Simone de Beauvoir, la filosofia come narrazione

«Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità».

Figura letteraria spesso oscurata dall’enorme fama del suo compagno di vita e di battaglie Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir è da ritenersi una delle più autorevoli scrittrici dell’esistenzialismo francese. Con uno stile sobrio e profondamente accurato, dà vita ad un ricco corpus di opere in cui non si limita ad affrontare tematiche etiche e politiche, come la storia della letteratura francese lascia intendere e trascurando così la significativa produzione romantica del suo lavoro. Spesso liquidata con l’etichetta di “pioniera del femminismo“, la sua fama di figura militante impegnata in prima linea nella causa delle donne ha talvolta offuscato la romanziera di rara sensibilità che ha aperto la strada ad un nuovo genere letterario, dalla scrittrice parigina stessa definito “romanzo metafisico“. Le implicazioni filosofiche della sua narrativa sono ancora oggi oggetto di studio e non pochi sono i critici che si domandano la ragione per cui la de Beauvoir non sia stata approfondita come avrebbe meritato ed il suo nome non sia stato menzionato tra i grandi della filosofia contemporanea. Afflitta da una perenne angoscia esistenziale, ha mirabilmente analizzato la tragica crisi dell’uomo contemporaneo e le conseguenze che ne derivano all’interno della società. La sua scrittura si concentra principalmente su temi ancora attuali e su cui il dibattito è tutt’ora aperto in un periodo particolarmente difficile in cui la crisi ha risvegliato gli istinti più bassi dell’uomo. Man a mano che scorriamo le pagine delle sue opere diventiamo sempre più consapevoli degli irti sentieri percorsi da alcune donne. Sentieri per lo più sconosciuti, e non solo agli uomini, come si potrebbe superficialmente sottintendere.

Simone de Beauvoir fotografata da Robert Doisneau.

 

Se oggi parliamo di campagne contro l’ideologia gender e di lotta per la parità tra i sessi intesa non come scontro sterile tra le due metà del cielo, ma, citando la stessa scrittrice “per raggiungere una suprema vittoria“, lo dobbiamo proprio a Simone de Beauvoir. Una vittoria in cui «è necessario che uomini e donne, al di là delle loro differenziazioni naturali affermino, senza possibilità di equivoco, la loro fraternità.» ( Da “Il secondo sesso“).
Scrittrice, filosofa, insegnante e saggista, la de Beauvoir, osservatrice lucida della società, ammalia la sua generazione e spalanca le porte alla riflessione femminista degli anni Settanta. L’enfasi sulla libertà, e la responsabilità che essa stessa comporta, permea tutte le sue opere e dà voce a temi centrali della filosofia esistenzialista volgendo altresì la propria attenzione alla condizione femminile e contribuendo a smantellare, grazie soprattutto al suo saggio monumentale “Il secondo sesso“, le maglie della gabbia in cui è rinchiusa la donna. Con uno stile realista e uno sguardo attento alla vita e alla letteratura, la de Beauvoir, pur realizzando opere filosofiche di spessore elevato, non limita il proprio orizzonte letterario ad un pubblico intellettuale e coinvolge anche i ceti sociali meno acculturati che, sebbene non riescano sempre a cogliere le sue intuizioni filosofiche, le sono debitori di una riflessione, ancor oggi, di pregiato valore.


Nata a Parigi il 9 gennaio del 1908 da una famiglia dell’alta borghesia, Simone de Beauvoir riceve un’educazione religiosa piuttosto rigida dalla madre, fervente cattolica. La sua infanzia scorre serenamente, a dispetto della difficile situazione economica che la sua famiglia è costretta a fronteggiare per la bancarotta del nonno materno. Ricorda affettuosamente quegli anni di ristrettezze economiche vissuti insieme all’amata sorella Hélène, in cui erano costrette ad “usare i vestiti fino alla corda, e anche oltre“.
La passione per la magia della natura, che la induce a lunghe passeggiate nei campi, si accompagna a quella per la scrittura e lo studio. Allieva brillante, dopo aver frequentato l’Istituto Cattolico Désir, prende la decisione di proseguire gli studi con il sogno di diventare un’insegnante. Una decisione alquanto rara in quel periodo. Nonostante la sua formazione avvenga su basi cattoliche, Simone si allontana ogni giorno di più dalla religione fino a diventare atea. Il suo ateismo la condurrà verso una ricerca etica molto impegnativa che affronterà nella sua opera.


