Michelangelo, l’artista del non finito.

 «Desti a me quest’anima divina e poi la imprigionasti in un corpo debole e fragile, com’è triste viverci dentro».

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Artista inquieto e solitario, Michelangelo Buonarroti, nasce a Caprese, in provincia di Arezzo, il 6 marzo del 1475. Dinnanzi alle sue opere d’arte, note in tutto il mondo, ci sentiamo assalire da sensazioni di stupore e inappagamento, non solo per la bellezza interiore che ne traspare, ma soprattutto per quella rappresentazione tormentata della figura umana che il creatore del “David” e della “Pietà” pone al centro della sua arte. Un’arte intesa come potenza forgiante che prende possesso dell’artista quasi in modo trascendentale e incontrollabile recando con sé la sofferenza di una missione universale.

Particolare de "La Pietà Bandini", 1547-1555. Molti studiosi hanno individuato in quell'uomo l'autoritratto di Michelangelo.

Particolare de “La Pietà Bandini”, 1547-1555.
Molti studiosi hanno individuato in quell’uomo l’autoritratto di Michelangelo.

Nonostante la sua famiglia appartenesse al patriziato fiorentino, alla nascita di Michelangelo, il padre cade in disgrazia economica e tale disagio influenzerà in modo considerevole la personalità dell’artista che sarà ossessionato per tutta la vita dall’onere di preoccuparsi del benessere suo e dei suoi familiari.
Orfano di madre a soli sei anni, sin da bambino manifesta la sua vocazione artistica, inutilmente ostacolata dal padre che è costretto ad arrendersi di fronte alla caparbietà del figlio. Ma non è solo la personalità del figlio a prendere il sopravvento sulle aspirazioni del padre. È quest’ultimo, infatti, ad accompagnare personalmente Michelangelo nella famosa bottega di Domenico Ghirlandaio, uno degli artisti più in voga a Firenze, per avviarlo all’apprendistato che avrebbe contribuito ad aiutare economicamente la famiglia.
Nonostante sia uno dei migliori allievi del Ghirlandaio, Michelangelo abbandona presto la bottega e non completa il triennio di apprendistato, probabilmente perché insoddisfatto della preparazione fornita dal suo maestro e, seguendo il suggerimento di un altro apprendista, inizia a frequentare il cosiddetto “Giardino di San Marco“, nota accademia artistica sostenuta da Lorenzo il Magnifico.
In poco tempo, grazie al suo talento, diviene uno degli artisti preferiti dai Medici che lo avvicinano alla filosofia neoplatonica, corrente prediletta dalla famiglia nobiliare e che influenzerà l’opera di Michelangelo.
Ma non del tutto.
Nel ragazzo, infatti, sorge una potente spiritualità che rivelerà nelle sue opere, indubbiamente ispirate ai modelli classici, prediletti dal neoplatonismo, ma con una caratteristica definita dagli studiosi il motivo del non finito, derivante probabilmente dalla perenne insoddisfazione dell’artista che gli impedisce di portare a compimento il proprio mondo interiore, afflitto dall’eterno conflitto tra spirito e materia, tra la difficoltà di unire figure pagane al misticismo cristiano.

Michelangelo, biografia e opere

Zuffa di Centauri,1491

Già in una delle sue prime opere, la Zuffa di Centauri“, commissionatagli da Lorenzo il Magnifico, emerge quella che sarà poi la peculiarità della sua arte del non finito e dell’intenso dinamismo fisico ed emotivo della figura umana, protagonista indiscussa delle opere di Michelangelo. Numerose sono le statue lasciate incompiute dall’artista e molti sono stati gli studiosi che hanno colto in tale caratteristica l’innovazione artistica che racchiude la filosofia umanistica del Rinascimento.
Così come accaduto a Sandro Botticelli, anche per Michelangelo l’espulsione dei Medici e la fervente religiosità dei discorsi del frate Savanarola, suggestionano il suo già tormentato animo ponendogli interrogativi legati al valore etico dell’arte.
Ricevuto l’incarico di un cardinale francese, acconsente a realizzare una scultura rappresentante la Madonna che regge sulle ginocchia il figlio ucciso, la famosissima “Pietà“, il cui tema accompagnerà la sua arte per tutta la vita. Tre saranno infatti le versioni della suddetta opera.

