
La storia dell’uomo mostra che il potere teme la cultura, scoraggia la lettura, il teatro e tutte quelle manifestazioni in cui il pensiero divergente trova la sua massima espressione. Si tende ad ostacolare lo sviluppo di attività culturali in modo più o meno esplicito.
In passato la lotta contro la cultura si esprimeva in modo eclatante e aggressivo: venivano bruciati manoscritti, distrutte biblioteche, controllati artisti e intellettuali tramite microspie inserite nelle abitazioni di questi ultimi.
Oggi in molti paesi, anche in quelli definiti “democratici”, la distruzione del sapere si attua in maniera più subdola, come Primo Levi aveva saggiamente intuito: «Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola.» S’impoveriscono le scuole, si dà ampio spazio a programmi televisivi rissosi, spacciati per trasmissioni “culturali” e volte invece a distogliere l’attenzione dai reali interessi dell’uomo.
Nonostante questi impedimenti, in qualsiasi società e in qualunque epoca è sempre esistita una minoranza di persone che si è distinta coraggiosamente per non aver consentito al potere di uccidere il libero pensiero.
Ad una ragazzina di appena dodici anni lo scrittore australiano Markus Frank Zusak affida il compito di “salvare la letteratura.” E dal romanzo del suddetto scrittore, “La bambina che salvava i libri”, il regista britannico Brian Percival ha realizzato un film poetico che solo in rari casi suscita indifferenza nello spettatore.
“Storia di una ladra di libri” vede protagonista una ragazza giovanissima abbandonata dalla madre perchè costretta a fuggire a causa delle sue idee politiche.
Il film è ambientato nella Germania nazista del 1939.
Liesel, questo il nome della protagonista, interpretata in modo superbo dalla giovane attrice canadese Sophie Nélisse , viene data in adozione ad una coppia senza figli in gravi difficoltà economiche: Rosa e Hans Hubermann.

La ragazzina si affaccia alla vita senza essere in grado di leggere e scrivere e, nonostante venga derisa da alcuni suoi compagni di scuola proprio per questa sua incapacità, mostra immediatamente una personalità decisa e volitiva che non si lascia sfiorare dal giudizio altrui.
La prima scena del film risulta particolarmente incisiva nel tratteggiare il carattere curioso e indomito della protagonista: dopo la sepoltura del fratellino, morto durante il viaggio che lo conduceva insieme alla sorella verso la sua nuova famiglia, Liesel, approfittando della distrazione del becchino, prende con sé il suo manuale che custodisce gelosamente tra le mani, pur consapevole di non essere in grado di leggerlo. E la sera lo stringerà sempre a sé fino a quando non s’innamorerà appassionatamente delle parole scritte. Quelle parole scritte racchiuse nel fulcro attorno a cui gravita il progresso di ogni società: i libri.
E proprio i libri che non rispecchiano la mentalità nazista vengono messi al rogo anche nel piccolo villaggio in cui vive la nostra protagonista. Quei libri, nati per essere liberi, vengono considerati potenzialmente pericolosi in quanto possono risvegliare capacità critiche e desideri di ribellione. Ma Liesel, nonostante la giovanissima età, comprende istintivamente l’ingiustizia di tale atto e, quando gli uomini grigi e indottrinati da Hitler lasciano la piazza dove ancora sfavillano le parole dei titoli dissenzienti, salva un libro ancora fumante e lo nasconde dentro il cappotto.

E in quell’indimenticabile scena s’intravede uno spiraglio di luce, un inno alla vita e al libero pensiero.
Incoraggiata dal padre adottivo, interpretato in modo eccelso dall’attore australiano Geoffrey Rush,

e da Max, un ragazzo ebreo che viene nascosto dalla famiglia Hubermann, Liesel non impara solamente a leggere i testi che prende celatamente “in prestito” dalla casa di un gerarca nazista.

Non si ferma alla lettura di testi proibiti nella cantina della casa in cui vive. Comprende anche la misteriosa forza del verbo che, nella visione ebraica, concerne quel mondo soprannaturale artefice della stessa vita.
Memorabili le parole che Max, interpretato dal formidabile attore americano, Ben Schnetzer, pronuncia dopo aver donato a Liesel un quaderno.

