
|Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!|
– Lawrence Ferlinghetti
Poeta ribelle e visionario che ha catturato lo spirito audace della “Beat Generation“, Lawrence Ferlinghetti (1919-2021), nato a Yonkers, New York, ha trovato la sua casa a San Francisco, dove ha fondato “City Lights“, un rifugio per gli amanti dei libri che ha sfidato il silenzio del conformismo. Con “A Coney Island of the Mind” ha creato versi incisivi e toccanti, che ritraggono un’America vibrante, piena di sarcastico ottimismo e sogni infranti. Fervente sostenitore della libertà di espressione, ha trasformato la poesia in una potente arma, un grido che risuona ancora oggi, fissando il suo nome nel tumulto straordinario del ventesimo secolo.
( 📸 da Pinterest )

“Chinare la testa” di Mary Oliver ( 1935-2019 )
|Davvero, viviamo con misteri troppo prodigiosi
per essere compresi.
Come l’erba possa essere nutrimento nella
bocca degli agnelli.
Come fiumi e pietre siano per sempre
devoti alla gravità
mentre noi sogniamo di elevarci.
Come due mani si tocchino e i legami
non siano mai spezzati.
Come le persone si avvicinino, per delizia o per
le cicatrici del danno,
al conforto di una poesia.
Lasciami prendere le distanze, sempre, da chi
pensa di avere le risposte.
Lascia che io faccia compagnia sempre a chi dice
“Guarda!” e ride di stupore,
e china la testa.|
Immaginiamo di passeggiare in un bosco, con il sole che filtra tra le foglie e il profumo della terra umida che ci avvolge. Questo è l’universo di Mary Oliver, una poetessa statunitense in grado di trasformare la natura in un’esperienza sensoriale e un viaggio interiore.
Le sue parole vanno oltre le semplici descrizioni: sono pennellate di emozioni, sussurri che invitano a rallentare, ad osservare e a sentire. Mary Oliver non si limita a mostrarci la bellezza del mondo, ma ci insegna anche a trovarla dentro di noi, a riscoprire la meraviglia che spesso dimentichiamo.
Con la sua poesia ci guida lungo un sentiero di consapevolezza, dove ogni foglia, ogni ruscello e ogni creatura diventano simboli, messaggi e rivelazioni. La sua voce è un richiamo alla vita, un invito a vivere pienamente, con gratitudine e stupore.
Mary Oliver non è solo una poetessa, ma anche una guida, un’amica, un’anima che sussurra all’orecchio: “Presta attenzione, la vita è un dono prezioso, non lasciartela sfuggire.“
( 📸 da Pinterest )

|Io non creo niente: io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte.|
Dal film “Wall Street“
( 📸 Michael Douglas in “Wall Street” via Pinterest )

|Sembra che io abbia una costituzione che non regge l’alcol e ancor di meno l’idiozia e l’incoerenza.|
|A me piacciono troppe cose e mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito.|
Il 12 marzo del 1922 nasceva lo scrittore statunitense Jack Kerouac. Con il romanzo autobiografico “Sulla strada” ha saputo esprimere le aspirazioni di una generazione in cerca di libertà, desiderosa di perdersi nei vasti territori della vita. Il suo stile, crudo e spontaneo come un assolo di jazz, riesce a catturare il ritmo frenetico di un’esistenza vissuta senza freni, tra viaggi, sogni e disillusioni. Kerouac non si limita a raccontare storie; coinvolge il lettore in un vortice di emozioni, permettendogli di percepire l’odore dell’asfalto bagnato, il fumo delle sigarette e la febbre dell’avventura. Anche oggi la sua voce continua a risuonare, un inno senza tempo alla ribellione e alla ricerca di sé stessi.
( 📸 da Pinterest )

|Parlando con il rinpoche gli chiesi: “Cos’è veramente per te il male?”. Il rinpoche ci pensò un po’ e poi mi disse: “II male secondo me è rappresentato dall’ego. L’ego è il nostro vero nemico”. L’io che soprattutto in Occidente è così sviluppato perché in Oriente c’è più un’abitudine al collettivismo, c’è molto meno individualismo.|
|Quando mi chiamano Maestro, vorrei sparire. Sono sempre il ragazzino con la cinepresa, quello della poesia.|
– Bernardo Bertolucci
( 📸 da Pinterest )

