Pensieri e immagini ( Dicembre 2025 )

Reading Time: 12 minutes

|Esiste forse per tutti un posto delle fragole, un luogo dove rimane intatto l’incanto dell’infanzia, l’io che eravamo, con la semplicità, l’autenticità e le speranze di quando la vita era davanti, un luogo, che forse c’è ancora dentro o fuori di noi, dove qualcuno può metterci davanti uno specchio e farci vedere quello che siamo diventati, quello che abbiamo perduto, quello che forse possiamo ancora ritrovare.|
[“Il posto delle fragole” (1957) è un film del regista svedese Ingmar Bergman. La pellicola racconta la storia di un anziano professore che, mettendosi in viaggio per un semplice premio, finisce invece per fare i conti con tutto ciò che aveva lasciato indietro. Strada facendo, i ricordi lo raggiungono uno a uno, ognuno con una verità un po’ scomoda da consegnargli. Alla fine, non c’è una morale dichiarata: solo una pace discreta che arriva quando finalmente smettiamo di fuggire da noi stessi.]
( Immagine da Pinterest )

|Molti dissero che quel giorno non mi alzai perché ero stanca. Ma non è vero. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire.|
[Il primo dicembre del 1955, a Montgomery, in Alabama, Rosa Parks saliva sull’autobus come aveva fatto mille volte, pagando la sua tariffa e seguendo il solito percorso di umiliazioni.
Eppure, per quanto la rassegnazione sappia mascherarsi da abitudine, arriva sempre un giorno in cui il cuore dice basta.
Quando l’autista le intimò di cedere il posto ad un passeggero bianco, fu come se qualcuno avesse tirato un filo fin troppo teso. Rosa non era una donna incline alla ribellione, ma in quell’istante capì che alzarsi avrebbe significato cedere ancora una volta a una legge che trattava la sua dignità come un fastidio. Così rimase seduta, con la calma ostinata di chi non intende più piegarsi.
Arrivarono gli agenti e la portarono in carcere.
Fu allora che qualcosa si mise in moto; la comunità nera organizzò un boicottaggio degli autobus, un gesto di resistenza così semplice eppure così potente da scardinare un sistema che sembrava immutabile.
Rosa Parks non cercava la gloria; voleva solo essere trattata come un essere umano. Ma a volte la storia sceglie i suoi protagonisti tra coloro che non stanno cercando il palcoscenico. E così quella donna minuta, che tornava a casa dopo una giornata di lavoro, finì per insegnare al mondo che la libertà può nascere dal coraggio di un singolo gesto pacifico. Un atto di resistenza che avrebbe cambiato la storia.]
( 📸 da Pinterest )
#RosaParks
#nonviolenza

|Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso.|
– Rainer Maria Rilke
( 📸 da Pinterest )

 

|Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.|
Albert Einstein
( 📸 da Pinterest )

 

In un Paese dove tanti ragazzi guardano al domani come si guarda a un temporale in avvicinamento, la politica sembra rispondere con la delicatezza di chi spegne un incendio soffiandoci sopra. Mentre i giovani temono di restare senza lavoro e sentono che crescere dei figli è un lusso da ricchi, ci si aspetterebbe che la Scuola fosse il luogo dove ricominciare a credere nel futuro.
E invece, arrivano segnali di tutt’altro genere: si tagliano centinaia di milioni all’istruzione, si sfoltiscono migliaia di cattedre sostenendo che stipare gli studenti come sardine migliori l’apprendimento, si riducono posti di lavoro e si accorpano scuole.
Gli stipendi crescono meno dell’inflazione, la scuola pubblica perde pezzi a favore delle paritarie, alle quali si promettono fondi per ogni nuovo iscritto.
A questo si aggiunge un clima culturale che guarda con sospetto tutto ciò che sa di modernità, limita la libertà d’insegnamento e tace persino sul ripudio della guerra, anche se la Costituzione lo pone come un faro ben visibile.
L’età pensionabile si allunga e il precariato resta lì, ostinato, come una sedia traballante che nessuno ripara mai. Un tempo c’erano i nonni, solidi come querce, a fare da ammortizzatore tra le tempeste della vita: custodivano i bambini, sostenevano le famiglie, rattoppavano le crepe dove lo Stato mancava.
Oggi, però, quei vecchi pilastri sono chiamati a lavorare più a lungo, e ciò che un tempo reggeva intere generazioni comincia a scricchiolare. E mentre tutto si fa più incerto, ci si accorge che anche le querce più robuste non possono sostenere il peso di un bosco intero.
E allora viene spontaneo chiederselo:
chi avrebbe il coraggio di mettere al mondo dei figli quando il futuro, anziché aprirsi, sembra chiudersi come una porta sbattuta dal vento?
( 📸 da Pinterest )

