Paul Klee, la trasfigurazione poetica della realtà

«Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore».
klee-1Artista sensibile e raffinato, Paul Klee riesce a realizzare il sogno di trasfigurare ogni genere di esperienza grazie ad uno studio approfondito dei rapporti magici che intercorrono tra forme, idee, luoghi e colori con un nuovo linguaggio espressivo in cui s’intrecciano l’astratto e il figurativo, il descrittivo e il simbolico, donando così all’osservatore l’atmosfera e le sensazioni di una composizione in cui gli oggetti e le figure, pur essendo facilmente individuabili, appaiono immersi in un’atmosfera sognante ed evocativa.
Il suo stile denota una significativa padronanza di conoscenze artistiche che riescono a farlo passare con disinvoltura dal figurativo all’astratto senza smarrire quell’enorme carica espressiva in cui è racchiuso il fascino delle sue inconfondibili opere dove il colore dà vita ad armoniche e tenui atmosfere oniriche.
Il suggestivo mondo dell’infanzia e il misterioso universo della malattia mentale, recanti in sé la raffigurazione di immagini di alta poesia, vengono studiati e reinterpretati da Klee con la stessa delicatezza e leggerezza delle immagini prodotte dai bambini e dai cosiddetti matti. L’approccio magico alla realtà, tipico di quel mondo studiato con attenzione da Klee, un mondo che affida al disegno la propria percezione ambientale e onirica, si traduce in una trasfigurazione lirico-poetica dell’immaginazione creativa dell’artista grazie a questa continua ricerca che sfocerà nell’eliminazione della prospettiva e nell’uso di colori arbitrari derivanti dallo stato d’animo del momento, proprio come fanno i bambini e i soggetti affetti da turbe psichiche.

"Giardino di rose", 1920.

“Giardino di rose”, 1920.

E se a ciò aggiungiamo proporzioni gerarchiche ed un uso del colore con funzione costruttiva e di trasfigurazione lirica della realtà, vediamo scorrere dinnanzi ai nostri occhi quadri di sorprendente e incantata bellezza che, oltre ad ispirarsi al mondo dell’infanzia e alla visione, a noi esseri “normali” sconosciuta, di coloro che soffrono di disturbi psicologici, mostrano una pittura influenzata da una concezione del ritmo presa in prestito dalla musica, altra sua immensa passione, e dall’intensa vibrazione cromatica dei mosaici bizantini.

"Ad Parnassum", 1932. Berna, Kunstmuseum.

“Ad Parnassum”, 1932. Berna, Kunstmuseum.

A differenza di Kandinskij, che tronca ogni legame con la realtà, Paul Klee ne intrattiene una relazione sentimentale quasi segreta reinterpretando nei suoi dipinti figure e oggetti reali in un intreccio cromatico di cui ne costruisce le forme armonicamente, come una melodia musicale, riuscendo a rendere quasi tangibili anche i suoi quadri astratti.

"Separazione di sera", 1922. Collezione privata.

“Separazione di sera”, 1922.
Collezione privata.

Nel dipinto “Separazione di sera” (1922) utilizza una successione graduata di fasce cromatiche, interrotte da due frecce verticali, per rappresentare il tramonto. Il pittore s’ispira alle teorie sul colore di Delacroix, di Kandinskij e di Goethe, focalizzando la propria attenzione sul “ritmo circolare del colore“, quel cerchio cromatico in cui vengono evidenziate le fondamentali relazioni cromatiche. Nel quadro in questione, la rigida scansione di colori viene resa più armoniosa da simboliche frecce di dimensioni differenti. La più grande, che volge verso il basso, indica l’abbassamento della temperatura in concomitanza con il calar del sole, mentre la freccia più piccola, tendente verso l’alto, simboleggia il calore del sole.

"Cupole rosse e bianche", 1914. Acquerello su pergamena giapponese.

“Cupole rosse e bianche”, 1914. Acquerello su pergamena giapponese.

