
|Lavoravi otto ore e il capo ti chiedeva gli straordinari. Mai che ti mandassero a casa dopo sei, per esempio. Poteva restarti tempo per pensare.|
|Quando bevi, il mondo è sempre là fuori che ti aspetta, ma per un po’ almeno non ti prende alla gola.|
Da “Factotum” di Charles Bukowski.
In “Factotum” si leggono le disavventure di Henry Chinaski, un uomo che si destreggia tra lavori precari, notti di eccessi e fughe nei bar più squallidi. Con uno stile diretto, Bukowski riesce a trasformare ogni impiego malpagato in un riflesso delle illusioni legate al “sogno americano”.
Solo nella scrittura Chinaski troverà la sua salvezza, riversando sulla carta la sua vita caratterizzata da sconfitte e ribellioni.
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«Quando chiedo a coloro che incontro di parlarmi di se stessi, spesso sono rattristata dalla povertà delle risposte che ricevo. Mi rispondono “sono medico, sono contabile, sono…”
E allora aggiungo delicatamente “mi state fraintendendo: non voglio sapere quale ruolo vi è stato affidato in questa stagione teatrale, ma chi siete, cosa vi abita, vi rallegra, vi ispira?”
Molti persistono nel non capirmi, abituati come sono a non attribuire importanza alla vita che si muove dolcemente in loro.
Le cose che i nostri contemporanei sembrano considerare importanti determinano l’esatto perimetro dell’insignificanza: i premi, i mercati azionari, le mode, i rumori, le vanità individuali.
Eppure – e lo sapete tanto bene quanto me -ciò che resta di un’esistenza sono quei momenti assenti da ogni curriculum vitae e che vivono della loro propria vita; quei varchi di presenza sotto la finta corazza delle biografie.»
– Christiane Singer
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Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
Ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale
Ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
E tutta la terra si è avvolta di un nero sudario
E presto la chiave nascosta di nuovi segreti
Così copriranno di fango persino i pianeti
Vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli
I crimini contro la vita li chiamano errori
Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l’acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
Bacia i fiori, li bacia e non li coglie
Da “Eppure il vento soffia” di Pierangelo Bertoli
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|Nella mia famiglia non ci sono poeti.
Però mio nonno Gregorio,
quando annaffiava l’orto
è rimasto così tanti pomeriggi
a osservare il canale, mormorando:
Non beviamo
l’acqua: è essa a berci.
No, nella mia famiglia non ci sono poeti.
Ma una volta, da bambina, trovai dei gusci
di un uovo azzurro
ai piedi del mandorlo.
Li mostrai a mio padre e mio padre, silenzioso,
mi insegnò a costruirgli un nido
con i rametti;
e mi spiegò perché: ci sono pezzi di vita
che valgono
interi sogni.
Nella mia famiglia, vi dico, non ci sono poeti.
Ma quando la mia bisnonna
Asunción
vide per la prima volta il mare
– la prima e l’unica –
mi dicono che restò molto seria, tacendo
a lungo, prima di dire:
Grazie
per
gli occhi.
Non so da dove vengo.
Ma nella mia famiglia non ci sono poeti.|
– Martha Asunción Alonso
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“Dedico il premio a chi lotta per la parità di dignità, quella scritta nella nostra Costituzione. Dignità. Una persona povera deve avere la stessa dignità di una persona ricca e poter accedere a istruzione e sanità. Un nero deve avere la stessa dignità di un bianco. Così come un italiano deve avere la stessa dignità di uno straniero. E, lasciatemelo dire, un palestinese deve avere la stessa dignità di un israeliano”.
Ecco le parole di Elio Germano, durante la cerimonia per il ritiro del David di Donatello.
L’attore, che ha vinto il premio come miglior attore protagonista per il film “Berlinguer. La grande ambizione” di Andrea Segre, ha evidenziato come la dignità sia un diritto fondamentale, che non conosce confini né differenze sociali.
Giusto, condividiamo.
La frase “lasciatemelo dire” è molto più eloquente di tutto il suo discorso, rendendo più vivo e memorabile il messaggio che ha voluto lanciare.
