Dietro la vetrina: perché Marx fa ancora paura

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Marx fa ancora paura perché insegna a guardare dietro la vetrina?

La questione non è soltanto se Marx sia stato tolto, spostato, ridimensionato o lasciato alla libertà dei docenti. Il punto vero è un altro. Perché proprio Marx? Perché proprio uno degli autori che più di altri ha provato a spiegare il rapporto tra lavoro, potere, denaro, consumo e infelicità?

Marx può piacere o non piacere. Si può criticarlo, discuterlo, contestarlo, perfino respingerlo. Ma liquidarlo come un residuo ideologico significa non aver capito molto. Il noto filosofo ha spiegato qualcosa di importante. Ha mostrato che dietro molte promesse di benessere ci sono rapporti di forza, interessi economici, disuguaglianze materiali. Ha insegnato a chiedersi chi produce valore, chi lo incassa, chi resta indietro e chi viene convinto che tutto questo sia semplicemente “normale”.

Ecco perché dà fastidio. Perché aiuta a vedere che il mercato non vende solo oggetti. Vende desideri, identità, mancanze, frustrazioni. Ti convince che non sei abbastanza e poi ti offre qualcosa da comprare per sentirti migliore. Un telefono nuovo, un vestito nuovo, una vita nuova impacchettata con consegna rapida. Comodissimo. Peccato che la felicità, di solito, non arrivi col corriere.

Blind Consumerism” (Consumismo Cieco), fotografia di Aaron Weiss via Pinterest.

Il consumismo ha bisogno di persone sempre un po’ insoddisfatte. Chi è sereno, chi trova senso nelle relazioni, nella cultura, nella libertà interiore, consuma meno. E una persona che consuma meno, per certi modelli economici, è quasi un sabotatore in pantofole.

Happy Shopper“, Banksy.

Studiare Marx non significa diventare marxisti. Significa avere uno strumento in più per leggere il presente. Poi si può anche non condividerlo. Ma almeno sa riconoscere il trucco quando gli vendono una gabbia chiamandola opportunità.

Una scuola che rinuncia al pensiero critico non diventa più moderna. Diventa più obbediente. Forma lavoratori efficienti e consumatori docili, persone capaci di produrre, comprare, indebitarsi, adattarsi. Ma sempre meno abituate a domandarsi per chi stanno correndo e perché.
Il problema, allora, non è Marx come autore dell’Ottocento. Il problema è ciò che ci costringe ancora a vedere oggi. Che non tutto ciò che luccica è progresso. Che non tutto ciò che si compra ci rende liberi. Che dietro la vetrina, spesso, c’è qualcuno che guadagna sulla nostra inquietudine.
Ed è forse per questo che il suo pensiero fa ancora paura.
Perché cittadini critici fanno domande.

Consumatori obbedienti fanno acquisti.

Illustrazione di Polyp.

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