Marx fa ancora paura perché insegna a guardare dietro la vetrina?
Marx può piacere o non piacere. Si può criticarlo, discuterlo, contestarlo, perfino respingerlo. Ma liquidarlo come un residuo ideologico significa non aver capito molto. Il noto filosofo ha spiegato qualcosa di importante. Ha mostrato che dietro molte promesse di benessere ci sono rapporti di forza, interessi economici, disuguaglianze materiali. Ha insegnato a chiedersi chi produce valore, chi lo incassa, chi resta indietro e chi viene convinto che tutto questo sia semplicemente “normale”.
Ecco perché dà fastidio. Perché aiuta a vedere che il mercato non vende solo oggetti. Vende desideri, identità, mancanze, frustrazioni. Ti convince che non sei abbastanza e poi ti offre qualcosa da comprare per sentirti migliore. Un telefono nuovo, un vestito nuovo, una vita nuova impacchettata con consegna rapida. Comodissimo. Peccato che la felicità, di solito, non arrivi col corriere.
Il consumismo ha bisogno di persone sempre un po’ insoddisfatte. Chi è sereno, chi trova senso nelle relazioni, nella cultura, nella libertà interiore, consuma meno. E una persona che consuma meno, per certi modelli economici, è quasi un sabotatore in pantofole.

“Happy Shopper“, Banksy.
Studiare Marx non significa diventare marxisti. Significa avere uno strumento in più per leggere il presente. Poi si può anche non condividerlo. Ma almeno sa riconoscere il trucco quando gli vendono una gabbia chiamandola opportunità.
Consumatori obbedienti fanno acquisti.

Illustrazione di Polyp.
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