«Nella mia religione ci insegnano che ogni essere vivente, ogni foglia, ogni uccello, sono vivi solo perché contengono la parola segreta della vita.
E’ l’unica differenza tra noi e un grumo di argilla.
La parola.
Le parole sono vita, Liesel. Tutte quelle pagine bianche le regalo a te per riempirle.»
E sono proprio le parole a dare inizio alla trasformazione spirituale di Liesel che, attraverso i libri e un quaderno che nessuno deve aprire, lascia scorrere via la leggerezza che caratterizza la sua età e impara a leggere tra le righe. Con quel fiume inarrestabile di parole Liesel cerca di tenere in vita Max, quando a causa di una polmonite, precipita in uno stato di incoscienza.
Notti e notti trascorse a leggere a quel ragazzo che l’aveva invitata a descrivere il mondo intorno a lei usando parole dense di significato, quei “libri presi in prestito” in grado di donare a Liesel, e non solo a lei, la consapevolezza di ciò che le accade intorno e insieme la speranza che la purezza dei sentimenti nobili riesca a sovrastare l’odio e la vigliaccheria che caratterizza qualsiasi periodo storico, anche quello che ufficialmente viene definito di non belligeranza.
Leggere per se stessi e per gli altri, anche dentro i rifugi in cui la gente si affollava dopo l’inquietante suono delle sirene che annunciano l’imminenza di bombardamenti.
«C’era una volta una ragazza che aveva un amico che viveva nell’ombra. Lei gli ricordava cosa si provava a sentire il sole sulla pelle, cosa si provava a respirare. E questo ricordava a lei che era ancora viva.»
Nel silenzio del rifugio, Liesel non prega. Cita il brano di un libro. E la gente improvvisamente smette di avere paura e si lascia accarezzare dalle parole che lei recita.

Liesel, attraverso i suoi gesti e il suo candore, riesce ad alleggerire la cupa situazione del momento. E nel suo mondo magico entra un narratore piuttosto insolito che s’insinua nella sua anima. Si tratta di una presenza oscura che la osserva senza mai sfiorarla. Vede in lei un’avversaria degna di stima e in grado di sfidarla perchè, nonostante lo sguardo innocente, non consente a nessuno di imporle delle regole incomprensibili. Il narratore è impressionato dall’atto di ribellione di quell’anima che ha deciso di sorvegliare. Di quell’atto rivoluzionario che si condensa nell’immensa speranza di cambiare gli eventi con la forza dell’amore e della solidarietà. In fondo la stessa speranza è da considerarsi un atto sovversivo, pura energia creativa, l’unica forza in grado di sconfiggere la morte che, in qualunque momento possa giungere, sa già di aver perso di fronte ad una siffatta determinazione nell’annientare tutto ciò che pone un ostacolo al desiderio infinito di conoscenza.
A differenza di quello che si potrebbe pensare nel leggere velocemente la trama, “Storia di una ladra di libri” non appartiene a quel filone inesauribile di film dedicati all’Olocausto.
Il giovane Max avrebbe potuto essere anche un oppositore al regime, un comunista, un omosessuale o uno zingaro. E’ da considerarsi casuale il fatto che sia un ebreo.
E non è nemmeno il nazismo il protagonista della storia.
Il vero protagonista del film è il libro che, con il suo valore rilevante, riesce a nutrire la mente umana e far dimenticare a chi lo legge, in qualsiasi momento storico, l’aridità e le umiliazioni che gli ruotano attorno.

E ben poco può distruggere la dittatura dell’incultura fino a quando esisteranno esseri umani che andranno controcorrente e non diventeranno preda delle manipolazioni del potere.
L’interpretazione dei protagonisti di questo film è indubbiamente magistrale, compresa quella del coraggioso Rudy, che dal narratore della storia viene soprannominato “il ragazzo dai capelli color limone la cui anima mi è sfuggita” e interpretato da Nico Liersch.

Il dolcissimo Rudy che ama Liesel in modo ingenuo e limpido, come sanno fare solamente i ragazzini, che si tinge di nero perchè vorrebbe somigliare ad un atleta di colore e che custodisce il segreto della famiglia adottiva dell’amica, è anch’egli un personaggio di rilievo che emerge dallo squallore di quel piccolo mondo intimidito e vile.
Anche la splendida fotografia e la coinvolgente colonna sonora rendono questo film un piccolo diamante nella storia del cinema.
Da sottolineare il linguaggio poetico adottato dal regista che riesce a commuovere lo spettatore grazie a intensi primi piani,
ai valzer scanditi dal suono malinconico della vecchia fisarmonica di Hans e all’uso delle parole che Liesel riesce a personalizzare dopo essersi lasciata ubriacare dalla lettura.

Indimenticabile il modo in cui descrive la madre adottiva, sovente irritabile e scontrosa: “una donna piena di tuoni.”
Film imperdibile che chi non ha potuto vedere al cinema può visionare nel DVD appena uscito.
Oggi non si bruciano più i libri.
Tuttavia la maggioranza della gente legge poco. Molto poco.
Chi detiene il potere non ha più bisogno di distruggere biblioteche o di creare simbolici falò per distruggere la conoscenza.
Qualcuno si è domandato perché?
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