Pensieri, immagini, citazioni ( Giugno 2025 )

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|Col tempo, ci si allontana dalle feste,
dagli eventi, dalle folle rumorose
E chi guarda da fuori, a volte pensa:
“Ha perso la luce, ha perso la voglia.”
Ma non è così.
È che abbiamo imparato a scegliere.
Abbiamo capito che non dobbiamo più
essere ovunque, sorridere sempre,
adattarci dove non apparteniamo.
Abbiamo imparato a non forzare
la nostra presenza nei luoghi
dove il cuore non batte più.
E così, con una leggerezza
che un tempo sembrava impossibile,
diciamo:
“Questo non fa più per me.”
Chi ascolta, a volte, prova dispiacere.
Ma solo chi è arrivato fin qui capisce:
non è tristezza. È sollievo.
È la pace di chi non ha più bisogno
di dimostrare nulla.
È la bellezza di poter dire,
con fermezza e serenità:
“Questo lo voglio. Questo no.”
Questo, amico mio… questo è libertà.
E la libertà vera, quella che abbraccia l’anima,
non ha età.
Arriva quando smettiamo di correre
dietro a tutto e iniziamo a correre
solo verso ciò che ha senso.
Se c’è un rimpianto, è solo questo:
Che non l’abbiamo imparato prima.
Ma va bene così…
Perché quando arriva, anche se tardi, comprendiamo:
Non è mai stato questione di arrendersi.
È sempre stato un tornare a casa.|
– Dalcides Biscalquim
( 📸 da Pinterest )

 

|Spesso è più sicuro essere in catene che liberi.|
Da “Il processo” di Franz Kafka.
Josef K. si sveglia una mattina come tante altre e scopre di essere “arrestato” da un’autorità misteriosa, senza mai riuscire a capire il perché. Da questo inizio prende forma un viaggio in un sistema giudiziario oscuro e opprimente, dove corridoi senza uscita, avvocati enigmatici e giudici invisibili trasformano la realtà in un incubo sempre più surreale. Ogni tentativo di Josef K. di ottenere informazioni o di difendersi si scontra con muri di burocrazia incomprensibile, lasciando nel lettore lo stesso senso di smarrimento e frustrazione che prova il protagonista.
L’autore adotta uno stile essenziale ma carico di tensione: le scene sono dipinte con poche parole, eppure basta quel poco per farci sentire l’ingranaggio spietato che divora l’individuo. I colloqui, spesso insignificanti nei contenuti, si tingono di sinistro perché rivelano personaggi che sembrano sapere sempre più di Josef K., spingendo il lettore a chiedersi se ci sia davvero una via d’uscita. Questo crescendo di angoscia culmina in una conclusione rapida e tragica, simile a un’esecuzione improvvisa, che mette in evidenza quanto l’uomo moderno sia vulnerabile a forze che non può né comprendere né controllare.
Il processo” va ben oltre il semplice romanzo di diritto; racconta la storia di un uomo perso in un labirinto di leggi bizzarre. È una profonda meditazione sull’alienazione e sulla vita di chi si ritrova intrappolato in regole che sembrano sfuggire ad ogni logica. Con la sua penna, Kafka ci offre un’esperienza di lettura coinvolgente, che ci fa vivere, pagina dopo pagina, l’angoscia di un’umanità bloccata tra una colpa sconosciuta e una macchina giudiziaria inarrestabile.
( Immagine da Pinterest )

 

Amate gli animali: Dio ha donato loro i rudimenti del pensiero e una gioia imperturbata. Non siate voi a turbarla, non li maltrattate, non privateli della loro gioia, non contrastate il pensiero divino.
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
( 📸 da Pinterest )

 

Sopportare gente banale e noiosa per il puro gusto di parlare con qualcuno era una prospettiva rivoltante.
Da “Nuove abitudini” di Robert Cedric Sherriff.
( 📸 da Pinterest )

 

