
“Nel 1947, in prima media, arrivò un giovane professore di lettere, fece l’appello e si presentò, si chiamava Pier Paolo Pasolini. Crediamo non fosse ricco perché ogni giorno, col buono e col cattivo tempo, si faceva, con la bici, 12 chilometri di strada bianca per venire da Casarsa a Valvasone. Quella modesta bicicletta fu la sua fedele compagna per tutti e due gli anni che passò con noi.
Nei due anni che passammo con lui fummo i più ricchi e fortunati allievi del nostro Friuli. Piano piano egli ci condusse per mano nell’immensa steppa di Anton Cechov, piena di solitudine e tristezza. Ci fece fare la conoscenza con il mondo magico della Sicilia di Verga. Con lui attraversammo l’oceano Atlantico per fermarci commossi e pensosi nel piccolo cimitero di Spoon River, scendemmo nel profondo sud per riscaldarci ai canti degli Spirituals negri. Ci fece amare Ungaretti, Saba, Montale, Sandro Penna, Cardarelli, Quasimodo e molti altri poeti che, allora, non erano né premi Nobel, né comparivano nelle antologie per le scuole.“
Citazione tratta dal sito “PPP – Centro studi Pier Paolo Pasolini Casarsa Della Delizia
( 📸 da Pinterest )

“Odio l’estate. Odio il mese di agosto fino al giorno di ferragosto.
Tutti partono e ci chiedono se anche noi partiremo. Impossibile rispondere, quando siamo nel numero di quelli che non hanno voglia né di partire né di restare.
Passato il Ferragosto, mi sembra di uscire da un incubo. Mi sembra che tutto lentamente migliori per me. Cominciano i temporali d’autunno. Amo l’autunno e nell’autunno di solito, scrivo qualcosa. Nell’estate, rarissimamente riesco a scrivere. […]
Io non trovavo il mondo triste, lo trovavo bellissimo, solo che a me per qualche ragione oscura era vietato di celebrarne le radiose giornate, così non potevo che cercare e amare l’autunno, l’inverno, il crepuscolo, la pioggia e la notte. Scopersi, in seguito, che una simile sensazione non ero io sola a provarla, che era una sensazione comune a molti, perché molti come me in qualche istante della loro esistenza si sono sentiti esclusi e mortificati dall’estate, giudicati per sempre indegni di raccogliere i frutti dell’universo. Molti come me allora hanno odiato lo splendore abbagliante del cielo sui prati e sui boschi. Molti come me ai primi segni dell’estate si sentono in angoscia come all’annuncio di una disgrazia, perché in essi risorge lo spavento del giudizio e della condanna.“
– Natalia Ginzburg
( Foto da Pinterest )

|Il fatto è che i cretini, e ancor più i fanatici, sono tanti; godono di una così buona salute non mentale che permette loro di passare da un fanatismo all’altro con perfetta coerenza, sostanzialmente restando immobili nell’eterno fascismo italiano.|
– Leonardo Sciascia
( 📸 da Pinterest )

“Amir mi ha baciato la mano. Poi hanno sparato.”
|Anthony Aguilar non è un attivista.
Non è un giornalista.
È un ex Berretto Verde.
Un contractor americano.
Uno che ha visto la guerra da dentro, che ha fatto guerra.
Ma quello che ha visto a Gaza – dice – non l’ha mai visto da nessuna parte.
Nemmeno nei peggiori scenari in cui ha operato.
Nemmeno sotto fuoco nemico.|
“Era un massacro. Era deliberato. Era criminale.”
– Anthony Aguilar
|Stava lavorando con la Gaza Humanitarian Foundation.
Un’organizzazione che, almeno sulla carta, distribuisce aiuti umanitari.
Ma fuori da quei punti – racconta Aguilar – si apriva l’inferno.
La storia di Amir, raccontata in un video da lui stesso, ti inchioda.
Un bambino palestinese.
Magro da far male agli occhi.
Aveva camminato 12 chilometri per raggiungere quel punto di distribuzione.
Aguilar gli lascia del cibo a terra.
Amir lo raccoglie, si avvicina, gli bacia la mano.
Poi, pochi minuti dopo, mentre la folla comincia a disperdersi, succede.
Le IDF aprono il fuoco.
Mitragliatrici. Mortai. Colpi da Merkava.
Sparano sulla gente.
Sparano sui corpi che scappano.
Sparano anche se nessuno reagisce.
Aguilar si sposta, corre, guarda.
E li vede.
Donne, bambini, uomini. A terra. Morti. Massacrati.
E tra quei corpi…
c’è Amir. Il bambino che gli aveva appena detto “grazie”.
No, non è un errore.
Non è un caso.
È un metodo.|
“Ho visto crimini di guerra. Davanti ai miei occhi. Non posso più tacere.”
– A. Aguilar
|E tu, che fai?
Continui a far finta di non sapere? A dire che “è complicato”?
Qui non c’è niente di complicato.
Hanno fame. Li fanno aspettare ore.
E quando allungano le mani, li bruciano vivi.
Non è un post.
È una vergogna.
Una chiamata.
Una responsabilità.
Se hai letto fino a qui, condividilo.
Non per me.
Non per Aguilar.
Ma per Amir, che aveva solo fame.
E ha trovato un proiettile.|
Francesco Malavolta
[Francesco Malavolta è un fotoreporter che da più di vent’anni racconta con le sue foto i viaggi e le difficoltà di chi migra in Europa. Da tanto tempo lavora insieme all’Unione Europea, a giornali e agenzie come Associated Press, e anche con organizzazioni importanti come l’UNHCR e l’OIM.]
( Foto da Pinterest )

