“Nessuno mette i suoi figli su una barca a meno che l’acqua non sia più sicura della terra.”
– Warsan Shire
Il mare non è stato il vero colpevole di quella tragica notte: la responsabilità della tragedia di Cutro risiede nelle politiche disumane che hanno trasformato la ricerca di un futuro migliore in una condanna a morte. Due anni fa, all’alba del 26 febbraio del 2023, il caicco “Summer Love” si è spezzato a pochi passi dalla riva di Steccato di Cutro, portando via novantaquattro vite, di cui trentaquattro bambini. Persone che, nella speranza di un cambiamento, si sono imbarcate in un viaggio che, invece di offrire salvezza, si è trasformato in un cammino verso l’oblio a causa di scelte politiche che hanno ostacolato i soccorsi, riducendo l’operazione ad un mero controllo delle frontiere.

“Tante rose sparse sulla spiaggia di Cutro. Tanti fiori infilzati nella sabbia a testimoniare che lì su quella battigia sarebbe stata la salvezza di 94 persone.
Invece non ce l’hanno fatta, solo in pochissimi sono riusciti a toccare terra.
Fiori che guardano verso il mare, verso quell’orizzonte da cui provenivano per venirsi a salvare dalle miserie, dalle guerre, dai soprusi, dalle violenze di quei luoghi nativi, splendidi e meravigliosi ma che gli dato in dote solo povertà e fame.
Queste 94 rose sono 94 lame che colpiscono ognuno di noi senza distinzione per chi ha fatto, chi poteva fare e chi non ha fatto niente per salvarli.“
– Antonio Trillicoso
Quel naufragio non è stato un destino ineluttabile, ma il tragico risultato di un sistema che criminalizza la migrazione, ostacola gli interventi tempestivi e nega vie d’accesso sicure e legali. La Procura di Crotone ha chiuso le indagini, identificando sei indagati per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, un piccolo ma significativo passo verso la verità. Tuttavia, la responsabilità non si limita ai singoli comportamenti: le scelte politiche sottostanti continuano a generare morte e sofferenza. Dal 2014, oltre trentamila persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, mentre Cutro rimane il simbolo di un sistema che sacrifica vite in nome del controllo dei confini.
Per evitare ulteriori tragedie, è fondamentale rivedere le politiche attuali e implementare soluzioni umanitarie efficaci. Corridoi sicuri e vie d’accesso legali possono garantire che chi fugge da guerre e persecuzioni non debba più dipendere da trafficanti o affrontare percorsi pericolosi. È essenziale rendere i ricongiungimenti familiari più rapidi e accessibili, rivedere il sistema dei visti per abbattere le barriere discriminatorie, istituire una missione europea di soccorso in mare e interrompere gli accordi con paesi terzi che alimentano abusi e violazioni dei diritti umani.

“Nessuno lascia la casa a meno che
la casa non sia la bocca di uno squalo
scappi al confine solo
quando vedi tutti gli altri scappare
i tuoi vicini corrono più veloci di te
il fiato insanguinato in gola
il ragazzo con cui sei andata a scuola
che ti baciava follemente dietro la fabbrica di lattine
tiene in mano una pistola più grande del suo corpo
lasci la casa solo
quando la casa non ti lascia più stare
Nessuno lascia la casa a meno che la casa non ti cacci
fuoco sotto i piedi
sangue caldo in pancia
qualcosa che non avresti mai pensato di fare
finché la falce non ti ha segnato il collo
di minacce
e anche allora continui a mormorare l’inno nazionale
sotto il respiro/a mezza bocca
solo quando hai strappato il passaporto nei bagni di un aeroporto“
– Warsan Shire
Ricordare Cutro significa chiedere giustizia e un cambiamento profondo del sistema. È un appello a porre al centro la dignità e la protezione delle persone in movimento, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.
Il giorno dopo tale tragedia, Erri De Luca ha espresso il dolore attraverso versi intensi. Questi versi, carichi di disperazione e angoscia, raccontano una realtà sconvolgente e profondamente umana.
Prendete e mangiatene tutti.
Questi sono i corpi planati
a braccia aperte sul fondale.
In terra sono stati crocefissi,
ora sono del mare e di voi pesci.
Prendete e mangiatene tutti,
che non avanzi niente,
nessuna delle corde vocali
che hanno gridato a vento.
Fate questo in memoria di noi
che rimaniamo a riva.
Lasciatevi afferrare dalle reti
per essere venduti sul banco del mercato,
dove i sopravvissuti furono venduti.
Sarete sulle nostre tavole imbandite.
Di voi, sazi di loro, mangeremo tutto.
Conservate una spina per le nostre gole,
toglietela dalla corona dei perduti.
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