“The Voice of Hind Rajab” – La voce nel silenzio del mondo

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The Voice of Hind Rajab” è uno di quei docu-film impossibile da lasciar cadere nell’oblio. Ti entra dentro piano, ma poi non ti lascia più. Non è un film da guardare per distrarsi: è un’esperienza che ti obbliga ad ascoltare, a restare lì, senza poterti difendere.
Ho avuto l’onore di vederlo sabato scorso. È difficile persino trovare le parole giuste per descrivere ciò che si prova: ti arriva dentro con una forza che non ti aspetti, ti toglie il fiato e ti lascia un vuoto incolmabile.
Vivi sulla tua pelle l’attesa, anche se sai come andrà a finire.


La storia di Hind Rajab è tristemente nota in tutto il mondo.
Una delle poche storie sconvolgenti che sono stranamente emerse nel silenzio di quasi due anni sul massacro compiutosi a Gaza.
Vivi sulla tua pelle le sofferenze di un popolo completamente abbandonato a se stesso, di bambini che hanno perso la vita nel silenzio di molti governanti che hanno preferito girarsi dall’altra parte.
È come se ti trovassi lì, testimone muto di qualcosa di troppo grande e troppo ingiusto.

Racconta una storia vera, quella di Hind, una bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata in un’auto il 29 gennaio del 2024, con accanto i corpi senza vita di alcuni suoi familiari. Tutto avviene sotto pesanti bombardamenti israeliani. L’unica cosa che le resta è un telefono, e quella chiamata disperata ai soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese: “Venite a prendermi.”. Da quel momento, tutto il film si regge su quella voce, la voce autentica della bambina, registrata durante quelle ore terribili.
Secondo le ricostruzioni ufficiali e le indagini indipendenti, Israele concede il via libera alle ambulanze della Mezzaluna Rossa, ma solo dopo circa tre ore dall’inizio della chiamata di Hind.
Nel frattempo, la bambina resta al telefono con gli operatori, spaventata ma lucida, mentre dalla centrale la squadra di soccorso cerca disperatamente di ottenere il permesso di entrare. Le forze israeliane dichiarano la zona “militarmente attiva” e vietano l’accesso a qualunque veicolo, anche umanitario. Solo intorno alle 17:40, quando ormai è quasi buio, arriva finalmente l’autorizzazione.
Due soccorritori, Youssef Zeino e Ahmed al-Madhoun, salgono sull’ambulanza e partono verso il luogo dove Hind dice di trovarsi. Comunicano alla centrale che stanno entrando nell’area, poi il contatto si interrompe all’improvviso.
Passano ore, poi giorni. Nessuno riesce più a raggiungerli, perché i bombardamenti continuano senza sosta. Quando finalmente si può entrare, vengono trovati i resti dell’ambulanza distrutta e l’auto di Hind, entrambe colpite. La bambina e i due soccorritori sono morti.

Youssef Zeino, Ahmed al-Madhoun e una foto della piccola Hind Rajab.

Secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese, l’ambulanza viene colpita nonostante avesse comunicato la sua missione di soccorso e ottenuto il permesso. Israele, invece, nega di aver attaccato deliberatamente i mezzi di soccorso.
La verità resta avvolta nel fumo. Quel che è certo è che Hind Rajab resta viva per ore, in attesa di un aiuto che non arriverà mai, e che due uomini muoiono tentando di salvarla, dopo aver creduto che il via libera significasse finalmente sicurezza.

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La regista, Kaouther Ben Hania, già candidata all’Oscar per “L’uomo che vendette la sua pelle“, firma qui un’opera che è insieme documentario, testimonianza e rito del silenzio. Con uno stile asciutto e rispettoso, rinuncia a mostrare immagini della bambina: la protagonista resta invisibile, ma la sua voce riempie tutto lo spazio. È un atto di ascolto puro, che travolge e spoglia. La sua è una scelta coraggiosa e dolorosa: non mostra mai Hind, non c’è inizialmente nessuna immagine della bambina. Solo la sua voce, che attraversa ogni scena. Attorno, vediamo gli operatori che cercano di aiutarla, impotenti, con lo sguardo pieno di angoscia. È un film fatto di suoni, di silenzi, di sospensioni. Ti costringe ad ascoltare davvero, e in quel suono senti tutto: la paura, la lucidità, la speranza che si spegne.

The Voice of Hind Rajab, il film conquista il Festival di Venezia 2025: nessuno può essere in pace quando i bambini ci chiedono di essere salvati | Vogue Italia

Il film ha ottenuto il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, accolto da un lunghissimo applauso e da molti spettatori in lacrime. Un riconoscimento meritato, perché Ben Hania riesce a trasformare l’orrore della guerra in un’esperienza intima, universale, che parla a chiunque abbia ancora la capacità di ascoltare.

The voice of Hind Rajab è IL film della Mostra del Cinema di Venezia 2025 | Wired Italia

Gli attori che interpretano gli operatori della Mezzaluna Rossa sono straordinari nella loro semplicità: non cercano lacrime facili. I loro sguardi, le pause, i respiri bastano a far capire tutto: la paura di non poter salvare, la disperazione di chi resta in ascolto sapendo di non poter fare abbastanza. E tu sei lì, insieme a loro, respirando la loro e la tua impotenza. Si muovono in uno spazio ridotto, quasi teatrale, ma i loro sguardi dicono tutto: la paura, l’impotenza, la rabbia. È come se tutta la tensione del film fosse contenuta nei loro silenzi.

Recensione: La voce di Hind Rajab - Cineuropa

Non è un documentario classico, non vi sono spiegazioni, numeri o analisi politiche.
È solo una voce.
Una voce che diventa simbolo di tutte le altre che non abbiamo mai sentito.
E più passa il tempo, più ti rendi conto che quella voce ti rimarrà addosso.

The voice of Hind Rajab. Chi salva una vita, salva il mondo intero, anche a Gaza • Clarus

Inutile raccontare la sofferenza. Inermi, seduti su quella poltrona, trattenendo il fiato, sembrava di vivere in apnea. Alla fine del film, uscendo dalla sala, la sensazione comune era di essere come pietrificati. Nessuno ha parlato. In silenzio, lungo le scale e verso l’uscita, non una parola, non un commento, non un sospiro. Solo una sorta di processione mesta, con la compostezza e il silenzio di un corteo funebre.
Io, da giorni, ho in testa solo la voce di Hind Rajab. Sei anni. Al telefono con l’operatrice che prova a rassicurarla, mentre lei, con voce calma e quasi senza piangere, ripete: “Vieni a prendermi? Tra poco sarà buio, io ho paura del buio. Ho il carrarmato davanti a me. Tra poco sarò morta. Perché non vieni a prendermi?”. Quelle parole mi martellano nella mente, e so che continueranno a farlo a lungo.

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The Voice of Hind Rajab” ti spinge a pensare a tutti i bambini come Hind, ai loro ultimi pensieri, alle loro ultime paure. Chissà quanti sono morti da soli, magari anche loro con paura del buio.
E allora la domanda che resta, inevitabile, è una sola:
Perché nessuno è andato a prenderli?

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