi lavori e, da commesso in uno studio legale, diventa poi cronista parlamentare, grazie alla sua conoscenza della stenografia. In quel periodo si innamora della figlia di un funzionario di banca. Le differenze sociali e il carattere incostante della ragazza porteranno ad una brusca interruzione della storia.
Si dedica alla scrittura e a soli ventisei anni viene pubblicato in dispense mensili sul Morning Chronicle il suo primo romanzo “Quaderni postumi del Circolo Pickwick“, che gli reca subito una considerevole notorietà.

Catherine Hogarth

Appena un mese prima si era sposato con la figlia del direttore del giornale, Catherine Hogarth, con cui compie numerosi viaggi in Europa e negli Stati Uniti. Da quel momento in poi la sua attività letteraria diventerà incessante e gli procurerà in poco tempo una fama internazionale che ancora oggi lo annovera tra gli scrittori più letti.
Se si guarda alla sua vita sentimentale si scopre un uomo molto meno monumentale e molto più inquieto di quanto la sua fama lasci intendere. Dietro il grande narratore c’era un uomo che cercava incessantemente un’idea di affetto assoluto, quasi infantile, e proprio per questo fragile.
Sposa Catherine Hogarth giovanissimo, dentro un clima di ottimismo vittoriano che prometteva stabilità, famiglia numerosa, rispettabilità borghese. All’inizio sembra un matrimonio sereno, coronato da dieci figli, ma col passare degli anni lo scrittore si allontana emotivamente: la vede sempre più come una presenza domestica e sempre meno come una compagna intellettuale e spirituale. Qui affiora una tensione tipica del suo tempo — e del suo carattere — tra l’immagine pubblica dell’uomo irreprensibile e l’inquietudine privata dell’artista insoddisfatto.

Ellen Ternan

Il vero scandalo sentimentale arriva con Ellen Ternan, giovane attrice incontrata durante le sue tournée teatrali. Dickens se ne innamora con una passione che lo mette in conflitto con la morale vittoriana e con la propria coscienza. Non chiede soltanto amore: chiede devozione, quasi adorazione. È l’altra faccia dell’autore; romantica, gelosa, talvolta autoritaria. Per proteggerla, costruisce una rete di silenzi e segreti che gli sopravvivranno a lungo.
Questi amori, più che biografie parallele, diventano specchi della sua opera. In Catherine c’è l’idea della famiglia come dovere; in Ellen il desiderio di un ideale irraggiungibile. Nei suoi romanzi l’amore raramente è tranquillo: è riparazione, sacrificio, redenzione o tormento. Non è un caso che i suoi finali felici siano sempre attraversati da ombre: Dickens sa che la felicità non cancella il dolore, lo rende soltanto sopportabile. Così, osservando i suoi amori, si comprende meglio questo genio della letteratura. Non un santo laico dell’Ottocento, ma un uomo diviso tra compassione e vanità, tra generosità e bisogno di essere amato senza riserve — esattamente come molti dei suoi personaggi, e come noi. Il matrimonio con Catherine si conclude in divorzio, mentre la vicenda tra Dickens ed Ellen Ternan si chiude senza clamori, più come un’eco che come un sipario che cala. Il loro legame continua in modo discreto e protetto fino alla morte improvvisa dello scrittore: niente rotture teatrali, niente riconciliazioni pubbliche, ma una fedeltà silenziosa che sopravvive ai pregiudizi del tempo. Dopo la sua scomparsa, il 9 giugno del 1870 a causa di un’emorragia cerebrale, Dickens lascia a Ellen una rendita che le assicura autonomia, mentre lei sceglie il riserbo assoluto, distruggendo molte testimonianze della relazione e sottraendosi al giudizio della storia. Si sposerà poi con un altro uomo e vivrà una vita rispettabile e appartata. In sostanza, non è una storia che “finisce. Si attenua lentamente, trasformandosi da passione segreta in memoria privata — un epilogo coerente con l’Inghilterra vittoriana, dove gli affetti più profondi spesso sopravvivono solo nell’ombra.
Tra i suoi romanzi più noti e che denotano il suo forte impegno sociale, bisogna ricordare “David Copperfield“, “Oliver Twist“, “Tempi Difficili” e “Canto di Natale“.
David Copperfield” sembra
una lunga conversazione con il tempo, con l’infanzia e con la fragilità umana. Lo si apre pensando di entrare nella Londra vittoriana e ci si ritrova, senza quasi accorgersene, dentro una meditazione sulla crescita, sulla perdita e su ciò che significa diventare adulti senza perdere del tutto se stessi.
Il nostro scrittore costruisce la storia come una memoria in movimento. David non è un eroe impeccabile, ma un ragazzo che inciampa, si illude, si vergogna, sbaglia e prova a rimettersi in piedi. È proprio questa imperfezione a renderlo straordinariamente moderno. Il lettore non lo osserva dall’esterno: lo accompagna, quasi tenendolo per mano, mentre attraversa la durezza della scuola di Mr. Creakle, l’angoscia dell’orfanezza, l’umiliazione del lavoro precoce, l’incertezza delle prime ambizioni letterarie.

