“Sii gentile”, la dissacrante poesia di Charles Bukowski.

Spesso si scambia la gentilezza, quella capacità di relazionarsi con gli altri in modo pacifico, rispettoso ed educato, con le buone maniere o le formalità ipocrite. Sin da bambini ci insegnano ad essere gentili, sempre e comunque. Anche con chi non merita affatto il nostro sorriso, né il nostro spreco di tempo. La poesia di Charles Bukowski “Sii gentile” analizza con uno stile diretto e privo di fronzoli questa ipocrita richiesta della società che ci impone di essere sempre gentili, anche dinnanzi a persone che hanno un punto di vista “antiquato stupido o disgustoso“, in particolar modo se si tratta di anziani. E in questo periodo storico, travolti da social network sempre più inquinati da falsità e post razzisti, schiacciati da una società sempre più cinica, iniqua e disumana, si avverte ancor più prepotentemente il bisogno di allontanarsi da certi schemini sociali preconfezionati e obsoleti, portando avanti con fermezza e coerenza le proprie istanze. Questa è la vera gentilezza. Impossibile fare a meno di notare che ognuno di noi è responsabile del modo in cui ha deciso di condurre la propria vita e far finta di nulla, mascherando la nostra opinione, è un grave errore. Il vero crimine, come fa notare Bukowski, è sprecare l’unica e irripetibile vita che abbiamo.

Portrait of Charles Bukowski (Photo by Jarnoux Patrick/Paris Match via Getty Images).

Sii gentile

Ci viene sempre chiesto
di comprendere l’altrui
punto di vista,
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

Uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

Ma l’età è la somma
delle nostre azioni.
Sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

Non è colpa loro?
Di chi è la colpa?
Mia?

A me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

L’età non è un crimine
ma l’infamia
di un’esistenza
deliberatamente
sprecata
in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate lo è.

 

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