Pensieri e immagini ( Settembre 2025 )

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Avete fatto voi questo orrore, maestro?
No, lo avete fatto voi.
Queste parole mi hanno colpito come uno schiaffo. Perché parlano di responsabilità, e di come non possiamo più fingere di non vedere. Quello che sta succedendo al popolo palestinese non è iniziato ieri, non è nemmeno solo il frutto delle bombe che oggi devastano Gaza: è una storia lunga, che parte dal 1948, e che da decenni cerca di cancellare un popolo intero, la sua terra, la sua cultura, la sua vita quotidiana. Quello che oggi appare come l’ atto finale è in realtà la conseguenza di una logica di annientamento portata avanti pezzo dopo pezzo, anno dopo anno. Nell’indifferenza generale.
Oggi, ascoltando Francesca Albanese, ho scoperto l’opera “No Words” della pittrice palestinese Malak Mattar. Guardandola ho pensato subito a “Guernica“: la stessa forza, lo stesso grido viscerale contro la violenza. Malak ha iniziato a dipingere a Gaza, in mezzo alle macerie, in un luogo in cui i colori stessi sembrano svanire. E lei li ha usati per raccontare la paura, la perdita, ma anche la resistenza. Oggi vive a Londra, ma nei suoi quadri c’è ancora tutta la sua terra, e il dolore che non l’ha mai abbandonata.
Davanti a immagini così, davanti a storie così, non ci si può voltare dall’altra parte. Non è più tempo di parole vuote, di dichiarazioni di circostanza: serve un’azione concreta, serve boicottare, serve pretendere dai nostri governi di prendere posizione e fermare questa follia.
Perché il silenzio ci rende complici. E ogni giorno che passa, mentre restiamo inermi, un popolo intero continua a sparire.
( 🎨 di Malak Mattar )

 

|Il socialismo non ha mai attecchito in America perché i poveri non si considerano proletariato sfruttato, ma milionari in temporanea difficoltà.|
Attribuita a John Steinbeck.
|Le qualità che ammiriamo negli uomini – gentilezza e generosità, apertura, onestà, comprensione e sensibilità – nel nostro sistema conducono al fallimento. E invece i tratti che detestiamo – furbizia, avidità, brama di possesso, meschinità, egoismo e interesse personale – sono i requisiti del successo.|
Da “America e gli americani” di John Steinbeck.
Lo stesso trucco funziona benissimo anche in Italia e in altre parti del mondo: operai, precari e pensionati che tirano a campare corrono alle urne per votare la destra o una sinistra talmente moderata da sembrare un comitato elettorale di Confindustria.
È la magia del Capitale: vendere la favola che la libertà sia una gara individuale a chi calpesta meglio l’altro, invece che un progetto collettivo.
Un’illusione di massa talmente potente che milioni di persone difendono interessi che non avranno mai.
Intanto i veri ricchi, che si contano sulle dita, vivono come imperatori grazie alla servitù volontaria di miliardi di sudditi che applaudono mentre vengono sfruttati.
La classe media sta per scomparire, ce ne siamo accorti in tanti, ma si continua a dar forza a chi vuole impoverirci.
La propaganda dell’ipercapitalismo sta funzionando alla grande.
( 📸 da Pinterest )

 

Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla tra le righe.
– Daniel Pennac
( 📸 da Pinterest )

 

Puoi commettere un’ingiustizia anche non facendo nulla.
– Marco Aurelio
( 📸da Pinterest )

 

|Cerchiamo solo questo, qualcuno che ci voglia bene. Ma deve avvenire in tempo, deve avvenire in un momento della vita che non può essere rimandato, quello in cui impariamo l’alfabeto delle relazioni e dei giorni. Il momento dei mattoni che si fissano e si strutturano in un disegno di senso.
Quel tempo si chiama infanzia e non può essere sostituito con nessuna terapia successiva.|
– Giovanni Covini
[Giovanni Covini è un regista e docente milanese che unisce cinema e formazione con grande sensibilità. Vincitore del David di Donatello per il cortometraggio “Un inguaribile amore”, ha firmato anche la docu-fiction Who’s Romeo. Autore del libro “Le ferite dell’Eroe“, insegna regia e sceneggiatura e lavora come life coach, usando la narrazione come strumento di crescita personale.]
( 📸 da Pinterest )

