«Imagine all the people sharing all the world…»
Così recita uno dei versi della famosa canzone scritta e cantata da John Lennon e diventata poi il manifesto di tutti i sognatori del mondo.
Poche e semplici parole che racchiudono il desiderio utopico di quella parte di umanità che percepisce una profonda estraneità ai confini, alle barriere e a tutto ciò può costituire motivo di separazione tra gli esseri umani e, almeno nell’immaginazione, si perde nel sogno di un mondo scevro da sopraffazione, avidità e odio.
Tra le varie notizie che girano sul web una ha colpito l’attenzione della capanna, che ha ritenuto interessante mettere giù qualche riga per informare chi ci legge dell’esistenza della città di Auroville, soprannominata La Città Universale.

Situata nello stato indiano del Tamil Nadu, ad appena dieci chilometri da Pondicherry, Auroville, letteralmente La Città dell’Aurora, si è posta un obiettivo piuttosto ambizioso: realizzare un luogo che possa fungere da simbolo della realizzazione del sogno in cui esseri umani di ogni credo, nazionalità e orientamento politico riescano a vivere insieme pacificamente.
Il progetto, supportato dal Governo Indiano e dall’UNESCO, è stato inaugurato il 28 febbraio 1968 con la presenza dei rappresentanti di 124 nazioni che recarono con sé una manciata di terra della propria patria da porre dentro una bianca urna di marmo a forma di loto.
Da ben quarantacinque nazioni giunsero persone di tutte le parti del mondo per stabilirsi in quel luogo sorto dall’idea di Mirra Alfassa, soprannominata “La Madre“, compagna e seguace spirituale del filosofo e poeta indiano Sri Aurobindo, dapprima seguace della società segreta, “Lotus and Dagger”, Loto e pugnale, che aveva lo scopo di organizzare la liberazione dell’India dal dominio britannico, e poi, abbandonata la lotta politica, preferì dedicarsi interamente alla meditazione e alla produzione letteraria di testi riguardanti la sua concezione spirituale della vita.
Mirra Alfassa, scomparsa nel 1973, inizialmente “atea fino al midollo”, come aveva sempre dichiarato, è stata una nota mistica francese le cui opere sono state tradotte in molti paesi del mondo per l’interesse che suscitarono.
Il progetto da attuare in quella porzione di terra donata dal Governo Indiano e finanziato dall’UNESCO è stato realizzato dall’architetto francese Roger Anger, scomparso pochi anni fa e prevedeva al centro la Zona di Pace, così come era stato ideato da La Madre, con il Matrimandir una sfera metallica dorata, simbolo divino dell’anelito umano a raggiungere la perfezione, un anfiteatro con l’urna contenente la terra donata dagli statisti coinvolti nel progetto, ampi giardini e un placido e rasserenante lago da cui attingono le falde acquifere.

Il Matrimandir, l’anima della città di Auroville, luogo di meditazione situato nel centro della città
Altre sono le zone in cui la città, ancora in costruzione, è stata progettata.
Mappa della città
La Zona Residenziale si estende su un’area di circa 189 ettari, di cui il 55% è dominato dal verde e il 49% da edifici.
La predominanza di verde sulla cementificazione mostra chiaramente quanto a cuore di chi aveva ideato il progetto stesse la preservazione dell’ambiente naturale e la subordinazione dell’uomo all’armonia della natura per poter veramente fondersi in essa.
A nord della Zona di Pace, 109 ettari di terreno sono stati previsti per creare La Zona Industriale, in cui, accanto a centri di formazione professionale e una sede amministrativa locale, sorgeranno piccole e medie industrie ecologiche.
In quella che è stata denominata La Zona Internazionale, ad ovest della Zona di Pace, 74 ettari di terreno ospiteranno edifici che rappresenteranno diverse nazioni del mondo con le loro peculiarità artistiche e culturali allo scopo di dare ampio spazio all’indispensabile confronto tra popoli differenti, sconfiggere la paura del “diverso” e trarre beneficio nell’apprendimento di quanto ogni nazione sia stata in grado di donare per la crescita dell’umanità.
Infine, su un’area di 93 ettari, ad est della Zona di Pace, sarà situata La Zona Culturale, dove saranno realizzate delle strutture per attività artistiche, culturali, sportive ed educative.
Tutta l’area sarà circondata da una Green Belt (Cintura Verde) di 405 ettari, finalizzata ad evitare l’espansione urbanistica e tutelare l’habitat degli animali selvatici in essa inseriti, dopo aver trasformato quella zona, precedentemente desertica, in un significativo polmone verde per la città. In futuro si prevede un’estensione della Green Belt di ben altri 800 ettari in cui fattorie organiche per la produzione di latte e derivati si affiancheranno ad altri centri ricreativi.