|Questo nostro mondo ormai è impazzito
E diventa sempre più volgare
Popolato da un assurdo mito
Che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace
Sempre in corsa e sempre più infelice
Popolato da un bisogno estremo
E da una smania vuota che sarebbe vita
Se ci fosse un uomo…
Allora si potrebbe immaginare
Un umanesimo nuovo
Con la speranza di veder morire
Questo nostro medioevo.
Col desiderio
Che in una terra sconosciuta
Ci sia di nuovo l’uomo
Al centro della vita.
Allora si potrebbe immaginare
Un neo rinascimento
Un individuo tutto da inventare
In continuo movimento.
Con la certezza
Che in un futuro non lontano
Al centro della vita
Ci sia di nuovo l’uomo.
Un uomo affascinato
Da uno spazio vuoto
Che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose
Che sanno entrare di slancio
Nel cuore delle cose.
Popolato di fervore
E di gente innamorata
Ma che crede all’amore
Come una cosa concreta.
Popolato da un uomo
Che ha scelto il suo cammino
Senza gesti clamorosi
Per sentirsi qualcuno.
Popolato da chi vive
Senza alcuna ipocrisia
Col rispetto di se stesso
E della propria pulizia.
Uno spazio vuoto
Che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero
Che non ha la presunzione
Di abbracciare il mondo intero.
Popolato da chi crede
Nell’ individualismo
Ma combatte con forza
Qualsiasi forma di egoismo.
Popolato da chi odia il potere
E i suoi eccessi
Ma che apprezza
Un potere esercitato su se stessi.
Con la certezza
Che in un futuro non lontano
Al centro della vita
Ci sia di nuovo l’uomo.|
“Se ci fosse un uomo” – Giorgio Gaber
( 📸 di Francesca Barasciutti da Pinterest )

|Fino a che punto si arriverà, mentre il mondo sembra dormire un sonno di pietra e non riesce a tenere gli occhi aperti di fronte a questa ferita grande quanto un intero popolo, questa ferita che nessuno sembra volersi occupare né di curare né di lenire?|
Da “Quando il mondo dorme” di Francesca Albanese.
Con la chiarezza di chi ha visto da vicino le ferite della storia, Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi occupati, ci dona un libro che non è solo informazione ma un’esperienza umana profonda. “Quando il mondo dorme” intreccia racconti di persone reali: una bambina che muore sotto le bombe, un chirurgo che racconta l’orrore, un’artista costretta a lasciare Gaza, e li unisce alla riflessione e al vissuto dell’autrice, in grado di trasformare dati geopolitici in voci vivide e vicine.
La scrittura è intima e urgente. Ogni pagina spinge a interrogarsi: che cosa significa davvero “casa” per chi è costretto a fuggire? Quanto i traumi del passato plasmano il presente? Albanese ci guarda dritto negli occhi: il titolo, “Quando il mondo dorme“, è un richiamo potente contro l’indifferenza che alimenta le ingiustizie
Un libro che va letto con il cuore, perché riesce a restituire dignità, suoni e volti ad una terra, ai più sconosciuta, che spesso vediamo solo nei titoli dei giornali.
( 📸 da Pinterest )

