L’inizio della fine del consumismo

Molti anni fa si pensava che in futuro avremmo lavorato meno, il tempo libero a disposizione sarebbe stato maggiore e ciò avrebbe di conseguenza apportato un miglioramento alla qualità della nostra vita.
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Coloro che avevano presagito un futuro così roseo resterebbero oggi sbalorditi dinnanzi ad una simile involuzione che tristemente affligge la vita dell’uomo contemporaneo; oggi lavoriamo molto di più e siamo più stressati dei nostri genitori e dei nostri nonni. Camminiamo velocemente, comunichiamo in modo essenziale e dormiamo meno delle generazioni che ci hanno preceduto.
I giorni volano via velocemente e spesso non ne conserviamo nemmeno la memoria. Nonostante lo sviluppo della tecnologia, che avrebbe dovuto aiutarci a risparmiare tempo, il potersi dedicare alle nostre passioni è diventato un lusso per pochi privilegiati.
Guadagnamo meno dei nostri genitori e ci lamentiamo continuamente della vita che conduciamo.
L’argomento di discussione più diffuso riguarda la crescita, vista come un obiettivo irrinunciabile.
Basta infatti sfogliare un giornale o accendere la televisione per sentire il solito disco rotto che parla con tono mesto di “calo di consumi” come se si trattasse di una notizia catastrofica.
Che cosa ha di così apocalittico una constatazione del genere? Nessuno si azzarda a dire che proprio una delle cause principali dell’imbarbarimento della nostrà società deriva dal consumismo?

consumismo

Protesta singolare di studenti brasiliani contro la società dei consumi.

Alexis de Tocqueville, nel 1835, aveva profetizzato una subdola dittatura che avrebbe dominato il mondo:«Se cerco d’immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla di innumerevoli uomini uguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri».
Inquietante profezia che, sfortunatamente, si è avverata e che oggi, a causa di una grave crisi economica, mostra agli osservatori più acuti l’insostenibilità del nostro sistema economico-sociale.
Questi studiosi ritengono sia giunto il momento di comprendere che la società dei consumi gioca un ruolo decisivo nell’infelicità umana e che il consumismo è ormai al collasso.
Sorge spontanea una domanda: cosa ha provocato nell’uomo questa necessità cronica di acquistare continuamente sempre più cose, realizzate appositamente per durare poco e per passare di moda in breve tempo?
Siamo stati e siamo ( oggi meno di ieri solo perché i salari sono bassi) dei consumatori infelici e poche sono state le voci ribelli a questo sistema.

Gli stessi partiti politici, che siano di destra, di sinistra, che si facciano chiamare “movimenti” per far credere agli ingenui di essere “diversi dagli altri”, sono da tempo asserviti al potere economico e sarebbe stupido meravigliarsi di fronte al crescente disinteresse verso la politica.
Che le masse siano facilmente manipolabili non è affatto una recente scoperta. Basta studiare la storia per rendersi conto di quanto sia semplice controllarle anche in periodi di non belligeranza e di democrazia.
Chiediamoci invece cosa sia il consumismo e in che modo si sia impossessato della nostra vita.

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Folla di cinesi per l’acquisto di un ultimo modello di iPhone…

Il consumismo è un comportamento volto ad aumentare l’acquisizione di beni di consumo individuale molto al di là dei bisogni primari dei fruitori.
Tale fenomeno non ha origini molto antiche: in passato contrassegnava solo una parte dei ceti sociali.
Già alla fine dell’Ottocento, Thorstein Bunde Veblen, noto economista e sociologo statunitense, aveva individuato nei ceti ricchi la tendenza ad accumulare beni di consumo “appariscenti” acquistati non in funzione del loro intrinseco valore, ma con lo scopo di esibire la facoltosità del proprietario.
Con il passare del tempo questo tipo di consumismo è andato ad estendersi anche al ceto medio e ad una parte delle classi popolari: un prodotto costoso viene usato come strumento finalizzato ad alludere ad una reale o presunta superiorità economica e sociale.

L’avvento della televisione e di altri mezzi di comunicazione di massa hanno completato l’opera manipolativa. Cresce in modo elevato il numero di persone di qualsiasi ceto sociale che intravede nello sviluppo dei propri consumi non solo un mezzo per impossessarsi di status symbols, quanto soprattutto una finalità da rincorrere nel convincimento, attuato in maniera più o meno subdola dai mass media, che certi beni superflui siano necessari.

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Uno dei più moderni esempi di falso bisogno creato dalla società dei consumi è costituito dal cellulare, indubbiamente uno strumento di comunicazione molto utile in caso di emergenza oppure per chi svolge una professione ove sia prevista la necessità di essere sempre reperibili. In una società in cui il benessere e la sicurezza dell’uomo dovrebbero essere al centro degli interessi dei governanti, si sarebbe provveduto a fornire ogni abitante del pianeta di uno strumento così utile. Così come si sarebbe provveduto a fornire tutti di una casa e di tanti altri veri bisogni dell’essere umano. Ma questo è un altro discorso che investe l’egoismo umano e si andrebbe fuori tema. Torniamo al discorso del telefonino, invenzione indubbiamente staordinaria, ma se fosse stato dato a tutti, il guadagno per chi li produceva sarebbe stato esiguo e, soprattutto, non sarebbe diventato un oggetto di consumo e quindi di dipendenza.
E allora via con la produzione di telefonini sempre più sofisticati e con innumerevoli funzioni di cui non abbiamo alcun bisogno.
File interminabili per essere i primi a possedere l’ultimo modello di telefonino, soprattutto se il costo è abbastanza elevato, pur di sfoggiarlo continuamente con colleghi e amici, o presunti tali.
E chi non ha alcuna intenzione di uniformarsi alla massa viene considerato un alieno oppure un semplice “perdente” che non può disporre della quantità di denaro necessaria a tale acquisto.

