Mommy _ La famiglia atipica del capolavoro di Xavier Dolan

«Non basta amare qualcuno per salvarlo, purtroppo».
Con queste parole la direttrice di una casa di rieducazione canadese in cui è ricoverato il figlio quindicenne di Dane, liquida la donna affidandole il ragazzo, ritenuto ingestibile per aver appena dato fuoco alla mensa della comunità in cui è rinchiuso. E con le nuove leggi sono i genitori a dover pagare i danni commessi dai figli, anche se impossibilitati a farlo.
Dane, Die per gli amici, è una vedova di 45 anni che si atteggia a ragazzina, probabilmente perché cresciuta troppo in fretta e di quegli anni sfumati velocemente sente il prepotente bisogno di riprenderseli. Nei suoi occhi si legge quel senso di rivalsa e sconfitta di chi ha sempre dovuto affrontare le difficoltà quotidiane in solitudine. Nonostante sia a conoscenza dei problemi del figlio Steve, un ragazzo intelligentissimo cui è stata diagnosticata la sindrome di A.D.H.D. (Iperattività con deficit dell’attenzione), sembra quasi voglia rassicurare se stessa quando sostiene che riuscirà con la forza dell’amore a risolvere quelle “stravaganze” del figlio. Anche perché è messa di fronte al muro da una società che non mostra amore e compassione per nessuno.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan

Antoine-Olivier Pilon e Anne Dorval, rispettivamente nel ruolo di Steve e Dane

Così comincia uno dei film che ritengo uno dei migliori realizzati negli ultimi anni. Il DVD di “Mommy” è stato appena messo in vendita e consiglio vivamente a tutti coloro che non hanno potuto assistere alla visione di questa straordinaria pellicola, scritta e diretta del regista canadese ventiseienne, Xavier Dolan, di rimediare al più presto.
Proprio per questo film Dolan si è aggiudicato il prestigioso Premio della Giuria alla 67° edizione del Festival di Cannes.
La relazione complessa tra madre e figlio viene gestita in modo delicato e profondo. In uno schermo ristretto a rettangolo con due barre laterali nere, per meglio focalizzare i primi piani intensi di protagonisti di straordinaria bravura ed enfatizzarne l’opera di introspezione, si dipana il potente legame tra una donna talvolta sboccata e volgare e un ragazzo affascinante nella sua dirompente “follia”. Litigano, si picchiano, si rotolano sul letto, ridono, si abbracciano e si giurano amore eterno: «Ma noi ci amiamo ancora, vero?/Certo, è la cosa che ci riesce meglio.»
Impossibile non innamorarsi di questa donna debole e nevrotica cui si contrappone un figlio deciso a prendersi cura di lei, anche se in modo violento e autodistruttivo. Il regista riesce a rapire lo spettatore con riprese a spalla strabilianti che superano il singolare stile di Gus Van Sant.
Un’insegnante in aspettativa per problemi di balbuzie, probabilmente dovuti ad un dolore devastante, osserva timidamente quella famiglia anomala e piano piano ne diventa parte, cercando di aiutare quella madre in difficoltà.
Suzanne Clément, riservata e schiva, è la vicina Kyla, che si lascia trascinare dalla vita disordinata di quella famiglia.
Sembra quasi un osservatore esterno, forse il nostro sguardo che si posa con rispetto e dolcezza verso una situazione di ardua risoluzione.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan

Suzanne Clément nel ruolo di Kyla

Una presenza discreta, ma costante. Una donna che si offre per aiutare l’iperattivo Steve nello studio. Poco s’intuisce della famiglia di Kyla. Il marito appare fugacemente, distratto dal lavoro, e la figlia di lei si vede pochissime volte. Il resto viene lasciato all’interpretazione di noi spettatori. La donna è malinconica, sembra aver voglia di allontanarsi dalla sua famiglia almeno qualche ora al giorno e la si vede sorridere solo in compagnia di quei vicini sui generis. Presto s’instaura un rapporto di profondo affetto e armonia tra i tre sublimato con un selfie che per poco immortala un momento di felicità di tre personaggi infelici.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan

Non è un mistero che io sia appassionata di cinema, ma ritengo che bisognerebbe mettere giù qualche riga solo per quei film che emergono dalla massa di pellicole con effetti speciali, magari candidati o insigniti di numerosi premi Oscar e che poi scivolano nel dimenticatoio velocemente. “Mommy” è uno di questi, forse uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi anni.
Steve è un ragazzo semplicemente bisognoso di enorme affetto, ma la madre, pur amandolo intensamente, non è in grado di poter sostenere in modo equilibrato un fardello simile. Una madre che lotta per sopravvivere non può essere capace di affrontare quotidianamente quella fisicità esuberante di un figlio incapace di stare fermo, imprevedibile e talvolta violento. Ma si sforza fino alla fine di farcela anche se è totalmente incapace di gestire se stessa.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan
Dolan descrive un rapporto simbiotico, passionale e meraviglioso tra madre e figlio. Una necessità reciproca, un sostenersi e punzecchiarsi continuamente nell’amara consapevolezza di essere compagni di sventura in una vita che non ti regala nulla e che oscilla incessantemente tra fiducia e disperazione.
I tre protagonisti, imbrigliati nella loro sofferenza, cercano disperatamente una via d’uscita da quella vita sovente claustrofobica, ma nello stesso tempo impregnata di una libertà che forse può trovarsi solamente nella follia di un’esistenza scevra da schemi e obblighi imposti dalla società.
Una società pronta a presentare il conto.
Sempre e comunque.
Questo giovane regista dal talento sconfinato riesce a farci toccare il tormento dei tre personaggi, la ruvidità degli abiti eccentrici a buon mercato di Dane e a sentire l’odore stantio e sgradevole delle sigarette e dell’alcool che la madre consuma avidamente.
Gli interrogativi emergono costantemente. Una donna, quando diventa madre, si trova dinnanzi ad un ruolo prestabilito dalla società e di qualunque tipo siano i problemi da fronteggiare, è lei e solo lei la responsabile dell’esito sia positivo che negativo dei figli.
Ci si domanda se l’insegnante balbuziente cerchi proprio la fuga da una realtà ripetitiva e banale grazie alla presenza di quell’adolescente bizzarro e assetato di affetto.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan
Emblematica la scena in cui Steve chiude la bocca alla madre per cercare di zittirla e successivamente bacia il dorso della sua stessa mano interposta tra le loro labbra. Una delle scene più forti dei film d’autore da me visti e che inumidisce gli occhi perché sembra riesca con potenza a far comprendere una relazione impossibile, segnata da vessazioni e violenze che mostrano l’impossibilità di trasmettere amore e di comunicare.
Steve dona alla madre una collanina con su scritto “Mommy”. Una collanina che Dane indosserà sempre come se volesse rammentare a se stessa di essere una mamma e di avere davanti a sé un compito difficile da portare avanti: cercare di salvare suo figlio.
Mommy, recensione del film di Xavier DolanQuel figlio che adora sua madre ed è geloso se si accorge che un uomo è interessato a lei perché teme voglia portala via.
Un figlio di una dolcezza infinita che commuove ad ogni suo sguardo.
Dolce e violento.
Scurrile e dolce. Un bambino intrappolato nel corpo di un ragazzo che, con la sua dolcezza quasi infantile, accresce la rabbia dello spettatore ogni minuto di più, quando si rende conto che la società non si fa carico dei suoi figli.
E nelle urla cariche di dolore o di gioia di Steve, negli sguardi tormentati delle due donne che cercano di prendersi cura di lui, in quei tre personaggi lasciati in balia di una società sorretta da leggi spesso riprovevoli, esplode anche il nostro grido silenzioso e impotente di fronte ad un mondo rinchiuso in se stesso e distante da certe tematiche complesse che andrebbero supportate fino in fondo. In quell’urlo silenzioso si racchiude la tensione che il regista ha voluto donarci lanciando un messaggio di potente denuncia sociale in un paese apparentemente evoluto.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan
Personaggi comuni devono fronteggiare una tragedia che sembra preannunciarsi ogni minuto del film lasciandoci senza fiato e risvegliando una profonda empatia con quella inusitata famiglia.
E la magia di un film d’autore che rasenta la perfezione, di un regista giovanissimo che ha già realizzato cinque film, è veramente difficile da descrivere, così come accade per tutte le opere d’arte. Sottile e diverso da tutta quella vasta produzione di film tutti uguali che sembrano solamente voler coccolare e rassicurare lo spettatore.
Ridurlo alle difficoltà di una madre un po’ immatura che non riesce a prendersi cura in modo adeguato di un figlio “malato di mente”, ma in fondo solo afflitto da un disperato bisogno d’affetto, è una lettura superficiale ed inadeguata di questo capolavoro.
Molte sono le scene che non dimenticherò mai. Tra queste quella del karaoke, in cui Steve, tra l’indifferenza e i risolini dei presenti, prende in mano il microfono e canta in modo stonato, ma con grande passione, la canzone “Vivo per lei” di Andrea Bocelli dedicandola alla madre, distratta da un suo ammiratore, rappresenta solo uno dei momenti di un film che tocca veramente il nostro cuore.

E il sogno di Dane che allarga lo schermo per pochi attimi, sembra lanciare il messaggio che la felicità sia negata a certi esseri umani vinti dalla vita. Poi lo schermo tornerà a ridursi. Così come accade nella vita.
E Steve corre.
Cerca di sfuggire ad un destino impietoso e crudele.

Mommy, recensione del film di Xavier Dolan
Un lungo applauso, così com’è avvenuto a Cannes, non basterebbe a ringraziare non solo Xavier Dolan, ma anche la fotografia calda agli interni e fredda agli esterni, nonostante il caldo paesaggio autunnale, di André Turpin e la colonna sonora di Eduardo Noya che alterna composizioni di Einaudi con celebri canzoni degli anni ’90.
A presto, Xavier. Attendiamo il tuo prossimo film e cercheremo di vedere le tue precedenti pellicole.
Di seguito il trailer di “Mommy”.

(Le immagini e il video sono stati reperiti nel web)

N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo lacapannadelsilenzio@yahoo.it e saranno immediatamente rimossi.

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Categorie: Passione cinema

2 commenti

  • marilena661 ha detto:

    Visto qualche giorno fa. Veramente toccante. Grazie del suggerimento.

    • lacapannadelsilenzio ha detto:

      Prego 🙂 Siamo amanti del cinema d’autore, poco pubblicizzato e distribuito. Cerchiamo di usare il passaparola per far sì che la gente possa conoscere certi film da non perdere e che non saranno mai trasmessi nel piccolo schermo.

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