|Pensavo che la cosa peggiore nella vita fosse restare solo. Non lo è. La cosa peggiore nella vita è finire con persone che ti fanno sentire solo.|
|A nessuno di noi è dato soggiornare a lungo su questa Terra. La vita è fugace e se per caso sarete in difficoltà, alzate lo sguardo al cielo d’estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata.
Fate che la vostra vita sia spettacolare. Io so di averlo fatto.|
|Se guardi al mondo con occhi onesti non puoi che diventare triste.|
Oggi, 11 agosto, non possiamo fare a meno di pensare a Robin Williams. Per molti di noi era più di un attore: era una presenza familiare, qualcuno che sapeva farci ridere fino alle lacrime e, un attimo dopo, commuoverci profondamente. “L’attimo fuggente“, con quel professore che insegnava a guardare la vita da un’altra prospettiva, e “Will Hunting – Genio ribelle“, con quelle parole che sembravano venire da un amico che ti capisce davvero… sono film che non invecchiano, perché parlano al cuore.
Eppure, dietro quel sorriso così generoso, Robin portava un peso che non lasciava intravedere. L’11 agosto del 2014 la notizia ci lasciò tutti senza fiato: era stato trovato senza vita nella sua casa.
Lo ricordiamo con affetto, consapevoli che dietro ogni battuta, ogni sguardo, c’era un uomo sensibile, fragile e immensamente umano. Forse è proprio per questo che ci manca così tanto.
( 📸 da Pinterest )

IL VERO LUSSO È CASA
|Non il resort a cinque stelle, non l’hotel con vista mare, non la spa in cima a una montagna. Il vero lusso, oggi, è poter stare bene a casa propria.
Non perché manchi la voglia di partire, ma perché è confortante trovare la pace interiore tra le proprie mura.
Casa non è solo un luogo: è uno stato mentale. È il profumo del caffè al mattino, il silenzio che ti accoglie quando chiudi la porta, il tuo divano, il gatto che ti viene incontro, i libri lasciati a metà, il pigiama che conosce le tue domeniche.
In un mondo che ci spinge sempre fuori, dove tutto è movimento, appuntamenti, prestazioni, selfie, voli low cost, socializzazione forzata…
la vera ricchezza è potersi permettere la quiete.
Sapersi bastare.
Avere un rifugio, e sentirlo come tale.
Stare a casa non è isolamento, è intimità.
Non è solitudine, è scelta.
È dirsi: sto bene qui, con me.
Come ha detto il grande attore Cillian Murphy, con un’affermazione che condivido in pieno e che mi è venuta in mente poco fa mentre ero intrappolato con la macchina nel traffico e non vedevo l’ora di tornare a casa mia, tra le mie cose ed i miei gatti: “Mi piace stare a casa. La mia vita è molto semplice. Leggo molti libri. Guardo tanti film. Ascolto un sacco di musica. Passeggio con il cane. Cucino con la mia famiglia. Sì, sono noioso.”
E in tempi in cui tutto corre, dove anche il relax è spesso ostentazione, ritrovare la gioia semplice di un pomeriggio sul divano è un atto rivoluzionario.
E profondamente lussuoso.|
– Sebastiano Alicata
( 📸 da Pinterest )

|Non accontentatevi di chi galleggia nel mezzo. Cercate chi rompe gli schemi, chi sogna troppo, chi ama troppo, chi non sa stare zitto davanti all’ingiustizia.
Cercate chi brucia, non chi si adatta. Chi grida, non chi tace. Chi è fuoco, non chi è cenere.|
– Salvo Luppina
( 📸 Leonardo DiCaprio interpreta Arthur Rimbaud nel film “Poeti dall’inferno” – da Pinterest )

|Ferragosto.
La carne bruciata sulle griglie, i brindisi stonati, l’odore di birra calda e sudore che sale dall’asfalto.
Un’Italia che scambia il fracasso per gioia, la ressa per comunità, il consumo per libertà.
Come se bastasse riempirsi la bocca e svuotarsi il cervello per sentirsi vivi.
Pasolini lo aveva già visto, molto prima di noi:
“Il vuoto della società contemporanea è un vuoto pieno di stupidità” diceva –
– e oggi quell’orrido è colmo di seni arroganti, di tatuaggi imbarazzanti, di labbra e addominali pneumatici, di perizomi spudorati e di risate maleducate, obbligatorie e false.
È la festa di un popolo che si intrattiene mentre si prostituisce, che si genuflette al potere, che si distrae mentre affonda, che ha bruciato i sogni dei propri figli e che balla a piedi nudi nel sangue dei suoi stessi fratelli.
Ferragosto è il carnevale fuori stagione della resa, dove ogni ombra è travestita da luce e ogni silenzio è coperto da un altoparlante con la canzone del meu amigo Charlie.
Il mare, come lo era Pasolini, è testimone antico, guarda e tace.
Forse per sdegno.
Più che altro per pietà.|
– Federico Quaranta
( 📸 da Pinterest )

|I cani sono il nostro legame con il paradiso. […] Sedersi con un cane sul pendio di una montagna in un pomeriggio glorioso è tornare all’Eden, dove non fare nulla non era noioso: era pace.|
Da “L’insostenibile leggerezza dell’ essere” di Milan Kundera.
( 📸 da Pinterest )