La perdita della solidarietà dell’uomo con l’uomo è gravissima, sta cambiando il nostro DNA e non so spiegarmene le ragioni.
– Andrea Camilleri
( 📸 da Pinterest )

 

|Sogni, sempre sogni! E più l’anima è
ambiziosa e delicata,
più i sogni la
allontanano dal possibile.
Ogni uomo porta in sé
la sua dose di oppio naturale,
incessantemente versata e rinnovata: e dalla
nascita alla morte quante ore di gioia effettiva,
di azione decisa e riuscita possiamo contare?
Vivremo mai, entreremo mai in questo
bel quadro dipinto dalla mia immaginazione, in
questo quadro che ti somiglia?|
Frammento da “L’invito al viaggio, XVIII” (in Lo Spleen di Parigi), di Charles Baudelaire.

 

Da “Coma Empirico

 

|Triste è quell’uomo che ama le cose solo quando si allontanano.|
|La memoria non è fatta solo di giuramenti, parole e lapidi, è fatta di gesti che si ripetono ogni mattino del mondo. E il mondo che vogliamo noi va salvato ogni giorno, nutrito, tenuto vivo. Basta mollare un attimo e tutto va in rovina.|
|Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro.|
È morto oggi, 9 settembre, Stefano Benni, aveva 78 anni. Era malato da tempo.
Benni è stato uno degli scrittori più amati in Italia. Il suo “Bar Sport” è diventato un classico, e poi sono arrivati tanti altri libri, da “Terra!” a “Elianto“, da “Saltatempo” a “Margherita Dolcevita“. Nei suoi romanzi c’era sempre ironia, fantasia, giochi di parole, ma anche uno sguardo critico e affettuoso sul nostro paese.
Non si è limitato a scrivere libri: si è occupato di teatro, poesia, giornalismo, ha lavorato con molti artisti, tra cui Dario Fo e Franca Rame. Con la sua scrittura mescolava ironia, invenzione e malinconia, creando mondi stralunati che parlavano però sempre dell’Italia reale e delle sue contraddizioni.
La notizia l’ha data il figlio Niclas, chiedendo di ricordarlo leggendo le sue pagine ad alta voce. ricordarlo leggendo ad alta voce i suoi libri. Questo è davvero il modo migliore per salutarlo, facendo risuonare ancora le sue parole.
( 📸 da Pinterest )

 

È una vergogna.
La situazione è talmente degenerata che persino uccidere i bambini non basta più: adesso si colpiscono anche i sogni, la volontà di aiutare.
Una missione umanitaria, disarmata, con civili a bordo, viene attaccata da un drone. Molti esultano perché nella loro misera esistenza non contemplano la solidarietà e si nutrono di egoismo. Il fine della loro ridicola esistenza è quella di stare sempre e solo dalla parte del più forte. Non sopportano l’idea che vi sia ancora chi rischia la vita per portare cure, acqua, umanità dentro l’inferno.
Questo non è un attacco a una nave: è un attacco diretto all’idea che la solidarietà conti qualcosa, che la società civile abbia ancora un peso.
E se davvero ci sono governi e eserciti pronti a colpire anche questo – i volontari, i farmaci, le mani tese – allora non siamo più nella guerra: siamo nella barbarie.
È intimidazione pura. È violenza cieca. È il tentativo di zittire chi non si piega.
Ma non funziona così.
Non si cancella un movimento sparando sui soccorritori.
Non si distrugge la dignità umana con un drone.
La nostra solidarietà va alla Global Sumud Flotilla e a chi, nonostante tutto, continua a guardare verso Gaza.
Non siete soli
E chi oggi resta zitto, domani non avrà il diritto di dire di non aver saputo.
Sicuramente anche questo crimine sarà minimizzato o insabbiato, come spesso succede. Ma nessuno potrà fermare l’indignazione di chi ha ormai compreso ciò che sta accadendo.
( 📸 da Pinterest )
#globalsumudflotilla

 

I mali di oggi sono quelli di sempre. La differenza è che c’è sempre meno speranza di cambiarli.
– Stefano Benni
( Illustrazione di Pawel Kuczynski via Pinterest )

