Limitiamo i consumi e cominciamo a decrescere serenamente

« Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito, è un folle oppure un economistaKenneth Boulding

La fine del consumismo

“Siamo spiacenti! Lo stile di vita che lei aveva ordinato è ormai fuori produzione”

La catena perversa del consumismo ha ormai schiavizzato gran parte della popolazione mondiale, costretta a lavorare anche dodici ore al giorno per estinguere debiti contratti in passato o per cercare di mantenere quel tenore di vita che ha preceduto l’avvento della crisi. E adesso che tale piaga ha investito la nostra società occorre riflettere e modificare le nostre abitudini.
Non possiamo più permetterci lo stile di vita che abbiamo condotto in passato e sarebbe da stupidi ipotizzare che possa durare all’infinito; il nostro sistema non può più consentire un aumento di consumi e le conseguenze ambientali, se ciò dovesse accadere, sarebbero catastrofiche.
Prepariamoci gradualmente alla cosiddetta “decrescita felice“.
Evitiamo di credere alle fandonie propinate da mass media, governanti e finte opposizioni che ci invitano a non cambiare le nostre abitudini e che propongono ricette magiche che consentiranno di far “ripartire i consumi.”

La fine del consumismoAlbert Einstein sosteneva che “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.” 
Chi crede nella favoletta di poter uscire da una crisi mettendo in atto gli stessi comportamenti e provvedimenti che hanno causato la recessione in atto, proponendo un sistema economico che ripete le stesse azioni del passato, vive d’illusioni.
Chi ci propone lo stesso modello di crescita mira solamente a rimandare il problema e acquistare consensi perchè consapevole del terrore delle masse di dover cambiare vita.
Ed ecco alcuni consigli per cominciare a decrescere in modo sereno ed acquisire un nuovo stile di vita che potrebbe evitare di distruggere ulteriormente l’ambiente.
La fine del consumismo1) Spegnano definitivamente la televisione oppure usiamola solamente per guardare film e documentari interessanti in grado di arricchire la nostra vita. Le notizie di attualità vengono date in modo molto veloce come se si volesse mirare a non far comprendere efficacemente il contenuto. Molti studiosi hanno evidenziato che gli speakers parlano più rapidamente rispetto a trent’anni fa con la pessima conseguenza di non lasciare spazio agli approfondimenti.
I giornalisti, o presunti tali, mirano a mettere in risalto episodi efferati di cronaca nera o ipotesi di pandemie per evitare di parlare di quello che sta accadendo. Inoltre chi, per rilassarsi, guarda la televisione tende a regredire mentalmente. Esistono ben altri modi per usufruire di un’informazione che ci consenta di leggere la realtà: la letture, il teatro, il cinema e il confronto con persone che possono contribuire a migliorare il nostro bagaglio culturale.

La fine del consumismo

“Quanti oggetti possiedo di cui non ho alcun bisogno.”
Socrate

2) Osserviamo gli oggetti che abbiamo accumulato negli ultimi anni e domandiamoci se hanno migliorato la nostra vita, se li avevamo acquistati per pura vanità, desiderio di possesso o per suscitare invidia negli altri esibendo il nostro tenore di vita.
Questa analisi riserverà molte sorprese.
Indirizziamo le nostre spese a beni utili.
In modo subliminale la pubblicità gioca sulle nostre emozioni facendosi forza sui nostri desideri più reconditi.
Osserviamo con attenzione lo spot di un qualsiasi prodotto e poniamoci alcune domande: vengono ben illustrate le sue peculiarità o si limita a lanciare messaggi inerenti status symbols, felicità e gratificazione?
Avere qualche soldo in più o l’allettante proposta di un finanziamento a basso costo giustificherebbe quell’acquisto pubblicizzato?
Nella maggioranza dei casi ci accorgeremo che la risposta è negativa.

Ricordate il film cult degli anni ’70 “Il prigioniero della seconda strada”?

la fine del consumismo
Il protagonista, interpretato dal grande Jack Lemmon, perde il lavoro e trascorre molto tempo a riflettere sulla sua vita. E un giorno, improvvisamente, si ritrova tra le mani un oggetto da lui acquistato tempo prima. Un oggetto tanto ridicolo quanto inutile. L’osservazione di tale oggetto gli provocherà una risata isterica, subito commentata con una frase indimenticabile che dice pressappoco così: «Ho lavorato tutta la vita per comprare questa stupidaggine.» Chissà quante volte è capitato a noi tra le mani un acquisto non ponderato ottimo solo per raccogliere polvere!

