L’urlo poetico di Allen Ginsberg è ancora attuale?

«Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa, | hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte, | che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz».

Allen Ginsberg, biografia, poesie e citazioni
La poesia di Allen Ginsberg esplode in uno dei periodi più controversi della storia statunitense.
La seconda guerra mondiale è appena terminata e la popolazione appare, nel medesimo tempo, euforica per il significato di quella vittoria, ma terrorizzata da un ipotetico sopravvento del pensiero comunista che avrebbe potuto travolgere le fondamenta democratiche di quel paese recante con sé tutti gli onori e gli oneri del porsi come modello di libertà e di uguaglianza per tutti i popoli.

Allen Ginsberg, biografia, poesie e citazioni

Allen Ginsberg, Gregory Corso e Barney Rosset fotografati al Washington Square Park da Burt Glinn nel 1957.

L’ombra del Maccartismo opprime silenziosamente la tanta declamata libertà di pensiero ambita dal popolo americano e, in quel clima di sospetto e persecuzione, cresce Allen Ginsberg la cui produzione poetica s’inserisce prepotentemente in quella corrente letteraria e artistica denominata “Beat Generation“, termine coniato nel 1947 da Jack Kerouac.
Il termine “Beats” viene usato con disprezzo dai benpensanti di quel periodo che lo traducono con falliti, battuti e sconfitti a causa dell’uso uso, e talvolta abuso, di alcool e marijuana, della tormentata inquietudine e il dichiarato disprezzo nei confronti del sistema da parte di quel movimento giovanile. Tuttavia i beats non vengono mai sconfitti e affrontano l’opposizione dei conservatori a testa alta, fiduciosi della loro forza e sostenendosi a vicenda. Beat non significa sconfitta, sostiene Kerouac, beat si traduce con quel senso di beatitudine che accompagna coloro che dichiarano una guerra pacifica al sistema americano che segrega i neri, subordina le donne e opera discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.
E quel movimento scuote l’America borghese e consumista che non si avvede del lento strangolamento delle spire del Maccartismo del senatore Mc Carthy volto a perseguitare qualsiasi americano sospettato di avere idee progressiste.
Tra gli ispiratori di questo movimento bisogna annoverare Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Withman.
In modo particolare quest’ultimo affascina l’adolescente Allen Ginsberg, nato a Newark, nel New Jersey, il 3 giugno del 1926.
Cresciuto in una famiglia ebraica non praticante da padre poeta e docente di letteratura e madre attivista nel partito comunista, indubbiamente il futuro poeta viene influenzato da un ambiente familiare culturalmente anti-conservatore. Mostra presto la sua personalità altruista e attenta alle problematiche del suo paese scrivendo lettere al New York Times in cui esprime con estrema chiarezza le sue considerazioni riguardanti i diritti dei lavoratori e altre questioni scottanti.
La sua passione per la poesia viene scoraggiata dal padre che gli suggerisce di intraprendere gli studi per diventare avvocato. Grazie ad una borsa di studio riservata ai giovani delle comunità ebraiche, il giovane Allen accede alla Columbia University dove entra presto in contatto con coloro che saranno i massimi esponenti della Beat Generation.
Non segue con profitto e interesse gli studi, ama la vita notturna della variegata umanità che si aggira a Times Square, fa uso di droghe e frequenta i bar per omosessuali al Greenwich Village.
Allen Ginsberg, biografia, poesie e citazioniInsieme ai suoi amici sembra ossessionato da “Nuove Visioni” poetiche in grado di capovolgere quel sistema opprimente e di aprire le porte ad una nuova letteratura.
Numerose sono già in quel periodo le poesie da lui scritte, ma ancora non ne ha pubblicata una.
Nel 1954 si stabilisce a San Francisco dove conosce il poeta Peter Orlovsky con cui si legherà sentimentalmente per tutta la vita.
Grazie all’aiuto del poeta e promotore del Rinascimento Poetico di San Francisco, Kenneth Rexroth, riesce ad organizzare un evento, passato poi alla storia come “The 6 Gallery Reading” in cui legge in pubblico la sua poesia “Howl -L’Urlo“.
É  il 13 ottobre 1955 e tale avvenimento, primo nel suo genere, viene ritenuto uno dei più rappresentativi manifesti della Beat Generation.
La poesia declamata da Ginsberg fa parte della sua prima raccolta di liriche, “L’Urlo e altre poesie“, che viene pubblicata l’anno seguente da una piccola casa editrice fondata da Lawrence Ferlinghetti.
Tale pubblicazione costa all’editore un processo per oscenità.
Ma cosa c’è di così scabroso in quella raccolta?
Ginsberg in quelle poesie sottolinea la rovina delle menti più eccelse della sua generazione a causa del materialismo americano (“Moloch“, un hotel a forma di mostro che prende vita in una delle sue visioni) e utilizza come punto di riferimento una di quelle che considera vittime del sistema, il suo caro amico Carl Solomon, rinchiuso in manicomio.
Il poeta usa lo stile dei versetti biblici e la sua visione, del tutto innovativa, rappresenta una fusione tra l’immaginario religioso e quello tecnologico: la passione della sua generazione per la droga, per esempio, è «hipsters dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte…» (incipit della poesia L’Urlo).