“Grazie” ad Internet, abbiamo potuto ascoltare le parole pronunciate da Roberto Vecchioni durante la manifestazione “Una piazza per l’Europa”, tenutasi il 15 marzo scorso.
Ecco il pensiero del cantautore che desideriamo commentare: |Adesso chiudete gli occhi e pensate ai nomi che vi dico: Socrate, Cartesio, Hegel e Marx; vi dico Shakespeare, Pirandello e Leopardi. Ma gli “altri” le hanno queste cose?|
Gli “altri”? Ma a chi si riferiva il noto cantautore? Esiste solo la cultura europea?
Queste parole, pronunciate durante la manifestazione per il riarmo europeo, risuonano come un’ eco di un pensiero che non è solo sbagliato, ma anche estremamente pericoloso. L’idea che la grande cultura e la letteratura siano appannaggio esclusivo dell’Europa rappresenta una visione ristretta e miope che ignora la vastità e la complessità del sapere umano. La cultura non è un recinto chiuso saldamente da confini geografici o politici; è un oceano che scorre attraverso i secoli, attraversando continenti, mescolando idee e influenzando popoli e tradizioni.
Se chiudiamo gli occhi e riflettiamo sui grandi nomi della letteratura e della filosofia, non possiamo di certo limitarci ai pensatori citati da Vecchioni. Dobbiamo anche pensare a Confucio, Lao Tzu, Ibn Khaldun, Rumi, Dostoevskij, Turgenev, Tolstoj, Ivanov, Gogol, Borges, Galeano, Allende, Mistral, Melchor, Neruda, Soyinka, Mahfouz, Mishima, Murakami, Gibran, Tagore, Steinbeck, Poe, Hawthorne, Melville, Hemingway, Fitzgerald, Salinger, Pamuk, Hikmet, Adichie e tanti altri ancora. La letteratura, infatti, non appartiene solo all’Europa; il pensiero umano ha sempre corso su sentieri molteplici. Indubbiamente l’Europa ha dato vita a geni straordinari, ma tutto ciò sorge proprio da un dialogo incessante con il resto del mondo. Un dialogo che le ha consentito di accogliere e trasformare idee nate altrove. Parlare di un eccezionalismo culturale europeo non solo è molto pericoloso e ingiusto, ma alimenta anche arroganza e chiusura nei confronti degli altri popoli del mondo. Credere che esista un “noi” colto e civilizzato, contrapposto a un “loro” privo di cultura, ci porta dritti verso qualsiasi forma di prevaricazione, diventando un pretesto per guerre, invasioni e dominazioni.
La cultura non è mai stata un’arma e non può assolutamente giustificare un riarmo. La cultura è un ponte, un linguaggio universale che unisce le persone. La cultura non divide. La cultura ci insegna che l’altro non è un nemico, ma un’opportunità per esplorare e crescere. La grande letteratura e la vera filosofia servono a scoprire spazi di incontro. E chi non riesce a scorgerlo mostra di non aver compreso il vero valore della cultura che sostiene di voler proteggere.
( 📸 da Pinterest )

“Per volere la pace non c’è altra via che prepararla attraverso trattati di commercio e di lavoro che creano legami di solidarietà tra le persone. Chi prepara la guerra, anche a scopi difensivi, finisce per volere la guerra senza nemmeno rendersene conto.”
[Sembra strano, ma vi sono ancora persone che pensano di trovare la sicurezza solo armandosi. Non si rendono conto di una verità fondamentale: preparare la guerra, per qualsiasi motivo, significa semplicemente desiderarla.
Silvia Calamandrei, che porta avanti l’eredità del pensiero giuridico e politico illuminato del nonno, il grande Piero Calamandrei, ha messo in evidenza l’importanza di alcune sue parole. Sulle pagine della rivista online “Democratica e Diritti Sociali“, ha condiviso un avvertimento che oggi risuona più che mai. Un pensiero chiaro, una lezione di civiltà. Quanto sembra distante dalla direzione che l’Europa sta prendendo oggi!
Basta ascoltare le parole dell’eurodeputata Elisabetta Gualmini, che elogia il piano di Ursula von der Leyen per il riarmo con 800 miliardi di euro, affermando senza esitazione: “Non avremo mai welfare, libertà e benessere senza la possibilità di difenderci”. E ci si chiede incessantemente: ma difenderci da chi? E a quale costo?
Il confronto tra questi due approcci è spietato. Da una parte, c’è una visione che costruisce ponti attraverso il dialogo e la cooperazione; dall’altra, una politica che alimenta il mito della sicurezza tramite le armi. Il pacifismo, la libertà e lo Stato sociale, valori che figure come Calamandrei hanno difeso con passione, vengono sacrificati in nome di una logica bellicista che si finge necessaria. Sì, si finge.
E così, mentre le bandiere dell’Europa sventolavano sabato scorso per le strade di Roma, sarà inevitabile chiedersi: quanti, senza rendersene conto, stanno contribuendo a preparare la prossima guerra?
Altri tempi, altre menti.]
( Illustrazione di Banksy )

