«Viviamo più a lungo dei nostri antenati; ma soffriamo di migliaia di ansie e preoccupazioni artificiali. Gli antenati affaticavano solo i muscoli, noi esauriamo la forza del più sottile dei nervi».
Edward George Bulwer-Lytton
Ancora una volta, attraverso le immagini di due noti illustratori, viene rappresentata la fragilità dell’uomo di oggi, privo di riferimenti certi dinnanzi ad un mondo in continuo e imprevedibile mutamento.
Vivere non è mai stato un mestiere facile, ma oggi, forse, lo è ancor meno. Ogni illustrazione selezionata fornisce uno squarcio del mondo contemporaneo, un groviglio confusionario di frasi fatte diventate virali, e sollecitazioni ad allontanarsi dall’incerto cammino di un’umanità smarrita che cerca di sopravvivere nelle sabbie mobili di un mondo sfrenatamente liberista, in cui la salvaguardia del singolo è sottoposta alle leggi di mercato. Ed anche se ognuno di noi finge di essere più forte di ciò che realmente è, per proiettare agli altri un’immagine positiva di sé, non pochi sono gli studiosi e gli esseri pensanti a considerare la società odierna una delle più complesse e inafferrabili mai esistite ed il cui adattamento è ancora più difficile del passato proprio perché sottrae all’uomo la capacità di progettare e di controllare il futuro nell’instabilità di un mondo in cui siamo informati su tutto, ma nello stesso tempo sempre più apatici e assuefatti a quello che succede. Non potrebbe essere altrimenti. Nell’era della cosiddetta informazione, che mostra l’aumento di disuguaglianze sociali, di guerre, di terrorismo, di esodi di massa, di sottrazione di diritti, investiti ogni momento della nostra esistenza dalla sofferenza umana, i mass media ci rendono impotenti testimoni del male che attanaglia il mondo. Un male sorto dall’incontrastato imperversare del capitalismo e della globalizzazione, sistemi politico-economici che si cibano di insicurezza e si fortificano innestando continue incertezze sul nostro futuro. Destabilizzata e smarrita, la nostra sfera emotiva viene inoltre bombardata senza sosta dalla miseria di una quotidianità sempre più ostile e si difende isolandosi e distaccandosi con la comune sensazione di sentirsi un vuoto a perdere in balia della corrente del momento.
Oppressi da questa società schizofrenica che, se da un lato ci scaraventa nelle realtà più cupe, e dall’altro ci chiede di essere felici, di mostrarci, di amare noi stessi, di spendere, di consumare e di abbracciare la bellezza di questo mondo, vaghiamo incerti tra relazioni spesso transitorie e superficiali o ci rinchiudiamo nelle nostre famiglie, inconsciamente impauriti da un mondo sempre più enigmatico. Di fronte a problemi insormontabili che sottopongono a dura prova i nostri nervi, consapevoli di essere niente dinnanzi ad un mondo incerto ed in continua trasformazione, celiamo maldestramente le nostre insicurezze privilegiando le relazioni virtuali, collezionando “amici” e mettendo in mostra le nostre immagini “vincenti”. Il senso di smarrimento talvolta conduce le menti deboli ad inseguire qualsiasi manipolatore di masse che parla alla pancia attraverso il web seminando odio verso quel nemico che, “in modo geniale”, è riuscito a scovare divertendosi a fomentare guerre tra poveri e distogliere così l’attenzione dai problemi reali. La comunicazione si è ridotta all’essenziale ed è spesso priva di alcun contenuto. Si parla quasi per paura di ascoltare il nostro io che ci suggerisce di allontanarci il più possibile da un mondo simile in cui si sprecano le frasi fatte, l’esibizionismo, le vuote commemorazioni di stragi, la retorica di religioni funzionali al potere ed una politica ridotta ormai ad un ufficio di collocamento asservito agli interessi economici.
Manca un reale approfondimento di quello che veramente siamo e vogliamo. E se le ingiustizie sono sempre esistite sin da quando è apparso l’uomo sulla terra, non si può mettere in dubbio che oggi siamo più consapevoli di ciò, ma avvertiamo anche la nostra terribile impotenza dinnanzi ad un potere non più identificabile in un capetto, in un sovrano, in un despota. È anch’esso sfuggente e impossibile da inquadrare e localizzare in un soggetto o in un’area geografica. In questo marasma di informazioni sempre più spesso inattendibili, non siamo più in grado di comprendere contro chi poter sfogare la nostra frustrazione e i social network sono diventati i nostri contenitori di emozioni espresse attraverso faccine infantili, like o brevi commenti che somigliano sempre più a slogan che mostrano il nostro orientamento politico del momento, o più spesso, la nostra disaffezione ad una politica sempre più lontana dai veri problemi che ci assillano e pronta a distrarci dalle vere emergenze di un’umanità allo sbando.
Propongo adesso delle immagini, realizzate da un illustratore freelance italiano, Marco Melgrati, classe 1984, che vive a Città del Messico e collabora con varie riviste statunitensi, italiane e messicane, ed altre di Gunduz Aghayev, nato e vissuto fino a due anni fa nell’Azerbaijan, noto soprattutto in Russia, in Turchia e in Francia.
A loro, oggi, l’arduo compito di operare una sintesi della società odierna attraverso immagini satiriche che invitano alla riflessione e, talvolta, alla fuga da questa omologazione globale di un’umanità sempre più sperduta, passiva e priva di senso critico. O forse semplicemente disillusa e soffocata da fiumi di parole di improvvisati opinionisti e tuttologi che si credono depositari della verità.
N.B. Le immagini sono state reperite nel web, quindi considerate di pubblico dominio e appartenenti a google, a facebook e ai legittimi proprietari. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimosse.
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