Sarà il mio tipo? _ Pas son genre (Non il suo tipo)

«Perché dubito …
– Ecco fatto. Il signore “so tutto” diventa il signore “non lo so”.»

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione film

Loïc Corbery nel ruolo di Clément Le Guern


Clément Le Guern è un giovane scrittore e professore di filosofia parigino. Trasferito per un anno ad Arras, piccolo paesino al nord della Francia, vive in un hotel dove trascorre le prime serate osservando senza interesse la vita di provincia che si dipana noiosa e banale dinnanzi ai suoi occhi.
Amante della filosofia e non professore per ripiego, cerca di trasmettere la passione per tale materia in classi di adolescenti che vivono il presente senza porsi domande esistenziali. Una collega lo invita a tener duro; insegnare filosofia oggi è una sfida in un mondo dominato dalla tecnologia e dal sogno di trovare il modo più semplice per diventare ricchi.

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione film
Un semplice taglio di capelli, sorto forse dalla necessità di cambiare qualcosa in sé senza però avere il coraggio di portare tale semplice operazione fino in fondo, lo conduce in una salone di bellezza dove lavora una solare e sorridente parrucchiera separata e con un figlio.
Già dalle prime scene del film si nota questo personaggio stregato dalla vita, che sorride serenamente ad un nuovo giorno, che gioca e canta insieme al figlio, porta le amiche a casa e balla. Lei si chiama Jennifer e cerca di convincere il cliente Clèment ad osare un nuovo taglio di capelli. Intento fallito.

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione del film

Émilie Dequenne interpreta la frizzante parrucchiera Jennifer

Trascorrono i giorni e Jennifer conduce la sua vita di sempre, amando esibirsi la sera con due amiche al karaoke.
Una vita semplice ma che soddisfa la donna.
Il lunare e sognante Clèment la invita ad uscire e da quel momento i due sono inseparabili. Una coppia insolita, destinata a smarrirsi nel corso dei giorni per le diversità insite nei due protagonisti o a spezzarsi irrimediabilmente in modo doloroso come da letteratura?

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione film
Mentre scorrono le immagini dei due amanti, le parole impazzano. Forse è il primo film francese dove pochi sono gli attimi di silenzio. L’esuberante Jennifer, fan sfegatata dell’attrice Jennifer Aniston, che legge solo riviste, romanzi popolari e oroscopi e, se ha davanti a sé un libro, lo legge fino in fondo perché sente di avere un dovere nei confronti di un autore che tanto tempo ha impiegato per produrre quello scritto, è un personaggio travolgente.
Si gode la felicità del momento e destabilizza l’appassionato lettore di Proust e Zola, colto e dubbioso riguardo l’amore verso colei che definisce “kantiana“. L’uomo riesce a spaziare da Kant a Dostoevskij, ma è anaffettivo. Non crede nelle relazioni durature perché l’amore non dev’essere considerato una prigione.

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione del film

La relazione continua, ma non riesce a soddisfare la bella e intelligente Jennifer. Quell’ enfant gâté, indifferente all’umanità in generale, esiliato metà settimana in una terra a lui straniera, incapace di progettare qualcosa che non vada oltre i suoi studi e le sue letture, le cambia lo sguardo. E l’allegra e spensierata parrucchiera si tramuta presto in una donna frustrata dall’insormontabile divario che la separa dal suo amante. E verrebbe voglia di stringere tra le braccia quella donna che ama senza alcuna riserva, offesa quotidianamente dal suo Clèment in maniera sottile e dolorosa.
L’amore non basta. E se ne accorge giorno dopo giorno Jennifer fino alla
 sua ultima performance di karaoke con la leggendaria canzone “I will survive“, seguita dalla sua scomparsa. Canta con tutta l’anima davanti ad un pubblico allegro quella canzone che rappresenta la rottura definitiva di un rapporto. Triste e determinata, lei sopravviverà, anche se nessuno si accorge delle sue lacrime.

Clèment torna da Parigi e non la trova più. La porta di Jennifer è chiusa. Ma non il finale che, come tutti i film francesi che si rispettino non suggerisce mai come la storia andrà a finire, nè dove sarà andata Jennifer. La parrucchiera di Arras, che trasuda gioia di vivere, decide di allontanarsi e nemmeno le sue migliori amiche sanno dove sia.
E il finale tronca apparentemente un film che non ha bisogno di finale, di colpi di scena, di ripensamenti. Quel genere di film lo si lascia volentieri al cinema americano.
La realtà è sempre amara e non sempre l’amore si conclude con un “vissero tutti felici e contenti“. Possiamo osare azzardarci con un quasi mai? Eppure quella storia poteva o potrebbe funzionare. Chissà.

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione del film
Il film è coinvolgente, grazie all’ottima regia di Lucas Belvaux  e pone l’eterno interrogativo della praticabilità di una relazione amorosa caratterizzata da abissali differenze culturali, sociali e caratteriali.
Bella la fotografia, con i suoi colori caldi e lucenti e quei primi piani che mettono in risalto la potente espressività dei due straordinari protagonisti.

Sarà il mio tipo? Pas son genre, recensione del film
Pas son genre, preferisco il titolo originale privo di punto interrogativo e che si traduce con Non è il mio tipo, ha già vinto tre prestigiosi premi Magritte (tra cui la migliore interpretazione femminile a Emilie Dequenne) e due nomination ai premi César (Migliore Attrice protagonista e Migliore Adattamento).
Tratto dal romanzo omonimo di  Philippe Vilain, il film non può essere incorporato nè nel genere della commedia, nè in quello drammatico. La narrazione impersonale e realistica di una storia d’amore sembra seguire gli stessi schemi del romanzo naturalista. Triste e complesso, merita di essere visto.
Ecco il trailer del film.

Immagini e video reperiti nel web

 

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Categorie: Passione cinema

2 commenti

  • marina4351 ha detto:

    Film veramente interessante,le barriere sociali e culturali sembrano superate,ma lui non vuole progettare niente insieme a lei?Perchè non riescono a giungere ad un compromesso?In fondo forse la protagonista è molto insicura e vorrebbe che la favola da lei sognata si possa concludere come da lei desiderato.Secondo me le barriere culturali e sociali non vengono superate del tutto da parte di entrambi.Troppo diversi tra loro.E quella scomparsa improvvisa di lei mostra un po’ di immaturità.Bel film,senza dubbio.Protagonisti però entrambi immaturi (non nella recitazione; quella è veramente superba).

    • lacapannadelsilenzio ha detto:

      Una delle peculiarità del cinema francese è quella di non mettere mai in scena personaggi stereotipati con la battuta giusta al momento giusto. Rappresenta quello che siamo veramente con le nostre fragilità e incoerenze. E anche in questa particolarità si può coglierne la bellezza.

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