Nel 1926 si iscrive alla Facoltà di Filosofia alla Sorbona e si laurea tre anni dopo con una tesi su Leibniz, ottenendo anche “l’agrégation” (abilitazione all’insegnamento riservata ai migliori studenti) in filosofia. Durante gli anni universitari entra a far parte del partito socialista e vive una coinvolgente storia d’amore con il cugino Jacques Champigneulle. Sono anni significativi che vedono sorgere in Simone anche la passione per scrittori del calibro di Gide, Radiguet e Proust. Introdotta in ambienti intellettuali che ne arricchiscono ulteriormente la formazione, la ragazza vede però svanire il sogno di convolare a nozze con il cugino, legatosi ad un’altra donna. È il suo primo dolore, un dolore che le farà sperimentare per un periodo, fortunatamente breve, il demone della depressione.


Ancora in quegli anni, la sua grande amica Elisabeth Lecoin, detta Zaza, muore tragicamente. Legatasi sentimentalmente ad un collega universitario di Simone già sposato, il futuro filosofo Maurice Merleau-Ponty, vede svanire la sua storia d’amore a causa della madre. Quest’ultima, venuta a conoscenza della relazione, minaccia di far scoppiare uno scandalo, facendo così allontanare l’amante della figlia, appartenente all’alta borghesia cattolica e intimorito dalle conseguenze. Impazzita dal dolore, Zaza si toglie i vestiti e trascorre una rigida notte invernale all’addiaccio, spegnendosi così per una polmonite fulminante. Mai Simone perdonerà la madre della sua migliore amica. Il dolore per la morte di Zaza segna profondamente l’animo della giovane de Beauvoir che matura una visione della vita particolarmente rigida nei confronti delle convenzioni sociali di una borghesia cattolica ipocrita e perbenista che imprigiona la libertà delle donne. L’abito da ragazza “perbene” indossato sino a quel momento le sta irrimediabilmente stretto. E non tornerà mai più indietro, nonostante sia consapevole delle responsabilità insite nella stessa agognata libertà in un mondo dominato dagli uomini.


Nel corso degli studi universitari conosce Jean-Paul Sartre con cui nasce immediatamente una profonda intesa intellettuale e sentimentale. La coppia deciderà di non unirsi mai in matrimonio e fonderà il rapporto su una libertà assoluta che consentirà ad entrambi di vivere altre relazioni. Una storia d’amore destinata a durare tutta la vita e che mai smetterà di destare scandalo. Una rottura con la propria famiglia e la società borghese. Insieme a Sartre, Simone compirà numeroso viaggi e parteciperà agli eventi più significativi del periodo, tra cui il drammatico avvento dei movimenti populisti nazisti e fascisti che dilanieranno l’Europa. E con lui farà parte del gruppo di Resistenza “Socialismo e Libertà“. Ma solo per un breve periodo di tempo. Pur condividendo le idee socialiste, la de Beauvoir non si lascerà mai imprigionare da un qualsivoglia partito o movimento politico, né esiterà a prendere le distanze dalle derive autoritarie del comunismo che cozzano inesorabilmente con i suoi ideali di libertà e di giustizia.


Dopo aver terminato gli studi, Simone esercita la professione di insegnante fino al 1943, anno in cui è costretta a rinunciare definitivamente la sua carriera a causa di una relazione con una sua allieva di diciassette anni. Nonostante per le leggi francesi la ragazza non è da considerarsi minorenne, Simone subisce un provvedimento disciplinare che non le consentirà più di insegnare. Da quel momento in poi si dedicherà alla letteratura.


