“Marcia verso Gaza”, un movimento pacifico per rompere il silenzio

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Un movimento spontaneo, globale e pacifico si sta mobilitando per cambiare la storia: si chiama “Marcia verso Gaza” ed è nato dalla volontà di cittadini comuni che, di fronte alla terribile crisi umanitaria nella Striscia, hanno deciso di non rimanere in silenzio. La proposta è semplice ma carica di significato: attraversare il valico di Rafah, al confine con l’Egitto, per chiedere l’apertura di corridoi umanitari, la fine dell’assedio e un cessate il fuoco. Non è un’iniziativa politica o religiosa, ma una mobilitazione universale che riunisce persone di ogni provenienza e fede, unite da un solo scopo: fermare la violenza e salvare vite umane.


L’iniziativa ha iniziato a diffondersi lo scorso aprile in Francia, dove un appello condiviso sui social è diventato subito virale. Da quel momento, migliaia di persone in Europa e nel resto del mondo si sono unite tramite Telegram ed altri canali, creando gruppi di supporto, raccolte fondi e comitati locali. In Italia, centinaia di volontari si stanno preparando per la partenza, prevista per giugno. Chi promuove l’iniziativa parla chiaro: “Non abbiamo bandiere né armi, marciamo solo con la nostra coscienza e le nostre voci.” Il messaggio è potente: il popolo si muove, dato che la politica è disinteressata e indifferente. Ed anche se la marcia dovesse affrontare ostacoli, la sua stessa esistenza lancia un segnale forte: la pace è ancora possibile, ma c’è bisogno del coraggio di chiederla tutti insieme.


Se vuoi partecipare alla “Marcia verso Gaza” ed unirti al gruppo italiano, puoi registrarti attraverso il canale Telegram ufficiale:
👉 https://t.me/marchtogaza_italia
Se invece sei interessato alla mobilitazione a livello globale, puoi trovare il canale internazionale qui: 👉 https://t.me/MarchToGaza
In entrambi i canali troverai tutte le istruzioni per compilare il modulo di adesione, i dettagli logistici, e le informazioni più recenti sulle prossime tappe della marcia.

Gallery Of Illustration By Lina Jaradat – Palestine

Perché i mass media non parlano di questo importantissimo evento?
La “Marcia su Gaza” rimane in ombra non solo perché si esprime con il linguaggio di chi non ha grandi sponsor né potenti amplificatori, ma anche e soprattutto perché c’è la paura ( anche se chi decide di fare il giornalista, dovrebbe essere coraggioso ) di innescare polemiche: affrontare il conflitto dal punto di vista della protesta popolare significa rischiare accuse di parzialità e, di conseguenza, perdere lettori o finanziamenti ( direi più la paura di perdere finanziamenti ). Così, tra i report quotidiani di guerra e le narrazioni ufficiali, la voce di chi porta cartelli e scarpe consumate si perde, relegata ai social e ai canali indipendenti. Eppure, è proprio quel silenzio a rivelare la potenza di un’onda umana decisa a farsi sentire, nonostante tutto.

Gallery Of Illustration By Lina Jaradat – Palestine

Ecco il testo completo della lettera, firmata dai cittadini del movimento “Marcia verso Gaza” e indirizzata alle ambasciate di Egitto ed Israele:

«Noi, cittadini francesi e cittadini del mondo, donne e uomini liberi, provenienti da molteplici paesi, religioni, lingue e culture, vi scriviamo per annunciarvi che il popolo si solleva. Di fronte all’inazione dei governi, di fronte alla sofferenza insostenibile del popolo palestinese, di fronte al blocco disumano imposto a Gaza, migliaia di persone, ovunque nel mondo, si organizzano per una marcia senza precedenti.

Una Marcia verso Gaza. Marciamo per la vita. Marciamo per la dignità. Marceremo fino al terminal di Rafah, con un solo obiettivo: aprire la frontiera, far entrare gli aiuti umanitari ed esigere la fine dell’assedio. Questo movimento, inizialmente simbolico, diventa concreto. Delegazioni cittadine sono in corso di organizzazione in diversi paesi. Interi gruppi si preparano a raggiungere la frontiera egiziana di Rafah nelle prossime settimane. Se non reagite, noi arriveremo. E se dovremo andare oltre, andremo fino in Cisgiordania, fino alle terre dove la colonizzazione illegale si estende ogni giorno. Non porteremo armi: porteremo le nostre voci. Ma siate certi che non ci fermeremo.

Non vogliamo la guerra. Vogliamo la pace. Ma poiché i nostri dirigenti non fanno il loro dovere, noi, il popolo, ci assumeremo le nostre responsabilità. Speriamo che questa mobilitazione susciti un sussulto di coscienza. Speriamo che ascoltiate questo appello e scegliate di non ostacolare la volontà dei popoli liberi. Questa lettera è indirizzata a voi, ma sarà anche diffusa sui social network, nella stampa, in tutte le lingue possibili. La Storia si scrive ora, e vogliamo stare dalla parte giusta. Aprite la frontiera. Liberate Gaza. La pace è ancora possibile».

Illustration By Amira Tanany – Egypt

 

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