“Il livore, l’acredine, la supponenza, l’arroganza, non nascono mai da persone risolte. L’anima in armonia con se stessa e con ciò che la circonda non tende a colpevolizzare il mondo esterno per i torti subiti. Se hai dentro la serenità, non fai a pugni col prossimo, pensando sia colpa degli altri se hai fallito. Spesso, se qualcosa non è accaduto, vuol dire che non era destino, o semplicemente doveva andare così. Bisognerebbe allenare la sensibilità e comprendere che bene chiama bene. Ingrossare la parte negativa che abbiamo dentro non fa altro che richiamarne altra, e siamo noi, solo noi i responsabili di tanta insoddisfazione. Non gli altri. A loro tuttalpiù dedicate un elegante disinteresse, perché nessuno ha voglia di diventare il contenitore delle scorie altrui. C’è bisogno di gentilezza. Solo di questa.”
– Catena Fiorello
( Foto da Pinterest )

|Perché taci?
Perché le grandi potenze non fermano la guerra?
Perché non hanno bisogno della pace.
La pace non paga le bollette.
La pace non vende armi.
La pace non diffonde influenza.
La pace non mantiene il potere.
Mentre la gente brucia —
loro siedono ai tavoli, guardano le mappe, fanno piani.
Chi avrà i giacimenti di petrolio? Chi venderà le armi? Chi controllerà i confini?
E i bambini?
I bambini non hanno bandiere, non hanno eserciti, non hanno diritto di veto all’ONU.
Le loro scuole sono macerie. Le loro lacrime sono invisibili.
Quando alcuni soffrono — il mondo piange.
Quando altri soffrono — il mondo dice: «È complicato».
Non è complicato.
È ipocrisia.
Non cerchiamo carità.
Non cerchiamo schieramenti.
Cerchiamo solo ciò che anche voi cerchereste:
👉 Giustizia. Libertà. Una vita senza paura.
Se non fermerete la guerra —
allora almeno smettete di fingere di avere a cuore la pace.|
– Francesca Albanese
( 📸 da Pinterest )

Mi stia lontano
chi ha cuore arido,
chi ha ciglia asciutte.
Attribuita a Johann Wolfgang von Goethe
( 📸 da Pinterest )

“La mia vecchiaia avrà inizio quando smetterò di indignarmi.”
– Andrè Gide
( 📸 di Philippe Halsman via Pinterest )

Mentre i governi restano in silenzio davanti al genocidio in corso a Gaza, la società civile ha deciso di non voltarsi dall’altra parte.
Oggi, 31 agosto 2025, da Barcellona, è salpata la “Global Sumud Flotilla”: oltre 20 imbarcazioni, più di 500 persone provenienti da 44 Paesi. E nei prossimi giorni, da Genova, Sicilia, Tunisia e Marocco, partiranno altre barche, fino a formare la più grande mobilitazione civile mai organizzata contro l’assedio.
Non è un gesto simbolico, non è una missione umanitaria qualsiasi. È un atto politico diretto, una sfida al silenzio complice degli Stati che da due anni osservano senza fermare i bombardamenti, la fame indotta, la distruzione di ospedali e scuole, la morte di migliaia di bambini.
Ricordiamo che vi sono stati più di 62.000 morti e 140.000 feriti, molti dei quali mutilati, 245 giornalisti uccisi e più di 315 palestinesi sono già morti a causa della fame forzata, metà dei quali bambini.
Accanto a centinaia di attivisti comuni, vi sono voci internazionali come Greta Thunberg, Susan Sarandon, Liam Cunningham, Ada Colau e molti artisti. Tutti ribadiscono lo stesso messaggio: quando i governi falliscono, tocca alle persone mettersi in gioco, anche a costo di rischiare la propria libertà.
“Sumud” in arabo significa resistenza, fermezza. Forse queste barche non riusciranno a raggiungere Gaza. Ma hanno già aperto una breccia: hanno infranto il silenzio, hanno scosso le coscienze, hanno dimostrato che la storia non appartiene solo ai potenti. A volte, nasce dal coraggio di cittadini comuni che decidono di dire basta.
( Immagine da Pinterest )
#freedomsumudflotilla#
#GazaStarving
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