
| Trova un significato. Distingui la malinconia dalla tristezza. Vai a fare una passeggiata. Non deve essere una passeggiata romantica nel parco, la primavera nel suo momento più spettacolare, fiori e odori e immagini poetiche eccezionali che ti trasportano senza intoppi in un altro mondo. Non deve essere una passeggiata durante la quale avrete molteplici epifanie della vita e scoprirete significati che nessun altro cervello è mai riuscito a incontrare. Non abbiate paura di trascorrere del tempo di qualità da soli. Rubate un po’ di tempo e donatelo liberamente ed esclusivamente a voi stessi. Optare per la privacy e la solitudine. Questo non rende antisociali, non fa rifiutare il resto del mondo. Ma bisogna respirare. E bisogna farlo. |
– Albert Camus
( 📸 da Pinterest )

Apriamo le gabbie, lasciamo che il mondo respiri!
Rachel faceva la guardiana in uno zoo e da anni osservava con tristezza Milo, un vecchio orso, consumarsi lentamente dietro le sbarre di un piccolo recinto per il divertimento di chi accompagna i bambini a vedere il dolore, chiamandolo svago.
Il cemento gli rovinava le zampe, il freddo gli spezzava i movimenti, e il sonno era diventato più una resa che un riposo. Rachel segnalava, chiedeva, insisteva. Le rispondevano con parole educate: procedure, tempi, fondi. Lei, però, non vedeva altro che un animale nel suo lento spegnersi.
Capì che aspettare è spesso solo una forma “educata” di indifferenza.
Così si preparò. Parlò con veterinari, trovò un santuario, raccolse prove. Una notte addormentò Milo, lo sistemò con cura e guidò fino all’alba. Quando il sole sorse, non c’erano più sbarre.
Arrivarono le accuse, i titoli di giornale, il licenziamento. Ma poi arrivarono anche i referti, le testimonianze, le domande giuste. Rachel ebbe la libertà vigilata. Lo zoo un’inchiesta.
Oggi Milo cammina piano sulla terra vera. Non è più un’esibizione. È vivo.
E Rachel lavora al santuario, dove guadagna molto meno, ma ogni mattina guarda un orso fare la cosa più semplice e più rara: vivere come gli era stato sempre negato.
( 📸 dal Web )

|”Se un dolore ti ha reso più cattivo, l’hai sprecato”, ho letto da qualche parte.
No, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che, in fondo, è gentile.
C’è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti; la voce gli si colora di un soffio mite di calore, non urla più e se lo fa, lo fa solo contro il vento.
Chi ha sofferto davvero è diverso perché è disarmato, esce senza la pistola, sorride leggero, scherza tutto il tempo, non fa sempre a gara, chiede scusa, cammina in punta di piedi.
E ride, ride un sacco, più di chiunque altro.|
– Enrico Galiano
( 📸 da Pinterest )

“Loro sono i pompieri che si sono inginocchiati spontaneamente per le vittime di Gaza a Pisa lo scorso 22 settembre e hanno osservato un minuto di silenzio.
Lo hanno fatto con la divisa dei Vigili del fuoco indosso, in qualità di portatori di buona volontà dell’Unicef, quali sono da tempo.
Eppure, per questo semplice e commovente gesto, oggi il Ministero dell’Interno li ha puniti con una vergognosa contestazione disciplinare proveniente direttamente dal Viminale.
Il motivo? Proprio perché indossavano la divisa.
E ora rischiano sanzioni pesantissime, dalla sospensione con riduzione dello stipendio fino al licenziamento.
Ma vi rendete conto?
Questi pompieri, nel pieno di un genocidio,
si sono inginocchiati per i bambini di Gaza e vengono puniti dallo stesso governo che in quei mesi – e ancora oggi – non solo non ha fatto nulla ma ne è stato complice.
“Non c’è stata alcuna azione anticostituzionale. Eppure vengono colpiti dirigenti sindacali e lavoratori durante uno sciopero e una manifestazione pienamente legittimi” protesta l’Usb.
E noi con loro.
Gentili – si fa per dire – signori del governo, questi dieci pompieri non solo non l’hanno sporcata.
Con questo gesto l’hanno ONORATA questa divisa, in supplenza morale di quello Stato che rappresentano e che li punisce.
Sono, siamo, solidali con ogni cellula con questi vigili del fuoco.
Dovremmo dire inchinarci noi davanti a loro e ringraziarli.
Quanto al governo un velo pietoso non basterà.“
Lorenzo Tosa

