La doppia morale della guerra

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«Il bipensiero è la capacità di sostenere simultaneamente due convinzioni contraddittorie e di accettarle entrambe.»

( “La catena del controllo” di Francescoch, da Pinterest )

1984” continua a essere attuale perché parla di un meccanismo molto semplice e molto umano, quello di credere contemporaneamente a due idee opposte, purché entrambe ci facciano comodo.
Lo vediamo soprattutto quando si parla di guerra.
Diciamo che ogni vita umana ha lo stesso valore, ma poi ci accorgiamo che alcune morti ci colpiscono più di altre. Alcune diventano tragedie, altre numeri. Alcune chiedono giustizia, altre vengono spiegate con parole come necessità, sicurezza, errore, danno collaterale.

Gaza” di Majdi Fathi ( foto da Pinterest )

Difendiamo il diritto internazionale quando condanna chi consideriamo un nemico. Quando invece riguarda un alleato, improvvisamente tutto diventa più complicato. Bisogna capire il contesto, distinguere, aspettare, non semplificare.
La complessità, curiosamente, arriva quasi sempre al momento giusto.
Lo stesso succede con la propaganda. Quella degli altri è propaganda. La nostra è informazione. Gli altri manipolano, noi spieghiamo. Gli altri mentono, noi difendiamo una versione dei fatti.
E così le parole finiscono per cambiare il modo in cui guardiamo ciò che accade.

Un bombardamento diventa un’operazione. Un’invasione può diventare un intervento. La morte di civili può essere ridotta a una conseguenza inevitabile. Una violazione può essere presentata come risposta necessaria.
Non cambia soltanto il linguaggio.
Cambia quello che siamo disposti ad accettare.
È questo il punto del bipensiero. Non significa semplicemente mentire. Significa riuscire a sostenere un principio e la sua eccezione nello stesso momento, senza sentire davvero il peso della contraddizione.
Possiamo dire di essere contro la guerra e giustificarla quando la conduce la parte che consideriamo giusta. Possiamo dichiarare universali i diritti umani e poi applicarli in modo diverso a seconda della bandiera, del passaporto, dell’alleanza politica.
Ed è qui che Orwell sembra ancora così vicino.

Sud del Libano 2026 ( foto da Pinterest )

Non serve un Ministero della Verità che cancelli i fatti. A volte basta moltiplicare le versioni, cambiare le parole, spostare l’attenzione. Basta dare a ciascuno una realtà abbastanza comoda da permettergli di continuare a sentirsi dalla parte giusta.
Così possiamo considerarci coerenti, democratici, persino pacifisti.
Anche mentre accettiamo ciò che, se fosse fatto dagli altri, chiameremmo intollerabile.
E il meccanismo funziona benissimo perché non abbiamo nemmeno l’impressione di essere manipolati.

Ci sentiamo informati.
Consapevoli.
Liberi.
Forse Orwell aveva immaginato uno Stato in grado di entrare nella testa delle persone.
La variante contemporanea è persino più efficiente.
Gli abbiamo risparmiato la fatica.


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