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“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.“
Il 9 maggio del 1978 il giornalista ed attivista siciliano Peppino Impastato, simbolo della lotta contro la mafia, venne assassinato.
Un assassinio mascherato da suicidio. Per anni, la verità è rimasta nascosta. Soltanto grazie alla determinazione della madre, del fratello e degli attivisti antimafia, si è riusciti ad ottenere il riconoscimento del delitto mafioso e la condanna del mandante.
Nato nel 1948 a Cinisi, in una famiglia legata a “Cosa Nostra”, fin da giovane decise di distaccarsi dall’ambiente mafioso in cui era cresciuto. In un luogo segnato dalla paura e dal silenzio, Peppino iniziò ad alzare la voce e a denunciare, con passione ed ironia, i crimini e le complicità dei boss locali, in particolare quella di Gaetano Badalamenti, un potente capomafia della zona.
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“Se io dovessi morire” di Refaat Alareer
Se io dovessi morire
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere tutte le mie cose
comprare un po’ di stoffa
e qualche filo,
per farne un aquilone
(magari bianco con una lunga coda)
in modo che un bambino,
da qualche parte a Gaza
fissando negli occhi il cielo
nell’attesa che suo padre
morto all’improvviso, senza dire addio
a nessuno
né al suo corpo
né a se stesso
veda l’aquilone, il mio
aquilone che hai fatto tu,
volare là in alto
e pensi per un attimo
che ci sia un angelo lì
a riportare amore
Se dovessi morire
che porti allora una speranza
che la mia fine sia una storia!
Figura fondamentale della cultura palestinese, Refaat Alareer (1979–2023) è nato e cresciuto a Gaza.
Professore universitario, scrittore e poeta, ha saputo trasformare la letteratura in un potente strumento di libertà e resistenza. Cofondatore del progetto “We Are Not Numbers”, Alareer ha dato voce ai più giovani, dimostrando che la narrazione è la chiave per il cambiamento.
Il 6 dicembre 2023 un bombardamento aereo israeliano gli ha tolto la vita, ma il suo coraggio, la sua passione e la sua speranza continuano ancora oggi a risuonare in tutto il mondo.
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“Siamo nati solo per consumare e quando non possiamo farlo, il mondo si riempie di frustrazione, povertà, autolimitazione ed autoesclusione.“
“Non lasciatevi rubare la giovinezza interiore. Quella esterna se la porta via il tempo, è inevitabile. Ma c’è una giovinezza per cui lottare, un territorio interiore, basta guardarsi dentro, e questa giovinezza si accompagna a una piccola parola molto semplice: solidarietà, solidarietà con la condizione umana.”
“Noi politici dobbiamo vivere come vive la maggioranza e non come la minoranza.”
“Siamo i più poveri. La mia definizione di povertà è quella di Seneca “Povero è colui che ha bisogno di tanto” Perché chi ha bisogno di tanto, cioè tutti, sono i più poveri.”
Ieri si è spento José “Pepe” Mujica, a pochi giorni dal suo novantesimo compleanno. Afflitto da un tumore all’esofago, non ha mai cercato di celare la sua condizione, annunciando con la sua tipica franchezza: “Sto morendo. È l’unico modo in cui me ne andrò”.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale nella storia politica latinoamericana: Mujica non è stato solo un protagonista, ma un simbolo di integrità morale, umanità autentica e semplicità radicale. La sua eredità continua ad essere un invito a governare con il cuore e a rimanere fedeli ai propri principi.
Indimenticabile…
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“Stiamo vivendo al tempo delle invasioni barbariche. I barbari questa volta non sono persone, sono cose. Sono gli oggetti che abbiamo creduto di possedere e che ci possiedono; sono lo sviluppo produttivo che doveva essere al nostro servizio e di cui stiamo diventando schiavi; sono i mezzi di diffusione del nostro pensiero che cercano di impedirci di continuare a pensare; sono l’abbondanza dei beni che non ci dà l’agio del benessere ma l’ansia del consumo forzato; sono la febbre edilizia che sta imponendo un volto mostruoso a tutti i luoghi che ci erano cari; sono la finta pienezza delle nostre giornate in cui amicizie affetti amori appassiscono come piante senz’aria e in cui si spegne sul nascere ogni colloquio, con gli altri e con noi stessi.“
Da “Una pietra sopra” di Italo Calvino.