 

|Tu vendi il tuo tempo, le tue giornate, per cui lo stipendio che ti danno è una sorta di ricompensa perché ti hanno rubato qualcosa.|
|Il silenzio è la voce più profonda della vita.|
|Più ci si guarda attorno, più ci si rende conto che il nostro modo di vivere si fa sempre più insensato. Tutti corrono, ma verso dove? Perché? Molti sentono che questo correre non ci si addice e che ci fa perdere tanti vecchi piaceri. Ma chi ha ormai il coraggio di dire: «Fermi! Cambiamo strada»? Eppure, se fossimo spersi in una foresta o in un deserto, ci daremmo da fare per cercare una via d’uscita! Perché non far lo stesso con questo benedetto progresso che ci allunga la vita, ci rende più ricchi, più sani, più belli, ma in fondo ci fa anche sempre meno felici? Non c’è da meravigliarsi che la depressione sia diventata un male tanto comune. È quasi rincuorante. È un segno che dentro la gente resta un desiderio di umanità.|
– Tiziano Terzani
( Foto da Pinterest )

 

Alcuni scienziati affermano che l’idrogeno, poiché sembra essere ovunque, è la sostanza basilare dell’universo; non sono d’accordo. Io dico che c’è molta più stupidità che idrogeno, e che quella è la vera sostanza costitutiva dell’universo.
– Frank Zappa
( 📸 da Pinterest )

 

Nessuna parola
nessun gesto
solo
il nostro silenzio
che pesa
quanto la colpa
come statue d’aria
inchiodate allo schermo
mentre il mondo
si disfa
Così vediamo,
senza guardare.
( 📸da Pinterest )

 

«Ho letto che i giapponesi mettono al primo posto non la passione, non il romanticismo, non i fiori nelle feste. Ma il rispetto dello spazio personale.
Lì non è consuetudine “entrare” uno nella vita dell’altro, interrogare, pretendere una fusione totale.
Da noi si dice: “Se ami – devi essere sempre accanto”.
Da loro: “Se ami – lascia respirare la persona”.
In Giappone esiste il concetto di “oyakate bukaeru” – è il silenzio accanto. Quando puoi sederti con una persona per un’ora senza parlare. Non perché siete offesi e vi ignorate. Ma perché state bene così.
Nella nostra cultura (almeno in passato) il silenzio era segno di un problema. Nella loro filosofia – segno di profondità.
E sì, concordo: la stabilità non è nelle parole, ma nel fatto che non hai bisogno di essere sempre interessante per non essere lasciato.
Nelle coppie giapponesi non c’è la smania di “stare sempre insieme”. È molto più normale che da noi dormire in stanze separate. Vacanze separate – non sono tradimento. Interessi diversi – non sono la fine.
Lì l’essenziale è non impedire all’altro di essere se stesso.
Da noi, molto probabilmente, questo verrebbe chiamato allontanamento.
Da loro, la felicità non è una funzione dell’altro, ma il risultato della pace interiore che porti nella coppia.
Secondo le statistiche, hanno meno divorzi. Meno scenate. Meno esaurimento.
Forse perché le relazioni si costruiscono non sul consumo, ma sul rispetto.
Sulla cura senza clamore…».
– Tatiana Matveeva
( 📸 da Pinterest )

 

|Mi sono indurita durante l’ultima perdita. Mi ha portato via qualcosa di umano. Una volta ero così profondamente emotiva da sbriciolarmi a gentile richiesta. Ma adesso l’acqua è uscita di scena. Ma certo che voglio bene a chi mi circonda.
È solo che faccio fatica a dimostrarlo.
C’è di mezzo un muro.
Una volta sognavo di essere così forte che nulla poteva scuotermi. Adesso.
Sono.
Così forte.
Che nulla può scuotermi. E sogno solo di ammorbidirmi.|
– Rupi Kaur
Il sole e i suoi fiori“, della poetessa, scrittrice e illustratrice di origini indiane Rupi Kaur, è una raccolta di poesie brevi e semplici, ma in grado di trasmettere emozioni intense legate a esperienze che tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare: il dolore, l’amore, la perdita e quella sensazione di riuscire a rialzarsi dopo essere caduti.
Il libro è diviso in cinque parti che seguono il ciclo di un fiore, dall’appassire fino al rifiorire. Accompagna noi lettori con delicatezza, quasi prendendoli per mano.
Non sono poesie classiche: sono dirette, immediate e accessibili a tutti. Riescono a dire ciò che spesso non troviamo le parole per esprimere, senza fronzoli né costruzioni complicate.
Il sole e i suoi fiori” ci ricorda che anche nei momenti peggiori, prima o poi, si può rifiorire. 🌻
( Illustrazione di Rupi Kaur via Pinterest )

