Un soccorritore di Aleppo presta aiuto anche gli animali abbandonati _ Accade nella martoriata Siria

«Considero gli animali e gli esseri umani uguali. Sentono il dolore e meritano compassione allo stesso modo».
Mohammad Alaa Aljaleel

Mohammad Alaa Aljaleel insieme ad uno dei gatti del rifugio "Casa dei gatti Ernesto".

Mohammad Alaa Aljaleel insieme ad uno dei gatti del rifugio “Casa dei gatti Ernesto“.

Nella martoriata Siria, le cui notizie a noi pervenute sono spesso frammentarie e poco approfondite, come se ciò che sta avvenendo in quel paese non meriti di essere raccontato, molti sono gli uomini e le donne che s’impegnano quotidianamente a prestare aiuto alla popolazione civile colpita. Non tutti i siriani sono riusciti a fuggire ed altri hanno deciso di restare per dare soccorso ai feriti.

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È il caso di Mohammad Alaa Aljaleel che, prima della guerra lavorava come elettricista, e adesso guida le ambulanze che trasportano i feriti e le vittime della guerra. L’uomo, poco dopo lo scoppio della guerra, aveva avuto la possibilità di stabilirsi in Turchia con la moglie e i suoi tre figli e gli era stato anche garantito un lavoro. Tuttavia decide insieme alla sua famiglia di restare in Siria per aiutare la popolazione civile stremata dai bombardamenti.

Mohammad Alaa Aljaleel insieme ad un altro volontario.

Mohammad Alaa Aljaleel insieme ad un altro volontario.

Mohammad non si limita solamente ad aiutare i suoi concittadini di Aleppo, città particolarmente bersagliata da questa terribile e sanguinosa guerra. L’uomo si occupa anche di sfamare e di curare gli animali randagi, quasi tutti abbandonati da coloro che sono riusciti a fuggire e che non hanno potuto portare con sé i loro amici a quattro zampe, oppure costretti a sopravvivere in condizioni di disagio e dunque impossibilitati a prendersene cura. Animali vittime anch’essi di una tragedia di cui si parla molto poco.

Alcuni ospiti del rifugio "La casa dei gatti Ernesto".

Alcuni ospiti del rifugio “La casa dei gatti Ernesto”.

Mohammad Alaa Aljaleel è riuscito a creare questo rifugio, che allo stato attuale ospita centocinquanta gatti, qualche cane abbandonato ed anche oche, galline e papere, grazie ad Alessandra Abidin, una ragazza libanese che vive a Cremona da dodici anni.
Alessandra, di madre lingua araba, quando è venuta a conoscenza dell’encomiabile lavoro svolto da tale soccorritore, lo ha contattato e ha poi creato un gruppo su facebook, “Il gattaro d’Aleppo“, per far conoscere al mondo la storia di quest’uomo. Chi si vuole iscrivere al gruppo può cliccare qui.

Alessandra Abidin con Ernesto.

Alessandra Abidin con Ernesto.

Alessandra aveva perduto da poco il proprio gatto, Ernesto, deceduto a causa di un tumore, e stava cercando qualche associazione animalista da aiutare per ricordare il suo piccolo compagno di vita. Dopo aver letto un articolo su facebook che parlava della storia di Mohammad, decide di contattare l’uomo per chiedergli in che modo aiutarlo. Le risponde che molti sono a conoscenza della sua storia e offrono la loro disponibilità a supportare il suo lavoro, ma a causa delle difficoltà della lingua ha bisogno di essere aiutato da una persona che parli arabo. Alessandra si rivela la persona giusta.

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Grazie agli aiuti ricevuti, Mohammad è riuscito ad aprire quel rifugio, il cui nome è dedicato alla memoria di Ernesto, il gatto di Alessandra che ha cessato di vivere lo scorso ottobre.
Naturalmente nella zona di guerra in cui vive l’uomo non è facile reperire medicine ed è impossibile in questo momento poter sterilizzare i gatti. Tutto ciò di cui ha urgentemente bisogno è un aiuto per poter sfamare gli animali che ha raccolto.
«Considero gli animali e gli esseri umani uguali. Sentono il dolore e meritano compassione allo stesso modo», con queste parole Mohammad ben descrive il proprio pensiero che, chi vive con un animale, non può fare a meno di condividere.

