Quando l’odio diventa linguaggio del potere

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Orazio si chiedeva: «Che cosa vieta di dire la verità ridendo?».
Nulla. Ma quando il riso non rivela la verità e si limita a desiderare un nemico nell’arena, non è più satira. È soltanto violenza travestita da battuta.

Vannacci e i video fatti con l'AI in cui, da imperatore romano, condanna a morte Schlein, Conte, Prodi e Boldrini. Il leader M5S: «Incita alla violenza, ma non ci intimorisce» | Corriere.it

Non tutto ciò che fa paura arriva facendo rumore. A volte dura pochi secondi, passa sul telefono tra un video e l’altro, e sembra già finito. Invece resta.
Il video rilanciato da Roberto Vannacci, nel quale appare come un generale romano che condanna a morte Conte, Schlein, Prodi e Boldrini, non è satira. La satira ridicolizza il potere. Qui il potere si mette l’armatura, abbassa il pollice e trasforma l’eliminazione dell’avversario in spettacolo.
Non importa sapere se Vannacci desideri davvero la morte di quelle persone. Importa che un rappresentante delle istituzioni abbia considerato accettabile condividere quell’immagine.
Dire che è tutto finto non basta. Anche le minacce sono fatte di parole. I simboli servono proprio a preparare il terreno ai fatti.
Il messaggio è semplice: l’avversario non deve essere sconfitto. Deve sparire.
L’Italia conosce bene questo linguaggio. Comincia con una battuta, prosegue con una provocazione, poi con un’aggressione minimizzata. A poco a poco il nemico prende il posto dell’avversario.

Vannacci imperatore romano 'condanna' Schlein e Conte

Per questo è sbagliato dire che parlarne significhi “fare il suo gioco“. Il gioco di chi incendia il linguaggio si fa soprattutto restando in silenzio.
Il problema, però, non riguarda soltanto Vannacci o l’Italia. In molti paesi l’estrema destra entra nei parlamenti, condiziona i governi e decide le parole con cui si parla di migranti, minoranze, oppositori, giornalisti e magistrati.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si sceglie qualcuno, lo si indica come causa di ogni problema, lo si rende estraneo e pericoloso. Poi si convince la società che limitarne i diritti non sia violenza, ma difesa.
Negli Stati Uniti questo meccanismo ha tre lettere: ICE.

Immagine Pin Storia

Dietro la rassicurante parola “sicurezza” vi sono irruzioni, arresti, famiglie terrorizzate e persone ridotte al proprio status amministrativo. Non più padri, madri, lavoratori o vicini di casa, ma corpi da individuare, trattenere e allontanare.
È così che la crudeltà diventa amministrazione.
Non arriva necessariamente urlando. Può compilare moduli, indossare un distintivo, usare parole tecniche e assicurare di stare soltanto applicando la legge.
La democrazia raramente scompare in un giorno. Più spesso viene svuotata lentamente. Le elezioni restano, i palazzi restano, le bandiere restano. Cambiano le parole.
La libertà di stampa diventa un fastidio. Le minoranze una minaccia. Chi protesta un nemico interno. E intanto ci viene chiesto di non esagerare.
Paesi immuni non ne esistono. Esistono cittadini vigili e cittadini distratti.
Non siamo nel 1925. Ma neppure il 1925 arrivò in una notte. Fu preparato da parole, immagini e intimidazioni trattate come scherzi, finché la violenza smise di sembrare eccezionale.

Reel con Vannacci, Barboni alla ribalta veste i panni del gladiatore

Oggi il pericolo può avere un profilo social, parlare il linguaggio dell’ironia e diventare virale. Oppure può indossare una divisa e trasformare la paura in una procedura.
La democrazia non ci obbliga a volerci bene. Ci chiede soltanto di permettere all’altro di continuare a esistere.
L’avversario può perdere le elezioni. Non deve perdere il diritto di parlare. Il migrante può non avere un documento. Non perde per questo il diritto di essere trattato come un essere umano.
Nessuno deve diventare un bersaglio.
Nessuno deve finire nell’arena.
L’odio si accumula così: un post alla volta, un video alla volta, una parola disumana alla volta.
Bisogna fermarsi prima.
Adesso.
Io non rido.
Ho paura.
E la paura, davanti a ciò che sta accadendo, non è debolezza. È il momento in cui ci accorgiamo che il precipizio è molto più vicino di quanto pensassimo.
Di seguito il macabro video, per niente divertente, creato con l’intelligenza artificiale.

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