Ciò che colpisce, rileggendolo oggi, è la capacità di Dickens di unire denuncia sociale e introspezione psicologica. La fabbrica di Murdstone & Grinby, il gelo delle istituzioni educative, l’ipocrisia di personaggi come Uriah Heep non sono semplici scenografie: sono ingranaggi di un sistema che rischia di schiacciare l’individuo. Eppure, dentro questo meccanismo implacabile, l’autore lascia spazio alla tenerezza — incarnata in figure come Peggotty o la zia Betsey Trotwood — che salvano David non con grandi discorsi, ma con una presenza concreta, quotidiana, ostinata.
Lo stile è quello inconfondibile di Dickens: teatrale, ironico, pietoso, talvolta eccessivo, ma sempre animato da una profonda serietà morale. I personaggi entrano in scena come attori, con tratti quasi caricaturali, e poi rivelano lentamente la loro verità umana. Si ride, ci si indigna, ci si commuove — spesso nella stessa pagina.

Come romanzo di formazione, David Copperfield non promette una maturità pacificata. David diventa adulto, sì, ma non smette di portare con sé le ferite dell’infanzia. La sua felicità finale non è un trionfo, è una riconciliazione: con il passato, con i propri limiti, con l’idea che crescere significhi anche accettare ciò che non si può cambiare.
Rileggerlo oggi è un esercizio prezioso. Ci ricorda che dietro ogni progresso c’è un prezzo umano, che la memoria non è nostalgia ma responsabilità, e che la letteratura, quando è grande, non ci consola soltanto: ci educa a guardare meglio il mondo — e noi stessi.


Oliver Twist è uno di quei libri che sembrano appartenere a un’epoca precisa e, allo stesso tempo, non smettono mai di parlarci. Lo si apre pensando di entrare nella Londra vittoriana — nebbiosa, rumorosa, ingiusta — e ci si ritrova invece dentro una riflessione che attraversa i secoli: che cosa accade a un essere umano quando la società decide di considerarlo superfluo?
Dickens costruisce il romanzo attorno a un paradosso morale. Oliver nasce orfano e povero, ma non nasce corrotto. In un mondo che spinge sistematicamente al cinismo, egli conserva un nucleo di innocenza quasi ostinato. Non è un eroe ribelle, non compie gesti rivoluzionari: chiede semplicemente “un po’ di più” — e proprio questa richiesta elementare diventa un atto sovversivo. In quelle parole c’è tutta la forza politica del libro.

La Londra di Oliver Twist non è solo uno sfondo: è un organismo vivo, pulsante, crudele. I workhouse, i vicoli, i bassifondi, la banda di Fagin, i salotti dei benpensanti: Dickens li mette in scena come se fossero personaggi essi stessi. La città respira, opprime, seduce, tradisce. Eppure non è mai descritta con distacco: c’è sempre uno sguardo partecipe, quasi dolorosamente vicino. Ciò che rende il romanzo ancora potente oggi è il suo equilibrio tra denuncia e compassione. Dickens non si limita a mostrare l’ingiustizia: insiste sulla possibilità di redenzione. Figure come Nancy o Mr. Brownlow incarnano la complessità umana — capaci di errore, ma anche di sacrificio. Non esistono santi e demoni puri; esistono persone che agiscono dentro un sistema imperfetto.