Jack Kerouac insieme ad Allen Ginsberg

Jack Kerouac insieme ad Allen Ginsberg

 L’hipster è un neologismo creato negli anni ’40 per descrivere i giovani di razza bianca appassionati di jazz e bebop che cercano di imitare lo stile di vita dei musicisti jazz afroamericani.
Il poeta usa un linguaggio colloquiale e non pochi sono i riferimenti alle droghe e ad atti sessuali sia etero che omo. Paura, follia, diversità e alienazione sono i temi predominanti di questo poema, ma il messaggio fondamentale lanciato da Ginsberg è che, nonostante i vizi, il becero consumismo e l’annientamento del pensiero creativo, la vita è sacra e vale la pena di essere vissuta proprio per intraprendere un cammino che ostacoli la guerra contro l’amore, l’amicizia e l’altruismo attuata da Moloch.
Ginsberg desidera che la sua generazione prenda coscienza di quel lavaggio del cervello operato da quei pochi che vogliono disumanizzare la società, ma senza ricorrere a droghe o altre sostanze che riducono la capacità di discernimento, bensì diventando parte attiva di quella stessa società, portando nel mondo esempi di quell’amore e solidarietà che Moloch vuole scoraggiare.
Nonostante il poema di Ginsberg venga inizialmente ritirato, il processo si conclude a favore dell’editore e la sentenza che ne deriva rimarca la libertà di espressione e di stampa fondamentali elementi dei principi della costituzione americana.
Negli anni ’50, in un’America ancora sconvolta dalla recente guerra, una sentenza storica di questo genere rappresenta una rottura di grande rilievo nella benpensante e ottusa società conservatrice.
Nella stessa raccolta non bisogna dimenticare la poesia “America” che si differenzia da quell’Urlo appassionato e colmo di rabbia con qualche piccolo tocco di umorismo.
Tra gli anni ’60 e ’70 compie alcuni viaggi in India subendo il fascino del Buddhismo che completerà il suo percorso spirituale.
Continuerà a scrivere e riceverà prestigiosi riconoscimenti letterari non solo negli Stati Uniti con il suo libro “The Fall“, cui sarà assegnato il National Book Award , ma anche in Francia; nel 1993 gli sarà assegnata la medaglia di Chevalier des Arts et des Lettres.
Si spegne il 5 aprile del 1997 a New York a causa di un’epatite provocata dal cancro al fegato contro cui lottava da tempo.
Anche a questo grande poeta che con rabbia e ironia attuò la sua protesta contro la follia del mondo moderno, dedico un omaggio con la raccolta di alcune sue poesie e citazioni. E mi domando ancora una volta se l’urlo di questo poeta singolare, e non solo per la tecnica del verso, ha ancora oggi un grande impatto in una società in cui sembra che il Moloch, quella visione agghiacciante di Ginsberg, abbia preso il sopravvento.

