“Pressionisme”, una mostra a Parigi dedicata al Graffitismo

«Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Dipingere è ancora sostanzialmente la stessa identica cosa che fu nella preistoria. Riunisce l’uomo e il mondo. Vive nella magia.»
Keith Haring, uno dei principali esponenti del Graffitismo

Pressionisme, mostra a Parigi dedicata al Graffitismo

The Nile – Jean-Michel Basquiat

Il mondo è in continua evoluzione e la provocazione attuata dai “graffitisti“, quei ragazzi dei ghetti di New York che esprimevano la loro creatività sulle pareti di palazzi degradati o sui vagoni della metropolitana, è anch’essa entrata in quel sistema che essi stessi volevano annientare con la loro arte.
A Parigi il 12 marzo è stata allestita una mostra dedicata alla Street Art intitolata “Pressionisme” per riferirsi allo strumento prevalentemente usato dai cosiddetti graffitisti: la bomboletta di vernice spray. Anche se non mancano altri strumenti: pennarelli e colori acrilici saranno largamente utilizzati.

Pressionisme

Un’opera di Rammellzze, pioniere della Graffiti Art

Il Graffitismo, sorto spontaneamente negli anni ’70 a New York, rappresentava l’avventura anarchica di ragazzi emarginati e spesso rabbiosi, prevalentemente afroamericani e ispanici, che con bombolette spray dai colori accesi creavano delle vere composizioni con uno stile molto simile a quello dei fumetti. Quegli artisti anonimi rappresentavano il disagio legato alla tentacolare metropoli da cui si sentivano schiacciati e, dopo aver inizialmente usato gli spazi abbandonati e le metropolitane, cominceranno ad esprimere la loro arte sui muri.
Spesso i graffitisti piombavano di notte nei depositi in cui stazionavano i vagoni delle metropolitane e davano il via ad una rischiosa gara per creare i più sorprendenti disegni senza lasciarsi sorprendere dalla polizia. La loro poteva essere considerata un’arte di “frontiera“, quasi sempre anonima o accompagnata da una firma difficilmente comprensibile a chi non faceva parte del gruppo.  Il graffito aveva una sua peculiare valenza: opporsi allo stile adottato dai “bianchi” usando una prassi espressiva che prediligeva una gamma cromatica particolarmente aggressiva.

Pressionisme

Keith Haring, ‘Tuttomondo” (murale, Pisa), 1989

Il linguaggio di quei giovani racchiudeva nelle immagini anche parole, spesso criptiche, accompagnate da slogan politici e frasi talvolta scurrili.  Sorti anche per lanciare una sfida alla legalità, presto i graffististi costituirono un problema per New York e le altre grandi città dove si diffuse il fenomeno. Problema ancora oggi presente, poichè anche se le amministrazioni locali hanno messo a disposizione dei luoghi in cui questi artisti possono essere liberi di realizzare graffiti, per tradizione questi non vogliono che vengano recintate delle zone in cui potersi esprimere.

Crash, John Matos

Crash, John Matos

L’iniziativa sorta a Parigi è indubbiamente interessante, visto che il contesto culturale in cui viviamo, a differenza di altri periodi storici, non è più contraddistinto da movimenti o correnti e quindi le nuove tendenze artistiche sono più difficili da analizzare.
Alcuni dei pionieri del Graffitismo sono scomparsi e le nuove generazioni di artisti mirano per lo più a farsi notare, lavorando in luoghi esterni scelti con cura per poter raggiungere lo scopo di vedere le loro opere esposte nelle gallerie d’arte. Un’arte che ha ormai subito un’evoluzione e di quello spirito autentico che animava quei giovani ribelli sembra si sia persa ogni traccia.

Pressionisme

50 cent Piece – Jean-Michel Basquiat

Il fenomeno, nato a New York e durato circa un ventennio, si estese poi in quasi tutte le principali capitali del mondo, usando spesso delle varianti, così come accadde a Basquiat che fece uso anche dello stencil.
Ma nonostante gli strumenti diversi utilizzati da tali artisti, un pensiero ben definito accomunava i graffitisti.
La loro arte rappresentava una protesta nei confronti del capitalismo e dell’omologazione. Pacifiste e provocatorie, le loro opere toccavano varie tematiche sociali, politiche e morali rigettando i falsi valori della società consumistica.

Pressionisme
Che ben venga, dunque, la mostra parigina alla Pinacothèque  per ricordare tale fenomeno artistico, anche se, per ovvie ragioni, saranno presenti solo i lavori realizzati su tele, pannelli e carte.
La mostra proseguirà fino al 13 settembre. Speriamo di trovarci da quelle parti per poterla ammirare.

Pressionisme

Lady Pink, Sandra Fabara, Selfportrait, 1992

E per chi non potrà assistere a questa singolare mostra, ecco una piccola visita guidata raccolta in un video.
Commentato in francese, penso che abbia poca importanza tale particolare, visto che sono ben visibili alcune opere dell’affascinante Street Art di cui presto la capanna si occuperà in modo più approfondito.

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