Artista di intensa spiritualità, Klee ritiene che il mondo materiale rappresenta solo una delle numerose finestre aperte alla conoscenza umana. Il suo uso del disegno, del colore, dei codici tradizionali, ideografici, geometrici e segni figurativi trasformati in innovativi insiemi significativi, ben palesano i suoi tentativi di usare l’arte come strumento della sua concezione filosofica.

"Palloncino rosso", 1922. Solomon R. Guggenheim Museum, New York.

“Palloncino rosso”, 1922. Solomon R. Guggenheim Museum, New York.

Ritenuto uno dei più importanti artisti del modernismo classico del XX secolo, le sue opere racchiudono elementi provenienti dall’espressionismo, dal cubismo e dal surrealismo. Il rigore scientifico che caratterizza le sue opere rimanda al metodo umanistico dell’arte rinascimentale, di cui Klee è un grande ammiratore.

"Città di sogno", 1921. Acquerello su carta. Berlino, Staatliche Museen.

“Città di sogno”, 1921. Acquerello su carta. Berlino, Staatliche Museen.

Insieme a Macke, Kandinskij e Marc dà vita ad un movimento denominato “Cavalier azzurro” che si propone di creare un’arte che abbia come presupposto un’astrazione dalla realtà senza tuttavia precludere l’immensa gamma dei sentimenti umani. Non una fuga dal mondo, ma un nuovo modo di interpretare e trasformare la realtà, così come si può notare nel meraviglioso quadro “Città di sogno” (1921) in cui si legge il profondo desiderio di Klee di vivere in un mondo perfetto e in completa armonia.

"Secondo le regole verso le piante", 1935. Berna, Kunstmuseum.

“Secondo le regole verso le piante”, 1935. Berna, Kunstmuseum.

Come già accennato prima, Paul Klee non separa la scrittura dall’arte visiva e ricerca un nuovo  linguaggio espressivo in gran parte estratto dalla lirica simbolica e dai codici tradizionali: frecce, lettere, note musicali, antichi geroglifici o un paio di righe nere per raffigurare le sembianze di una persona, di un oggetto o di un animale appaiono spesso nelle sue opere.

"Macchina cinguettante", 1922. New York, The Museum of Modern Art.

“Macchina cinguettante”, 1922. New York, The Museum of Modern Art.

Opere il cui scopo non è quello di rappresentare la realtà ma di indagarla nei suoi più reconditi processi; un procedimento analitico molto accurato volto a percepire forme e sensazioni fisiche e psicologiche in cui l’artista libera la propria immaginazione e la materializza con la creazione di un’immagine cercando di esprimere nell’arte il mondo sotterraneo dell’inconscio e l’alfabeto dei segni dell’esistenza, pur nella disarmante consapevolezza dei limiti umani nella comprensione del mistero della vita. Scrive infatti su uno dei suoi ultimi quadri: «Sappiamo forse tutto? No, non credo».

"Il disegnatore alla finestra". Autoritratto, 1909.

“Il disegnatore alla finestra”. Autoritratto, 1909.

L’immagine che sorge da questa continua autoanalisi, curata e custodita amorevolmente, è l’esito di una lunga ed estenuante riflessione sulle difficoltà e sui dubbi in cui il pittore si dibatte, recando in sé l’eterno dilemma esistenziale della nostra precarietà su questa terra.
Artista difficilmente catalogabile in una singola categoria, non solo perché i suoi dipinti sono legati a numerosi movimenti innovativi del XX secolo, ma anche per la presenza di forme palpitanti, mistici geroglifici e creature ultraterrene che popolano le sue composizioni, Paul Klee riesce a incorporare contenuti spirituali e inconscio in uno stile che sarebbe riduttivo associarlo ad un movimento artistico con caratteristiche ben definite.

"Ragazza con brocche", 1910.

“Ragazza con brocche”, 1910.

La sua produzione artistica ha indelebilmente mutato il corso dell’arte moderna e influenzato generazioni di pittori. L’artista viene oggi infatti annoverato tra i grandi maestri della storia dell’arte, dopo essere scivolato nel dimenticatoio per molto tempo. Salito alla ribalta nell’era contemporanea, il suo interesse nei confronti dell’inconscio e della follia ha affascinato e continua ad ammaliare gli estimatori di un’arte fuori dagli schemi convenzionali e impossibile da catalogare.