 

A tutti i nipoti di questo mondo corrotto…
Caro Nipote che forse non avrò mai figlio di Marta o di Carlotta,
Ti scrivo questa lettera che ancora non sei nato e che nemmeno so se nascerai mai.
Ma ad ogni modo c’è una storia che voglio raccontarti.
Per chiarezza, voglio che tu sappia da subito che questa storia è raccontata dal mio punto di vista, una persona umile, un operaio senza troppa cultura e senza troppi strumenti per capire quello che succede nel mondo.
Eppure in questo giorni in molti siamo scossi da una guerra che ci sta capitando sotto il naso.
Cioè.
Ci dicono sia una guerra ma l’impressione è che non sia esattamente una guerra ma un’aggressione atroce perpetrata ai danni di un intero popolo che da decenni subisce angherie di ogni genere sia da parte dei loro nemici storici, sia da parte dei loro rappresentanti spesso corrotti o in malafede.
Ci dicono che sia uno scontro dovuto a motivi di religione o una roba che affonda le sue radici nel sottobosco della Storia.
La verità, detta in maniera poverissima è che dietro le dichiarazioni di facciata, c’è mezzo mondo che s’è coalizzato per fare in modo che un intero popolo venga sradicato dalla propria terra con l’utilizzo della violenza piú efferata.
Rinchiudendoli, torturandoli, lasciandoli morire di fame e di sete.
E si, se te lo stai chiedendo, anche l’Italia è complice di questo abominio.
Perchè?
Non lo so.
C’è chi parla di questioni immobiliari (ti rendi conto?) chi di sicurezza (!!), chi di religione.
Io non ho strumenti per capire le grandi manovre della geopolitica.
Ma ho gli strumenti per capire il dolore della gente.
Ho la testa per provare solo ad immaginare cosa voglia dire uccidere una quantità infinita di bambini nella maniera piú atroce possibile, spesso sotto gli occhi dei propri genitori.
E bada che la questione non sarebbe nemmeno stare da una parte o dall’altra.
La questione è stare dalla parte della gente che soffre in quella maniera indicibile.
La questione è quella di provare a restare umani.
Ti scrivo questa lettera per due motivi.
La prima è che non so come te la racconteranno questa storia terribile.
Alla fine scriveranno che hanno vinto i buoni, ha vinto il progresso e magari quando ci sarai te al posto mio, in quelle terre sorgeranno città ultramoderne.
Non farti fregare.
Quel progresso è solo un’illusione costruita sulla disperazione di gente che avrebbe solo voluto vivere in pace la propria vita.
Quel progresso, ha avuto un costo incalcolabile.
Per pagare quel costo l’umanità ha svenduto la propria dignità.
Ti diranno chi sono stati i buoni e chi erano i cattivi.
Come nei film Western che c’hanno fatto credere che i buoni erano i Cow-Boy.
Solo approfondendo abbiamo capito che le ragioni degli Indiani erano ben piú forti della smania di conquista dei pistoleri americani.
Non fermarti mai alle due paginette striminzite che il libro di Storia dedicherà a questo capitolo vergognoso dell’umanitá.
Se Avrai modo per approfondire, fallo perchè quello che oggi sta accadendo a quel popolo domani potrebbe accadere a te.
Il secondo motivo per cui ti scrivo, è che forse ti chiederai dov’eravamo tutti noi, mentre tutto ciò accadeva.
Eravamo qua a fare il pochissimo che abbiamo potuto.
Abbiamo sostenuto missioni umanitarie, manifestato, scritto. Letto.
Persino scioperato.
Per questo c’hanno presi in giro ma almeno c’abbiamo provato.
So che non è servito a nulla ma almeno possiamo dire che questa parte della storia non è stata scritta in nome nostro.
Non in nome mio nonostante una parte delle mie tasse siano state utilizzate per armare le mani che hanno sbranato tutti quei bambini.
Io e tanti come me non eravamo dalla parte di quei potenti che bramosi di potere e soldi hanno orchestrato questo incubo.
Lo so, avremmo dovuto fare di piú.
Ma non ci siamo riusciti per incapacitá, per paura, perchè c’hanno messo in un angolo.
Ti saluto nipote mio che forse non nascerai mai.
Ti chiedo scusa per tutte queste lungaggini.
Ma è giusto che tu sappia.
È giusto che tu sappia che noi, tutto questo non l’abbiamo voluto.
Ma nonostante tutto sentiamo forte l’urlo di tutti quei bambini sacrificati sull’altare di una Storia che non è la nostra Storia.
Abbi cura di te.
Mangia, copriti, ama.
E non farti fregare da chi ti racconterá questa storia.
– Emiliano Miliucci
( 📸 da Pinterest )

