Reading Time: 3 minutes

Ma davvero c’è ancora qualcuno convinto che i problemi dell’Italia siano causati dall’immigrazione?
Non dalla sanità pubblica che costringe le persone ad aspettare mesi ( talvolta anni ) per una visita, a rinunciare alle cure o a pagare privatamente quello che dovrebbe essere un diritto.
Non dalla scuola lasciata con pochi fondi, edifici spesso inadeguati e docenti caricati di responsabilità enormi, senza strumenti sufficienti.
Non dagli stipendi bassi, che non permettono più a molte persone di vivere con dignità, mentre affitti, spesa, bollette e trasporti continuano ad aumentare.
Non dai giovani che se ne vanno perché qui trovano contratti precari, stipendi ridicoli e poche possibilità reali di costruirsi una vita autonoma.
No. Il problema sarebbero gli immigrati.
Quelli che arrivano con una storia difficile alle spalle, spesso dopo viaggi terribili, e devono affrontare burocrazia, sfruttamento, lavori sottopagati, permessi da rinnovare, attese infinite e sospetto quotidiano.
E adesso si parla persino di “remigrazione”, con una parola che sembra tecnica, ordinata, quasi ragionevole. Ma dietro quella parola ci sono persone, famiglie, bambini, lavoratori, vite intere. Non pacchi da rispedire al mittente perché il paese non sa più dove mettere i propri fallimenti.
Poi proprio in Italia, dove molti di quelli che arrivano non sognano nemmeno di restare. Per tanti questa nazione è solo un passaggio obbligato, un luogo da attraversare per raggiungere paesi in cui il lavoro è pagato meglio, i diritti sono più rispettati e lo sfruttamento non viene considerato una specie di tradizione nazionale.

E noi, invece, ci raccontiamo l’invasione. Con grande serietà, naturalmente. Come se fossimo la meta più ambita del pianeta, mentre spesso siamo solo il primo approdo disponibile, quello in cui si resta perché andare avanti è difficile, costoso o impossibile.
Come se, mandati via gli immigrati, si risolvessero per magia le liste d’attesa negli ospedali, la carenza di medici, gli stipendi bassi, il costo degli affitti, la precarietà del lavoro, la fuga dei giovani, le pensioni insufficienti e una politica che da anni promette soluzioni e consegna slogan.
Perché, non sia mai, si combattesse seriamente l’evasione fiscale.
Non sia mai si intervenisse davvero sul caro affitti, che sta rendendo intere città invivibili per studenti, lavoratori, famiglie e pensionati.
Non sia mai si parlasse seriamente di patrimoniale, di grandi ricchezze, di privilegi ereditati, di chi possiede moltissimo e contribuisce pochissimo rispetto a quello che potrebbe.

Meglio prendersela con chi ha meno potere. È più semplice, più rapido, ma soprattutto più utile alla propaganda.
L’immigrato non decide le politiche fiscali. Non stabilisce i salari. Non taglia i fondi alla sanità. Non organizza il mercato degli affitti. Non scrive le leggi sul lavoro. Non crea la precarietà. Non porta i giovani italiani a fare le valigie.
Semmai, spesso, fa i lavori che molti italiani non vogliono più fare alle condizioni indegne che questo paese continua ad accettare.
E poi la storia dovrebbe averci insegnato almeno questo. L’immigrazione è sempre esistita. Gli esseri umani si sono sempre spostati per fame, guerra, lavoro, paura, speranza.
Anche gli italiani sono stati migranti, accolti male, pagati poco, insultati, considerati un problema.
Solo che la memoria, quando diventa scomoda, la sistemiamo in un angolo e facciamo finta che non ci riguardi.
Così si prende chi arriva per ultimo e gli si attribuisce tutto. La sanità che non funziona, gli affitti impossibili, il lavoro povero, la paura del futuro, la rabbia sociale, la sensazione che questo paese stia andando indietro invece che avanti.
Intanto chi dovrebbe rispondere davvero resta al proprio posto, parla di emergenze, promette ordine, indica nemici facili e continua a non toccare i problemi veri.
Ma un paese che per spiegare il proprio declino deve inventarsi un colpevole tra chi ha meno diritti non sta cercando soluzioni.
Sta solo cercando qualcuno su cui scaricare la responsabilità.
E, guarda caso, sceglie sempre chi ha meno strumenti per difendersi.
N.B. Le immagini sono state reperite nel web, quindi considerate di pubblico dominio, usate a scopo meramente didattico o decorativo, e appartenenti a google, a Pinterest e ai legittimi proprietari. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimosse.
Post Views: 147
Leave a Comment
Devi essere connesso per inviare un commento.