La fine del consumismo3) Mettiamo alla prova la nostra forza di volontà proponendoci degli obiettivi mirati a ridurre in modo decisivo le spese inutili.
Uno dei migliori metodi per iniziare il percorso di decrescita felice è quello di acquistare cibo basilare in quantità significative per evitare di consumare cibo preconfezionato indubbiamente più costoso e meno salutare del prodotto realizzato a casa con ingredienti genuini.
4) Cominciamo a stilare una lista di priorità riguardo le spese da effettuare ponendo al primo posto le necessità, seguite da oggetti utili e altro.
Senza nemmeno rendercene conto opereremo una severa selezione degli oggetti utili e il cosiddetto “altro” scomparirà magicamente o sarà decisamente ridimensionato.
Guardiamo, ad esempio, i nostri armadi. Spesso sono stracolmi di borse acquistate in momenti di shopping compulsivo. A volte dimentichiamo persino di averne così tante e ci sorprendiamo di essere in possesso di un numero così elevato di contenitori di oggetti. Sto usando tale esempio per ragioni personali, dato che l’acquisto continuo di borse si è sempre trattato di una mia debolezza che sono riuscita in parte a sconfiggere.
La fine del consumismo5)Diamo un’occhiata sotto i lavandini della cucina. Sembriamo essere diventati dei collezionisti di prodotti per la casa. Quanti prodotti colorati fanno bella mostra di sé dentro quelle ante? Detersivo per la polvere, prodotto per i vetri, sgrassatore per superfici della cucina, sgrassatore per superfici di acciaio, sgrassatore per il bagno, lucida ottone…Meglio fermarsi qui. Abbiamo veramente bisogno di tutti questi prodotti per pulire la nostra casa? E come facevano le nostre nonne? Eppure ricordo che le loro case erano molto pulite, forse più delle nostre. E non spendevano di certo una fortuna per avere le case ben curate.
Perchè succede questo? Eppure tutti noi sappiamo che, solo per fare un piccolo esempio, l’aceto è il prodotto più indicato per far brillare il vetro. E allora per quale ragione riempiamo le nostre case di detersivi, sgrassatori e prodotti per lucidare? Per non parlare di creme antirughe la cui efficacia, già da tempo, è stata considerata pari a zero?
La risposta è semplice: il consumismo crea prodotti specializzati con il fine di accrescere la domanda e, tramite messaggi pubblicitari studiati da esperti di marketing, insinua nella mente di noi consumatori la convinzione che quel prodotto colorato e profumato riuscirà a rendere la nostra casa luccicante e persino lussuosa come quella dello spot, o che usando quella crema riusciremo ad avere la stessa pelle levigata della modella selezionata per sponsorizzare il prodotto.
Niente di nuovo sotto il sole, si tratta semplicemente di messaggi subliminali e, senza nemmeno accorgercene, riempiamo la casa di prodotti inutili.
La fine del consumismo6) Cerchiamo di indirizzare le nostre scelte di acquisto verso prodotti biologici. Oltre ad avere un basso costo,  il loro impatto ambientale rispetto ai prodotti industriali, è nettamente minore.
Stesso discorso per i prodotti di bellezza: limitiamone l’acquisto o scegliamo prodotti naturali. Magari con il simbolo del coniglio accompagnato dalla scritta “cruelty free“: eviteremo di alimentare la barbara pratica della vivisezione sugli animali.
7) Eliminiamo dalla nostra vita carte di credito e assegni. La fine del consumismoStabiliamo un budget settimanale e preleviamo la somma di denaro di cui abbiamo bisogno. Recenti ricerche di mercato hanno rilevato che, se disponiamo solamente di contanti, la spesa scenderà del 20-25%.
Vogliamo iniziare a farlo?
8) Usiamo il vuoto a rendere
, così come facevano i nostri nonni ovvero bottiglie di acqua o di latte da riempire negli appositi distributori.
9) Per quanto possibile, evitiamo di usare l’automobile e utilizziamo maggiormente i mezzi di trasporto o le biciclette.
10) Se abbiamo la fortuna di avere un lavoro ( il lavoro dovrebbe essere un diritto dell’uomo, ma oggi viene considerato solamente una fortuna ), riflettiamo sulla necessità o meno di fare i cosiddetti “straordinari”, quelle ore aggiuntive di lavoro che consentono di arrotondare lo stipendio, ma tolgono tempo alla vita, ai nostri interessi e ai nostri familiari.
Valutiamo con attenzione questo aspetto; ormai avvezzi a ragionare in termini di guadagno, siamo sempre in tempo per modificare la nostra visione della vita. Pensiamoci bene: nessuno potrà mai restituirci il tempo trascorso con i nostri figli, con il nostro coniuge e con le persone che amiamo.
11) Pensiamo a tutte quelle cose che ci hanno costretto a ricorrere ad un prestito per ottenerle.
Ci rendono felici? Ne avevamo veramente bisogno? Se la risposta è negativa, cerchiamo di sgombrare la nostra vita da oggetti inutili che ci costringono a rispettare scadenze mensili di pagamento. Anche questa è una forma di schiavitù creata dal consumismo.
La fine del consumismoConosco molte persone che si sono indebitate per acquistare automobili di lusso volte solo a stupire amici e colleghi e negare persino l’evidenza dei fatti adducendo “motivi di lavoro” che li costringono a simili spese.
Poniamo fine a quella tendenza di imitare una società malata che vorrebbe renderci tutti uguali. Cerchiamo qualità ed efficienza, invece di metterci al volante di auto per ricconi. Ho visto amici rovinarsi l’esistenza per la spasmodica ricerca di raggiungere un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità.
