La rivoluzione pedagogica di Maria Montessori

«Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo


Maria Montessori, ideatrice di un metodo d’insegnamento che rivoluziona le convinzioni pedagogiche del tempo, apre la strada ad un modo nuovo di guardare all’anima dei bambini, riconoscendo la fondamentale importanza di un’educazione rispettosa dei loro ritmi e delle loro capacità creative. Un impegno volto a far comprendere al mondo la necessità di modificare il sistema d’insegnamento per porre fine alle violenze e ai conflitti che flagellano la nostra terra. La sua opera non si limita dunque alla sfera educativa dei bambini, ma abbraccia una filosofia di vita, un modo di guardare il mondo e le relazioni tra gli esseri umani totalmente nuovo e che pone in primo piano il mondo interiore di ogni bambino fino a quel momento non tenuto nella dovuta considerazione.

Scienziata e umanista dall’immaginazione sconfinata, la Montessori guarda al cuore dei bambini con profonda empatia, riuscendo ben presto a comprendere che i metodi europei del tempo, rigidi e privi di una conoscenza reale dell’affascinante mondo dell’infanzia, non fanno altro che plasmare la personalità del bambino, privandolo della libertà di acquisire le sue conoscenze liberamente e senza alcuna costrizione. E se adesso questo genere di approccio educativo, rispettoso della personalità e del modo singolare di osservare il mondo di ogni bambino, viene applicato in molte scuole del mondo, lo dobbiamo proprio all’ostinazione e all’altruismo di questa donna straordinaria che fa del suo lavoro una missione volta a migliorare il mondo.


Bisogna anche sottolineare che, sebbene sia ricordata soprattutto per un metodo d’insegnamento volto ad accompagnare i bambini nella prima infanzia, la Montessori tiene in alta considerazione tutti momenti di crescita di un individuo, in particolar modo l’adolescenza, quel momento formativo piuttosto complesso e tormentato in cui l’essere umano può sviluppare e consolidare le sue qualità più nobili.
Ma prima di ripercorrere i momenti più salienti della vita e della carriera di questa donna, credo sia importante focalizzare l’attenzione su quel metodo da lei ideato e che reca il suo stesso cognome, ovvero il metodo Montessori.
Tale metodo si fonda principalmente sull’organizzazione di un ambiente accogliente e piacevole in cui ogni elemento vi è posto con il fine di aiutare lo sviluppo del bambino.

 

La prima scuola Montessori aperta nei Paesi Bassi.

L’ambiente scolastico preparato offre al bambino l’opportunità di impegnarsi in un lavoro interessante e liberamente scelto, che porta a lunghi periodi di concentrazione che non dovrebbero essere interrotti. Ogni bambino lavora con materiali concreti, progettati scientificamente, che gli forniscono le chiavi per esplorare il nostro mondo, sviluppare abilità cognitive di base e riconoscere da sé ogni errore commesso affinché egli stesso diventi responsabile del proprio apprendimento. La libertà in cui si muove il bambino non deve ovviamente oltrepassare i limiti prestabiliti affinché si sviluppi una convivenza civile che gli consenta di vivere in armonia con gli altri. Può anche muoversi a piacimento, parlando a bassa voce, per non disturbare gli altri bambini e rispettare l’ambiente di lavoro.

 


L’ambiente dev’essere proporzionale all’altezza e alle dimensioni dei bambini, l’aula è suddivisa in aree tematiche in cui materiali correlati sono esposti su scaffali bassi, in modo da consentirgli una grande libertà di movimento. Ogni bambino usa il materiale che ha scelto prendendolo dallo scaffale e rimettendolo al suo posto in modo che altri possano usarlo. Il metodo Montessori rispetta il ritmo di ogni bambino ed invita gli insegnanti a non etichettare nessun alunno perché il ritmo di ciascuno può variare a seconda del momento della giornata, dell’attività scolta e dei diversi periodi del suo sviluppo.
Le aule Montessori riuniscono bambini di tre diverse fasce di età: dai tre ai sei anni, dai sei ai nove anni, dai nove ai tredici anni. Queste classi d’età eterogenee favoriscono la cooperazione spontanea, il desiderio di imparare, il rispetto reciproco e l’acquisizione di una profonda conoscenza nel processo di insegnamento degli altri.

