Quell’ immagine che non avremmo voluto vedere _ Aleppo 2016

In guerra mi facevano più impressione i vivi, che i morti. I morti mi sembravano dei recipienti usati e poi buttati via da qualcuno, li guardavo come se fossero bottiglie rotte. I vivi, invece, avevano questo terribile vuoto negli occhi: erano esseri umani che avevano guardato oltre la pazzia, e ora vivevano abbracciati alla morte».
Nicolai Lilin

Omran Daqneesh, il piccolo siriano ferito durante un bombardamento aereo a Qaterji, un quartiere di Aleppo.

Omran Daqneesh, il piccolo siriano ferito durante un bombardamento aereo a Qaterji, un quartiere di Aleppo.

Uno sguardo che fissa il vuoto, un bambino seduto che ancora non riesce nemmeno a toccare con i piedi il pavimento. Quando ho visto la foto di Omram Daqneesh, il piccolo siriano estratto dalle macerie dopo un bombardamento aereo ad Aleppo, ammetto di essere stata colta da un senso di profondo smarrimento misto ad incredulità. Quella tenera creatura dallo sguardo spento che non riesce a vedere nulla dinnanzi a sé mi era sembrata una bambola rinvenuta per strada. Un altro insopportabile simbolo di quella che Bertold Brecht definiva “disumana umanità“. Nei suoi occhi ho letto non solo lo choc di un esserino che conta gli anni nelle sue piccole dita, ma il fallimento di noi esseri umani, incapaci di proteggere un bambino dalla crudeltà di ogni guerra insensata, come lo sono tutte le guerre.
La foto, inviata al Telegraph dal corrispondente Raf Sanchez e scattata da un medico che lavora ad Aleppo è divenuta virale nei social network di tutto il mondo in pochissime ore. Un’immagine che racchiude la follia della guerra, un documento della vita quotidiana in quel martoriato paese abbandonato da tutti, persino dall’ONU che ieri aveva dichiarato apertamente l’impossibilità di aiutare la popolazione senza una tregua umanitaria.
La tregua è stata concessa dalla Russia: quarantotto ore.
Poi si ricomincia.
La bellissima e antica città di Aleppo, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1986, è ormai quasi del tutto distrutta dalla scelleratezza umana.

Una foto che mostra il volto della bellissima città di Aleppo prima e dopo la guerra.

Una foto che mostra il volto della bellissima città di Aleppo prima e dopo la guerra. Foto di Hanna Karim.

Nessuna condanna al governo siriano, men che meno azzardare un commento sui bombardamenti effettuati dalla Russia di Putin. Ma non pochi, forse, hanno riflettuto intensamente su uno degli eventi più drammatici creati dall’uomo e sul modo in cui liberarsi per sempre da questa modalità di risoluzione dei contrasti ritenuta ancora oggi ineluttabile.
La morte è ineluttabile. Ma non la guerra. E chi decide la guerra non siamo noi esseri comuni non rappresentati da nessuno.
Quante altre fotografie come questa continueremo a vedere? Quante non abbiamo visto?
Una tragedia mostruosa su cui ben poche parole vengono spese per raccontarne gli effetti. L’Europa è colpita dal terrorismo e siamo invasi da immagini e storie delle vittime degli attentati. Ma se in Siria si muore ogni giorno e vengono colpiti anche scuole e ospedali, pochi sono i secondi dedicati a questi eventi. Immagini veloci e sfuggenti. Proprio quel mondo occidentale che si scandalizza per i diritti umani violati resta in silenzio dinnanzi ai crimini di guerra perpetrati in Siria ed in altre parti del mondo. È estate. La maggioranza di noi è in vacanza. Non roviniamo questo agognato momento in cui sorseggiamo un cocktail sotto l’ombrellone o ci impegniamo a condividere le foto dei nostri viaggi su facebook.
Eppure ieri la foto di quel silenzioso bambino siriano con lo sguardo perso nel vuoto è riuscito a scuotere le nostre coscienze. Così com’era accaduto con Aylan Kurdi.

Il corpo di Aylan Kurdi, il bambino siriano rinvenuto sulla spiaggia di Bodrum. Nilufer Demir/Reuters.

Il corpo di Aylan Kurdi, il bambino siriano rinvenuto sulla spiaggia di Bodrum.
Nilufer Demir/Reuters.

