Martedì scorso, a “È sempre Carta Bianca”, è andato in scena uno scontro che ha lasciato tutti senza fiato.
Enzo Iacchetti parlava dei bambini uccisi a Gaza.
Eyal Mizrahi, presidente di “Amici di Israele“, gli ha risposto con una frase choc: “Definisci bambino.“
Parole gelide, pronunciate mentre le Nazioni Unite denunciano ogni giorno nuove vittime civili.
Parole che suonano come una coltellata, perché l’innocenza non si mette in discussione.
Parole che suonano come una coltellata, perché l’innocenza non si mette in discussione.
Parole che hanno fatto tremare lo studio, perché certe cose non si chiedono.
Un bambino non si definisce: si riconosce.
Un bambino si protegge.
E chi prova a negarlo, sopprime un pezzo di umanità.
E chi prova a negarlo, sopprime un pezzo di umanità.
Un bambino è uno sguardo che non conosce ancora la guerra,
è una mano che cerca protezione,
è una vita che dovrebbe stare lontana dalle macerie.
Iacchetti è esploso, e forse non poteva che andare così.
Iacchetti è esploso, e forse non poteva che andare così.
“Definisci bambino” non è stata una domanda: è stata una lama.
E ha mostrato quanto le parole, a volte, possano ferire più di tutto il resto.
E ha mostrato quanto le parole, a volte, possano ferire più di tutto il resto.
Dietro i numeri che sentiamo ogni giorno ci sono volti. Piccoli, fragili, innocenti.
Non c’è definizione che serva: basta un battito, un respiro, un sorriso interrotto.
Quello è un bambino.
Sempre.
Sempre.
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