La “Torre Rosa Montessori” è formata da dieci cubi di legno di dimensioni variabili da un centimetro a dieci centimetri cubi che si differenziano in tre dimensioni. È importante sottolineare che sono tutti dello stesso colore, forma e consistenza. Questo strumento didattico aiuta il bambino a concentrarsi su una qualità importante del materiale: la dimensione.
La suddetta torre mira dunque a perfezionare il senso visivo del bambino; quando inizia a prendere ciascun cubo, partendo dal più piccolo, è in grado di percepirne il peso e la dimensione. Mentre costruisce la torre, perfeziona il suo movimento volontario, imparando così a gestire il proprio autocontrollo e a svolgere l’attività in modo preciso e ordinato. Il colore scelto da Maria Montessori è rosa perché nelle sue osservazioni aveva notato che i bambini erano attratti soprattutto da questo colore.

 

Quando il bambino viene lasciato libero di scegliere i materiali in un ambiente preparato con cura, selezionerà ciò di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno. I materiali del metodo Montessori sono progettati scientificamente in un contesto sperimentale all’interno della classe, prestando particolare attenzione agli interessi dei bambini e basati sullo stadio evolutivo che stanno attraversando. La manipolazione di oggetti concreti aiuterà lo sviluppo della conoscenza e del pensiero astratto e sarà lo stesso strumento usato dal bambino a fargli comprendere l’errore, non più visto come qualcosa di cui vergognarsi, ma come componente essenziale del processo di apprendimento. Il metodo montessoriano insegna quindi al bambino a stabilire un atteggiamento positivo nei confronti dell’errore, rendendolo responsabile del proprio apprendimento e aiutandolo a sviluppare la fiducia in se stesso.

 


Quindi è il bambino stesso ad essere invitato ad identificare i propri errori, piuttosto che attendere passivamente le correzioni dell’adulto, diventando così consapevole della propria possibilità di scelta nel migliorare se stesso. Con l’opportunità di lavorare per lunghi periodi di tempo in pace ed in piena concentrazione, l’animo del bambino si calma e si riempie di gioia di vivere. Impara con facilità attraverso la sua interazione con l’ambiente, piuttosto che attraverso le parole dell’insegnante. Quest’ultimo deve 
osservare ogni bambino, i suoi bisogni, le sue capacità e i suoi interessi, e offrirgli la possibilità di lavorare in modo intelligente e con uno scopo concreto.

 


L’obiettivo finale dell’insegnante è quello di intervenire il meno possibile man mano che il bambino progredisce nel suo sviluppo, aiutandolo a sviluppare la fiducia e la disciplina interiore. Nel metodo Montessori non vengono dati né premi e né punizioni: sarà lo stesso bambino a trovare la sua gratificazione interiore grazie al lavoro svolto.
 Quando il bambino, in base al proprio sviluppo evolutivo, è pronto per una lezione, l’insegnante introduce l’uso di nuovi materiali e presenta le attività individualmente o in un gruppo ridotto. Con i bambini più grandi, aiuta ogni bambino a stilare una lista di obiettivi all’inizio della settimana, invitandolo ad amministrare il suo tempo per raggiungerli. Non è l’insegnante, denominata dalla Montessori “direttrice”, ma il bambino stesso che è responsabile del proprio apprendimento e sviluppo.

