Storia di un piccolo eroe e di una famiglia esemplare

«La vera disabilità è quella dell’anima che non comprende…
Quella dell’occhio che non vede i sentimenti…
Quella dell’orecchio che non sente le richieste d’aiuto…
Solitamente, il vero disabile è colui che, additando gli altri, ignora di esserlo.»
Gladys Rovini

Disabilità e amore, la storia di una famiglia eroica

Rossella Furnari con il fratellino Alessio

Ogni anno scolastico, solo apparentemente terminato, lascia sempre un’impronta indelebile dentro di me: visi, sguardi, parole non dette e piccoli gesti che riescono ad arricchire il mio bagaglio di esperienze umane mai limitato a mere finalità didattiche, ma soprattutto volto a creare un’armonia avvolgente per far sì che ogni studente possa sentirsi a suo agio e percepire la scuola come una seconda famiglia, seppur in classi fatiscenti, banchi scheggiati, finestre rotte, carenza di materiale didattico e finto interesse di politici di qualsiasi corrente, pronti ad usare la scuola come cavallo di battaglia delle loro campagne elettorali per poi lasciar annegare le loro promesse in cambio di una sicura poltroncina su cui avvinghiarsi a tempo indeterminato.
Ma non è di questo che vorrei parlare oggi.
Troppe sono le parole che vengono sprecate riguardo questo argomento e non sono interessata a farlo in quello che considero uno spazio di riflessione su eventi e persone, famose e non, che hanno contribuito e contribuiscono a rendere il mondo uno spazio migliore.
Esistono dei giovani che con il loro esempio, con le loro gioie e tristezze quotidiane, riescono a mostrare enorme sensibilità e spirito di sacrificio in una società edonista e materialista che vorrebbe loro imporre quel vuoto di valori per poter meglio omologarli e privarli di quella peculiarità insita in ogni essere umano.
Rossella Furnari è una di questi giovani.
Non è un personaggio famoso. Non si trova sotto i riflettori a parlare di bontà e spirito di sacrificio in televisione, magari seduta su una comoda poltrona e pagata profumatamente per i suoi interventi.
La sua aspirazione non è quella di acquistare una borsa firmata da esibire o di trascorrere ore in discoteca.
La sua esistenza è soprattutto dedicata ad assistere il fratellino Alessio, diversamente abile.
Nata il 30 ottobre 1991 a Catania, dopo essersi diplomata all’Istituto Alberghiero, ha ottenuto la qualifica di Operatore Socio Assistenziale. Ama molto i bambini ed il suo sogno è quello di realizzare un asilo nido dove poter donare il grande amore che ha dentro di sé ai più piccoli.

Una storia di amore e sacrificio, una ragazza che ha dedicato la propria vita al fratellino disabile
Così come ha sempre fatto con il fratellino Alessio, nato il 12 ottobre 2008 con una diagnosi medica drammatica: una malformazione dell’esofago che porta con sé gravi conseguenze riguardo lo sviluppo motorio degli arti inferiori e superiori. Il piccolo Alessio ha dovuto subire diverse operazione prima di poter essere abbracciato dai genitori e dalla sorella, subendo indicibili sofferenze e impossibilitato persino ad esprimerle, visto che per un periodo di tempo gli sono state bloccate anche le corde vocali.
Solamente il 9 giugno 2009 il bambino esce dall’ospedale per la prima volta e nel libro dedicato al fratello, “Storia di un piccolo eroe“, opera prima di Rossella, pubblicata da Edizioni Kalonglbte, si leggono queste toccanti parole: «Per la prima volta uscisti dall’ospedale. Fu un’emozione fortissima. Tu vedevi finalmente la luce, la vita fuori da quelle mura, che erano state per te la prima esclusione dalla normalità. Entravi nella tua casa, in un ambiente confortevole e accogliente e con tanto, tanto amore.»

Storia di un piccolo disabile raccontata dalla sorella
«Ricordo ancora la prima sera. Eravamo tutti e quattro a tavola come non era mai accaduto. Ricordo, eri un po’ spaventato, ma in fondo credo che avevi già capito che noi eravamo la tua famiglia.»
Ma il piccolo è costretto ogni quindici giorni a subire una dilatazione in ospedale, soffrendo pene infernali senza che la famiglia noti alcun miglioramento. Dopo altri cinque mesi difficili in cui continua ad ingoiare solo latte con estrema difficoltà, segnata sovente da soffocamenti cui la famiglia è costretta a sopperire aspirando la saliva con l’aiuto di siringhe, viene presa dalla stessa una decisione dettata dalla mancanza di speranza fornita dai medici catanesi che seguono il bambino.
E grazie all’aiuto della comunità parrocchiale e del vicinato, la famiglia, che non naviga di certo nell’oro, può finalmente portare il piccolo Alessio all’ospedale Gaslini a Genova.
Con dilatazioni efficaci e innovative, purtroppo sconosciute ancora oggi a Catania, si notano i primi progressi del bambino che comincia ad ingoiare le prime pappe, crescendo così di qualche chilo, mettendo i primi dentini e iniziando anche a pronunciare qualche parolina. All’epoca Alessio aveva solo un anno e, dopo pochi mesi, i medici decidono di dimetterlo e farlo tornare ogni sei mesi per i controlli di routine.
Così scrive Rossella: «Ricordo che, per affrontare questi viaggi della speranza, venivamo e veniamo tuttora aiutati da tante persone di buon cuore. Sicuramente costoro sono angeli in questo lungo, buio, tormentoso e duro percorso.»
Questa testimonianza ci rende consapevoli anche di quella parte buona di umanità che non si rinchiude nell’egoismo e cerca nel proprio piccolo di poter aiutare una famiglia in serie difficoltà.
Difficoltà che purtroppo aumentano a causa del licenziamento del padre di Rossella, costretta per un periodo di tempo anche ad abbandonare gli studi e a fronteggiare la depressione comprensibile della madre.

