DDL Caccia 1552

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La caccia non è che un atto inumano e sanguinario, degno solamente di selvaggi e di uomini che conducono una vita senza coscienza, che non si armonizza con la civiltà e col grado di sviluppo a cui noi ci crediamo arrivati.
È successo davvero.
Il Parlamento italiano ha approvato il Ddl 1552, una legge che non limita la caccia, non protegge maggiormente gli animali, non difende ciò che resta dei nostri boschi.
Fa l’esatto contrario.
Più tempo per sparare. Più libertà per i cacciatori. Meno tutele per la fauna.
Come se, in un paese già devastato dalla crisi climatica, dagli incendi e dalla distruzione degli habitat, il problema fossero le troppe regole e non i troppi fucili.
Il provvedimento è passato nonostante la mobilitazione delle associazioni, gli appelli di scrittori, attori e personalità della cultura. Nonostante le pesanti osservazioni della Commissione europea.
Tutto ignorato.
Perché quando si parla di caccia si usa sempre lo stesso trucco. La si trasforma in una battaglia per pochi animalisti esagerati e sentimentali, in una questione minore, quasi in una perdita di tempo.
E invece riguarda tutti.
Riguarda l’idea di natura che vogliamo lasciare ai nostri figli. Riguarda il rapporto tra politica, lobby delle armi e interessi privati. Riguarda il diritto di pochi di entrare nei territori, occupare i boschi e uccidere esseri viventi per divertimento.
La chiamano gestione della fauna.
Ma le parole non cambiano la realtà.
Se insegui un animale, lo terrorizzi e gli spari, non lo stai gestendo. Lo stai uccidendo.
Ci diranno che serve per fermare l’emergenza cinghiali. Peccato che i cinghiali vengano abbattuti da decenni e siano ancora lì, sempre più numerosi. Eppure la soluzione proposta è immancabilmente la stessa. Altri fucili, altri colpi, altro sangue.
Poi arriverà la frase più comoda di tutte. Ci sono problemi più importanti.
Come se la civiltà fosse una classifica. Come se, davanti a una grande ingiustizia, quelle più piccole smettessero improvvisamente di esserlo.
No.
La civiltà si misura soprattutto da come trattiamo chi non può difendersi. Dalla capacità di mettere un limite alla violenza, anche quando quella violenza viene chiamata tradizione, sport o passatempo.
Il Ddl 1552 è stato approvato.
Non è una vittoria della tradizione.
È la prova che, quando la politica deve scegliere tra proteggere la vita e compiacere chi spara, sa ancora da che parte voltarsi.
( 📸 da Pinterest )

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