L’anarchia teatrale di George Bernard Shaw.

«Io credo in Michelangelo, Velàsquez, e Rembrandt; nel potere del disegno, nel mistero del colore, nella redenzione di tutte le cose per mezzo della sempiterna bellezza, e al messaggio dell’Arte che ha reso quelle mani benedette.
Amen. Amen».

George Bernard Shaw, biografia, opere e pensiero
Vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1925 «Per il suo lavoro intriso di idealismo ed umanità, la cui satira stimolante è spesso infusa di una poetica di singolare bellezza», George Bernard Shaw raggiunge la fama come commediografo e drammaturgo con opere che deridono la morale del tempo, ancora oggi per lo più immutata, usando una tecnica innovativa in cui la stupidità e la grettezza non vengono mai sottolineate in modo diretto. Nel mettere insieme personaggi appartenenti a differenti ceti sociali fonde i valori positivi e negativi degli stessi che emergono attraverso un conflitto di idee.

Ritratto di George Bernard Shaw di Laura Knight.

Ritratto di George Bernard Shaw di Laura Knight.

Insofferente alle convenzioni sociali, morali e religiose, usa la sua produzione artistica come strumento di elevazione dell’uomo, ponendo così le basi per un nuovo modo di intendere il teatro, non più visto come semplice intrattenimento, ma come attivo veicolo volto a scuotere le coscienze in modo saggio e creativo.
Dichiaratamente scrittore di drammi a tesi, tutte le sue opere teatrali si pongono l’obiettivo di dimostrare il suo pensiero, di denunciare un male sociale o morale attraverso una critica feroce, seguita spesso da un’implicita proposta.
Tuttavia il teatro di Shaw non è da ritenersi puramente didascalico nell’accezione comune del termine. Il suo è un teatro innovativo contraddistinto da un meraviglioso senso scenico ed i suoi drammi, divertenti anche nella lettura, diventano travolgenti se visti a teatro. L’artista sviscera completamente il significato delle sue commedie sfogandosi in lunghe prefazioni che possono essere considerate vere e proprie opere saggistiche. Sulla scena lascia agire i suoi personaggi, che non sono mai burattini, ma veri esseri umani in cui umorismo, allegria e dolore si alternano e si intersecano come succede nella vita reale.  Membro attivo della “Fabian Society“, un influente movimento mirante ad ottenere delle riforme sociali con metodi pacifici, crede in una socialdemocrazia che elimini la proprietà privata e dia uguali opportunità a tutti. Ma il suo pensiero politico è piuttosto confuso e mescola idee anarchiche, marxiste e irrazionali, probabilmente perché essendo un uomo di “libero pensiero“, così come ama definirsi, non riesce ad omologarsi del tutto ad una corrente politica con ideologie ben definite; non perde mai di vista il rovescio della medaglia riuscendo in tal modo a non lasciarsi imprigionare dal fanatismo.

Irlandese, ma molto legato all’Inghilterra, secondo Shaw buon senso e logica camminano di pari passo: in tutte le sue opere cerca di dimostrare che l’unica via possibile per evitare il disastro e la rovina è costituita dalla bontà e dalla giustizia. Gli eroi della sua produzione teatrale sono uomini (o donne) che si oppongono con determinazione alla follia della stupidità degli esseri vili e malvagi, e lo fanno con una passione ed una determinazione così estreme da sfiorare la santità.
Amante del paradosso, il suo teatro si discosta dall’estetismo di Oscar Wilde, le cui argute battute sono volte per lo più ad abbagliare i lettori e gli spettatori; il nostro artista usa infatti il paradosso come strumento per giungere velocemente e improvvisamente alla verità.

Lo stesso Shaw è la personificazione del paradosso: nonostante sia irlandese, si rivolge al pubblico inglese mettendone in risalto i difetti più vistosi e introducendo sempre nelle sue opere un personaggio inglese, anche quando si tratta di soggetti classici.
Vegetariano per motivi etici, in un momento in cui certe scelte non erano minimamente contemplate dagli intellettuali del periodo, la sua opera, influenzata dal drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, non si è limitata a dare una svolta al convenzionale e banale teatro tradizionale del periodo vittoriano. Uno dei messaggi sociali ricorrenti della sua produzione investe anche lo stato di sudditanza della donna ed è doveroso sottolineare che proprio a Shaw, e naturalmente anche a persone come lui, che con coraggio hanno messo a nudo le ingiustizie inerenti il ruolo marginale della donna, dobbiamo alcuni significativi mutamenti della condizione femminile nel mondo.