 

“La razza in estinzione” di Giorgio Gaber
|Non mi piace la finta allegria
Non sopporto neanche le cene in compagnia
E coi giovani sono intransigente
Di certe mode, canzoni e trasgressioni non me ne frega niente
E sono anche un po’ annoiato da chi ci fa la morale
Ed esalta come sacra la vita coniugale
E poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
Ma io non riesco a tollerare le loro esibizioni
Non mi piace chi è troppo solidale
E fa il professionista del sociale
Ma chi specula su chi è malato
Su disabili, tossici e anziani è un vero criminale
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
Fra tutti gli assuefatti della nuova razza
E chi si inventa un bel partito per il nostro bene
Sembra proprio destinato a diventare un buffone
Ma forse sono io che faccio parte
Di una razza in estinzione
La mia generazione ha visto
Le strade, le piazze gremite di gente appassionata
Sicura di ridare un senso alla propria vita
Ma ormai son tutte cose del secolo scorso
La mia generazione
Ha perso
Non mi piace la troppa informazione
Odio anche i giornali e la televisione
La cultura per le masse è un’idiozia
La fila coi panini davanti ai musei mi fa malinconia
E la tecnologia ci porterà lontano
Ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
C’è di buono che la scuola si aggiorna con urgenza
E con tutti i nuovi quiz ci garantisce l’ignoranza
Non mi piace nessuna ideologia
Non faccio neanche il tifo per la democrazia
Di gente che ha da dire, ce n’è tanta
La qualità non è richiesta, è il numero che conta
E anche il mio paese mi piace sempre meno
Non credo più all’ingegno del popolo italiano
Dove ogni intellettuale fa opinione
Ma se lo guardi bene, è il solito coglione
Ma forse sono io che faccio parte
Di una razza in estinzione
La mia generazione ha visto
Migliaia di ragazzi pronti a tutto, che stavano cercando
Magari con un po’ di presunzione, di cambiare il mondo
Possiamo raccontarlo ai figli, senza alcun rimorso
Ma la mia generazione
Ha perso
Non mi piace il mercato globale
Che è il paradiso di ogni multinazionale
E un domani, state pur tranquilli
Ci saranno sempre più poveri e più ricchi, ma tutti più imbecilli
E immagino un futuro senza alcun rimedio
Una specie di massa, senza più un individuo
E vedo il nostro Stato che è pavido e impotente
È sempre più allo sfascio e non gliene frega niente
E vedo anche una Chiesa che incalza più che mai
Io vorrei che sprofondasse, con tutti i Papi e i Giubilei
Ma questa è un’astrazione
È un’idea di chi appartiene
A una razza in estinzione|
Dall’album “La mia generazione ha perso”, Giorgio Gaber.
( 📸 da Pinterest )

 