La ricchezza, quando si stringe in poche mani, diventa un interrogativo morale che pesa sul mondo intero. È davvero concepibile che l’umanità, in grado di decifrare le stelle, resti così ostinatamente cieca dinnanzi a ciò che lei stessa ha creato?
La ricchezza netta dei miliardari nel mondo ha raggiunto livelli mai visti: 18,3 trilioni di dollari nel 2025, una crescita superiore al 16 % in un solo anno, tre volte più veloce della media recente.
Non si tratta di una semplice statistica fredda, ma di un mare di possibilità che si restringe per molti e si allarga a dismisura per pochi. In un mondo in cui la metà più povera dell’umanità è formata da circa 4,1 miliardi di persone, l’incremento della ricchezza dei super-ricchi equivale alla ricchezza totale di tutti loro messi insieme.
Se immaginiamo la società come un grande prato, dove ognuno dovrebbe poter coltivare speranze e sogni, la forbice fra pochi giganti e la moltitudine è così larga da spezzare il filo che tiene insieme quel prato. Le ricchezze accumulate in alto si traducono, più spesso di quanto possiamo immaginare, in influenza politica, così che chi possiede più può modellare regole, media e persino scelte pubbliche. Secondo i dati più recenti, i miliardari hanno probabilità fino a 4.000 volte maggiori di ricoprire cariche pubbliche rispetto alle persone comuni.
E mentre questa élite si arricchisce, le storie che contano davvero, di chi non ha cibo sufficiente, di chi rinuncia alle cure, di chi vede i propri figli lottare per un futuro dignitoso, si somigliano sempre di più.
Una crescita della ricchezza così rapida e concentrata non è frutto soltanto del “merito”, ma di un sistema che favorisce rendite, rendite su rendite, e tende a isolare chi è già avvantaggiato mentre chi è indietro resta lì, con il vento contrario.
In definitiva, la questione non è solo economica: è una questione morale. Allo stesso modo in cui una comunità è misurata dal modo in cui tratta i suoi membri più vulnerabili, la salute di una società si può cogliere in quanta ricchezza resta concentrata e in quanto questa concentrazione influenza la vita di milioni di persone.
C’è un paradosso curioso, figlio probabilmente di questo neoliberismo selvaggio: non pochi sono i poveri o persone della classe media che difendono i ricchi. Sono contrari a una patrimoniale non perché possiedano patrimoni, ma perché custodiscono speranze.
Speranze di cosa, esattamente, resta uno dei più grandi misteri irrisolti di questo strano mondo.
( Immagine creata da Nicola Fratoianni nella sua pagina Instagram )

Per insultare qualcuno gli diciamo “bestia”. Per la crudeltà deliberata e il suo comportamento, “umano” dovrebbe essere il più grande insulto.
– Isaac Asimov

“Per crescere i figli in modo felice c’è una sola soluzione: le relazioni d’affetto, sia che si tratti di una coppia etero sia che si tratti di una omosessuale. Là dove vige l’amore si cresce bene, là dove vige la violenza o il gelo emotivo si cresce male. Che la smettano di dire che la famiglia è fatta da un uomo e da una donna, perché questa è una visione fondamentalmente materialista.
Lo stare insieme non è semplicemente mettere al mondo i figli, ma ha anche il significato di volersi bene, di dedicarsi a un’opera educativa. […] i figli sono figli non perché vai a letto con una donna e la donna va a letto con un uomo, sono figli perché li cresci, perché stai insieme a loro, perché rispondi alle loro domande, perché stai attento ai loro bisogni. Questo significa paternità e maternità da chiunque sia svolta.“
– Umberto Galimberti
( 📸 da Pinterest )