Ci ha reso consapevoli della nostra indifferenza nei confronti di una tragedia che si consuma da troppo tempo. Io non mi sono sentita rappresentata da nessuno di quei signori che decide per me e per gli altri e ancor meno ho percepito un minimo senso di appartenenza ad un mondo che lascia ancora accadere, o spesso fomenta, atroci guerre destinate a precipitare nell’oblio anche il giorno dopo la visione di una fotografia che ha toccato i nostri cuori.
Un regime repressivo che ha favorito la nascita di fondamentalismi difficili da controllare e resi ancor più pericolosi da questi continui bombardamenti.
Tutto sarà presto dimenticato. Ma molti di noi non riusciranno a farlo. E non saranno solamente le vittime di questa guerra. Ieri una parte dell’umanità ha avuto la sensazione che ogni speranza per un mondo diverso è infranta. E siamo tutti colpevoli. S’innalzeranno nuove mura e si “proteggeranno” le nostre nazioni con filo spinato. “Troppi profughi“, “Non possiamo accogliere tutti“. I populisti ne approfitteranno per raccogliere consensi ed insinuare il dubbio che tra questi immigrati possa infiltrarsi qualche terrorista.
Gli artisti si prodigheranno per dare un’interpretazione di quel terribile evento. Dimenticheremo in fretta a causa dei pensieri che affollano la nostra mente, sconfitti ancora una volta dalla nostra impotenza nei confronti di chi comanda e decide le sorti del mondo? Può darsi. Ma ho creato questo spazio proprio per non dimenticare e ricordare a me stessa che nel nostro piccolo qualcosa possiamo sempre farla. Ne approfitto ancora una volta per ricordare il lavoro svolto ogni giorno dalle organizzazioni umanitarie e dall’amico Mohammad Ala Aljaleel per aiutare questo popolo e i tanti Omram scaraventati in questo conflitto interminabile.

Il piccolo Omran Daqneesh viene portato dai medici per le ferite alla testa causate dai bombardamenti.

Il piccolo Omran Daqneesh viene portato dai medici per le ferite alla testa causate dai bombardamenti.

Estratto dalle macerie grazie a dei soccorritori che hanno scavato a mani nude, Omran non piange, non si dispera, non sembra nemmeno un bambino. Probabilmente sotto choc o più semplicemente assuefatto alle immagini di guerra che vede da quando è nato, il suo sguardo spento lancia una pesante accusa ad un mondo indifferente alle sorti di una città vessata continuamente dalle truppe governative e dai bombardamenti russi.

Omran Daqneesh

Omran Daqneesh

Omran, assurto suo malgrado a simbolo dell’ingiustizia, dove solo in pochi sembrano scandalizzarsi se a fare le spese di una guerra sono soprattutto vittime civili, quasi come fosse un evento scontato e “normale” e se nessuno pagherà per questi “effetti collaterali” che bersagliano anche ospedali, pone un inquietante interrogativo: a chi sarà presentato il conto di questo massacro?
La risposta è fin troppo semplice.
A nessuno.
Nella solitudine di quel bambino di appena cinque anni si coglie lo smarrimento di un mondo in cui è consentito impunemente di compiere azioni che violano ogni diritto umano se una nazione è in guerra.
Ieri ognuno di noi si è sentito più solo e consapevole che nulla è cambiato nel corso dei millenni e nulla muterà se i mass media non punteranno giornalmente i riflettori su ciò che accade nel mondo, anche nel luogo più recondito della terra.
Immagino un mondo che si ferma dinnanzi alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.
Ma so che lo sguardo di Omran sbiadirà giorno dopo giorno e tra una settimana, o anche meno, non si parlerà più della Siria o di altri paesi martoriati. Freddi numeri prenderanno il posto di immagini toccanti. Ma spero di sbagliarmi.

Omran Daqneesh è stato curato dalle ferite riportate alla testa.

Omran Daqneesh è stato curato dalle ferite riportate alla testa.

Di seguito un video rilasciato dall’Aleppo Media Center che mostra Omran estratto dalle macerie dopo il bombardamento aereo ed altre foto di Hannah Karim che mostrano la città di Aleppo prima della guerra.

 

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Foto di Hanna Karim.

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Foto di Hannah Karim.

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Foto di Hannah Karim.

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N.B. Le immagini e il video sono stati reperiti nel web, quindi considerati di pubblico dominio e appartenenti a google, a youtube e ai legittimi proprietari. Le foto che raffigurano Aleppo prima e dopo la guerra sono di Hannah Karim. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimossi.

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