Una riflessione fotografica nella giornata dell’emigrante e del rifugiato.

«Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri». Lorenzo Milani

Juan Medina, fotografo argentino, citazioni sull'immigrazione
Juan Medina, nato a Buenos Aires nel 1963, è un fotografo argentino che ritrae la tragedia dell’immigrazione clandestina catturando i brividi, gli sguardi impauriti, e sovente senza luce, di esseri umani che lasciano i loro paesi d’origine con la speranza di migliorare la propria vita. Volti senza nome che vengono spesso ripresi in gruppo dentro fatiscenti barconi e di cui si parla in modo quasi distaccato nei vari notiziari, inducendoci spesso a spegnere la televisione per non dover ascoltare i soliti discorsi retorici di politici, avvezzi solo ad accusare altri colleghi di tale emergenza umanitaria. E noi, con la nostra mente affollata da problemi ben diversi da tali esseri umani, li guardiamo spesso in modo distratto, commentando con la solita frase che si ripete in modo costante: “Poverini, che tragedia“. Siamo infatti ben consapevoli della nostra impotenza di fronte ad una simile emergenza che solo poche persone, ben più lungimiranti di noi, avevano già previsto da molti anni.

Juan Medina, il fotografo argentino che ritrae la tragedia dell'immigrazione
L’opera esemplare di Juan Medina, che da tempo vive in Spagna e segue con attenzione e trasporto l’arrivo delle barche di immigrati sulle coste spagnole, non si limita a mostrare immagini crude di occhi che hanno visto la morte da vicino o di cadaveri che galleggiano. Questo straordinario fotografo ha viaggiato in Senegal, nel Mali e nel Sahara occidentale alla ricerca delle radici del dramma dell’immigrazione, senza mai perdere i contatti con gli immigrati e le loro famiglie. Si è tuffato nei soggetti fotografati riuscendo a documentare, attraverso foto struggenti, quel dramma di cui tutti parlano, ma solo raramente con empatia. Il distacco della pietà nel migliore dei casi, la paura di essere “invasi” e di non riuscire a gestire il problema, nella maggioranza della gente.

Juan Medina, fotografo argentino. Citazioni sull'immigrazione
Le sue foto raccontano una tragedia quotidiana che resterà impressa nella memoria dei nostri posteri. Probabilmente si domanderanno dov’eravamo e cosa facevamo per aiutare quella gente, così come noi oggi ci domandiamo per quale ragione i nostri avi non erano mai intervenuti per fermare tragedie umanitarie che ci fanno vergognare di appartenere alla specie umana.
Secondo Juan Medina i giornalisti e i fotografi hanno l’obbligo di trasmettere alla società messaggi che invitino a non distogliere lo sguardo dalla sofferenza.

Juan Medina, la tragedia dell'immigrazione
La grande domanda da porsi è quella di capire se veramente abbiamo a cuore il dolore di queste persone o se siamo principalmente preoccupati dal fatto che muoiano in quella che consideriamo “casa nostra“.
I ritratti strazianti delle migliaia di immigrati che quasi ogni giorno cercano di raggiungere l’Europa attraverso le Isole Canarie sono un pugno nello stomaco in un mondo in cui si parla di libertà e si erigono muri di indifferenza che ci separano sempre di più da esseri umani in difficoltà.
La documentazione di Medina, cominciata più di vent’anni fa, gli ha fatto perdere l’innocenza, come egli stesso confessa. Eppure questo straordinario essere umano non cessa mai di rimanere sconvolto di fronte all’orrore provocato da scene di fronte alle quali mai ci si può abituare.

Juan Medina, la tragedia dell'immigrazione

Numerosi sono stati i riconoscimenti internazionali per il suo lavoro. Immagini scioccanti di uomini, donne e bambini che arrivano come detriti sulle spiagge spagnole, o con un soffio di vita, se riescono a sopravvivere.
E in molti casi attraversano le spiagge tra l’indifferenza e lo stupore di bagnanti che si crogiolano al sole, incuranti della tragedia che si sta consumando davanti ai loro occhi.
Le sue foto parlano silenziosamente e servono ad aprire gli occhi sul fenomeno dell’immigrazione, o per meglio dire del fenomeno di un esodo di esseri umani quasi “fastidioso” in una società che sembra aver smarrito, o forse non ha mai posseduto, la capacità di immedesimarsi nel dolore degli altri. Tranne in rari casi.
In occasione della giornata dell’emigrante e del rifugiato ecco alcuni pensieri sull’immigrazione.
Per riflettere insieme ancora una volta.