 


Nata il 31 agosto del 1870 in una famiglia borghese di Chiaravalle, in provincia di Ancona, Maria Montessori mostra sin da bambina un’intelligenza vivace ed una personalità determinata. Figlia di Alessandro, militare di professione e funzionario del Ministro delle Finanze, e di Renilde Stoppani, una donna fuori dagli schemi del periodo, grande lettrice con idee progressiste, Maria si muove in un periodo storico in cui ancora l’educazione scolastica è particolarmente rigida e gli alunni sono costretti a trascorrere lunghe ore nelle classi ad ascoltare l’insegnante.  La madre le insegna a vivere in modo altruista, affidandole ogni giorno il compito di lavorare a maglia per i poveri ed incoraggiandola a proseguire gli studi. La famiglia si trasferisce a Roma quando Maria ha dodici anni affinché la ragazzina possa usufruire delle migliori strutture scolastiche del tempo. Non è una studentessa particolarmente brillante, ma nutre una grande passione per la matematica e le scienze che l’indurranno ad inseguire il sogno di diventare ingegnere. Ma dopo essersi diplomata in un istituto tecnico, un episodio sembra abbia segnato le sue scelte future. Il triste incontro con una madre che chiede l’elemosina mentre il suo bambino gioca con un pezzo di carta rosso trovato per terra, le fa meglio comprendere la sua vocazione, lasciandole immaginare un futuro diverso volto ad aiutare gli altri.

Maria, nonostante l’opposizione del padre e dell’ambiente di quel periodo, decide di iscriversi alla facoltà di Medicina. Ma non è facile per una donna del tempo accedere ad una facoltà in cui si studia l’anatomia umana e si dissezionano cadaveri. Molti gli ostacoli da superare e i pregiudizi da combattere. Eppure la ragazza sfida le convenzioni e dinnanzi a palesi discriminazioni di genere mostra una rara capacità di superare gli ostacoli che la separano dall’ingresso in un’accademia riservata solamente agli uomini. Quegli stessi uomini e aspiranti medici che non le mostreranno alcun rispetto e cercheranno di screditarne la preparazione. Convinta che alla donna non debba essere riservata solo la mansione di “angelo del focolare”, o al massimo di maestra, la giovane Montessori riesce ad aggirare tutti i cavilli burocratici del periodo e nel 1892 viene approvata la sua immatricolazione. Sarà la prima donna italiana a conseguire la laurea in medicina con la tesi  “Allucinazioni a contenuto antagonistico” in cui affronta una tematica psichiatrica.


Durante gli anni universitari ottiene prestigiosi riconoscimenti e viene scelta come rappresentante italiana per il Congresso sui Diritti delle Donne di Berlino dove esprime le sue idee riguardo l’emancipazione femminile e la parità salariale. Un tema che le sta particolarmente a cuore e che divulgherà nel 1899 anche ad un Congresso Femminile di Londra. La sua straordinaria carriera comincia presso una struttura che si occupa di bambini disabili e tale esperienza resterà per sempre impressa nella sua memoria. Intorno alla fine dell’Ottocento instaura un significativo rapporto di collaborazione con lo psichiatra Giuseppe Montesano, iniziando un lavoro di ricerca presso il manicomio romano di S. Maria della Pietà dove rimane particolarmente colpita dalle condizioni di vita in cui si trovano i bambini cosiddetti “difficili”, confinati spesso in piccole camere dove lottano anche per accaparrarsi l’ultima briciola di pane. La giovane dottoressa si rende subito conto delle condizioni disumane in cui versano quei poveri bambini e cerca di porvi rimedio donando loro tanto amore e attenzioni. Ma il suo lavoro non si limita a questo. Accortasi immediatamente del metodo d’insegnamento scorretto nei confronti di questi bambini, dopo significativi studi, osservazioni e sperimentazioni, elabora un innovativo metodo di istruzione per bambini disabili.