La scuola è una casa comune, non una chiesa.
Le sue pareti dovrebbero accogliere tutti senza chiedere a nessuno da dove venga o in cosa creda.
Togliere il crocifisso non è un gesto di sfida né di disprezzo: è un atto di rispetto silenzioso, di quelli che non fanno rumore ma tengono insieme le persone.
In un’aula siedono ragazzi con storie, culture e fedi diverse.
Ed è proprio lì che la scuola deve fare il suo mestiere migliore: unire ciò che è diverso, senza sovrapporre né confondere, ma insegnando a stare fianco a fianco con dignità.
( Immagine da Pinterest )

 

[ Cosa ha permesso questa catastrofe?
L’educazione al nulla, un mondo addormentato davanti allo schermo. Bisogna ringraziare un insieme ben assortito: una politica che predilige i cittadini stanchi, una televisione che ha smesso di educare, e noi, quando abbiamo lasciato lo schermo acceso e il pensiero spento.]
|Ma cosa ha permesso questa catastrofe morale, politica, culturale? Perché manca la cultura. Manca l’educazione civica. Manca la scuola. La TV una volta formava e informava. Oggi deforma. Ricordiamoci che intere generazioni hanno imparato a leggere grazie a trasmissioni pubbliche. Oggi ci sono solo reality e gente che cucina: la Tv insegna a non pensare a niente.
Cento trasmissioni sulla scia del Grande Fratello sono state devastanti per lo stato intellettuale e morale di un intero paese. Hanno prodotto lo spettacolo necessario per oscurare, marginalizzare, ridicolizzare la critica al sistema; per produrre il rumore di fondo sufficiente ad assopire i cervelli. Ci vuole un coraggio da leoni oggi per non farsi schiacciare e scegliere l’intelligenza e la creatività al posto dell’idiozia.|
– Luciano De Crescenzo
( 📸 da Pinterest )

In pensione sempre più tardi e sempre più poveri.
In questo paesello si dorme. Non c’è altra spiegazione.
Si dorme mentre le decisioni passano di mano in mano, mentre i diritti vengono spostati un po’ più in là, senza fare rumore, si dorme soprattutto quando si parla di giovani, perché le politiche giovanili non sono contemplate.
Il numero di giovani che lascia questo paese è in notevole aumento. Andarsene non è una fuga, ma una scelta lucida: cercare altrove un futuro che qui viene rimandato, ridotto e consumato nel silenzio generale.
Dentro questo sonno collettivo arriva la nuova proposta di legge sulle pensioni. Tre mesi in più di lavoro per tutti, aggiunti con la leggerezza di chi fa i conti su un foglio e non sulla pelle delle persone.
Per molti lavoratori laureati, il colpo è più forte. Riscattare gli anni universitari significa spesso regalare fino a trentatré mesi in più al lavoro.
Le finestre di uscita si allungano anno dopo anno, e per gli aspiranti pensionati le mazzate arrivano una dopo l’altra. Non c’è un divieto, ma una serie di “più avanti” che logorano più di un rifiuto netto.
Nel frattempo, ai giovani neo-assunti viene indicato un percorso obbligato: il TFR verso i fondi pensione privati. Una scelta fatta all’inizio, quando il futuro è ancora tutto da costruire, e proprio per questo più facile da consegnare ad altri.
E quando finalmente si arriva, dopo una vita intera di lavoro, l’approdo è spesso una pensione misera, troppo piccola per giustificare l’attesa e troppo fragile per garantire tranquillità. Si lavora di più, si aspetta più a lungo, si riceve di meno.
Ma si continua a dormire…
( Immagine dal Web )
#pensioni

 