|Innumerevoli, come i granelli di sabbia del mare, sono le passioni umane, e tutte diverse l’una dall’altra, e tutte quante, meschine e nobili, da principio stanno soggette all’uomo, e divengono poi le sue terribili tiranne.|
|Prendete con voi nel viaggio, uscendo dai dolci anni giovanili verso la severa maturità che indurisce, prendete con voi tutti i sentimenti umani, non lasciateli per strada, perché poi non li raccogliereste più!|
– Nikolàj Vasil’evič Gògol
(Immagine da Pinterest)

|Viviamo in una società che è diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione.|
|Non sono cattolica, nonostante – ciò che sto per dire sembrerà senz’altro presuntuoso ad ogni cattolico, da parte di un non-cattolico, ma non mi posso esprimere diversamente – nonostante mai nulla di cattolico, nulla di cristiano mi sia sembrato estraneo. Talvolta mi son detta che se solo si affiggesse alle porte delle chiese che l’ingresso è vietato a chiunque gode di un reddito superiore a tale o talaltra somma, poco elevata, mi sarei convertita immediatamente.|
– Simone Weil
Intellettuale straordinaria e anticonvenzionale, la filosofa e scrittrice francese Simone Weil (1909-1943), grazie alla sua mente brillante, è riuscita a fondere filosofia, spiritualità e impegno sociale con una coerenza rara e audace. Ha lavorato come operaia nelle fabbriche per comprendere la condizione dei lavoratori più emarginati e ha combattuto come volontaria, nelle file repubblicane, nella Guerra civile spagnola. Le sue opere rimangono delle potenti testimonianze di un pensiero che continua ad ispirare e a mettere in discussione la nostra realtà attuale, donandoci una visione di giustizia e solidarietà che trascende i confini delle ideologie.
( 📸 da Pinterest )

Mesopotamia
|Lo sai che più si invecchia
Più affiorano ricordi lontanissimi
Come se fosse ieri
Mi vedo a volte in braccio a mia madre
E sento ancora i teneri commenti di mio padre
(I pranzi) I pranzi, le domeniche dai nonni
Le voglie e le esplosioni irrazionali
I primi passi, gioie e dispiaceri (Gioie e dispiaceri)
La prima goccia bianca, che spavento
E che piacere strano (Che piacere strano)
E un innamoramento senza senso (Senza senso)
Per legge naturale a quella età
I primi accordi su di un organo da chiesa in sacrestia
Ed un dogmatico rispetto verso le istituzioni
Che cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho preso in questa vita?
Mi piacciono le scelte radicali
La morte consapevole che si autoimpose Socrate
E la scomparsa misteriosa e unica di Majorana
La vita cinica ed interessante di Landolfi
Opposto, ma vicino a un monaco birmano
O la misantropia celeste in Benedetti Michelangeli
Anch’io a guardarmi bene vivo da millenni
E vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri
Dall’arte cuneiforme degli Scribi
E dormo spesso dentro un sacco a pelo
Perché non voglio perdere i contatti con la terra
La valle tra i due fiumi della Mesopotamia
Che vide alle sue rive Isacco di Ninive
Che cosa resterà di me, del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita?|
– Franco Battiato
Franco Battiato è stato un autentico visionario in grado di trasformare la musica in un vero e proprio ponte tra il visibile e l’invisibile. Le sue canzoni non si limitano a narrare storie: sono finestre aperte su mondi filosofici, mistici e culturali che abbracciano tutto, dall’Oriente all’Occidente, dall’antico al contemporaneo. Con il suo linguaggio raffinato e carico di simboli, ha sfidato le convenzioni e ha criticato con un’acuta ironia la società consumistica e la povertà spirituale che caratterizzano la nostra società contemporanea. Ha elevato la musica ad un vero strumento di ricerca interiore, mescolando meditazione, trascendenza e una profonda voglia di conoscenza. Battiato non si è mai accontentato delle risposte facili: ha cercato l’assoluto ed il significato più profondo dell’esistenza, lasciandoci in eredità un universo artistico che continua ad ispirare mente e anima.
( 📸 da Pinterest )