Il sito web ufficiale di Auroville, www.auroville.com, documenta le attività che si svolgono dentro questo straordinario ecovillaggio basato sui principi fondamentali stabiliti da La Madre, la donna che aveva tenacemente custodito il sogno di un luogo della terra in cui nessuna nazione abbia il diritto di rivendicarne la proprietà.
E torna ancora in mente un altro verso della canzone “Imagine“.
«Imagine no possessions…»
Le regole stabilite stridono notevolmente con il sistema a cui siamo stati abituati sin dalla nascita e che verrebbero immediatamente tacciate di “comunismo”.
Auroville non appartiene a nessuno, è patrimonio dell’umanità.
L’istruzione sarà un processo che accompagnerà fino alla morte ogni abitante della città e…
«No religion too…»
Non esiste una religione ufficiale, ma una continua ricerca spirituale che si prefigge l’unione tra gli uomini.
Nessun isolamento dal mondo è previsto.
Ad Auroville si usa internet e ci si confronta abitualmente con gli altri abitanti del pianeta.
Progettata per ospitare 50.000 abitanti, attualmente sono circa 2000 le persone che hanno deciso di stabilirsi nella Città dell’Aurora, di cui il 35% sono indiani e i rimanenti componenti sono per lo più francesi, americani, tedeschi, italiani e russi.
Ma come si svolge la vita in quel luogo del mondo in cui alcuni occidentali hanno deciso di stabilirsi?
Le abitazioni sono semplici, circondate dal verde, i bagni sono esterni e le cucine sono in comune con i vicini.
Gli elettrodomestici sono banditi e si usufruisce dell’energia solare anche per cucinare.
Le persone intervistate non nutrono rimpianto alcuno per la vita frenetica condotta fino al giorno in cui hanno preso la decisione di dare un taglio netto con la routine occidentale; si mostrano pienamente soddisfatte della scelta effettuata che consente loro di vivere secondo i ritmi della natura, accanto ad animali di ogni genere, in quella che considerano l’incarnazione vivente di un’umanità ideale.
L’alimentazione è vegetariana e ci si sposta in bicicletta o motorino.
Si praticano esercizi di yoga e altre discipline spirituali e il cibo viene prodotto dagli stessi abitanti, occupati in varie attività lavorative egualmente retribuite. Non esistono titoli e la gente si chiama per nome.
Ogni abitante versa una cifra fissa mensile uguale per tutti e l’assistenza sanitaria è assicurata tramite due ambulatori e una farmacia. Per fronteggiare le emergenze basta rivolgersi alle strutture ospedaliere e cliniche all’avanguardia che si trovano a pochi chilometri da Auroville.
È pratica diffusa la condivisione delle proprie esperienze emotive, che avviene settimanalmente dentro una grande capanna aperta su tutti i lati attorno a fiori, candele e incenso.
Chi sente il bisogno di farlo si reca alla capanna e apre il proprio cuore ad altri membri della comunità pronti a prestare ascolto.
Nonostante siano molte le occasioni di vita comunitaria, ogni membro ha la possibilità di coltivare il proprio spazio personale e praticare attività solitarie nei momenti e nei modi da lui stabiliti.
La vendita dei prodotti agricoli e artigianali del luogo contribuisce a finanziare quella che per comodità chiamiamo città, ma che è in realtà una grande foresta priva di cartelli e segnalazioni con qualche costruzione che ricorda la timida presenza umana di una comunità aperta e pronta ad accogliere chiunque voglia dare un supporto alla sua crescita.
Oltre ai servizi sanitari, sono presenti anche scuole, laboratori di artigianato, centri di ricerche, campi sportivi e mostre di artisti.
Mirra Alfassa aveva un sogno…
«Ci dovrebbe essere da qualche parte sulla Terra un luogo che nessuna nazione abbia il diritto di dire “è mio”, in cui ogni uomo di buona volontà che abbia un’aspirazione sincera possa vivere libero, da cittadino del mondo, obbedendo a una sola autorità, quella della verità suprema; un luogo di pace, di concordia, di armonia.»
E in parte questo sogno si sta realizzando.
Con la speranza che iniziative del genere possano espandersi in tutto il mondo, gli abitanti di Auroville esortano gli altri popoli a far ritorno ad una vita più tranquilla, a contatto con la natura, liberandosi dall’aberrante schiavitù del consumismo che, secondo il loro punto di vista, porterà inesorabilmente all’esaurimento delle risorse del pianeta.
( Le immagini sono state reperite su Pinterest )
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