Gioco a carte in giardino (1913).

Gioco a carte in giardino (1913).

Ernst Paul Klee nasce a Münchenbuchsee, un piccolo comune vicino Berna, il 18 dicembre del 1879, da una famiglia di musicisti che a soli sette anni lo avvia allo studio del violino. Qualche mese dopo la sua nascita, la famiglia si stabilisce a Berna dove il padre insegna al Conservatorio Hofwyl. Paul cresce in un ambiente molto colto, il cui interesse è rivolto in particolar modo alla poesia, alla musica e alla pittura. Quest’ultima, nonostante l’artista diventerà un violinista di talento e suonerà a lungo nell’orchestra municipale di Berna, prenderà il sopravvento tra le numerose passioni di Klee.

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Compie studi regolari senza però mai smettere di studiare violino o lasciar scemare la passione per la pittura nella cui scelta dei supporti includerà, oltre la tradizionale tela, insolite basi pittoriche, tra cui la carta di giornale, la juta e cartoncini di diverse misure.
Nel 1898 si trasferisce a Monaco di Baviera, a Schwabing, il quartiere degli artisti. In questa città, ricca di fermenti culturali e artistici, frequenta l’Accademia delle Belle Arti, entra in contatto con la corrente artistica Jugendstil e si appassiona alle opere di Gustav Klimt.

"Angelus Novus", 1920.

“Angelus Novus”, 1920.

La sua è una vita intensa e ricca di numerosi interessi che mostrano la sua instancabile ricerca filosofica, naturalistica, poetica e naturalmente artistica. Molti anche i suoi soggiorni all’estero e la sua illimitata curiosità lo spinge anche a visitare la Tunisia e l’Egitto, oltre l’Italia e la Francia in cui soggiornò diverse volte. Non vivrà mai per molto tempo nello stesso luogo e riuscirà a trarre da ogni viaggio e da ogni incontro motivi di riflessione e di ulteriore crescita interiore, anche se non è possibile riconoscere nella sua vasta produzione di circa novemila opere, un’influenza di qualsiasi tendenza del presente o del passato.

"Gatto e uccello", 1928. The Museum of Modern Art, MoMA, New York.

“Gatto e uccello”, 1928. The Museum of Modern Art, MoMA, New York.

A ventitré anni, la scoperta casuale di alcuni suoi disegni d’infanzia lo emozionano a tal punto da fargli scrivere alla fidanzata Lily Stumpf una lettera in cui sottolinea il suo desiderio di riuscire a disegnare come un bambino. Klee non idealizza la cosiddetta “età dell’innocenza”; vuole semplicemente far ritorno a quel periodo primordiale e magico in cui la creazione non viene inficiata dalla razionalità.

 

"Avviso delle navi", 1917.

“Avviso delle navi”, 1917.

Nel 1905, durante il primo soggiorno a Parigi, conosce i quadri impressionisti e resta particolarmente colpito dalle opere di Leonardo da Vinci.
L’anno seguente si sposa con la musicista Lily Stumpf dalla quale avrà un figlio.

Paul Klee insieme alla moglie Lily Stumpf.

Paul Klee insieme alla moglie Lily Stumpf.

Dopo l’esperienza maturata insieme a Kandinskij, Macke e Marc, con il gruppo del “Cavaliere Azzurro“(1911), conosce l’arte dei futuristi da cui apprende l’utilizzo dei colori e della luce per fissare indelebilmente nelle composizioni nuove qualità dinamiche e temporali riuscendo così a fondere la folgorazione del momento con il ricordo.
La sua formazione artistica si avvale di altri significativi incontri, ma non bisogna dimenticare che l’originalità della produzione di Paul Klee è da attribuirsi anche alla familiarità del pittore con la musica con la conseguente padronanza del processo compositivo che gli apre la strada verso una concezione estetica in grado di assimilare e fondersi con l’humus culturale e artistico del suo tempo.
Nel 1914 Klee e Macke decidono di trascorrere un breve soggiorno in Tunisia su proposta del pittore svizzero Louis Moillet. L’esperienza tunisina verrà considerata dall’artista un momento privilegiato della propria formazione: la luce accecante del Mediterraneo, i paesaggi tunisini e l’atmosfera sognante delle notti arabe suscitano nel pittore l’effetto di una vera e propria rivelazione che lo condurrà alla scoperta delle qualità costruttive del colore.