Storia di un bambino disabile raccontata dalla sorella
Non pochi sono i momenti di sconforto che assalgono questa ragazza cresciuta troppo in fretta e costretta a conoscere la sofferenza e il dolore, sebbene si faccia forza per sostenere la famiglia. Trascorre giorno e notte su Internet per approfondire la patologia del fratellino.
E nel suo confidarsi ad Alessio, racconta quel periodo difficile con queste parole: «Ti confesso Alessio che, nel primo periodo mi ero molto indurita; non riuscivo più a parlare al Signore, non facevo mai vedere le mie lacrime a nessuno, non ho mai chiesto aiuto a nessuno. Ero diventata apatica e non avevo più fiducia nella medicina.»
Ma un avvenimento, forse una coincidenza, riesce a darle energia e a rafforzare la sua fede apparentemente incrinata. Un biglietto che riesce a riscaldarle il cuore e ad infonderle coraggio.
La sua dolorosa denuncia ad un sistema burocratico che rallenta l’assistenza dovuta ad Alessio o le carenze in un ambiente scolastico in cui si taglia a discapito dei più deboli, riesce a far comprendere ancor più le difficoltà quotidiane affrontate da una famiglia che silenziosamente assiste un bambino costretto sulla sedia a rotelle o in braccio, che non può dar sfogo alla propria energia correndo e giocando come tutti i suoi coetanei. Qualsiasi azione normale, un bagnetto o il semplice nutrirsi, necessita l’assistenza dei familiari.
Alessio è un bambino allegro e curioso, ma la sua vivacità è condizionata dalla malattia che lo affligge e, in un mondo che presta molta attenzione all’esteriorità, Rossella si domanda perché sia così difficile fare accettare la disabilità.
Tuttavia il suo intenso racconto si conclude con parole di speranza dedicate al suo adorato fratellino:
«Io sono del parere che “Se ci credi puoi farcela!”.
Alessio siamo tutti con te, devi vincere queste sfide.
Io so che ci riuscirai.
Abbi la forza di andare avanti e di poter dire un giorno “Io ce l’ho fatta”.»

Storia di un bambino disabile raccontata dalla sorella

La famiglia Furnari

E su quelle parole si concentra la nobiltà d’animo di questa ragazza.
Sicuramente il piccolo Alessio riuscirà ad avere il sopravvento sulla sua disabilità, non solo grazie alle terapie riabilitative che rafforzeranno i suoi muscoli, ma soprattutto all’amore e alla fiducia che questa famiglia veramente speciale riesce ad infondergli. Essere disabili o convivere con una persona con disabilità più o meno gravi spesso può tramutarsi in un’esperienza drammatica e devastante che spezza l’armonia anche delle famiglie più solide. Implica cambiamenti e sacrifici continui che non tutti sono in grado di fronteggiare. Ma forse, proprio quando la vita ci pone davanti a certi dolori, scopriamo di avere una forza inimmaginabile persino a noi stessi.
Alessio è solo un bambino, ma anche da piccoli si percepisce il dolore. Eppure le immagini che Rossella Furnari e la sua famiglia ci hanno donato riescono a trasmettere una grande serenità.
Alessio è un bambino amato. “Un piccolo eroe“, così come Rossella ama definire il fratellino.
Ma non è solo Alessio ad essere considerato eroico. Anche Rossella, che ha visto sottrarsi la spensieratezza giovanile a causa di un dolore prematuro, e la sua famiglia, che in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, riesce a non perdere il sorriso e ad affrontare una vita non facile è da considerarsi esemplare.
E l’esperienza di questa famiglia ha molto da insegnare a tutti.
La capanna ringrazia Rossella e la sua famiglia per aver condiviso i suoi pensieri e le sue foto con noi augurando a lei e ai suoi familiari di continuare a vivere con la forza e la speranza che la contraddistinguono.
Grazie di esserci.
Sono le persone come voi a fare la differenza in questo mondo.

N.B. Le foto sono state gentilmente concesse dai legittimi proprietari per essere inserite e utilizzate solo ed esclusivamente in questo blog. Per richiedere una copia del libro scritto da Rossella Furnari scrivete al seguente indirizzo: lacapannadelsilenzio@yahoo.it

 

 

 

 

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2 commenti

  • marilena661 ha detto:

    Bellissima storia di speranza,anche se dolce e amara nello stesso tempo.Complimenti a questa famiglia e a questo bimbo speciale.L’amore riuscirà a fargli vincere qualsiasi ostacolo!

  • ritaru69 ha detto:

    Coraggio,continuate così!Leggere le parole di questa ragazza mi è stato di grande aiuto.Ho letto dignità,istanti altalenanti di sconforto,ma tanto amore,nonostante il senso di impotenza di fronte a drammi del genere.Non è facile vivere con una persona diversamente abile,nè fisicamente,nè psicologicamente.Nonostante ciò questa famiglia non ha abbandonato il bambino in istituto e lo riempie di tanto affetto.Una lezione di vita per i giovani e i meno giovani.Grazie.Vi sono accanto.

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