[…] Non dico che bisogna tornare alla miseria, al terrore, alla tragedia, per dare il meglio di noi, ma in qualche modo c’è da domandarsi come sia possibile che l’uomo sia diventato così indifferente alle sofferenze altrui, così incapace di reagire moralmente agli orrori del nostro tempo.
– Tiziano Terzani
( 📸 da Pinterest )

|Ma come fate a dire
Che qui è tutto normale?
Per tracciare un confine
Con linee immaginarie
bombardate un ospedale
Per un pezzo di terra
o per un pezzo di pane
Non c’è mai pace|
Da “Casa mia” di Ghali.
( Illustrazione di Lina Jaradat via Pinterest )
#Gaza
#labanalitàdelmale

 

|Il cambiamento arriverà inatteso quando i potenti saranno convinti di aver vinto.|
– Giordano Bruno
( 📸 da Pinterest )
#corsiericorsistorici

 

|La domanda più indiscreta, più insolente, più insoffribile, e la più comune anche, la più poliglotta, la più persecutoria, al telefono e faccia a faccia, la domanda che mette alla tortura chi ama la verità perché la si formula per avere in risposta una miserabilissima bugia è: “Come stai?”|
– Guido Ceronetti
( 📸 da Pinterest )

 

La “Madleen” non era solo una barca a vela, ma un vero e proprio simbolo di solidarietà e speranza per Gaza. Proprio come Rosa Parks si era seduta su un autobus per difendere la propria dignità, come Gandhi aveva indetto la rivolta pacifista denominata “Marcia del sale” per opporsi al colonialismo, e come Martin Luther King aveva guidato con coraggio la resistenza non violenta per i diritti civili, anche la “Madleen” ha rotto il silenzio sul blocco della Striscia: non portava tonnellate di viveri, ma un messaggio chiaro: “non siete soli”.
Anche se navigava in acque internazionali, la barca è stata respinta senza alcuna spiegazione mentre cercava di avvicinarsi alle coste di Gaza. Questo gesto ha dimostrato che non si è trattato di un mero “colpo mediatico”, come affermano certi esseri che si aggirano sui social solo per buttare fango su qualsiasi iniziativa umanitaria.
Otto persone hanno scelto di rimanere in prigione piuttosto che tradire l’ideale di giustizia, rifiutando di firmare per ottenere la libertà.
Il vero valore di questa iniziativa non risiede nella lunghezza della barca, ma nella grandezza del coraggio. Proprio come King aveva dimostrato con la sua protesta pacifica che un sogno può cambiare leggi e coscienze, la Madleen ha mostrato che anche un piccolo gesto può abbattere muri di indifferenza verso ciò che sta accadendo a Gaza nel silenzio vergognoso di alcuni governi “democratici” del mondo.
( 📸 dal Web )

 

“Prendila sul serio la vita
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.”
– Nazim Hikmet

 

|La scarsa considerazione che la nostra classe politica e in particolare quella più recente riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento.|
|L’etica di un non credente è più pura e disinteressata di quella di un credente che si comporta bene perché spera nella ricompensa e teme la punizione nell’aldilà.|
|Gli animali son creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non è che si devon considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori.|
Il 12 giugno del 1922, a Firenze, nasceva Margherita Hack, una vera pioniera dell’astrofisica e un’attivista che ha aperto le porte dell’Universo a chiunque alzasse gli occhi al cielo. Prima donna in Italia ad insegnare Astronomia, ha diretto l’Osservatorio di Trieste per oltre vent’anni, trasformandolo in un vivace centro di ricerca internazionale. Le sue ricerche sulle stelle e sulla struttura delle galassie hanno rappresentato una svolta nello studio del cosmo, ma è stata la sua incredibile capacità di comunicazione a renderla un volto amato dal grande pubblico: i suoi libri chiari e appassionanti, le rubriche sui principali quotidiani, e le apparizioni in radio e televisione hanno acceso la curiosità di intere generazioni.
Decisa sostenitrice del pensiero razionale, Margherita Hack ha unito la sua attività scientifica ad un forte impegno civile: vegetariana convinta, paladina dei diritti degli animali e fermamente laica, ha combattuto per la libertà di pensiero e per la separazione tra Stato e Chiesa. Con il suo stile diretto e il suo coraggio, ha sfidato tabù e pregiudizi, dimostrando come la scienza possa essere un motore di progresso sociale e culturale. Ancora oggi, il suo spirito curioso e il rigore del suo metodo ispirano studenti, ricercatori e appassionati, ricordandoci che l’esplorazione del cielo è un’avventura che può riguardare tutti.