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Nato a Dublino il 26 luglio del 1856 da una famiglia della classe media, trascorre un’infanzia non facile a causa dell’alcolismo del padre che, in poco tempo, riduce la famiglia in miseria. La madre è una grande cantante lirica ma dedica poca attenzione al figlio e abbandona presto la famiglia.
Gli studi del giovane Shaw sono irregolari, sebbene riesca ad avere una significativa formazione culturale grazie alla sua passione per la lettura che predilige Shakespeare e Shelley.
Per poter sopravvivere inizia a lavorare sin da ragazzo e, compiuti i vent’anni, si trasferisce definitivamente a Londra. Lascerà l’Inghilterra solo una volta.
Il suo sogno di diventare uno scrittore si rivela inizialmente un fallimento e le sue prime novelle e romanzi non ottengono alcun successo.

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È uno dei fondatori della “Fabian Society“, movimento socialista conosciuto in Italia con il nome di “Fabianesimo“, cui aderiscono i maggiori intellettuali del periodo. Il fabianesimo ha tra i suoi obiettivi quello di migliorare le condizioni lavorative del proletariato britannico e il riconoscimento dei diritti della donna, ponendo così le basi per la nascita del Partito Laburista Inglese.
Si dedica a tale attività politica con grande impegno tenendo discorsi in pubblico e scrivendo per giornali e riviste.
Nel 1898 si sposa con l’ereditiera irlandese Charlotte Payne-Townshend e la stabilità economica della moglie gli consentirà di potersi dedicare interamente al suo lavoro di scrittore.

George Bernard Shaw, biografia, pensiero, opere e citazioni

George Bernard Shaw insieme alla moglie Charlotte Payne-Townshend

Dopo essersi reso conto che le sue opere di narrativa non esprimono pienamente la potente forza creativa insita in sé, decide di produrre opere teatrali per poter meglio esprimere il proprio pensiero e mostrare i problemi sociali e morali che attanagliano l’epoca vittoriana, evidenziando così la ricchezza e la corruzione delle classi dirigenti e lo sfruttamento dei lavoratori. Estremamente abile nel mettere alla berlina la borghesia inglese, Shaw riesce, tramite dialoghi di sottile umorismo tra i personaggi delle sue opere, a far sì che il suo messaggio sociale sia accessibile a tutti.
E proprio in questo si esprime la sua grandezza.
In quell’epoca di falso puritanesimo che caratterizza l’epoca vittoriana, Shaw affronta temi sociali drammatici, dalla prostituzione alle nefaste conseguenze del capitalismo, senza mai nemmeno pronunciare la parola prostituzione e donando al mondo commedie di considerevole pregio tecnico e stilistico.
Nonostante la sua produzione di umanissima intensità affronti tematiche “scabrose” con garbo e prudenza, l’opera “La professione della signora Warren“, scritta nel 1894, suscita molte polemiche e incorre nelle ire dei censori teatrali. Lo scrittore è infatti “reo” di aver osato portare sulla scena il dramma della prostituzione. Non si possono non condividere le parole di Shaw nella sua prefazione dove sottolinea che non è la presunta immoralità del tema trattato, ma il senso di colpa che ogni membro della società avverte nei confronti delle brutture che la tormentano e il sentirsi in qualche modo responsabile dello sfruttamento delle disgrazie altrui, a far scatenare l’ira della censura.

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Il pensiero dello scrittore sulla povertà e la condizione della donna è ben palese in quest’opera: non è il vizio o il desiderio di vivere nel lusso a indurre molte ragazze povere ad esercitare il mestiere più antico del mondo, ma la mancanza di alternative in una società dove, se una ragazza non è ricca, è costretta a bruciare gli anni migliori della propria vita dentro una squallida fabbrica prive di adeguate precauzioni sanitarie e, dunque, destinata ben presto a tramutarsi in relitto umano.
Emerge una figura femminile di grande interesse ne “La professione della signora Warren“: è la figlia della vecchia tenutaria della casa d’appuntamenti, una delle pochissime privilegiate che ha potuto frequentare l’università, decisa ad affrontare il mondo con coraggiosa indipendenza. In quella donna nuova, Shaw e pochissimi altri intellettuali del periodo, ripongono la sperenza di un futuro libero dall’oppressione maschilista.

