
“Accanto all’amore della libertà, colloco la passione dello sdegno, inteso come quel profondo senso di repulsione per l’ingiustizia che è proprio degli animi grandi ed è invece del tutto sconosciuto agli animi servili ed ignobili.“
Da “La libertà dei servi” di Maurizio Viroli.
( 📸 da Pinterest )

|Quando spunta la luna
tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.
Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell’infinito.|
– Federico Garcìa Lorca

“Non avrei mai potuto pensare che ci sarebbe toccato di vivere al tramonto d’un mondo.
Proprio, ti chiedo scusa.
Certo, è ridicolo che io ti chieda scusa del tempo, del secolo, dell’epoca, del mondo come va.
Ma ogni uomo è responsabile del suo tempo.”
Da “Ultimo diario” di Corrado Alvaro.

“La libertà è un respiro.
Per quelli che videro il cielo e mai lo dimenticarono, che parlano al di sopra dell’emozione, dove l’anima è calma, che non credono, o credono poco ai partiti, alle classi, ai confini, alle barriere, alle armi, alle guerre, che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell’anima e quindi sono incomparabili.
Per quelli che vedono il dolore, l’abuso, vedono la bontà o l’iniquità, dovunque siano e sentono come dovere il parlarne.
Per i cercatori di silenzio, di spazio, di notte che è intorno al mondo, di luce che è intorno al cuore.
Per quelli che attraversano questa vita lieti come fanciulli e vigili come madri.
La libertà è un respiro.“
Da “Corpo celeste” di Anna Maria Ortese*.
*Anna Maria Ortese, nata a Roma nel 1914 e morta a Rapallo nel 1998, è stata una delle voci più scomode, appartate e limpide del Novecento italiano. Guardò la realtà senza addolcirla, con un bisogno quasi fisico di sincerità e con una severità che oggi, in tempi di frasi lisce e pensieri ben pettinati, risulta persino imbarazzante.
La sua scrittura attraversa narrativa, giornalismo, poesia e reportage di viaggio. Nei suoi libri c’è il quotidiano osservato da vicino, senza compiacimento e senza distrazioni. Ci sono Napoli, Milano, il Sud, le città ferite, la povertà, gli animali, gli esclusi, le creature dimenticate da una società sempre pronta a proclamarsi civile e sempre un po’ meno pronta a dimostrarlo.
Tra le sue opere più note si ricordano “Il mare non bagna Napoli“, con cui vinse il Premio Viareggio nel 1953 e “Poveri e semplici“, vincitore del Premio Strega nel 1967.
( 📸 da Pinterest )

“Caro Vannacci,
Da padre di una futura donna e da uomo impegnato SERIAMENTE in Politica, mi sento costretto a pensare che se realmente fossi interessato ai problemi del nostro Paese, sapresti che il femminicidio esiste.
Te lo dice una persona che ha dedicato la propria vita alle politiche sociali, che da anni ascolta storie di fragilità, violenza ed emarginazione e che oggi, anche nelle istituzioni, continua a lavorare per costruire strumenti di tutela e protezione per le persone più vulnerabili.
Dire che il femminicidio non esiste significa non conoscere fino in fondo la realtà che tante donne vivono ogni giorno.
Nel 2025 in Italia ci sono stati 286 omicidi. Tra le vittime, 97 donne. E nella maggior parte dei casi non sono state uccise da sconosciuti, ma da partner, ex partner o da persone appartenenti alla loro sfera affettiva e familiare.
Ma il femminicidio non è soltanto un numero.
È una donna che vive nella paura.
È una donna che subisce minacce e violenze.
È una donna che non denuncia perché teme di non essere protetta.
È una donna che resta nella stessa casa del proprio aggressore perché non ha alternative, perché ha figli da crescere o perché si sente sola.
Il femminicidio inizia molto prima dell’omicidio. Inizia con il controllo, con il possesso, con l’umiliazione, con la privazione della libertà.
Per questo chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe avere il dovere di studiare i problemi, comprenderli e contribuire a risolverli, non a negarli.
L’Italia ha bisogno di persone competenti, capaci di affrontare questioni complesse con serietà e responsabilità. Non di chi cerca visibilità attraverso dichiarazioni provocatorie che finiscono soltanto per banalizzare il dolore di tante donne e delle loro famiglie.
La violenza sulle donne non è una battaglia della destra o della sinistra.
È una questione di civiltà, serietà e soprattutto RISPETTO per chi ha perso la vita.
E chi la nega dimostra di essere lontano anni luce dalla realtà del Paese che pretende di rappresentare.“
– Luca Trapanese
( 📸 di Serge Lutens via Pinterest )