La vera ignoranza non è l’assenza di conoscenza, bensì il rifiuto di acquisirla.
– Karl Popper
( Illustrazione da Pinterest )

 

Ciao amici e famiglia e tutti gli altri,
sono in Palestina da due settimane e un’ora e non ho ancora parole per descrivere ciò che vedo. È difficilissimo per me pensare a cosa sta succedendo qui quando mi siedo per scrivere alle persone care negli Stati Uniti. È come aprire una porta virtuale verso il lusso. Non so se molti bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi dei proiettili dei carri armati sui muri delle case e le torri di un esercito che occupa la città che li sorveglia costantemente da vicino. Penso, sebbene non ne sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisca che la vita non è così in ogni angolo del mondo. Un bambino di otto anni è stato colpito e ucciso da un carro armato israeliano due giorni prima che arrivassi qui e molti bambini mi sussurrano il suo nome – Alì – o indicano i manifesti che lo ritraggono sui muri.” […]
[…] “Adesso l’esercito israeliano è arrivato al punto di distruggere con le ruspe la strada per Gaza, ed entrambi i checkpoint principali sono chiusi. Significa che se un palestinese vuole andare ad iscriversi all’università per il prossimo quadrimestre non può farlo. La gente non può andare al lavoro, mentre chi è rimasto intrappolato dall’altra parte non può tornare a casa.” […]
Rachel Corrie era una giovane attivista statunitense, guidata da un profondo senso di giustizia. Nel 2003, si trovava a Rafah, nella Striscia di Gaza, dove decise di trasformare il suo impegno politico in azione concreta. Dopo aver completato i suoi studi ed un percorso di volontariato all’Evergreen State College, si unì all‘International Solidarity Movement, con un chiaro obiettivo: proteggere pacificamente le famiglie palestinesi dalle demolizioni ingiustificate delle loro case.
Il 16 marzo dello stesso anno, la sua vita fu tragicamente spezzata. Mentre cercava di mettersi tra un bulldozer israeliano e un’abitazione destinata alla distruzione, Rachel fu schiacciata e perse la vita a soli 24 anni. La sua morte suscitò uno shock enorme in tutto il mondo: l’esercito israeliano la descrisse come un “tragico incidente”, ma numerosi testimoni e indagini successive misero in discussione questa versione degli eventi.
Negli anni a seguire, i genitori di Rachel intrapresero una lunga battaglia legale nei tribunali israeliani, cercando giustizia per la loro perdita. Purtroppo, ogni tentativo di ottenere risarcimento o riconoscimento di responsabilità si scontrava con la cosiddetta “eccezione bellica”. Nonostante queste difficoltà legali, il ricordo di Rachel continuò a vivere. Il suo diario, poi raccolto in un libro, divenne una potente fonte di ispirazione, dando vita a opere teatrali come “My Name Is Rachel Corrie“, diretto da Alan Rickman, e a innumerevoli iniziative culturali a lei dedicate.
Oggi, oltre vent’anni dalla sua scomparsa, Rachel Corrie rappresenta un simbolo indelebile. Incarna coloro che, con coraggio e nonviolenza, scelgono di schierarsi con chi subisce ingiustizie.
( 📸 da Pinterest )
#RachelCorrie
#Palestina
#Gaza