 

"Motivo da Hammamet", 1914.

“Motivo da Hammamet”, 1914.

L’atmosfera e i colori avvolgenti della Tunisia suscitano altre riflessioni nel percorso artistico di Klee che, assimilate profondamente le sensazioni derivategli da tale esperienza, traspone forme e colori di un oggetto osservato in campiture cromatiche di forma per lo più quadrangolare che evidenziano ancor più l’autonomia del dipinto rispetto al modello, così come si può notare nel quadro “Motivo da Hammamet” (1914), in cui l’ispirazione del momento sembra aver lasciato piena libertà alla spazialità di un dipinto armonico e privo della rigidità di una struttura geometrica.

"Davanti alle porte di Kairouan", 1914. Berna, Kunstmuseum.

“Davanti alle porte di Kairouan”, 1914. Berna, Kunstmuseum.

Klee acquisisce dopo questo soggiorno la consapevolezza di essere un “pittore autentico” in virtù di questo nuovo utilizzo del colore concepito come elemento di strutturazione architettonica e di trasfigurazione poetica della realtà.
Con il trascorrere degli anni si accentua il suo interesse per l’arte primitiva, l’espressività infantile e le culture arcaiche che daranno vita ad altri dipinti incantevoli e singolari in cui si manifesta palesemente l’ispirazione ad un’arte dettata da un bisogno meramente emotivo.

"Senecio (presto un uomo vecchio)", 1922. Basilea, Kunstmuseum.

“Senecio (presto un uomo vecchio)”, 1922. Basilea, Kunstmuseum.

Nello stesso anno Klee espone a Berlino insieme a Marc Chagall e due anni dopo viene chiamato a combattere durante la Prima Guerra Mondiale. Nonostante l’impegno militare, l’artista continuerà a dedicarsi all’arte, ad esporre e a scrivere. Il suo nome comincia ad acquisire notorietà e nel 1918 scrive un saggio molto significativo sulle teorie della forma e del colore, “La confessione creatrice“.
Una mostra a Monaco, nel 1919, farà sì che la sua fama si estenderà a livello mondiale.

"Caffè a Tunisi", 1914.

“Caffè a Tunisi”, 1914.

Dal gennaio del 1921 all’aprile del 1931 Klee insegna al Bauhaus di Weimar, la scuola superiore d’arte fondata nel 1919 dall’architetto Walter Gropius. Dopo un soggiorno in Italia, nel 1926, dove subisce il fascino dei mosaici delle basiliche paleocristiane di Ravenna, la sua pittura si evolverà assumendo una fisionomia nuova grazie alla stesura di pennellate puntiformi che conferiscono un’originale trasparenza e ampiezza alla struttura cromatica.

"Croci e colonne", 1931.

“Croci e colonne”, 1931.

Lasciata la cattedra al Bauhaus, soppressa due anni dopo dai nazisti che la ritengono una scuola bolscevica, insegna presso l’Accademia di Düsseldorf. Appena due anni dopo, è costretto dai nazisti a dimettersi perché la sua arte, insieme a quella di altri suoi contemporanei, viene considerata “degenerata”.
Tornato a Berna a causa di tali persecuzioni, continua a dipingere senza che emergano significativi cambiamenti al suo stile.

"Fuga in rosso", 1921.

“Fuga in rosso”, 1921.