Michelangelo, vita e opere

La Pietà, 1498

La prima, che è la più nota, si trova nella Basilica di San Pietro e denota una così perfetta e armonica levigatura del marmo da sembrare quasi una scultura morbida. La profonda umanità e la struggente bellezza che irrompe dalla visione della “Pietà” incanta e commuove. Le due figure umane vengono scolpite in tutto quel vitalismo e versatilità che caratterizza le opere di questo grandissimo artista.

Michelangelo, dopo la caduta dei Medici, lascia Firenze per poi tornarvi nel 1499 per realizzare un’altra delle sue opere degne di menzione: il “David“.
La statua, realizzata tra il 1501 e il 1504, è considerata uno dei massimi capolavori della scultura di tutti i tempi e diventerà il simbolo della libertà repubblicana con la sua postura fiera e i muscoli in contrazione pronti a lanciare un attacco contro chiunque osasse turbare il nuovo governo fiorentino.

Il David è l’opera rinascimentale per eccellenza. L’uomo diventa artefice del proprio destino e padrone indiscusso della propria esistenza.
Michelangelo predilige la scultura e, quando papa Giulio II lo convoca per ridipingere la volta della Cappella Sistina, si allontana da Roma e torna a Firenze, nonostante i continui richiami del pontefice.
Alla fine il suo carattere ambizioso prende il sopravvento e decide di cimentarsi in un’opera realizzata con una tecnica a lui non congeniale. Vuole mostrare a se stesso e agli altri di essere in grado di superare i propri limiti.
Si appassiona poi così tanto a tale affresco da proseguire i lavori senza l’ausilio di altri pittori.
La straordinaria e solitaria opera della Volta della Cappella Sistina viene così commentata da Johann Wolfang Goethe: «Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere».

Nel 1980 sono emersi i colori originari usati dall’artista in tutta la loro violenza e tonalità cangiante.
Il corpo umano viene esaltato nella sua nudità e durante la Riforma, alcune parti intime verranno nascoste da veli perchè ritenute oscene.
Nella Volta della Cappella Sistina si evince ancora una volta il tema prediletto da Michelangelo, quell’impeto dell’anima che desidera svincolarsi dalla materia, vista come un ostacolo all’interiorità umana.
Nelle opere del grande artista toscano ogni figura sembra affannarsi a raggiungere quel desiderio di liberarsi dal corpo, visto come un feroce carceriere che sopprime la spiritualità umana volta sempre verso l’idea e la perfezione.
Non pochi sono gli studiosi che hanno avanzato l’ipotesi della rappresentazione dello stesso artista nel Giudizio Universale in quella pelle senza corpo, in quel desiderio del non finito che giunge apparentemente a concludersi a Roma, il 18 febbraio del 1564.

Michelangelo, biografia e opere

Il Giudizio Universale

Michelangelo, così come altri grandi artisti e pensatori non ha concluso di certo la sua vita in quel “nulla eterno” di sartriana memoria.
La sua acerrima lotta al finito ha conseguito il risultato da lui sperato e ancora oggi le sue opere indimenticabili continuano ad accendere l’animo di chiunque si soffermi nella loro contemplazione che mai si vorrebbe avesse fine.
Di seguito una selezione di alcuni suoi pensieri.

Michelangelo, biografia e opere

Lo schiavo morente, 1513

Il più grande pericolo per molti di noi non sta nel fatto che i nostri obiettivi siano troppo elevati e quindi non riusciamo a raggiungerli, ma nel fatto che siano troppo bassi e che li si raggiunga.
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L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote.
***
Scavando ben a fondo nella nostra personalità rischiamo d’imbatterci in uno sconosciuto.
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Se riuscissimo a renderci conto di quanto potremmo essere infelici forse non ci sentiremmo mai infelici.
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Passiamo metà della nostra vita a reprimere impulsi. L’altra metà a convincerci che non li abbiamo repressi.
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Mettere in discussione se stessi è il modo migliore per capire gli altri.
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Ci sono ferite che per cicatrizzarsi hanno bisogno di altre ferite.
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Michelangelo, biografia e opere

