
Ogni anno scolastico propongo ai miei nuovi studenti la lettura di un brano che descrive lo stile di vita condotto dagli abitanti di un piccolo arcipelago giapponese situato nel tratto di mare tra il Giappone e Taiwan.

La maggiore di queste isole, Okinawa, da qualche anno è diventata oggetto di studio da parte di eminenti scienziati di tutto il mondo che s’interrogano sul mistero della longevità dei suoi abitanti.
Viene preso ad esempio uno dei suoi abitanti, Takanashi, per far comprendere il modo di vivere della popolazione di quell’isola. Nel testo da me usato appare una foto del suddetto signore e chiedo ai miei studenti di provare ad indovinarne l’età.

Lo stupore invade la classe quando, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, scopre che Takanashi ha 103 anni, compie abitualmente passeggiate di tre chilometri al giorno, guida la moto, fa giardinaggio, pratica ogni mattina il kobudo, un’arte marziale locale, e si ammala raramente.
Proseguendo la lettura del brano si apprende che Takanashi non è l’unico abitante longevo dell’isola e ci si domanda quale segreto sia celato nello stile di vita di quel paese orientale.
Gli abitanti di Okinawa consumano verdura, pesce, soya e riso integrale in quantità considerevoli: sette porzioni al giorno di tali alimenti. Tutto rigorosamente crudo o cotto a vapore.
La loro cultura alimentare è basata sul principio dello ishokudoghen che verte sul considerare il cibo una medicina e sull’assumere una bassa quantità di calorie ( non più di 1100 al giorno ). Non assumono latte e latticini e mangiano pochissima carne rossa. Il sale viene sostituito da spezie ed erbe aromatiche, dal potere calorico notoriamente irrilevante.
La bevanda tradizionale è il té verde con poco zucchero di canna e risulta basso il consumo di alcolici e sigarette.

Tuttavia non è stata solo la longevità a solleticare la curiosità degli studiosi; ciò che li ha colpiti maggiormente è stata la qualità della loro vita e la bassa incidenza di malattie tipicamente occidentali quali il diabete, l’ictus, il cancro, l’osteoporosi, la demenza senile e le cardiopatie. D’altronde l’uomo non ambisce ad una vita lunga se la stessa non garantisce una qualità degna di essere vissuta. Vivere fino a cento anni pieni di acciacchi e costretti ad assumere quotidianamente medicine non è di certo il sogno degli esseri umani.
Gli studiosi, dunque, hanno rivolto la loro attenzione allo stile di vista degli abitanti di Okinawa.
L’attività fisica è considerata molto importante: arti marziali, lunghe passeggiate, balli tradizionali e giardinaggio sono praticati da persone di tutte le età.

Nell’isola di Okinawa non esiste lo stress che tanto condiziona la vita di chi vive in un paese occidentale. La gente vive in modo rilassato. I mezzi di trasporto arrivano raramente in orario ed è abitudine diffusa giungere ad un appuntamento con un’ora di ritardo.
All’imbrunire, giovani e adulti si recano nelle spiagge ad ammirare il tramonto.

Inoltre, la meditazione è molto praticata e mostra quanto spazio venga dato alla spiritualità.

Da tali studi, dunque, emerge che il benessere psicofisico degli abitanti di Okinawa non dipende solamente da un’alimentazione sana e da una regolare attività fisica, ma da ritmi di vita lenti che noi occidentali non riusciamo nemmeno ad immaginare. La nostra attenzione si focalizza soprattutto sul loro vivere serenamente, assaporando l’essenza della vita e assecondando i ritmi della natura.
Un altro fenomeno, a mio avviso non trascurabile, è che gli abitanti di Okinawa spesso lavorano fino a ottant’anni e, in taluni casi, anche fino ai novanta. Nel loro dialetto non esiste il vocabolo “pensionato”. La gente resta attiva fino agli ultimi giorni della propria vita e non trascorre di certo la vecchiaia a fissare lo schermo televisivo. Nè trascorre la giovinezza o l’età adulta a rincorrere il tempo, a produrre il più possibile per poi spendere il denaro guadagnato comprando oggetti inutili, abiti griffati e auto alla moda. Ai giornalisti incuriositi, che domandano quale sia il segreto della loro lunga e soddisfacente vita, rispondono semplicemente: “Siamo felici, guardiamo sempre il lato positivo della vita e non abbiamo mai fretta.”

Okinawa è soprannominata “L’Isola della Cortesia” a causa della gentilezza e ospitalità che caratterizzano i suoi abitanti. A volte mi domando a cosa possono servire questi studi, dato che a noi occidentali è negato il diritto di vivere in modo rilassato e non ci è consentito di rallentare il ritmo.
Abbiamo una sola vita su questa terra e la sprechiamo inseguendo il tempo. Ciò non ci permette di mangiar sano, di concentrarci su noi stessi e di compiere attività che pongano maggiore attenzione al lato spirituale della vita.
Quanti di noi camminano abitualmente a piedi? O la sera si riuniscono per ammirare un tramonto? Forse sarebbe salutare che i nostri politici, a qualunque corrente appartengano, invece di concentrarsi sulla crescita, limitata soprattutto ai loro stipendi, dessero voce a questi studi e discutessero sulla necessità di fare un passo indietro e godersi questo meraviglioso mondo, imbruttito dal consumismo sfrenato e dalla cementificazione selvaggia.
Si è sempre in tempo per tornare indietro oppure è già troppo tardi?
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