Juan Medina, fotografie sulla tragedia dell'immigrazione

Il viaggiare per profitto viene incoraggiato; il viaggiare per sopravvivenza viene condannato, con grande gioia dei trafficanti di “immigrati illegali” e a dispetto di occasionali ed effimere ondate di orrore e indignazione provocate dalla vista di “emigranti economici” finiti soffocati o annegati nel vano tentativo di raggiungere la terra in grado di sfamarli. Zygmunt Bauman
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I partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non sono nient’altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale praticando la politica del capro espiatorio. L’esperienza storica ci ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti! Alain de Benoist
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Ricordate, ricordate sempre, che tutti noi, e tu ed io in particolare, discendiamo da immigrati. Franklin D. Roosevelt
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Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede, ad essere ‘prossimi’ dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…” Papa Francesco
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Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire. Zygmunt Bauman
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Juan Medina, il fotografo dell'immigrazione
Chiunque incontri è tuo fratello, figlio, figlia; non ci sono fratelli e sorelle di serie B, C e D. Su tutte le difficoltà riguardanti l’immigrazione, dico: diamo prima l’accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo. Andrea Gallo
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Il dovere di ospitalità è il muro maestro della civiltà occidentale, e l’abc dell’umanità buona. Nel mondo greco il forestiero era portatore di una presenza divina. Sono molti i miti dove gli dèi assumono le sembianze di stranieri di passaggio. L’Odissea è anche un grande insegnamento sul valore dell’ospitalità. Luigino Bruni
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Mare nostro di Erri De Luca

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accoglie le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.
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Juan Medina, fotografo argentino, citazioni sull'immigrazione
Qui a Milano le stesse persone che camminano per la città portando i cani in braccio poi non si trattengono dall’insultare gli extracomunitari. Vincenzo Consolo
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A te. Straniero, se passando mi incontri e desideri parlarmi, perché non dovresti farlo? E perché non dovrei farlo io?
Walt Whitman
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La mia frase preferita l’ha pronunciata uno dei rifugiati, un ragazzo: “Non sono pericoloso, sono in pericolo”.
Bono, leader degli U2
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È innegabile il fatto che attualmente nella maggior parte dei Paesi europei si è sviluppato un razzismo popolare, la cui causa principale risiede nell’immigrazione massiva e ancor di più nelle patologie sociali che ne risultano. Sto pensando, in particolare, all’aumento della criminalità e all’aggravarsi dell’insicurezza, al crollo della qualità scolastica, alle innumerevoli “inciviltà” che sono la trama quotidiana dei fatti di cronaca. Questo razzismo non ha nulla di ideologico, è puramente sociologico (…) È diffuso soprattutto nelle classi popolari, che sono le prime a soffrire delle patologie sociali generate dall’immigrazione (…). Posso comprendere intellettualmente queste reazioni, ma non le approvo in alcun modo. Non è attraverso il razzismo, né con la xenofobia che verrà risolto il problema dell’immigrazione, ma con un’analisi ragionevole di quello che è concretamente possibile fare per risolvere le difficoltà. Alain De Benoist
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Almeno un quarto di coloro che cercano rifugio in Europa sono bambini – nei primi sei mesi di quest’anno, più di 106.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa. E non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta dietro le tante storie delle famiglie che cercano rifugio in Europa: terribili conflitti come quello in Siria, che già ha costretto circa 2 milioni di bambini a fuggire dal loro paese. Anthony Lake
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Un uomo non può tenere un altro uomo nel fango senza restare nel fango con lui. Booker T. Washington
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4 commenti

  • marina4351 ha detto:

    Purtroppo oggi la nuova schiavitù è questa. Niente catene, niente compravendite. Tutto avviene in modo apparentemente pulito. E sono in molti a guadagnare sulla pelle di questi poveri disgraziati. E noi non possiamo fare nulla per fermare queste immigrazioni,a parte creare le condizioni per poter fare integrare gli immigrati. Però con la crisi che stiamo vivendo non sarà facile trovar loro un’occupazione. Una questione difficile da risolvere. Ma non si può negare loro l’accoglienza.Concordo con la posizione di Gallo. Accoglienza e poi si cercherà di trovare una soluzione.

  • […] una volta la capanna, attraverso un’immagine straziante, affronta la tragedia dell’immigrazione che si sta consumando dinnanzi ai nostri occhi, giorno dopo giorno. La fotoreporter Nilufer Demir, […]

  • ritaru69 ha detto:

    Queste foto dovrebbero essere mostrate ogni giorno per fare capire a certa gente cosa voglia dire essere costretti a lasciare la terra in cui si è nati per cercare di sfuggire alla guerra e alla fame.
    Bravo questo fotografo.Se ne dovrebbe parlare di più.

    • lacapannadelsilenzio ha detto:

      E si dovrebbe anche fare molto di più per evitare che questi esseri umani siano costretti ad affrontare viaggi pericolosissimi arricchendo gentaglia senza scrupoli. Ma soprattutto bisognerebbe comprendere che siamo tutti figli di uno stesso pianeta.

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