 

Se un milione di persone crede ad una cosa idiota, la cosa non cessa di essere idiota“. ( Anatole France )
|A noi storici spesso chiedono: ma l’epoca nostra che stiamo vivendo a quale periodo del passato assomiglia?
Ecco, io purtroppo negli ultimi tempi comincio ad avere sempre più l’impressione che l’epoca nostra assomigli paurosamente agli anni che hanno preceduto lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914. Allora l’Europa usciva da un lungo periodo di pace. Se uno non guarda alle guerre nei Balcani e alle guerre coloniali in cui tutti i Paesi europei si erano imbarcati, perfino noi italiani (in Etiopia e Libia), effettivamente l’Europa usciva da un lungo periodo di pace.
Anche adesso usciamo da un lungo periodo di pace, quasi. Anche adesso –se dimentichiamo i Balcani, se dimentichiamo la Jugoslavia, se dimentichiamo il bombardamento di Belgrado, se dimentichiamo le guerre coloniali che ci sono anche oggi – i grandi Paesi dell’Occidente non si sono più fatti la guerra da tanti anni.
E allora come mai nel 1914 l’Europa è precipitata nella guerra più spaventosa di tutti i tempi? Il guaio è che, se uno va a vedere da vicino com’era quel mondo che assomigliava molto a quello nostro di oggi, non è così strano che siano precipitati in una guerra spaventosa. Intanto in quei lunghi anni di pace parlavano continua mente di guerra, della “prossima guerra”.
C’era un genere letterario, oggi dimenticato, che all’inizio del secolo faceva furore: gli storici della letteratura lo chiamano “letteratura dell ’invasione” o “della prossima guerra”.
In tutti i Paesi, non solo dell’Europa, ma del mondo, uscivano romanzi che raccontavano come “il nostro Paese presto sarà invaso da un feroce nemico’’. Questi romanzi si pubblicavano in una quantità enorme di copie, tutti li leggevano e raccontavano tutti la stessa storia: “Il nostro Paese è debole, siamo circondati da nemici cattivissimi, dobbiamo riarmarci perché non siamo abbastanza sicuri”.
E l’opinione pubblica intossicata, sentendo parlare continuamente “della prossima guerra ”e dei “malvagi nemici che ci minacciano”, ha cominciato a chiedere sicurezza, armamenti e alleanze.|
– Alessandro Barbero
( 📸 da Pinterest )

 

|È una malattia.
La gente ha smesso di pensare,
di provare emozioni,
di interessarsi alle cose;
nessuno che si appassioni
o creda in qualcosa che non sia la sua piccola,
dannata, comoda mediocrità.|
Da “Revolutionary Road” di Richard Yates.
( Illustrazione di Olga Klim via Pinterest )

 

|Quello che si prova quando si è funzione di qualcosa per qualcun altro è una felicità enorme, è il senso forse dello stare al mondo.|
– Elio Germano
( 📸 da Pinterest )

 

“Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano.
Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.
È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”
Da “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee.
( Immagine da Pinterest )

 

|Mi rivolgo soprattutto alle persone religiose ricordando loro che è più comune trovare gente che ama Dio che il proprio prossimo: infatti Dio costa molto di meno.|
Fabrizio De Andrè
( 📸 da Pinterest )

 

Da “Coma Empirico

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