Ieri, 24 gennaio 2026, a Minneapolis un’altra morte violenta ha portato il nome di un cittadino americano nelle cronache più cupe di questa stagione: Alex Jeffrey Pretti, infermiere di 37 anni, impegnato nel reparto di terapia intensiva di un ospedale per veterani.
Pretti si trovava su una strada della città nel corso di un’operazione federale di Immigration and Customs Enforcement (ICE), nel mezzo di una profonda tensione tra forze dell’ordine e manifestanti scesi in strada dopo la recente uccisione di Renée Good.
Secondo la ricostruzione ufficiale rilasciata dal “Department of Homeland Security”, l’uomo si sarebbe avvicinato ad agenti federali con un’arma, costringendo un agente a sparare colpi che lo hanno ucciso. Tuttavia, numerose immagini amatoriali e testimonianze oculari mostrano una scena diversa: Pretti aveva in mano solo un telefono, non una pistola, e stava filmando gli agenti e cercando di intervenire durante un momento concitato in cui una donna veniva spinta a terra e spruzzata con gas al peperoncino.
In quei fotogrammi si vede Pretti avvicinarsi con il cellulare, essere spruzzato a sua volta, placcato al suolo da più agenti e, poco dopo, colpito da numerosi colpi d’arma da fuoco mentre giaceva già immobilizzato.
La famiglia e molte voci dell’opinione pubblica mettono in discussione la versione federale, sostenendo che Pretti non fosse una “minaccia armata” ma un cittadino che cercava di proteggere chi era accanto a lui.
La sua morte ha infiammato proteste in diverse città degli Stati Uniti, con migliaia di persone che hanno criticato le tattiche delle forze federali e chiesto trasparenza sulle operazioni di polizia.
Che tutto questo avvenga negli Stati Uniti, nazione che da oltre un secolo si propone come custode ed esportatrice della democrazia, non è un dettaglio: è il cuore del problema. Quando un Paese che si è fatto simbolo delle libertà civili mostra al mondo il volto dell’arbitrio, della militarizzazione interna, della violenza contro cittadini inermi, non siamo davanti a un incidente. Siamo davanti a una frattura storica e morale, che interroga non solo l’America, ma l’idea stessa di democrazia occidentale.
( 📸 dal Web )

|Questa è l’ora zero per tutti, perché siamo alle prese con dementi che credono di essere ancora bambini e giocano con le sorti del mondo, facendo scelte inumane. Non aspettiamo che le cose cambino da sole. Dobbiamo tornare in piazza, riavvicinarci, annullare le differenze.|
– Renato Zero
( 📸 da Pinterest )

[ Gli ignavi non sono mai stati sopportati.
Non fanno scelte, eppure incidono sulla realtà più di quanto credano: perché ogni rinuncia, in silenzio, lascia il campo a qualcun altro. Gli ignavi non sbagliano mai perché, semplicemente, non scelgono. Si rifugiano in una prudenza che amano chiamare saggezza, ma che spesso è soltanto una rinuncia ben pettinata. Restano un passo indietro, a distanza di sicurezza dal dolore altrui e abbastanza prossimi al potere da non metterlo mai in imbarazzo. ]
Di seguito una riflessione di Vincent Giocoliere sugli ignavi.
| Dante li ha posti nell’antinferno, nemmeno degni di stare
all’ inferno stesso.
I celeberrimi versi ” Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” si riconducono al poeta Virgilio, che si rivolge al collega Dante, suggerendo lui, di non dare alcun riguardo a questa categoria di dannati, i quali non sono meritevoli di considerazione alcuna.
Da parte di nessuno.
Sono le persone molli, inutili a sé stesse e agli altri, quelle che per paura del giudizio non prendono mai posizione.
Il Sommo Poeta, ci indica che questa immondizia di esseri, rappresentato il punto più basso del genere umano.
Ha per loro profondissimo disprezzo.
Perfino Lucifero, che troveremo nel 34esimo canto, l’ultimo dell’inferno, ha più dignità di costoro.
Perché egli, angelo più bello del Paradiso, disobbedendo a Dio, ha comunque preso parte.
Non aver paura di schierarti.
Mai.
La vita è una costante presa di posizione… |
( Immagine dal Web )

[Yogi Berra: «S’è fatto tardi molto presto».]
“Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto.“
– Antonia Pizzi
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