San Matteo, 1504

Il futuro ci corre incontro a braccia spalancate ma non ci dà il tempo di abbracciarlo.
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L’amore è l’ala che Dio ha dato all’anima per salire sino a lui.
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Nulla somiglia maggiormente alla fonte celeste da cui proveniamo quanto le bellezze che sono si offrono agli occhi delle persone ricettive.
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Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge… del più forte.
***
La felicità può fare a meno del denaro e di una quantità di altre cose.
***

Michelangelo, biografia, opere e pensieri

Pietà Bandini, 1547

Quando si afferma che Dio ci ha creati a Sua immagine e somiglianza spero che ci si riferisca al solo aspetto fisico.
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Il suicidio è l’estremo tentativo di migliorare la propria vita.
***
Nella memoria di chi ci ha frequentati nel passato recitiamo sempre la stessa parte.
***
Nascere presenta qualche inconveniente. Uno di questi è sicuramente la vita.
***
Nessuno è più solo di chi è stufo della propria compagnia.
***
Tu vedi un blocco,
pensa all’immagine:
l’immagine è dentro
basta soltanto spogliarla.
***

Michelangelo, biografia, opere e pensieri

Atlante, 1525

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
ch’un marmo solo in sé non circoscriva
col suo soverchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
***
Io intendo scultura
quella che si fa per forza di levare:
quella che si fa per via di porre,
è simile alla pittura.
***
Si dipinge col cerviello et non con le mani.
***
Desti a me quest’anima divina e poi la imprigionasti in un corpo debole e fragile, com’è triste viverci dentro.
***
Come fiamma più cresce più contesa dal vento, ogni virtù, che il cielo esalta, tanto più splende quant’è più offesa.
***
Grato m’è ‘l sonno e più l’esser di sasso.
***
Si affermano mille menzogne sui più celebri pittori, e la prima è il dire che essi sono strani, e che la loro conversazione è dura e insopportabile, essendo essi invece per nulla diversi dagli altri uomini. E così, non la gente moderata, ma quella stupida, li giudica fantastici e capricciosi.
***

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7 commenti

  • Free Piano ha detto:

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  • Ravecca Massimo ha detto:

    Il “non finito” è la caratteristica del genio. Come il “non luogo”, il “non nome”, il “non tempo”, ecc… L’astuto Ulisse crea un “non nome”, Nessuno, per ingannare Polifemo, e un “non luogo”, il cavallo di legno, per ingannare i troiani. Queste entità frutto di processi ricorsivi, speculari, inclusivi sono state usate anche da Gesù e Leonardo da Vinci. Michelangelo nella scultura diede origine al termine. L’Adorazione di Leonardo è un non finito e non un opera incompleta, perché l’autore si ritrasse sul bordo destro (per chi guarda), mentre si dirigeva a Milano. Si rappresentò mentre usciva dal quadro, lasciandolo apparentemente incompiuto. La ricorsività è il sigillo del genio, come Archimede che per provare i suoi amici greci matematici gli mandava da dimostrare dei teoremi errati, e loro sostenevano di averne trovato la dimostrazione. Cfr. Ebook: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

    • lacapannadelsilenzio ha detto:

      Leggeremo sicuramente il tuo libro, caro Massimo Ravecca, e lo segnaleremo qui, nella capanna.
      Grazie a te 🙂 Il tema è molto interessante.

  • […] nei vestiti o negli elicotteri viene considerato normale. Non è assurdo? *** Sono un patito di Michelangelo e amo il modo in cui il suo spirito è rappresentato in tutte le sue opere. Lui era consapevole […]

  • […] e Gionata, quale Platone mise alla stessa base della sua filosofia, e quale si trova nei sonetti di Michelangelo e di Shakespeare – quell’affetto profondo, spirituale, che non è meno puro di quanto sia […]

  • […] rinascimentale più giovane di Leonardo e di Michelangelo, Raffaello Sanzio riesce a fondere la raffinatezza e la resa del naturale del primo con la […]

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