Mohammad insieme ad alcuni ospiti del rifugio creato ad Aleppo.

Mohammad insieme ad alcuni ospiti del rifugio creato ad Aleppo.

Amante degli animali, ed in particolar modo dei gatti, sin da bambino, Mohammad racconta di aver cominciato sfamando un po’ di randagi che si aggiravano vicino un’abitazione distrutta da un attacco aereo. Nel giro di pochi giorni il numero di animali in cerca di cibo aumenta considerevolmente. Oggi sono centocinquanta e, come Mohammad spiega a chi non ha dimestichezza con questi piccoli felini: «I gatti vengono sempre fuori quando sentono odore di cibo».

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«I bambini sono molto felici di giocare con loro», aggiunge Mohammad, «e mi sento orgoglioso del lavoro che sto svolgendo».
Qualcuno potrebbe obiettare che il tempo e le risorse di Mohammad potrebbero essere impiegate per aiutare le vittime umane della guerra. Ma fortunatamente sono pochi ormai ad avere una visione della vita così ristrettamente antropocentrica. Le organizzazioni umanitarie ritengono infatti che il lavoro compiuto dall’uomo è veramente nobile; riesce ad aiutare sia gli uomini che gli animali ed in genere chi lancia questo tipo di accuse è una persona che non si è mai prodigata nemmeno per gli esseri della propria specie. Meglio diffidare di chi critica gli esseri umani che aiutano gli animali.

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Proprio le stesse associazioni umanitarie sottolineano che avere accanto a sé un animale, in particolar modo durante una guerra, dona una gioia profonda agli stessi esseri umani e non pochi sono stati i profughi che hanno portato con sé cani e gatti, o ne hanno adottato uno durante i lunghi viaggi per sfuggire alla guerra e raggiungere la Grecia a bordo di gommoni.

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Così come per gli animali di Aleppo, il futuro di Mohammad è incerto. L’uomo infatti è consapevole del peggioramento della situazione in Siria e palesa la sua preoccupazione quotidiana con le seguenti parole: «Ogni giorno, quando lascio la mia casa, so che potrei non tornare; in Siria la situazione sta peggiorando sempre di più».
Tuttavia, nonostante l’escalation di violenza, non manifesta alcuna intenzione di abbandonare i gatti che ha salvato. E dopo essere riuscito ad aprire il primo rifugio siriano per animali, spera di poter anche costruire un ospedale che possa curarli e sterilizzarli.

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Mohammad non appartiene ad alcun schieramento politico o militare; è un semplice civile che ha preso la decisione di rimanere in Siria per poter aiutare gli altri, umani e non.

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Si destreggia mirabilmente tra il soccorso con l’ambulanza ed il rifugio, anche se la sua città è accerchiata dagli estremisti dell’Isis e viene continuamente bombardata dalla Russia e dal presidente della nazione Assad.

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La sua famiglia lo supporta in questa attività ed il fratello, studente di comunicazione, lo aiuta nella realizzazione di video e nel catturare le immagini che ritraggono Mohammad mentre nutre o cura gli animali del rifugio per diffondere così il suo messaggio d’amore in tutto il mondo.

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Se volete entrare in contatto con lo stesso Mohammad e ringraziarlo del lavoro compiuto, qui potete trovare la sua pagina facebook. Per ulteriori approfondimenti, è necessario rivolgersi al gruppo “Il gattaro di Aleppo” oppure potete contattare Alessandra Abidin qui.

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Ho deciso di riproporre questo post per informarvi della distruzione dell’ambulanza acquistata dal gruppo “Il gattaro di Aleppo” per trasportare i feriti. Portava il logo del gattile dedicato al gatto di Alessandra Abidin. Colpita da un missile, adesso l’ambulanza è fuori uso.

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Il mio amico virtuale ed il fratello fortunatamente sono ancora vivi, ma serve ancora una volta la nostra solidarietà per aiutare la città di Aleppo.

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