Riletto nel presente, Oliver Twist risuona in modo sorprendente. Parla di lavoro sfruttato, di minori abbandonati, di istituzioni che preferiscono punire la povertà invece di combatterla. Ma parla anche di qualcosa di più universale: del diritto di ogni individuo a essere riconosciuto come tale. Alla fine, il libro non ci lascia con una consolazione facile. Oliver trova protezione e affetto, ma la città resta com’è. L’autore sembra dirci che la salvezza individuale è possibile, ma la giustizia collettiva richiede uno sguardo vigile e una responsabilità condivisa. Ed è proprio questa tensione — tra speranza e disincanto — a rendere Oliver Twist non solo un grande romanzo dell’Ottocento, ma un testo ancora necessario.
In Tempi Difficili“, romanzo della maturità, Dickens ambienta la storia in Coketown, città industriale di mattoni, fumo e numeri, ma ciò che mette in scena non è soltanto la Rivoluzione industriale inglese: è un modo di pensare il mondo che tende a ridurre gli esseri umani a ingranaggi. Fin dalle prime pagine si avverte un gelo particolare. Non è solo l’aria annerita dalle ciminiere, ma il clima morale di una società che ha deciso che contano solo i “fatti”. Thomas Gradgrind, con il suo culto dell’utilità e delle statistiche, non è un semplice personaggio: è un’idea incarnata, la convinzione che la vita possa essere misurata, catalogata, governata senza tener conto dell’immaginazione, dei sentimenti, delle fragilità. Lo scrittore lo osserva con una ironia tagliente ma mai superficiale: dietro la caricatura c’è una critica profonda al positivismo ridotto a dogma.

Lo stile qui è meno ampio e sentimentale rispetto ad altri romanzi dickensiani, più secco, quasi contratto. È come se la durezza del mondo narrato obbligasse la scrittura a farsi più spigolosa. Eppure, proprio in questo rigore, raggiunge una straordinaria chiarezza morale. I personaggi non sono semplici tipi sociali: sono esseri umani compressi tra le esigenze della fabbrica e il bisogno di senso. Louisa Gradgrind, cresciuta senza poesia né affetto, diventa il simbolo più potente di questa mutilazione interiore: intelligente, ma ferita; disciplinata, ma vuota.
Accanto al mondo dei padroni c’è quello degli operai, rappresentato da Stephen Blackpool. In lui Dickens trova una voce di dignità silenziosa, lontana da qualsiasi retorica rivoluzionaria. Stephen non parla per slogan, ma per esperienza; non invoca astrazioni, chiede rispetto. Attraverso di lui il romanzo mostra che l’ingiustizia non è solo economica, ma profondamente umana: è ciò che accade quando le persone smettono di essere viste come persone.

Ciò che rende Tempi difficili ancora attuale è la sua critica al riduzionismo: l’idea che la realtà possa essere spiegata soltanto con numeri, profitti, efficienza. Dickens non rifiuta il progresso, ma lo mette in guardia contro se stesso. L’immaginazione, la gentilezza, il gioco, la memoria — tutto ciò che non è immediatamente utile — diventa in realtà indispensabile per vivere.
Il finale non è trionfale né ingenuamente consolatorio. Alcuni trovano redenzione, altri no; alcune illusioni cadono, altre resistono. Ma resta un insegnamento limpido: una società che dimentica la pietà finisce per impoverire non solo i poveri, ma se stessa.
Rileggere oggi Tempi difficili significa riconoscere che Coketown non è scomparsa: ha solo cambiato nome. E che la domanda di Dickens — quanto spazio lasciamo all’umano dentro il progresso? — è forse più necessaria che mai.

Charles Dickens in un ritratto di George Herbert Watkins (1858).

Charles Dickens in un ritratto di George Herbert Watkins (1858).

