Il coraggio di continuare nella nebbia

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Davanti a “Il viandante sul mare di nebbia” (1818), capolavoro del pittore tedesco Caspar David Friedrich, si prova qualcosa che somiglia allo stupore, ma contiene anche una leggera inquietudine.
L’uomo è di spalle. Non conosciamo il suo volto, e forse è proprio per questo che gli somigliamo così tanto.
È arrivato in alto.
Ha camminato, ha faticato, ha cercato.
Eppure davanti a lui non c’è una risposta.
C’è la nebbia.
C’è una distanza che non si lascia comprendere.
C’è il mondo, immenso, e lui che resta fermo a guardarlo.

“Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, Hamburger Kunsthalle, Amburgo.
(Immagine da Wikipedia, usata a scopo illustrativo)

Questo dipinto è uno dei più grandi capolavori del Romanticismo perché contiene il cuore stesso di quel tempo.
Il Romanticismo nasce quando la ragione non basta più. Quando l’uomo sente che esistono emozioni troppo profonde per essere spiegate, paure senza nome, desideri che non hanno misura. Nasce dal bisogno di infinito e dalla consapevolezza di non poterlo raggiungere davvero.
Friedrich mette tutto questo in una figura sola.
Il viandante guarda la natura, ma in realtà guarda se stesso. Davanti alla grandezza delle montagne e all’incertezza della nebbia avverte la propria fragilità. Si sente piccolo, ma non per questo insignificante. È piccolo perché è umano. Perché sa di non poter dominare tutto, di non poter comprendere tutto, di non poter vedere fino in fondo.
È il sublime romantico.

La meraviglia che quasi fa male. La bellezza che inquieta. Il desiderio di andare avanti e, nello stesso tempo, la paura di ciò che potrebbe aspettarci.
Il viandante sembra sicuro. Tiene il bastone, resta diritto, non arretra. Ma forse quella fermezza è soltanto il modo più dignitoso che ha trovato per nascondere il dubbio.
Ed è questo che commuove.
Perché a volte arriviamo anche noi in un punto alto della nostra vita e pensiamo che finalmente tutto sarà chiaro. Poi alziamo gli occhi e scopriamo che davanti c’è ancora nebbia.
Non sappiamo se proseguire. Non sappiamo se fermarci. Sappiamo soltanto che siamo lì.
Friedrich non dipinge un uomo che ha conquistato il mondo.
Dipinge un uomo che ha compreso quanto il mondo sia più grande di lui.
E forse il viandante non sta cercando una strada.

Forse sta cercando il coraggio di continuare anche senza vederla.

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