
Heidemarie Schwermer, una donna tedesca di settantadue anni, ha deciso nel 1996 di condurre il resto della propria vita senza denaro.
A più di cinquant’anni opera un cambiamento significativo nella propria esistenza.
Alzi la mano chi di noi, insoddisfatto dei modelli imposti dalla nostra società, non abbia mai sognato, almeno una volta, di cambiare stile di vita, lasciare definitivamente le strutture esistenti e vivere in modo diverso.
E quanti di noi sono riusciti ad andare fino in fondo e hanno cercato di realizzare questo sogno?
Molti hanno semplicemente accarezzato l’idea e poi, travolti dal timore di non riuscire a farcela, hanno seguitato a vivacchiare stancamente in attesa dell’agognata pensione che nel nostro immaginario si traduce in una vita comoda e tranquilla.
Heidemarie, a cinquantraquattro anni, lascia il proprio lavoro di insegnante e psicoterapeuta, regala la sua pensione di 700 euro al mese e tutto ciò che possiede, tenendo con sé solamente ciò che ritiene indispensabile: due paia di scarpe, tre maglioni, due gonne, un cappotto e qualche oggetto personale. Infila i sopraelencati oggetti dentro una valigia e intraprende un viaggio alquanto insolito: un viaggio spirituale verso uno stile di vita diverso.

Quasi una ventina di anni fa la donna, dopo un significativo percorso spirituale, nato anche dalla sua acuta capacità di osservare la nostra infelice società sopraffatta da un amore eccessivo per le cose e profetizzandone l’imminente crisi, decide di sperimentare cosa significhi vivere senza quel “dio denaro” venerato da molte persone.
L’esperimento ha inizio nella città di Dortmund, in Germania, dove fonda un circolo di scambio il “Gib und nimm“, la “Dai e prendi“, in cui gli associati barattano oggetti e servizi facendo a meno dell’uso del denaro. Una lezione di inglese in cambio di una riparazione della macchina, un taglio di capelli in cambio di qualche ora di baby-sitting, un asciugacapelli in cambio di un dolce fatto in casa, tanto per fare qualche esempio. Il motto di tale associazione si racchiude in poche parole: ” Ognuno sa fare qualcosa che non tutti sanno fare.”

In un’intervista dichiara di non avere nulla contro il denaro, se viene usato come mero valore di scambio. Ciò che l’amareggia è il modo in cui per lo più viene considerato: uno status symbol.
L’essere umano viene tenuto in alta considerazione non per la conoscenza o i valori posseduti, ma per il suo consistente conto in banca e il superfluo che può concedersi.
Nata a Memel, nell’ex Prussia orientale, uno dei primi paesi occupati dalla Russia, trascorre in quel luogo la sua vita fino a vent’anni in condizioni economiche che prevedono solo l’essenziale. Appena ventenne si concede un viaggio in Cile e torna profondamente cambiata perchè tocca con mano quella che lei considera la “vera povertà”.
Al suo rientro decide di andare a vivere a Dortmund, città tristemente nota per l’alta percentuale di senzatetto. E da quella città dove lei si sposa, ha due figli e poi divorzia, inizia, come già evidenziato prima, il suo cambiamento con la fondazione del circolo di scambio.
L’esperimento sarebbe dovuto durare un anno, solamente per provare se fosse stato possibile vivere senza soldi.
Tuttavia, quando quell’anno di prova giunge a termine, la donna decide di continuare a vivere senza denaro.

All’inizio alloggia nelle case degli amici che vanno in vacanza e in cambio si occupa dell’irrigazione delle piante e di prendersi cura dei loro animali.
Adesso risiede in una casa per studenti dove può dormire, fare la doccia e usare un computer. In cambio lei cucina per i giovani che alloggiano lì.
Heidemarie ammette di essere riuscita a vivere grazie ai suoi contatti. «Molte persone che conosco capiscono cosa sto facendo e vogliono aiutarmi. Quando ho bisogno di un biglietto dell’autobus o di un nuovo tubetto di dentifricio, penso subito a chi posso chiederlo e a cosa posso dare in cambio. Se sento il desiderio di andare al cinema, offro la mia disponibilità a prendermi cura dei figli di qualcuno per un pomeriggio.» E aggiunge: «Uno degli errori della nostra società consiste nel fatto che la maggioranza della gente svolge un lavoro che non ama solo per racimolare qualche soldo e spenderlo in cose di cui non ha bisogno.
Molte persone ti giudicano in base a quanto guadagni.
Secondo me tutti i lavori hanno eguale importanza. Si può guadagnare molto e non valere nulla come essere umano. Questo è il mio messaggio. » (intervista tratta dal testo New English File –Oxenden/Koenig, Oxford).

Secondo Haidemarie gli anni di crisi che stiamo attraversando sono solamente un campanello d’allarme, un segnale che ci invita a ridimensionarci e a tornare indietro.
Non è necessario eliminare del tutto il denaro, così come ha fatto lei, ma di riscoprire il valore della solidarietà.
La donna ha attuato anche altre iniziative volte a spingere la gente a vivere in modo più semplice: domandare al panettiere le rimanenze del pane ed offrire in cambio la pulizia del negozio, raccogliere nei mercati le verdure ancora commestibili destinate però a finire nell’immondizia a causa di qualche ammaccatura e chiedere ai proprietari dei supermercati di avere in consegna i cibi scaduti, visto che i limiti di scadenza hanno un certo margine che ne consente il consumo dopo la data prescritta.

Spesso ospite di trasmissioni televisive in cui ama condividere la propria esperienza, il messaggio che desidera inviare al mondo è basato sulla cooperazione. Secondo lei la competizione fa perdere di vista quell’essenza di umanità insita in ognuno di noi. Lo scopo del suo esperimento non è volto ad eliminare completamente i soldi, ma a dimostrare che non è pura utopia vivere in modo semplice e acquistare solamente ciò che è veramente necessario per consentirci di condurre una vita dignitosa.
Anni e anni vissuti senza far uso di denaro l’hanno resa, a parer suo, veramente “ricca”. E quello stile di vita che a noi può apparire estremo, le ha donato libertà, serenità e tempo per aiutare il prossimo a trovare un percorso verso una vita più semplice e solidale.
Gradualmente ha abbracciato un’esistenza libera dalle preoccupazioni legate agli oggetti materiali e al futuro.

Le sue esperienze sono raccolte nel libro “Vivere senza soldi“, vincitore del premio “Libro per la Pace” dedicato a Tiziano Terzani.
Inutile sottolineare che il ricavato delle vendite di tale libro è stato devoluto in beneficenza.
Ascoltare le parole di questa donna riesce ad infondere ottimismo e fiducia nel futuro. Futuro da lei sognato senza denaro, pieno di amore e in cui non conterà più sfoggiare macchine lussuose o grandi case.
Il denaro non ha mai unito gli esseri umani, anzi ha sempre ottenuto l’effetto contrario e, in una società così incattivita dall’aumento delle contraddizioni sociali che dovrebbero far arrossire ognuno di noi, credo che dovremmo abbracciare tutti la filosofia di vita di Heidermarie.
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