12)Prendiamoci cura di uno o più animali domestici.
La fine del consumismoStudi scientifici hanno dimostrato che il contatto quotidiano con un cane o un gatto non solo riesce a liberarci dalla catena del materialismo, donandoci benessere e relax, ma ci permette pure di accedere a quella parte della nostra coscienza più antica e profonda da cui ci siamo allontanati.
13) Concediamoci periodi più o meno lunghi di disintossicazione dalle pessime notizie che giungono dal mondo.
Eliminiamo la cattiva abitudine di leggere ogni mattina il giornale; racchiude per lo più un’informazione volta a sintetizzare la parte più abominevole di questo pianeta. Sostituiamo certe consuetudini con lunghe passeggiate, visite a mostre di quadri o immersioni nella natura.
Domandiamoci da quanto tempo non ci perdiamo nell’ammirare un tramonto.
14) Creiamo un angolo di verde.
La fine del consumismoNon importa di quanto spazio disponiamo. Basta un semplice balcone. Toccare la terra, accarezzare le foglie di una pianta che vediamo crescere giorno dopo giorno, piantare semi e attendere di vedere affiorare un tenero germoglio riescono a donarci momenti di enorme benessere che nessun oggetto potrà mai darci.
E se abbiamo la fortuna di possedere una terrazza o un giardino, approfittiamone per creare un vero e proprio orto. Finalmente potremmo godere del sapore e dell’odore di insalate o piatti a base di verdure che pensavamo di aver perduto.
15)Immaginiamo, per un momento, la nostra vita priva di quei riferimenti stabili che ci consentono di andare avanti.
Saremo pronti ad affrontare una vita diversa? Conosciamo quei posti dove viene effettuato il baratto? Quanti sono gli amici e i vicini su cui possiamo veramente fare affidamento, se la nostra vita dovesse mutare improvvisamente?
Se ci sentiamo franare il terreno sotto i piedi ad una simile ipotesi, significa che dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere. Forse abbiamo dato un’eccessiva priorità al lavoro o ci siamo trincerati nella nostra famiglia trascurando affetti indispensabili per vivere in modo appagante. Il consumismo è riuscito anche a farci prefissare delle priorità che precludono la felicità e spingono all’isolamento.
16) Impariamo a goderci la nostra casa.
La fine del consumismo
Diamo vita a degli angoli confortevoli in cui poter stare bene, rilassarci e non avvertire la necessità di uscire continuamente. Domandiamoci se è il luogo in cui abbiamo voglia di trascorrere la maggior parte del nostro tempo. Se avvertiamo un senso di oppressione o smarrimento, vuol dire che abbiamo bisogno di rivederne alcuni aspetti.
Ciò non si traduce in nuovi acquisti, ma nel riflettere sui modi per renderla più accogliente.
Nel corso della mia vita ho avuto modo di conoscere persone che trascorrono il tempo a casa relegati in cucina per lasciare immacolate alcune stanze “di rappresentanza” e far bella figura nel caso di ospiti inattesi o pettegoli vicini di casa. Alcuni di loro addirittura tengono quelle stanze al buio per evitare che la luce possa rovinare i mobili. Chissà se questa categoria di persone è consapevole del fatto che un giorno sarà costretta a lasciare questa terra e non sarà certo permesso di portare con sé mobili oppure oggetti di argenteria da esposizione.
17) Siamo costretti ad acquistare dei mobili? La fine del consumismoSe proprio dobbiamo farlo, rivolgiamoci ai rivenditori di mobili usati.
Anche in questo caso molte saranno le sorprese in serbo per tutti noi. Non dimentichiamo mai che il consumo eccessivo di risorse produce un impatto ambientale non trascurabile. Ricicliamo, acquistiamo mobili usati, impariamo a restaurare…liberiamo la nostra creatività e affrontiamo in modo sereno la decrescita appena iniziata.
18) Circondiamoci di persone positive.
Qualcuno si domanderà il nesso tra decrescita felice e il contatto con persone che inviano negatività.
Eppure, basta riflettere un attimo e tale legame apparirà chiaro.
Ogni cambiamento crea stress.
Se a quella pressione aggiungiamo pure “amicizie” che trasmettono negatività, sarà molto difficile continuare il percorso intrapreso. Circondarsi di persone positive non si traduce con l’emarginare le persone depresse. Per persone negative ci si riferisce a coloro che hanno sempre condotto una vita volta all’apparenza e che adesso, non potendo più ostentare nulla, s’incattiviscono per la frustrazione di non poter più sfoggiare oggetti comprati appositamente per suscitare invidia in personcine del loro livello. Via questi rami secchi, insieme alle loro facce tirate e i loro sguardi spenti.
Le persone che meritano di starci accanto devono in qualche modo arricchire spiritualmente la nostra vita e non impoverirla ancora di più di quello che già fa il sistema disumano in cui viviamo.
19) Spingiamo chi ci dovrebbe rappresentare a spendere denaro pubblico, ovvero il nostro, a finanziare opere in grado di migliorare la qualità ambientale e la nostra vita.
Le politiche economiche tradizionali volte a rilanciare la cosiddetta “crescita” hanno fallito; non sono state capaci di creare occupazione e hanno solo aumentato il debito pubblico e le contraddizioni sociali.