Il disagio silenzioso di un clown
|Tutti sanno, cioè, che un clown dev’essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda seria da morire, fin lì, non arrivano.|
|Gli attimi bisognerebbe lasciarli così come si sono vissuti, mai tentare di ripeterli, di riviverli.|
[Lo scrittore tedesco Heinrich Böll, Premio Nobel per la Letteratura nel 1972, scriveva come chi guarda il mondo senza illusioni, con uno sguardo asciutto e fermo. Nei suoi libri non c’è conforto, solo la registrazione precisa di ciò che accade quando un uomo resta solo di fronte a regole che non riconosce.
Oggi, nell’anniversario della sua nascita, vogliamo ricordarlo con uno dei suoi romanzi più significativi e coinvolgenti che consigliamo vivamente di leggere ( o di rileggere ).
Il libro in questione è “Opinioni di un clown“, pubblicato nel 1963.
In tale romanzo, il protagonista, Hans Schnier, è seduto in una stanza molto piccola. È un clown senza pubblico, un uomo senza appigli. Il passato ritorna a scatti, come immagini mal illuminate. L’amore se n’è andato.
Il lavoro pure.
Il mondo, intanto, continua tranquillamente ad andare avanti senza di lui.
Hans non combatte.
Non protesta.
Rimane.
E restando scopre che l’indifferenza è più tagliente dell’ostilità. Nessuno lo accusa apertamente, ma nessuno gli tende una mano.
La società che lo circonda è ordinata, sicura di sé, convinta di aver scelto la strada giusta.
Lui no.
Lui ha esitato.
E per questo è fuori.
La scrittura di Böll è spoglia, priva di ornamenti. I fatti vengono esposti uno dopo l’altro, con una calma crudele. La caduta di Hans non è spettacolare, ma definitiva. È la storia di un uomo che ha detto la verità nel momento sbagliato. In un mondo sbagliato.
“Opinioni di un clown” non chiede compassione.
Mostra.
E ciò che mostra è semplice e implacabile: in certi mondi, chi non si adegua non viene distrutto.
Viene lasciato indietro.
Ed ancora oggi nulla è cambiato.]
( “Ritratto di un clown triste” di Mary Brilli da Pinterest )

Ma davvero c’è chi pensa che i problemi urgenti da risolvere siano solo l’ordine e la sicurezza? Come se bastasse rimettere dritte le sedie per salvare una casa che cade a pezzi. È questa la narrazione che ci viene ripetuta, con tono grave e aria autoritaria.
La realtà è un’altra, ed è sotto gli occhi di tutti. Una sanità pubblica svuotata, una scuola ridotta a un guscio vuoto, lo dicono i dati europei, non le opinioni, stipendi e pensioni che non reggono il costo della vita, fino a portarci in fondo alle classifiche.
Il lavoro, poi, è precario e sottopagato. E mentre si continua a parlare di divise e sicurezza, il Paese reale, quello delle persone, scivola lentamente alla deriva, senza direzione e senza futuro.
( Immagine dal Web )

 

Er disarmo” di Trilussa
— Se faranno er disarmo generale,
— barbottava la Vipera — è finita!
Er veleno che ciò va tutto a male.
Nun m’arimane che una via d’uscita
in una redazzione de giornale… —
Er Porcospino disse: — Certamente
puro per me sarebbe un guaio grosso:
perché, Dio guardi je venisse in mente
de levamme le spine che ciò addosso,
nun resterei che porco solamente!
( 📸 da Pinterest )

 

FESTIVAL
Da poco è cominciato
il conto alla rovescia.
È il tempo degli squali
che si prendono la scena
senza passare al trucco.
E spezzeranno il pane
ma non lo divideranno
inutile cercare,
inutile pregarli:
avvolgeranno tutto
col loro alito di morte.
Guardate pure il cielo,
cercate una speranza,
ma se vi scopriranno
vorranno pure quella.
Ansima in coma
la Striscia con le tende,
ma tra un po’
comincia il Festival
delle anime belle.
E in fondo siamo qui,
e vi convinceranno,
per ridere e cantare.
Non conterete nulla
e sarà un gioco,
per loro,
farvi dimenticare
che c’ è l’inferno in Terra.
– Massimiliano Sciò
( 📸 da Pinterest )

 