I ritratti indimenticabili, delineati in modo semplice e realistico, mostrano lo stile vigoroso e originale di questo grande scrittore dell’epoca vittoriana considerato, a ragion veduta, il padre del romanzo sociale a causa delle sue accurate descrizioni della misera esistenza condotta dalle classi più svantaggiate e per la sua accesa denuncia alla civiltà industriale, responsabile dell’aumento delle contraddizioni e dell’imbarbarimento di una società privata della sua creatività e libertà. L’infanzia negata, la nascita di quartieri degradati intorno alle città industrializzate, le taverne in cui i lavoratori si riuniscono per bere e dimenticare la loro triste esistenza, le prigioni, le buie e umide fabbriche e i sudici sobborghi costituiscono lo sfondo in cui si muovono i protagonisti dei suoi romanzi. I problemi sociali emersi dopo la rivoluzione industriale, di cui lo stesso Dickens ne aveva patito le conseguenze, vengono trattati in modo così efficace da contribuire notevolmente al miglioramento delle condizioni sociali attraverso la realizzazione di significative riforme per i lavoratori. La sua impronta decisiva nell’analizzare l’abbrutimento di una società priva di diritti, traboccante di vagabondi e bambini scalzi elemosinanti, hanno portato a coniare l’aggettivo dickensiano per descrivere un’angosciante situazione socio-economica ancora oggi presente nei paesi molto poveri. Anche se stilisticamente può risultare faticoso leggere oggi un romanzo del noto scrittore inglese, abituati come siamo allo stile più scorrevole delle opere moderne, superato l’impatto iniziale, non sarà difficile immergersi nei suoi originali scritti in cui prevale la terza persona, un frequente uso di commenti, ma soprattutto, anche nelle situazioni più tragiche, l’ironia nella descrizione di alcuni personaggi. Per chi desidera avvicinarsi alla conoscenza della narrativa europea, la lettura di Dickens è fondamentale.
Di seguito una selezione di alcuni pensieri e brani tratti dai suoi libri per ricordarne l’animo e l’opera grandiosa che ha lasciato a tutti noi.
Da non dimenticare che molti sono stati i film tratti dai suoi romanzi e lo strepitoso successo dell’Oliver Twist diretto da Roman Polanski nel 2005 mostra che ancora oggi i personaggi di Dickens sono fortemente rimasti impressi nella nostra mente e, purtroppo, estremamente attuali in quell’infanzia biecamente sfruttata e maltrattata che non conosce tempo.

Nessuno è inutile in questo mondo se è capace di alleggerire i pesi di un altro uomo.
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Quando bevi dell’acqua, non dimenticare la sorgente dalla quale scaturisce.
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Ci sono corde nel cuore umano […] che sarebbe meglio non fare vibrare.
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Pensate se voi ed io fossimo italiani e fossimo cresciuti dall’infanzia ad ora minacciati continuamente da confessionali, prigioni e sgherri infernali, potremmo voi ed io esser migliori di loro? Saremmo noi così buoni? Io, se ben mi conosco, no.
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Qualunque uomo può essere allegro e affabile quando è ben vestito. Non c’è un gran merito in questo.
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Il cielo sa che non dovremmo mai vergognarci delle nostre lacrime, perché sono pioggia sulla polvere accecante della terra che ricopre i nostri cuori induriti.
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dickens 10
La comunicazione elettrica non sarà mai un sostituto del viso di qualcuno che con la propria anima incoraggia un’altra persona ad essere coraggiosa e onesta.
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Ma l’ingiustizia porta l’ingiustizia, e il combattere con le tenebre e l’essere sconfitti da esse porta necessariamente l’inizio dei combattimenti.
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Tutto procede come al solito. Le onde sono roche a forza di ripetere il loro mistero; la sabbia si ammucchia sulla riva; gli uccelli marini si librano nell’aria e volteggiano; venti e nuvole continuano il loro volo che non lascia tracce; nel chiarore lunare i bracci bianchi rivolgono un cenno al paese invisibile e lontano.
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Ci vogliono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, e venti minuti a un’altra donna per farne un idiota.
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Charles Dickens, biografia e citazioni