|Il rimorso lo gestisci.
Fa male ma lo sopporti.
Quando senti che morde, stringi i denti e vai avanti.
Ma i rimpianti no.
I rimpianti sanno di morte, sanno di “avrei potuto”, di “se solo avessi osato”, di “tornassi indietro” .
E stanno lì, come spine spietate, a ricordarci gli imperdonabili errori delle nostre catastrofi.|
– Stefano Curreli
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[Di questi tempi]
Il vero orrore dell’esistenza non è la paura della morte, ma la paura della vita. È la paura di svegliarsi ogni giorno per affrontare le stesse lotte, le stesse delusioni, lo stesso dolore. È la paura che non cambi mai nulla, che tu sia intrappolato in un ciclo di sofferenza a cui non puoi sfuggire. E in quella paura, c’è disperazione, desiderio di qualcosa, qualsiasi cosa, per spezzare la monotonia, per dare senso alla ripetizione infinita dei giorni.
– Albert Camus
Ph: Bjork

“Un fulmine colpisce un albero, raramente entra nel cuore della foresta, forse perché ha timore di essere respinto; così sceglie l’albero isolato. Una metafora perfetta della vita.
Una malalingua, un atto di vigliaccheria, il bullismo, non colpiscono quasi mai il cuore del gruppo, per lo stesso timore di respingimento, si fanno forza quindi dell’individuo isolato. E sbranano.
Le migliaia di vittime, che si suicidano per il bullismo, urlano contro un muro di gomma, che si chiama società. È la società stessa che crea il carnefice e la vittima. E qualsiasi equazione di ribellione rimbalza contro le sue pareti.
La violenza specifica di questi atti vili non viene mai detta o svelata; e si chiama: assoluta indifferenza. Così come la pioggia di burrasca forma e potenzia il fulmine, così l’indifferenza forma e potenzia il carnefice.
Il suicidio della vittima predestinata è quindi solo l’atto finale di questa aberrazione. Prima, coscientemente, viene bruciata come il fulmine fa con l’albero isolato e solo dopo la spinge al gesto finale.
E questo fuoco può anche durare anni. Ecco perché il bullismo, le malelingue, non sono un gesto di menzogna scherzoso o idiota ma un crimine contro l’umanità. Quell’umanità fragile che dovrebbe essere difesa con ogni mezzo necessario e che invece viene abbandonata a sé stessa.
E la società si nutre voracemente della fragilità, come il fulmine sull’albero isolato.“
– Olmo Losca
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“Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime, una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici”.
Da “Il Mondo Nuovo” (1932) di Aldous Huxley.
Metodi farmacologici di oggi:
– La cultura del consumo
– La disinformazione
– L’intrattenimento di massa
Abbiamo ancora la chiave per decifrare il caos che ci circonda? Ogni mattina apriamo gli occhi e ci lasciamo travolgere da un fiume di notizie, come se fossimo intrappolati in un sogno febbrile, uno di quei racconti distopici che ti afferrano l’anima e la sconvolgono con potenza, circondati da ombre di paura e dubbi che si insinuano come una nebbia.
Siamo consapevoli di essere i protagonisti di un racconto distopico o pensiamo di essere ancora liberi nel “migliore dei mondi possibili“?
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“Siamo tutti mortali, fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino.”
– Eduardo Galeano
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|I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo.|
– Paul Verlaine
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