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Siamo veramente caduti in basso nel seguire bovinamente un consumismo che di certo non ha migliorato la nostra vita, visto l’aumento delle ore di lavoro, dello stress, della depressione e del consumo di psicofarmaci.
Nei miei contatti quotidiani ho potuto constatare che la maggioranza della gente parla solo ed  esclusivamente di soldi che non bastano mai, di debiti da pagare e di mutui da estinguere.
Un’altra domanda sorge spontanea: Per quale ragione si continua a parlare di crescita dei consumi quando si è pienamente consapevoli che l’ambiente non può sopportare più questo sfrenato consumismo?
La risposta è molto semplice e si chiama neoliberismo. Presentato come una dottrina politica e adottato dai governi di tutto il mondo, il neoliberismo è riuscito, anche attraverso la politica e i mass media, a far sì che il nuovo vangelo fosse proprio il consumismo. Ed è riuscito anche a stimolare uno degli istinti più bassi e deleteri dell’essere umano: l’avidità.
A tal proposito consiglio, per chi non l’avesse fatto, la visione del film di Oliver StoneWall Street, il denaro non dorme mai” di cui riporto una citazione molto significativa.

Michael Douglas nel ruolo di Gordon Gekko nel film di Oliver Stone "Wall Street, il denaro non dorme mai".

Michael Douglas nel ruolo di Gordon Gekko nel film di Oliver Stone “Wall Street, il denaro non dorme mai”.

Il cinico Gordon Gekko tiene una lezione di economia all’università e parla anche di avidità:
«Qualcuno mi ha ricordato qualche sera fa che una volta ho detto “l’avidità è giusta”… a quanto pare è diventata legge. Perché, vedete, è l’avidità che spinge il mio amico barista a comprare 3 case che non può permettersi senza dare l’anticipo; ed è l’avidità che spinge i vostri genitori a chiedere un mutuo di 250,000$ sulla casa che ne vale 200. E con quei 50 correre al centro commerciale a comprare la TV al plasma, l’ultimo cellulare, il computer e già che ci sono anche un Suv. E perché non anche la seconda casa, in effetti conviene… È chiaro come il sole, basta fare un po’ di attenzione: la madre di ogni male di oggi è la speculazione, il debito indotto. In conclusione il vero nemico è il prestito, è ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta, senza ritorno. È sistemico, maligno, ed è globale come il cancro.»
Subiamo adesso un martellamento continuo dai parte dei mass media, e quindi dei nostri governanti assoggettati alla finanza, che si deve acquistare per far crescere l’economia e quindi evitare che molti uomini restino senza lavoro. Sembra, dunque, di essere entrati in un circolo vizioso senza uscita.
E adesso che il potere di acquisto è crollato, dopo anni e anni di pubblicità che spingevano i consumatori a possedere sempre di più e a circondarsi di oggetti inutili, ci si accorge, come per incanto, che quel sistema è crollato e con esso il consumismo.
Prima di quando pensiamo, anche il più incallito consumatore capirà che dobbiamo essere pronti a vivere con serenità una decrescita che sicuramente migliorerà i rapporti umani e l’ambiente.

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Volenti o nolenti, dobbiamo disintossicarci da questa droga soprattutto per lasciare ai posteri un ambiente non dico incontaminato, visto che ormai il danno è stato fatto, ma almeno un po’ meno peggio di quello che abbiamo oggi.
Non sarà facile, ma bisogna almeno essere pronti a combattere quella mentalità che hanno cercato di inculcarci e che ha convinto i più a nutrire insoddisfazioni per ciò che possiedono e far loro desiderare oggetti che non hanno.
Troppe persone spendono soldi che non hanno guadagnato, per comprare cose che non vogliono, per impressionare persone che non amano.” Will Rogers aveva ben sintetizzato una delle caratteristiche umane più masochiste e disastrose.
Prendiamo esempio dal piccolo regno del Buthan per intraprendere un percorso innovativo e resistere ad un’informazione che ci parla sempre di felicità intesa come crescita economica. Tale paese ha adottato un nuovo strumento volto a misurare il successo economico di uno stato prendendo come riferimento la percezione che hanno gli abitanti della loro vita e della salubrità dell’ambiente.

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Sicuramente i magnati dell’economia cercheranno di ostacolare in tutti i modi possibili tale metrica, ma prima o poi noi consumatori capiremo che lo shopping spudorato di un tempo sarà solo un ricordo, anche perchè mancano le risorse ambientali necessarie per sostenere quell’obsoleto sistema di vita.
Per evitare il trauma che seguirà la caduta del consumismo è meglio esser pronti. I cambiamenti non avvengono mai in modo indolore.
E voi, in che modo state affrontando la fine del consumismo? Credendo forse ciecamente ai vari guri che promettono il ritorno di shopping spensierati, pensionamenti anticipati e nascita di nuovi posti di lavoro? Oppure già da tempo avete modificato il vostro stile di vita con serenità? O, meglio ancora, non siete mai stati vittime del consumismo sfrenato? In questa categoria ci occuperemo di analizzare in che modo stia cambiando il nostro stile di vita e saranno raccolti consigli per affrontare con tranquillità questo cambiamento epocale.

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