Non è forse l’uomo, un animale meraviglioso?
Egli uccide uccelli, cervi, ogni genere di felini, castori, marmotte, topi e volpi a milioni per proteggere i suoi animali domestici ed il loro cibo. Poi uccide miliardi di animali domestici e li mangia.
Questa azione a sua volte uccide milioni di uomini poiché il mangiare tutti questi animali comporta malattie degenerative fatali come cardiopatie, nefropatie e tumori vari.
Allora l’uomo tortura e uccide altri animali per cercare la cura per queste malattie mentre altrove milioni di esseri umani muoiono di fame perché il cibo che potrebbero mangiare viene usato per ingrassare gli animali domestici.
L’uomo che uccide così facilmente e così violentemente, una volta l’anno, invia biglietti di auguri invocando la pace sulla terra…
– Isaac Bashevis Singer
( 📸 da Pinterest )

 

Non c’è davvero nulla da spiegare: ci sono immagini che parlano da sole, e, quando lo fanno, le parole diventano superflue.
Grazie, Alex Zanotelli.
( 📸 da Pinterest )
#natale
#palestina
#Gaza

 

|Anche se esistesse davvero una rete italiana di finanziamento ad Hamas, circostanza che dovrà essere dimostrata in tribunale, e non certo sulla base dei “dati” forniti dai servizi segreti dello Stato genocida di Israele, davvero nessuno di coloro che hanno manifestato contro il genocidio di Gaza dovrebbe ‘chiedere scusa’, come invece ciancia il solito funesto ciarlatano iracondo Matteo Salvini.
Quelle manifestazioni non erano a sostegno di Hamas, ma a favore della sopravvivenza e dell’autodeterminazione del popolo palestinese, che peraltro paga per intero anche i danni prodotti dalle condotte criminali di Hamas.
Quando la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo specifica che l’inchiesta non toglie nulla all’enormità dei crimini del governo israeliano, sui cui vertici pendono mandati di cattura internazionali, lo fa nel tentativo di prevenire l’oscena e prevedibile, e puntualmente verificatasi, strumentalizzazione politica, da parte della destra e purtroppo non solo, degli atti, almeno in parte dovuti, della magistratura.
Non è però solo un problema politico. Lo spazio dedicato dai media italiani a questa inchiesta è incredibilmente sproporzionato rispetto a quello riservato ai crimini dei vertici dello Stato di Israele, che sono in ogni caso incomparabilmente più gravi di quelli di Hamas. E i toni utilizzati sono altrettanto incomparabili: il terrorismo di Israele va bene, perché sarebbe funzionale ai ‘nostri interessi’.
I morti non sono tutti uguali. Siamo ancora, e sempre, immersi in una mentalità coloniale e suprematista. Per i media mainstream italiani, i palestinesi sono esseri umani di serie B, quando vengono considerati umani.
Anche io sono stato presentato a Mohammad Hannoun, in un evento pubblico con migliaia di persone presenti, e allora?
Gli attacchi a Laura Boldrini, a Francesca Albanese e ad altre personalità pubbliche che compaiono in fotografie con lui sono spregevoli e fondati sul nulla. Spesso provengono da persone che si vantano dei propri ritratti in compagnia di Netanyahu, e magari anche di Bolsonaro, Putin o Trump, i cui crimini, a differenza di quelli solo presunti di Hannoun, sono certi e noti a tutti.
Hamas si è macchiato di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità, come affermato dalla Corte Penale Internazionale. Uccidere civili innocenti, come avvenuto il 7 ottobre 2023, non ha nulla a che vedere con la resistenza.
Ma tutto ciò non significa affatto che il popolo palestinese non abbia diritto a una resistenza contro le forze militari e paramilitari occupanti, un diritto uguale a quello del popolo ucraino e di qualunque altro popolo oppresso.|
Tomaso Montanari
( 📸 da Pinterest )

N.B. Le immagini sono state reperite nel web, quindi considerate di pubblico dominio, usate a scopo meramente didattico o decorativo, ed appartenenti a Pinterest, a google e ai legittimi proprietari. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimosse.

 

Leave a Comment