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La sua notorietà si diffonde in tutto il mondo grazie a capolavori tuttora di estrema attualità.
Profondo osservatore dell’animo umano, nella sua numerosa produzione letteraria si evince questa sua dote di riflessione sulla difficoltà di afferrare la mutabilità dell’uomo mostrando, senza indugio alcuno, milionari in grado di comprendere l’ingiustizia ed operare in loro un profondo cambiamento verso l’umanità e la giustizia, a cui si contrappongono persone appartenenti a classi lavoratrici che diventano inumane e snob.
Scrive oltre cinquanta opere teatrali che si distinguono anche, come già evidenziato prima, per una prefazione scritta dallo stesso autore, in cui emerge il suo punto di vista riguardo il comportamento che certi personaggi avrebbero dovuto adottare.
Il teatro, per Shaw, dev’essere infatti «una fucina di pensieri, una guida per la coscienza, un commentario della condotta sociale, una corazza contro la disperazione e la stupidità e un tempio per l’Elevazione dell’Uomo… Una presentazione, sotto forma di parabola, del conflitto tra la volontà dell’uomo e l’ambiente; in una parola di un problema».
George Bernard Shaw, biografia, pensiero, opere e citazioniIl suo distacco dalla tradizione avviene attraverso una brillante satira che ridicolizza in modo sagace, ma mai offensiva, i pregiudizi e le ingiustizie sociali.
Tra le sue opere bisogna menzionare quelle che più esprimono la sua rottura con le convenzioni teatrali del tempo. “Uomo e superuomo“, (1903), “Il dilemma del dottore“(1906), “Pigmalione“,(1912) e “Casa Cuore Infranto” (1920), così come altre sue produzioni, mostrano quella padronanza della tecnica teatrale di Shaw che riesce sapientemente a misurare ogni dialogo nella cui fluidità del dibattito innescato si manifesta un’accorta caratterizzazione dei personaggi.
Una versione moderna della “commedia dei costumi” predominante nel Settecento.
Un teatro pieno di vitalità in cui i personaggi rappresentati non sono altro che i portavoce di Shaw e delle convenzioni sociali da lui detestate.
Difficile non lasciarsi contagiare dalla verve di questo grande artista che, alla morte della moglie, nel 1943, si ritira in solitudine nella sua casa di Ayot Saint Lawrence.
Si spegne sette anni dopo, il 2 novembre del 1950, nel suo giardino, mentre rincorre il volo di una farfalla di cui vuole ammirarne lo splendore. Nel testamento mette a disposizione la sua considerevole fortuna con il fine di creare un fondo volto a riformare la lingua inglese, a suo avviso illogica per l’evidente divario tra l’ortografia e la pronuncia. Fortunatamente quell’insolito progetto non è stato mai attuato; se ciò fosse accaduto, probabilmente l’inglese, con la sua sublime fusione di parole latine e germaniche, non sarebbe divenuta quella lingua internazionale accessibile a tutti.
Ai suoi pensieri più significativi, citati ancora oggi da molti personaggi illustri, dedico una raccolta, invitandovi a leggere, tra le altre, la già citata opera “Pigmalione“, a cui è ispirata la nota trasposizione cinematografica “My Fair Lady“con Rex Harrison e Audrey Hepburn.
Buona lettura.

Una scena del film "My fair lady", con Audrey Hepburn e Rex Harrison.

Una scena del film “My fair lady”, con Audrey Hepburn e Rex Harrison.

Conoscerete almeno sei persone che non sono di alcuna utilità e creano più problemi di quanto valgano. Prendeteli e dite loro: “Caro signore o cara signora, potrebbe spiegarci la sua esistenza? Se non può giustificarla, se non controlla il suo peso, se non produce quanto o più di quel che consuma, allora non possiamo utilizzare quell’enorme organizzazione che è la nostra società allo scopo di tenerla in vita, perché la sua vita non produce alcun beneficio per noi, e non è di molta utilità nemmeno per lei“.
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Gli animali sono miei amici… e io non mangio i miei amici.
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Il segreto per essere infelici sta nell’avere il tempo sufficiente per domandarsi se si è felici.
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Non sa niente, e crede di saper tutto. Questo fa chiaramente prevedere una carriera politica.
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George Bernard Shaw, biografia, pensiero e citazioni
Per giocare a golf non è indispensabile essere stupidi, però aiuta.
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Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
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Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
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La vita non è per me una breve candela. È una specie di splendida torcia che sto trattenendo per il momento, e voglio che splenda il più possibile prima di passarla alle generazioni future.
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George Bernard Shaw, biografia, pensiero e citazioni
L’uomo è arrivato quando fa per mestiere quel che farebbe gratis.
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L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.
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Se i più adatti sopravvivono e i malvagi prosperano, la natura è il dio dei mascalzoni.
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Il valore di una persona dipende dal numero di cose delle quali si vergogna.
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Una vita spesa a compiere errori non solo è più onorevole, ma molto più utile di una vita consumata a non far niente.
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Il solo uomo davvero dotato di sensibilità che ho incontrato in vita mia era il mio sarto: mi prendeva le misure tutte le volte che mi vedeva, mentre tutti gli altri mantenevano le vecchie misure e si aspettavano che io mi ci adattassi.
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Il silenzio è la più perfetta espressione del disprezzo.
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Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: “Perché”. Io sogno cose mai esistite e dico: “Perché no?”
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Gli inglesi non saranno mai schiavi. Avranno sempre la libertà di fare ciò che il governo e l’opinione pubblica pretendono da loro.
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Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza; questa è l’essenza della disumanità.
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