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“Stava spiegando
che anche gli animali
hanno un’anima.
Nessuno mise in dubbio
la sua dichiarazione.
Era possibile,
lo sapevamo tutti.
Quello di cui
non eravamo sicuri
era di avercela noi,
l’anima.”
– Charles Bukowski
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Anche Fiorella Mannoia, la settimana scorsa, ha deciso di alzare la voce ed esprimere solidarietà alla popolazione di Gaza. Come tutte le persone che non hanno un sasso al posto del cuore, ha sentito il il dovere di non voltarsi dall’altra parte di fronte a tanta sofferenza. Il suo impegno è un richiamo forte: l’arte non può rimanere silenziosa quando c’è bisogno di verità, solidarietà e pace.
Netanyahu ha appena annunciato la ripresa degli aiuti umanitari a Gaza, ma ancora i bombardamenti su un popolo inerme e intrappolato continuano…
“Gaza è una ferita aperta. Mi toglie il sonno la notte. Gaza è una delle più grandi ingiustizie che si siano perpetrate in questi ultimi anni della storia. Lì si sta consumando il più grande sterminio di civili inermi della storia recente, la ferocia che si abbatte su una popolazione intrappolata in una striscia di terra che è una delle più popolate del mondo, senza neanche la possibilità di scappare, è una vergogna che pesa sulla coscienza di ognuno di noi.
Si bombardano ospedali, ambulanze, scuole, campi profughi. Sono tre mesi che non entrano aiuti umanitari. Quelli che sono sopravvissuti ai bombardamenti stanno morendo di fame di fronte agli occhi del mondo.
Si sta usando la fame come arma di guerra. Io lo so che non cambierò niente, ma un giorno la storia ci chiederà conto del nostro silenzio e io potrò dire: Non l’hanno fatto nel mio nome.”
#GazaUnderAttack
#GazaMassacre
#NotInMyName
#FiorellaMannoia
( 📸da Pinterest )

|E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale.
Di nulla sia detto: “è naturale” in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile.|
– Bertolt Brecht
( 📸 da Pinterest )

|Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale.|
Giovanni Falcone, nato a Palermo nel 1939, è stato un magistrato instancabile che ha scelto di affrontare “Cosa Nostra” con determinazione ed una visione innovativa. Ha fondato il “pool antimafia” per rompere il silenzio omertoso e ha ideato il Maxiprocesso di Palermo, basato sulle confessioni dei pentiti e sul tracciamento dei flussi finanziari legati alla mafia. Purtroppo, il 23 maggio del 1992, un’autobomba ha tragicamente messo fine alla sua vita, a quella della moglie ed alla sua scorta, ma ha consacrato Falcone come simbolo eterno nella lotta contro la criminalità organizzata.
( 📸 da Pinterest )

|Uccidiamo ovunque, non solo in guerre, rivolte o esecuzioni.
Uccidiamo quando chiudiamo gli occhi sulla povertà, sulla sofferenza e sulla vergogna.
Allo stesso modo, ogni mancanza di rispetto per la vita, ogni rabbia, ogni indifferenza, ogni disprezzo non è altro che uccidere.|
– Hermann Hesse
( Litografia “Indifferenza” di Mykola Popov via Pinterest )

|Se ci fosse un sondaggio mondiale, la maggior parte della popolazione direbbe che quello a cui stiamo assistendo da 19 mesi non è una guerra, ma un genocidio in mondovisione. Bisognerebbe scandalizzarsi invece per la reticenza dell’Occidente democratico, che continua ad armare e sostenere Israele. Il genocidio dei palestinesi è occidentale-israeliano. Quando l’establishment se ne renderà conto, probabilmente non ci saranno più palestinesi a Gaza.|
– Rula Jebreal
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|Una persona che continua a cambiare è una persona che continua a vivere.|
– Virginia Woolf
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