Charles Dickens ritratto da William Powell Frith

Nel cielo la luna è alta e chiara. Guardo fuori, nella notte, le lacrime mi scorrono fitte giù per le guance, e il mio cuore ribelle è punito, punito terribilmente.
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Gli uomini che tengono in considerazione la natura e i loro simili e piangono perché tutto è scuro e cupo sono nel giusto; ma i colori foschi sono i riflessi dei loro occhi invidiosi e dei loro cuori. I veri colori sono delicati e hanno bisogno di una visione più pulita.
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Tutti gli imbroglioni della terra messi insieme sono nulla in confronto a coloro che ingannano se stessi.
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La notte era ormai buia come sarebbe rimasta fino al mattino, e quel po’ di luce che c’era sembrava provenire dal fiume piuttosto che dal cielo, quando i remi, immergendosi, colpivano qualche stella riflessa.
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Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare!
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Avevo visto l’umidità posarsi all’esterno della mia finestrella, come se qualche folletto avesse pianto lì tutta la notte e avesse usato la finestra come un fazzoletto.
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dickens 11
È sempre un fatto curioso osservare come, in molte assemblee, gli ascoltatori soccombano passivamente all’insipienza di qualche presuntuoso, sia esso nobile o comune cittadino, di qualche uomo che essi – o almeno i tre quarti di essi – non riuscirebbero in alcun modo a sollevare dal suo abisso di stupidità e a portare al loro livello intellettuale.
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Tutte le forze troppo a lungo imprigionate, quando esplodono, portano distruzione. Anche l’aria così vitale per la terra, l’acqua portatrice di ricchezza, il calore che conduce a maturazione, si trasformano, se ingabbiate, in forze devastanti. Così avveniva anche allora nel suo cuore: le sue migliori qualità, troppo a lungo accanite contro se stesse, si erano trasformate in un cumulo di ostinazione, pronto a sollevarsi contro un’amica.
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Rifletti sulle tue gioie attuali, delle quali ogni uomo è colmo – non sulle tue passate sventure, delle quali tutti gli uomini ne hanno alcune.
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Il vero amore è devozione cieca, è umiliarsi senza fare domande, è sottomettersi completamente, è avere fiducia e confidare a dispetto di te stesso e a dispetto del mondo intero, concedendo tutto il tuo cuore e tutta la tua anima al tuo tormentatore.
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dickens 12
Il cuscino di Oliver era stato sprimacciato da mani gentili quella sera, e amore e virtù vegliarono sul suo sonno.
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Principio basilare della filosofia di Gradgrind era che tutto avesse un prezzo e che il prezzo andasse pagato. Nessuno doveva mai dare niente a nessuno, né offrire aiuto ad alcuno, senza corrispettivo. La gratitudine andava abolita, e le virtù che da essa scaturivano non dovevano esistere. Ogni frammento dell’esistenza umana, dalla nascita alla morte, era da considerarsi alla stregua di un contratto che andava stipulato da due parti contrapposte. E se a quel modo non si finiva in Paradiso voleva dire che il Paradiso non era un luogo dotato di caratteristiche politico-economiche, e non conveniva andarci.
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La carità comincia a casa propria, e la giustizia dalla porta accanto.
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Il più grande principio della legge inglese è il guadagno. Non ci sono altri princìpi distintamente, certamente, e consistentemente mantenuti attraverso i suoi limitati interventi.
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Charles Dickens, biografia e citazioni
Possa il mio volto trovarsi accanto al tuo
quando la mia vita volgerà al termine
E quando le realtà di questo mondo
si dilegueranno
come le ombre che ora saluto
possa io trovarti accanto a me.
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Lasciami sentire adesso la mia profonda angoscia.
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Questa è la regola per i buoni affari: “Frega gli altri uomini, perché loro lo farebbero con te.”
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Ci sono due stili nel dipingere ritratti: quello serio, ed il sogghigno.
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Il linguaggio non era abbastanza potente per descrivere il fenomeno infantile.
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Compatisco la sua ignoranza e lo disprezzo.
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Il tempo acquista una durata tanto maggiore, quanto più la sua fuga sembra rapida.
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Il volano è un gioco molto bello, purché tu non sia la pallina e due avvocati le racchette, nel qual caso è troppo eccitante per essere piacevole.
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Ma le lacrime non erano cose che si facevano strada nell’anima di Mr. Bumble: il suo cuore era impermeabile.
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Collage di Charles Dickens, Madina Batyrbekova ( via Pinterest )

 

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