Il suo debutto come scrittrice avviene nel 1943 con il romanzo “L’invitata“, in cui emerge l’abilità di Simone nel donare ritratti psicologici profondamente umani. Ed appare quasi doloroso incontrarsi in quei personaggi di cui la scrittrice, con una lettura scorrevole e densa di momenti profondi, accompagnati da una tensione perenne, ne descrive i sentimenti contrastanti.
Una storia comune di logorante gelosia. Un romanzo che scruta gli effetti destabilizzanti dell’ingresso di un terzo personaggio in grado di turbare e destabilizzare l’equilibrio di una coppia. Ecco il debutto di Simone. Scrivere questo e altri romanzi, più o meno conosciuti, è catartico per una scrittrice che vive una relazione al di fuori dagli schemi e non facile da vivere. Spesso mi domando quanto dolore in entrambi abbia causato questa scelta. O se il mio modo di vedere l’amore è talmente totalizzante da escludere l’intromissione di altre figure, probabilmente di crescita, per la relazione insolita Sartre-de Beauvoir.

Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir.

È  del 1944 il suo secondo romanzo, “Il sangue degli altri“, in cui affronta il tema della lotta contro l’occupazione nazista, metafora di una vita in cui bisognerebbe sempre prendere una posizione in nome della libertà e della giustizia, anche a costo della vita. Lo stile peculiare di Simone, che alterna dialoghi interiori a racconti in seconda persona, esaminando così i molteplici punti di vista e le numerose sfaccettature umane, è ben evidente anche in questa notevole opera. Pagine di altissima letteratura confermano la sensazione di trovarsi dinnanzi ad una scrittrice ineguagliabile e sottovalutata che dovrebbe essere riletta per l’attualità delle tematiche poste in risalto.
Tutti i suoi libri, ed anche gli articoli pubblicati nella rivista fondata da Sartre dopo la fine della guerra, “Les Tempes Modernes“, invitano ad una profonda riflessione su temi ancora oggi particolarmente caldi, nonostante siano trascorsi molti anni dai tempi in cui la scrittrice parigina poneva nero su bianco. In un periodo storico decadente in cui si assiste impotenti ad un’involuzione di un’umanità stretta nella morsa di una crisi sociale ed economica che conduce ad una lotta dilaniante per la sopravvivenza, vengono sottratti spazi ad una necessaria ri-crescita culturale e ad una rilettura attenta di libri che hanno segnato la storia.


Grazie ai numerosi viaggi, la de Beauvoir continuerà ad arricchire le proprie conoscenze, crescendo ogni giorno di più e sviluppando una capacità critica e innovativa di guardare il mondo. Negli Stati Uniti conosce lo scrittore Nelson Algren con cui intreccerà una relazione molto significativa, ma che mai spezzerà il legame con il suo compagno di vita. Notevole la sua produzione in quegli anni che la vedono destreggiarsi tra conferenze e viaggi. “L’America giorno per giorno” e “La lunga marcia” rivestono una notevole importanza per la capacità della scrittrice di analizzare due culture e due società profondamente differenti: quella americana e la semisconosciuta civiltà cinese.


Il saggio che la consacrerà a livello internazionale come scrittrice e filosofa, è il celeberrimo, “Il secondo sesso“, pubblicato nel 1949 e ancora oggi oggetto di studio non solo per l’analisi della condizione femminile a livello sociale e morale. Molti i riconoscimenti e con sé anche le contestazioni da parte della Chiesa che inserirà il saggio nell’Indice dei libri proibiti.
Il libro, insieme alla sua posizione ferrea contro la politica estera francese durante la rivolta algerina, contribuiranno ad accrescere ulteriormente l’isolamento di una scrittrice coraggiosa e per certi versi profetica.

 

Alcune librerie parigine boicottano la de-Beauvoir ed il suo libro, i perbenisti cattolici rifiutano di leggerlo, ma tutti i tentativi di affossare “Il secondo sesso” risultano vani: cinquecento copie vendute al giorno e una diffusione che oltrepassa il confine francese in poco tempo, mostrano una maggiore consapevolezza del cambiamento in atto. Opera imponente e di estrema attualità, il saggio analizza l’essere donna in tutte le sue sfaccettature affrontando anche tematiche mai affrontate in modo diretto ed esaustivo e soprattutto stroncando l’idea di una donna con determinate caratteristiche “femminili” frutto solamente di condizionamenti sociali.

