La bandiera sugli occhi

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C’è qualcosa di profondamente inquietante nella nuova opera di Banksy apparsa a “Waterloo Place”, nel cuore di Londra. Un uomo, vestito elegantemente, cammina con passo sicuro. Sembra sapere dove andare. Sembra uno di quelli a cui la storia, prima o poi, concede un piedistallo.
Poi lo guardi meglio.
Il volto non c’è. O meglio, c’è ma è sparito dietro una bandiera. E basta questo per far crollare tutta la retorica del monumento.
Perché una bandiera, per molte persone, rappresenta la casa, la memoria, l’appartenenza, da dove veniamo, quali morti ci portiamo addosso, quali speranze abbiamo provato a difendere.
Ma qui non protegge.
Non scalda.
Non unisce.
Qui la bandiera diventa una benda.
Si incolla alla faccia dell’uomo.
Gli cancella gli occhi.
Gli impedisce di vedere la strada e soprattutto gli altri.
Ed è questa la ferocia silenziosa dell’opera. Non rappresenta un mostro, né un carnefice. Mostra un uomo normale, vestito bene. Un uomo qualunque che potrebbe uscire da un ufficio, attraversare una piazza, entrare in un ministero. Un uomo che cammina dritto perché è convinto che basti procedere per essere nel giusto.
Waterloo Place” non è un luogo qualunque. È uno spazio pieno di monumenti, di storia, di memoria ufficiale. L’artista ha posto proprio lì questa figura ambigua, quasi a incrinare la superficie lucida della celebrazione. Sembra dire: guardate bene chi decidiamo di onorare. Guardate bene cosa succede quando trasformiamo l’identità in obbedienza, il patriottismo in automatismo, il simbolo in destino.
L’opera non se la prende con la bandiera in sé. Sarebbe troppo banale, e Banksy raramente è scontato. Il punto è un altro. Cosa accade quando smettiamo di pensare e ci lasciamo trascinare dai simboli? Quando parole come patria, popolo, tradizione, diventano così ingombranti da non lasciar passare più i volti, le vite, i corpi degli altri?
Allora il passo sicuro diventa pericoloso.
Allora l’uomo elegante diventa cieco.
Allora una piazza ordinata, nel centro di Londra, si trasforma in una domanda scomoda: dove stiamo andando, se non siamo più capaci di vedere?
E questa è forse la forza più grande dell’opera.
Non urla.
Non spiega.
Non consola.

Resta lì, ferma eppure in movimento, come una statua che cammina verso il futuro con gli occhi coperti, verso il baratro.

( 📸 da Pinterest )

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