Il metodo sperimentato porta a risultati sorprendenti persino in una prova d’esame ufficiale di lettura e scrittura, in cui alcun bambini disabili ottengono un punteggio più alto rispetto a quelli normodotati. Insieme a Montesano, fonderà la “Lega nazionale per la protezione del fanciullo” nel 1901. La profonda amicizia che lega Montesano e la Montessori, si è nel frattempo tramutata in amore, e da tale unione nascerà Mario. La donna non si sposa probabilmente a causa della mentalità del tempo, che non accetta un figlio nato fuori dal matrimonio, e dalle pressioni della madre di Giuseppe, la duchessa Schiavone. Un accordo tra genitori e figli si ritiene possa essere l’unica spiegazione per il matrimonio mancato ed anche per il gesto della Montessori di affidare il proprio figlio ad una famiglia umile, ma attenta alle esigenze del bambino.
Montesano si sposerà qualche anno dopo con una ragazza gradita alla famiglia e riconoscerà il figlio, a cui sino al terzo anno di età non gli è stato dato il cognome del padre.


Delusa dalle promesse non mantenute dell’uomo da lei amato, Maria rompe anche il sodalizio professionale con il padre di suo figlio. Da quel momento la donna decide di indossare solo abiti neri, in segno di lutto eterno. Nonostante abbia il cuore spezzato, continua le proprie sperimentazioni e pensa di applicare lo stesso metodo usato per i bambini disabili nelle classi composte da bambini normodotati. Consapevole però di non possedere le adeguate conoscenze umanistiche per un ruolo così importante, dopo non pochi ostacoli, s’iscrive nuovamente alla Sapienza e sceglie la Facoltà di Filosofia.
Visita spesso il proprio figlio, che solo nel 1913, quando è appena quattordicenne, prenderà con sé, adottandolo come nipote e rivelandogli poi di essere la sua vera madre solo negli ultimi anni della sua vita, dando così fine al suo dolore tenuto dentro per troppi anni.


Nel 1904 vince una cattedra di Antropologia alla Facoltà di Medicina e, grazie all’impegno dell’ingegnere Talamo, un uomo di origini nobiliari dalle idee progressiste, il governo italiano le affida la direzione di un centro educativo da aprire a San Lorenzo, uno dei quartieri più degradati di Roma, situato nei pressi del cimitero monumentale. Nel 1907 apre proprio a San Lorenzo una “Casa dei Bambini” frequentata da circa sessanta alunni, di età compresa tra i tre e sei anni, provenienti da famiglie povere. Finalmente può applicare gli stessi metodi educativi utilizzati con i bambini disabili e sperimentarne altri. Delle proprie intuizioni e del proprio metodo rivoluzionario parlerà in diversi convegni in tutto il mondo, e non poche saranno le altre Case dei Bambini che sorgeranno in quel periodo. Scrive numerosi libri in cui espone il suo metodo educativo che saranno tradotti in tutto il mondo. Da ricordare in particolar modo “Il metodo della pedagogia scientifica“, scritto in soli venti giorni, che le donerà una fama mondiale.


Purtroppo con l’avvento del fascismo, anche le scuole vengono usate per indottrinare i giovani, ed uccidere quindi quella libertà di pensiero che la Montessori considera fondamentale per creare un mondo in cui la parola guerra venga abolita dai dizionari. Vengono chiuse tutte le scuole montessoriane e si dice che lo stesso Mussolini abbia definito la donna “una gran rompiscatole“. Nel 1934 viene obbligata a lasciare l’Italia, sebbene la Montessori, insofferente a quel clima liberticida, aveva già deciso di allontanarsi dal paese. Vi farà ritorno solo dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Si spegne il 6 maggio del 1952 a Noordwijk aan Zee, nei Paesi Bassi, ad ottantuno anni.

Il suo metodo, represso negli anni del fascismo, viene riscoperto negli anni ’60 ed ancora oggi il suo seguita a vivere grazie a centinaia di scuole situate in tutto il mondo. Sulla sua tomba si legge: “Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo.”
Il suo volto viene raffigurato nelle mille lire sostituendo quello di Marco Polo fino all’entrata in vigore dell’euro.
Candidata al Premio Nobel per ben tre volte, non lo vince, ma poco le importa di quel riconoscimento; il suo duro lavoro, svolto con immensa passione, le ha dato quelle gratificazioni e la speranza di un cambiamento radicale della società purtroppo ancora oggi non del tutto realizzato.

 


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