Nidaa Badwan, l’artista palestinese che sogna nella sua stanza

«Aspetto la luce. Ho trovato la bellezza solo nella mia stanza, non a Gaza. Sono pronta a morire in questa stanza…»

Nidaa Badwan, artista di Gaza.
La solitudine volontaria che la giovanissima artista palestinese Nidaa Badwan ha deciso di praticare per sfuggire all’opprimente quotidianità di Gaza, città simbolo dell’occupazione israeliana, costituisce da tempo l’irrinunciabile rifugio della ragazza, che dedica il suo tempo libero alla creazione di fotografie artistiche meritevoli di grande attenzione.
Presentate, insieme ad altre opere palestinesi, nella mostra finanziata dal direttore dell’Istituto Francese di Gaza Anthony Bruno e allestita a Gerusalemme Est, esprimono il desiderio mai sopito di libertà di Nidaa.
Nata negli Emirati Arabi Uniti da genitori palestinesi, Nidaa ha iniziato a dipingere a sei anni. Quando la famiglia si trasferisce a Gaza, intraprende gli studi di arredatrice presso l’Università di Al Aqsa, nella stessa città, e trascorre poi un anno ad Amman, in Giordania, collaborando alla realizzazione di film e video.
Nel 2012, ha partecipato alla mostra “Anche questo è Gaza“, insieme ad altri quaranta artisti, con le fotografie di una testa di donna coperta da un sacchetto di plastica nera che Samia Halaby, artista e studiosa palestinese che vive e lavora a New York, ha così commentato: « Le fotografie di Nidaa Badwan esprimono l’angoscia della vita a Gaza. Nidaa utilizza un assortimento di espressioni facciali con un sacchetto nero di plastica legato attorno al capo che sottintende soffocamento e spazzatura…»

Nidaa Badwan, artista palestinese
Il 18 novembre 2013, mentre collabora ad un programma di arte giovanile, Nidaa viene obbligata da alcuni ufficiali di Hamas a firmare un documento, dopo essere stata sorpresa ad indossare abiti casual e in piedi accanto ad alcuni uomini. Nel documento che è obbligata a sottoscrivere s’impegna ad uscire da casa solo con l’abito islamico tradizionale. Alle sue rimostranze, in cui spiega di essere un’artista e di produrre film e video, gli ufficiali l’hanno colpita.
Dopo quel triste episodio Nidaa precipita in una profonda depressione, trascorre le sue giornate sul pavimento, ingerisce ansiolitici, piange continuamente e contempla il suicidio.
Sono mesi lunghi e difficili. Ma Nidaa riesce a trovare la forza di reagire. Prende la sua macchina fotografica, una Canon EOS 600D, e comincia a fotografare se stessa, nella sua camera di dieci metri quadrati, realizzando delle foto suggestive che sembrano dipinti.
Da quel momento decide di vivere in isolamento, usando solo internet per comunicare con il mondo. E chiama questo suo progetto “Cento giorni di solitudine“, ispirandosi al romanzo di Gabriel Garcìa Marquez.

Nida Badwan, artista palestinese, 100 giorni di solitudine
Le sue foto, secondo il direttore della galleria d’arte di Gerusalemme Est, Alia Rayyan, riecheggiano i maestri olandesi del XVI e XVII secolo, con spruzzi moderni e lasciano solo immaginare lo sfondo, volutamente invisibile, dell’inferno di Gaza da cui Nidaa ha deciso di allontanarsi.
«La maggior parte del lavoro degli artisti di Gaza risente dell’influenza del conflitto, dell’occupazione, dell’assedio, della guerra, e talvolta lo fa in modo poco sottile. Nelle opere di Nidaa, se si scava in profondità, il significato è molto più intenso e si coglie il suo indomabile desiderio di superare quel mondo fuori dalla sua camera», spiega Anthony Bruno.
E guardando con attenzione tali foto, non si può non concordare con il direttore dell’Istituto Francese di Gaza.
Nidaa oltrepassa il conflitto e sembra quasi lanciare una sfida, così come si può notare in una foto che la ritrae nell’atto di abbottonarsi una camicia maschile.

Nida Badwan, artista palestinese che ha scelto la solitudine
La ragazza afferma che il cammino di isolamento da lei intrapreso l’ha guarita. E attraverso le sue opere d’arte, apprezzate da molti critici statunitensi, giapponesi e francesi, è riuscita a superare il dolore.
«Avevo bussato a molte porte a Gaza per entrare nel mondo che voglio vivere, ma non ho visto alcuna porta aprirsi», spiega.
«Amo il cinema, ma non vi sono cinema a Gaza.
Dipingo, ma non vi sono gallerie d’arte a Gaza che mostrano quello che dipingo.

Essere una donna e un’artista nello stesso tempo è una catastrofe.»
Impossibile restare indifferenti di fronte alle bellissime foto che Nidaa realizza dopo settimane di lavoro, chiusa nella sua camera, e alla sua personalità dirompente che si esprime anche nei suoi gesti, come quello di chiudere immediatamente la finestra, quando sente gli slogan di Hamas.

Nida Badwan, artista palestinese. Cento giorni di solitudine
«Tutto ciò che non è arte, cerco di trasformarla in arte.»
Ed è riuscita a realizzare questo sogno. La sua camera è semplice, ma vibrante di colori e oggetti che lei è riuscita a trasformare, così come quelle foto che la ritraggono in pose contenenti tutto l’orgoglio di chi  nonsi è fatto piegare dal conformismo.
Quando la realtà da affrontare è particolarmente difficile, l’arte può rappresentare un’ancora di salvezza in quei pochi spiriti liberi che popolano questa terra.
Nidaa rappresenta una speranza nella martoriata Gaza.
Nidaa è la speranza.
La sua solitudine non è una rinuncia.
È un atto di ribellione che, attraverso la forza espressiva dell’arte, trasmette energia e positività, anche nelle foto più drammatiche.

Nidaa Badwan, artista palestinese che vive in solitudine
( Le immagini sono state reperite su Pinterest )

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4 commenti

  • marina4351 ha detto:

    Foto veramente belle e intense. Meriterebbero una maggiore diffusione. E’ veramente una grande artista e riesce a ben esprimere l’angoscia, soprattutto nella foto dentro la gabbia. Grazie capanna 🙂

  • lacapannadelsilenzio ha detto:

    Una ragazza straordinaria. Un altro esempio di come si possa superare il dolore attraverso la potenza dell’arte. Nidaa ha colorato tutto. Si circonda di colori, chiude la finestra della sua camera e cerca di oltrepassare quell’inferno quotidiano di una città assediata e dominata da un islamismo che soffoca la libertà di tutti i suoi cittadini, creando bellezza.
    Trasformando tutto in un’opera d’arte.
    Ciao, Marina 🙂

  • Free Piano ha detto:

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