Che qualcosa oggi nel mondo occidentale sia cambiato è innegabile, ma la strada da percorrere per un’effettiva emancipazione femminile richiede ancora un lungo e faticoso cammino. Nonostante non abbia condiviso del tutto il pensiero esposto dalla de Beauvoir, ne ho apprezzato quel femminismo mai ostile o risentito nei confronti degli uomini e sento di dover ammettere che, anche grazie a grandi intellettuali come lei, ha attecchito in me una presa di coscienza dei condizionamenti tutt’oggi imposti anche dalle stesse donne che amano spesso adagiarsi e non godersi quella libertà, impensabile in altri periodi storici, per paura delle conseguenze che ne derivano.


Cinque anni dopo il saggio-scandalo che divide la Francia, Simone scrive uno dei suoi romanzi più emblematici, “I Mandarini“, in cui descrive la vita e il ruolo sociale degli intellettuali francesi del dopoguerra che si prodigano nel tentativo di ricomporre una società annientata dalla guerra e costretta ancora a lottare per un mondo diverso. Ansie e dubbi sul futuro, passioni amorose e lotte politiche s’intrecciano in un’opera che farà ottenere alla scrittrice l’ambito Premio Goncourt.


Pur lasciando sempre trasparire un significativo autobiografismo in tutte le sue opere, Simone decide di scrivere la storia della sua vita. Il suo desiderio di introspezione trova una piena espressione nelle opere “Memorie di una ragazza perbene“, “L’Età forte“, “La forza delle cose” e “A conti fatti“.

Gli anni Sessanta la vedono impegnata sul fronte del movimento femminista e la sua instancabile vena creativa non sembra aver fine. Dopo aver pubblicato un altro romanzo autobiografico, “Una morte dolcissima“, dedicato alla madre appena morta, scrive altri due romanzi: “Le belle immagini” (1966) e “La donna spezzata” (1967). Ancora una volta predomina il tema della condizione femminile, sebbene cominci ad insinuarsi un’altra tematica che le sta particolarmente a cuore: la condizione degli anziani. Nel 1970 scrive un saggio proprio dedicato a questo delicato periodo della nostra vita, “La terza età“. Un libro notevole che oltrepassa sovente la tematica centrale per assurgere ad una profonda riflessione sull’uomo e sulla vita all’approssimarsi della morte.

La morte del suo compagno di vita, avvenuta nel 1980, la spinge a raccontare gli ultimi anni di vita del celebre filosofo pubblicando “La cerimonia degli addii.  Nel descrivere la perdita più dolorosa, quella del grande amore della sua vita, Simone de Beauvoir conclude così la sua autobiografia. Si spegnerà cinque anni dopo la morte di Jean Paul Sartre, il 16 aprile del 1986 ed il suo corpo viene seppellito nel cimitero di Montparnasse di Parigi accanto al grande amore della sua vita. Ne “La cerimonia degli addii” aveva scritto: «La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo».
Personaggio centrale nella storia dell’emancipazione femminile, Simone de Beauvoir era convinta della superiorità intellettuale del suo compagno di vita, ma io ritengo che queste due grandi figure della letteratura siano solamente state differenti nel modo di rapportarsi all’esistenzialismo e che entrambe abbiano lasciato un segno indelebile nella vita di molte persone.
Di seguito altre citazioni significative di questa grande scrittrice.


Non ho mai nutrito l’illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall’avvenire del lavoro nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione. Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto «femminismo».
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Non ci sono madri «snaturate» poiché l’amore materno non ha niente di naturale: ma, appunto per questo, ci sono delle cattive madri. È una delle grandi verità che la psicanalisi ha rivelato, è il pericolo che costituiscono per il bambino i genitori «normali». I complessi, le ossessioni, le nevrosi di cui soffrono gli adulti hanno la loro radice nel passato familiare; i genitori che hanno i loro conflitti, i loro problemi, i loro drammi, sono la compagnia meno desiderabile per il bambino.
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Desidero che ogni vita umana sia pura e trasparente libertà.
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[…] finché la famiglia e il mito della famiglia e il mito della maternità e l’istinto materno non saranno soppressi, le donne saranno oppresse.
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Ma vi sono risposte che non avrei la forza di ascoltare e perciò evito di porre le domande.
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Pure ci tenevo troppo alla libertà per rinunciare a cercarla liberamente.
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