Ecco la splendida poesia di Pier Paolo Pasolini proposta agli esami di maturità:
Mi ritrovo in questa stanza
col volto di ragazzo, e adolescente,
e ora uomo. Ma intorno a me non muta
il silenzio e il biancore sopra i muri
e l’acque; annotta da millenni
un medesimo mondo. Ma è mutato
il cuore; e dopo poche notti è stinta
tutta quella luce che dal cielo
riarde la campagna, e mille lune
non son bastate a illudermi di un tempo
che veramente fosse mio. Un breve arco
segna in cielo la luna. Volgo il capo
e la vedo discesa, e ferma, come
inesistente nella stanca luce.
E così la rispecchia la campagna
scura e serena. Credo tutto esausto
di quel perfetto inganno: ed ecco pare
farsi nuova la luna, e – all’improvviso –
cantare quieti i grilli il canto antico.
( 📸 da Pinterest )

 

|L’uomo è una strana creatura, la più distruttiva che sia mai comparsa sulla faccia della Terra.
Neanche i dinosauri sono stati così.
Solo noi, questa bestia bipede che ha la coscienza, è capace di tanta assurdità e di non migliorare.
Questo uomo è penoso, penoso!
Millenni per non progredire di un passo.
Il mondo è pieno di violenza, di egoismo.
Spiritualmente l’uomo è rimasto uguale, identico, non ha fatto un passo avanti.|
Da “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani.

 

Oggi la Striscia di Gaza rappresenta una realtà triste e cruda, la cui durezza supera quella mostrata nella celebre serie distopica coreana “Squid Game“. Non c’è finzione, non ci sono copioni: ci sono solo esseri umani bloccati in un incubo dove ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, dove l’unica regola è sopravvivere. Qui non ci sono sfide da affrontare né vincitori alla fine: ci sono solo bombe che cadono dal cielo, fame, sete, ospedali al collasso e una vita che si spegne tra le macerie.
Mentre il massacro continua, il resto del mondo osserva, spesso in silenzio, come un pubblico passivo di un gioco distorto. Ma qui non ci sono effetti speciali: ci sono corpi reali, volti di bambini, famiglie intere spazzate via.
Nel vero “Squid Game” di Gaza, le persone muoiono veramente. E chi riesce a sopravvivere lo fa senza alcuna certezza, senza sapere perché o fino a quando potrà andare avanti. Non c’è un premio in denaro in palio, ma piuttosto la lotta per la propria vita – e per quella dei propri figli.
Tutto questo accade sotto i nostri occhi. E noi? Rischiamo di agire come chi assiste ad un episodio inquietante ma poi cambia canale. Ma non possiamo più ignorare la realtà. Perché Gaza non è una serie TV. È il riflesso più crudo di quanto il mondo reale abbia oltrepassato la distopia.
( 📸 di Hatem Khaled )
#Gaza

 

Ogni tanto è bene scuotere l’albero dell’amicizia per far cadere i frutti marci.
Proverbio africano
( 📸 da Pinterest )

 

Detesto l’estate con una fermezza priva di esitazioni. È una stagione che non concede tregua né al corpo né alla mente: l’aria si fa greve, il sudore costante, e ogni gesto si complica, come se anche la più semplice azione dovesse attraversare un’invisibile resistenza atmosferica. La luce è spietata, priva di grazia; invade ogni angolo, annienta la penombra e dissipa il mistero. Il caldo non ha nulla di vitale: è una febbre del mondo, un’infiammazione diffusa che toglie lucidità e fiacca l’animo.
L’estate non possiede nobiltà. È la stagione dell’invasione acustica, del turismo di massa, dell’insofferenza ai limiti. È volgare nella sua ostentazione di corpi eccessivamente esposti, nel suo culto dell’apparenza e nella tirannia del tempo libero obbligato. Ogni sua ora sembra fatta per chi ama la superficie e rifugge la profondità.
Per chi aspira al raccoglimento, alla compostezza e all’armonia delle stagioni pensanti, l’estate non è che un’interminabile parentesi di disagio. Una stagione che non merita clemenza, ma attesa silenziosa del suo declino.
– Fabrizio Casati
( 📸 da Pinterest )

 

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