“Ma è estate…”

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Ma è estate, è normale che faccia caldo, è sempre stato così.
No, non è un caldo normale.

No, non è sempre stato così.

Il problema non è il singolo giorno molto caldo. È la frequenza, la durata, il fatto che anche di notte le temperature restino alte e il corpo non riesca più a recuperare.
Gli scienziati spiegano da anni che il riscaldamento globale, causato soprattutto dall’uso dei combustibili fossili, rende le ondate di calore più frequenti, più lunghe e più intense. In Europa questo processo è già evidente.
E poi ci sono le guerre.
Le guerre non sono da condannare soltanto perché uccidono. Sono anche una gravissima forma di distruzione ambientale.
Gli eserciti consumano enormi quantità di carburante. I bombardamenti incendiano depositi, distruggono industrie, acquedotti, fognature, terreni agricoli e impianti per i rifiuti. Lasciano nell’aria polveri tossiche, nel suolo sostanze nocive e nell’acqua contaminazioni che possono durare per anni.
Poi arriva la ricostruzione, con altro cemento, altro acciaio, altra energia e altre emissioni.
E no, il fatto che una guerra avvenga lontano non significa che non ci riguardi. I gas serra non si fermano alle frontiere. L’inquinamento produce conseguenze molto più ampie del luogo in cui tutto è cominciato.
Non si può parlare seriamente di clima e poi considerare le guerre una questione separata. Le guerre distruggono vite, territori e futuro. Anche quello di chi crede allegramente di essere abbastanza lontano.
I governi dovrebbero passare meno tempo a insultarsi e più tempo a ridurre le emissioni, proteggere il territorio, migliorare i trasporti pubblici, adattare le città al caldo e rendere trasparenti anche le emissioni militari.
Ed invitare a consumare meno carne.
Inutile parlare di sostenibilità quando si continua a tollerare un modello che consuma suolo, acqua ed energia e che produce enormi quantità di emissioni. Gli allevamenti intensivi non sono soltanto una questione etica. Sono anche una questione ambientale.
Richiedono grandi quantità di mangimi, spesso coltivati sottraendo spazio alle foreste. Producono metano, inquinano il suolo e le falde, concentrano migliaia di animali in strutture che hanno poco a che vedere con la parola vita.
“Va be’, basta proteggersi con i climatizzatori.”
Naturalmente i climatizzatori sono indispensabili quando il caldo diventa estremo. Proteggono il corpo e, per anziani, bambini e persone fragili, possono essere una necessità.
Ma non possono essere l’unica risposta.
Servirebbero edifici riqualificati, scuole e ospedali adeguati, più alberi, più ombra, trasporti migliori ed energia pulita.
Servirebbe soprattutto una politica seria, perché difendersi dal caldo non può diventare un privilegio riservato a chi può permettersi apparecchi efficienti e bollette più alte.
Per le armi i soldi si trovano sempre. Per l’emergenza climatica, invece, cominciano improvvisamente i conti, i rinvii, i vincoli e le spiegazioni.
La domanda sembra banale. Ma non è banale chiedere perché si finanzia con tanta rapidità ciò che distrugge e con tanta lentezza ciò che dovrebbe proteggerci.
Banale sarebbe tacere.
Perché quando si comprende il problema e si sceglie comunque di non dire nulla, non si è più soltanto spettatori.
Si diventa sudditi consapevoli.
( 📸 da Pinterest )

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