|Se vengo a sapere della morte di 19.000 bambini palestinesi, smetto subito di interrogarmi sulla formula giuridica e sul rigore del termine “genocidio”. Siamo davanti a un’atrocità assoluta. Non parlo da statista o da storico. Ma da essere umano che non riesce più a tollerare lo strazio.|
David Grossman*, da un’intervista rilasciata a L’Espresso.
*David Grossman, scrittore israeliano nato a Gerusalemme, appartiene a quella rara specie di autori che non cercano parole comode per raccontare ciò che comodo non è.
Da anni voce pacifista e critica verso la politica israeliana, Grossman guarda il proprio paese senza indulgenza e senza odio, che è forse il modo più difficile di guardare qualcosa che si ama. Scrive dentro le famiglie spezzate, dentro le coscienze stanche, dentro quella parte dell’umanità che continua a cercare un senso anche quando la storia sembra essersi dimenticata di essere umana.
( 📸 da Pinterest )

|La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. Gente inconsapevole, gestita completamente. Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli. Chi non ha capito, non capirà mai. Io non biasimo queste persone perché loro sono strutturati per vivere e basta. Cosa vuol dire vivere e basta?
Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro. C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri.|
– Giovanni Cianti
( 📸 da Pinterest )

Tu non sai
Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.
– Alda Merini
(Immagine reperita nel Web)

“Di tutta la giornata di ieri rimane solo una tesina appoggiata sulla scrivania.
Libertà è la scritta più evidente.
Poi tutto intorno freccette colorate che portano ad altre voci.
È l’elaborato per l’orale di terza media di Kaled.
Lui è agitatissimo, io mi fingo calma, approdo sicuro, in realtà ho paura di arrivare in ritardo, ho paura che lui si blocchi, ho paura che venga ingoiato dalla troppa emozione.
Arriviamo a scuola mezz’ora in anticipo, lui legge la tesina anche in auto, ripete alcuni stralci, sbaglia.
A me viene da correggerlo ma mi mordo la lingua. Non ora, non qui, mi ripeto, come il titolo dell’ultimo libro che ho letto.
Inizia l’orale e io mi faccio invisibile dietro la porta, lui dentro non mi vuole.
Vedo il riflesso del suo corpicino seduto, nel vetro che protegge l’estintore.
Parla, parla, lega bene gli argomenti, legge il testo di Bella ciao, lo commenta, venti minuti di monologo senza inciampi.
Esce leggero e nemmeno mi guarda, passa oltre a me, al mio corpo, alla mia preoccupazione ferma sullo stomaco, vola a dare un cinque alla sua compagna di classe che entrerà fra pochi minuti, un metro e settanta di ragazzina con i capelli protetti dall’ijab e un sorriso che invade il viso. Arrivano e saltano in un abbraccio tutti gli altri.
Sono loro, la bellezza del mondo.
Si stringono e si allargano tenendosi per mano, sentono la presa e non vedono differenze tra pelle, provenienza, religione, lingue.
Sono l’intento e l’interpretazione dell’articolo 3 della nostra costituzione, quello su cui la propaganda politica mette mine antiuomo ogni santo giorno.
Sono, loro, i ragazzi del domani, l’ultima cima di speranza a cui dobbiamo appenderci per non cadere in acque torbide, in mulinelli di odio che uccidono.
Li guardo e mi rassereno.
Penso che quando lo scettro passerà nelle loro mani saranno capaci di ricostruire un mondo più umano.
Usciamo dal portone e finalmente abbraccio e bacio quel figlio che qualcuno sottolinea che non è figlio, come se partorire facesse una madre.
Rientriamo a casa dopo un bagno e una lotta a gavettoni sulla spiaggia.
Lui si addormenta portando con sé tutto il sonno del mondo, abbandonato tra le lenzuola bianche, il fresco che entra dalla finestra sul mare.
Dorme di quel sonno sereno di cui dovrebbero dormire tutti i bambini del mondo.
Il pensiero, guardando lui, vola subito a tutti i bambini di Gaza.
Non c’è più giornata, non c’è più momento in cui io riesca a distogliere il pensiero da quelle immagini per più di qualche minuto.
Dormi Kaled, dormi la pace di tutti i figli di Maometto, tu che mi hai insegnato a dire Bishmilla’ prima di mangiare.
Nel nome di Allah e ogni dio che possa esistere, pregherei, io da atea, pregherei con ogni parola, per portarvi di nuovo la pace.“
– Irene Renei
( 📸 di Andrea Layton via Pinterest )

“Oggi sappiamo per certo, ma lo abbiamo istintivamente sempre saputo, che gli animali possono soffrire esattamente come gli esseri umani. Le loro emozioni e la loro sensibilità sono spesso più forti di quelle umane. Diversi filosofi e capi religiosi hanno cercato di convincere i loro discepoli e seguaci che gli animali non sono altro che macchine senz’anima, senza sentimenti. Chiunque però abbia vissuto con un animale – sia esso un cane, un uccello o persino un topo – sa che questa teoria è una sfacciata menzogna, inventata per giustificare la crudeltà.“
– Isaac Bashevis Singer
( 📸 da Pinterest )
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