La fine del consumismo
I settori che oggi presentano i più significativi spazi di mercato riguardano le tecnologie della decrescita. Solo incentivando questi sistemi finalizzati a ridurre gli sprechi di energia e l’inquinamento ambientale, e di recuperare le materie prime secondarie contenute negli oggetti dismessi, si potrà intraprendere un cammino di liberazione da un sistema ormai fallito, anche se in pochi lo dicono apertamente. Per far sì che chi detiene il potere diventi consapevole della necessità di questo cambiamento, noi consumatori dobbiamo necessariamente modificare le nostre abitudini.
20) I consumi devono essere salvaguardati senza lasciarsi soggiogare dagli eccessi. Consumare meglio, evitare gli sprechi e tornare ad imitare la vita dei nostri nonni non significa regredire, ma proteggere la salute del nostro pianeta e donare un mondo diverso a chi verrà dopo di noi.
E voi, in che modo avete modificato il vostro stile di vita? A quali oggetti avete rinunciato?
Ogni eventuale suggerimento non solo sarà il benvenuto, ma consentirà ad ognuno di noi di diventare, giorno dopo giorno, un consumatore più consapevole.
Buona decrescita felice a tutti!

La fine del consumismo

 

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5 Comments

  • Leo says:

    Ottimo post. Bisogna cominciare a farlo subito.

  • […] Ho appena ammirato alla “Gallery of Art Prague” alcune delle opere più significative di Andy Warhol nella mostra “Andy Warhol – I’m OK” che si protrarrà fino al 31 dicembre 2015 a Praga. Se avete in programma una visita in questa straordinaria città, vi consiglio vivamente di recarvi nella suddetta galleria, ubicata nella Piazza della Città Vecchia, per potervi immergere nel mondo colorato e visionario di colui che può essere considerato il più grande interprete della cosiddetta “Pop Art“. E proprio di questa corrente artistica e di Andy Warhol vorrei oggi mettere giù qualche riga per poter meglio comprenderne il significato intrinseco spesso poco chiaro a molti. “Pop Art” è l’abbreviazione di “Popular Art” letteralmente traducibile con “arte del popolo” o “arte per il popolo“. In realtà tale definizione non rimanda al contenuto della suddetta corrente; il movimento artistico in questione, sorto intorno agli anni sessanta, rivolge il proprio interesse agli oggetti, ai miti e alle forme espressive della società consumistica contemporanea per sottolinearne quell’omologazione, attuata attraverso i mass media, simbolo di uno stile di vita impersonale che distrugge l’importanza della peculiarità di ogni essere umano. L’opera d’arte si tramuta in oggetto commerciale, arte di massa prodotta in serie, arte usa e getta come succede con molti articoli che usiamo quotidianamente o con le icone della nostra società. Il quotidiano diventa così il protagonista della Pop Art che riproduce in serie prodotti o personaggi di spicco messi in risalto dai mass media. Un concetto dell’arte molto amaro che può rinviare a quel consumismo riscontrato anche nelle stesse relazioni umane prive molto spesso di un reale coinvolgimento emozionale. Il provocatore Andy Warhol, padre della Pop Art, muta il modo d’intendere l’arte proponendo una serialità di immagini che si ripete in modo ossessivo per accusare un mondo ormai soggiogato dal consumismo. […]

  • […] della società moderna, sul prezzo pagato in termini spirituali di una vita basata sul consumismo e il falso valore della crescita, suscitarono aspri dibattiti e polemiche nell’Italia del […]

  • […] capanna non si celebra quel “Natale” di sfrenato consumismo, di decadente corsa affannosa ai regali, di abiti rossi o di abeti usa e getta. Ancora oggi mi […]

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