Ma nel 1935 la sua produzione muta profondamente. Colpito da una grave malattia autoimmune, la sclerodermia, Klee continuerà a dipingere quelli che molti studiosi considerano i suoi capolavori. A differenza del passato, crea opere di grandi dimensioni i cui segni dapprima esili e appena accennati diventano aggressivi, marcati, mentre i colori si fanno via via sempre più cupi e sofferti.  Il suo primo dipinto dopo la diagnosi è un autoritratto dal titolo “L’uomo segnato” (1935). Gli occhi di un uomo che per la prima volta deve affrontare una rara malattia alla pelle sembrano cercare una risposta alla sofferenza e alla caducità della nostra vita.

"L'uomo segnato", 1935.

“L’uomo segnato”, 1935.

Due linee nere segnano, assumendo la forma di una X, il volto smarrito del pittore. Una X che potrebbe assumere il significato di scomparsa e i colori drammatici delineano un nuovo percorso artistico e umano di Klee che, a causa della malattia è costretto ad abbandonare la musica, rifugiandosi ancor più nella pittura.
Molti i dipinti emblematici del malessere psico-fisico che investe l’artista. Nell’inquietante quadro “La notte di Valpurga” (1935) sembra prevalere quel presentimento, rivelatosi poi profetico, di una tragedia che sta per incombere sull’Europa.

"La notte di Valpurga", 1935. Londra, Tate Gallery.

“La notte di Valpurga”, 1935. Londra, Tate Gallery.

Secondo alcuni studiosi di arte e di medicina, Klee, estremamente gratificato dall’insegnamento, soffre moltissimo quando viene rimosso dal suo incarico con l’accusa di “artista degenerato” e “malato di mente“. Il ritorno a Berna si presenta piuttosto difficile non solo a causa delle difficoltà economiche, ma anche per una profonda depressione che colpisce il pittore. Questa sofferenza psichica potrebbe, secondo gli studiosi, aver indebolito le difese immunitarie e scatenato la malattia.

"Il grigio e la costa", 1938.

“Il grigio e la costa”, 1938.

Altre opere, tra cui “Il grigio e la costa” (1938), in cui riflette sul tema del viaggio, inteso come metafora della morte, Paul Klee descrive il suo dolore e la sua sofferenza dovuti anche a ragioni politiche; nel 1937 diciassette suoi dipinti esposti a Monaco e oltre un centinaio di quadri di proprietà pubblica vengono confiscati dai nazisti e venduti all’asta.
Si prepara alla morte con dipinti che rispecchiano il suo disagio e la lotta che l’artista deve fronteggiare non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale, impedendogli così anche di poter continuare ad insegnare, un’altra passione della sua vita.
Il suo addio alla vita non avviene però in modo del tutto triste; nelle sue ultime opere possiamo ritrovare anche i fiori, la natura e soprattutto quei colori tanto amati da Paul Klee.
Nel maggio del 1940, durante un soggiorno a Locarno, le sue condizioni di salute si aggravano e l’artista viene ricoverato.
Si spegnerà  il 29 giugno nella cittadina di Muralto, nei pressi di Locarno.
In tale giorno si celebra il “World Scleroderma Day”, proprio perché Klee, affetto da sclerodermia, è diventato il simbolo per tutti coloro che devono fronteggiare questa malattia.
Il coloratissimo dipinto “Giardino di Tunisi” (1919) è diventato il logo dell’Associazione per lo Studio della Sclerosi Sistemica e delle Malattie Fibrosanti onlus. Pur essendo stato realizzato molti anni prima dell’insorgere di tale malattia, sembra che gli alberi raffigurati nel quadro rimandino alle mani dei malati di sclerodermia che, con il passare del tempo, s’irrigidiscono e perdono vitalità.

"Giardino di Tunisi", 1919.

“Giardino di Tunisi”, 1919.

Klee assurge a personaggio simbolo di questa lotta alla sclerodermia anche perché, nonostante lo smarrimento iniziale dovuto all’implacabile diagnosi effettuata, la sua sofferenza si traduce in un appassionato e instancabile impegno creativo. Nonostante i dolori e l’irrigidimento degli arti, negli ultimi cinque anni della sua vita realizza infatti ben 213 opere. E a dispetto dei critici svizzeri che lo definiscono schizofrenico, Paul Klee continua a dipingere fino alla morte donando al mondo opere immortali.

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