America
America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America due dollari e ventisette centesimi 17 gennaio 1956.
Non posso sopportare la mia mente.
America quando finiremo la guerra umana?
Va’ a farti fottere dalla tua bomba atomica.
Non sto bene non mi seccare.
Non scrivero’ la poesia finche’ non avro’ la mente a posto.
America quando sarai angelica?
Quando ti toglierai i vestiti?
Quando ti guarderai attraverso la tomba?
Quando sarai degna del tuo milione di Trotzkisti?
America perche’ le tue biblioteche sono piene di lacrime?
America quando manderai le tue uova in India?
Sono stufo delle tue folli pretese.
Quando potro’ andare al supermarket a comprare cio’ che mi occorre con la mia bella faccia?
America dopotutto siamo tu e io ad essere perfetti non il mondo vicino.
Il tuo macchinario e’ troppo per me.
Mi hai fatto voler diventare un santo.
Dev’esserci qualche altro modo di risolvere questo argomento.
Burroughs è a Tangeri non credo che tornerà è una cosa sinistra.
Sei tu a essere sinistra o si tratta di qualche scherzo pratico?
Sto cercando di venire al punto.
Mi rifiuto di rinunciare alla mia ossessione.
America smetti di spingermi so quello che sto facendo.
America i fiori dei prugni stanno cadendo.
Non leggo da mesi i giornali, ogni giorno qualcuno va sotto processo per assassinio.
America mi sento sentimentale a pensare ai Wobblies.
America ero comunista da ragazzo non mi dispiace.
Fumo marijuana ogni volta che posso.
Resto in casa intere giornate a guardare le rose nell’armadio.
Quando vado a Chinatown mi ubriaco e non mi faccio mai scopare.
Mi sono deciso ci saranno guai.
Dovevi vedermi quando leggevo Marx.
Lo psicanalista dice che sono perfettamente a posto.
Non dirò le preghiere del signore.
Ho visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America non ti ho ancora detto che cosa hai fatto allo zio Max quando è arrivato dalla Russia.

Sto parlando a te.
Lascerai che la tua vita emotiva sia guidata dalla rivista Time?
Sono ossessionato dalla rivista Time.
La leggo tutte le settimane.
La sua copertina mi fissa ogni volta che sguscio davanti al pasticciere sull’angolo.
La leggo nel sotterraneo della Biblioteca Pubblica di Berkeley.

Non fa che parlarmi di responsabilita’.
Gli industriali sono seri.
I produttori di cinema sono seri.
Tutti sono seri tranne me.
Mi viene in mente che io sono l’America.
Sto parlando di nuovo a me stesso.

L’Asia sta sorgendo contro di me.
Non ho l’opportunita’ di un cinese.
È meglio che mi basi sulle mie risorse nazionali.
Le mie risorse nazionali consistono in due cicche di marijuana milioni di genitali una letteratura privata impubblicabile che va a 1400 miglia all’ora e venticinquemila manicomi.
Non parlo delle mie prigioni o dei milioni di sottoprivilegiati che vivono nei miei vasi di fiori alla luce di cinquecento soli.
Ho abolito i postriboli in Francia, Tangeri è la prossima di turno.
La mia ambizione è essere Presidente nonostante il fatto che sono Cattolico.

America come posso scrivere una litania santa nel tuo stupido mood?
Continuero’ come Henry Ford le mie strofe sono individui come le sue automobili e in più sono tutte di sessi diversi.
America ti vendero’ le strofe a $ 2500 l’una $ 500 per la strofa vecchia
America libera Tom Mooney
America salva i Lealisti Spagnoli
America Sacco e Vanzetti non devono morire
America io sono i ragazzi Scottsboro.
America quando avevo sette anni la mamma mi portava alle riunioni di una Cellula Comunista ci vendevano garbanzos una manciata per un biglietto costava un nickel e i discorsi erano gratis tutti erano angelici e sentimentali verso i lavoratori era tutto cosi’ sincero che non avete idea
che cosa bella era il partito nel 1835
Scott Nearing era un gran vecchio un vero maschio Madre Bloor mi faceva piangere
una volta ho visto Israel Amter in carne e ossa.
Dovevano essere tutti spie.
America tu in realta’ non vuoi fare la guerra.
America sono quei Russi cattivi.
Quei Russi quei Russi e quei Cinesi.
E quei Russi.
La Russia vuol mangiarci vivi.
La Russia è pazza di potere. Vuol portarci via le automobili dai garages.
Vuole impadronirsi di Chicago.
Ha bisogno di un Readers’ Digest Rosso.
Vuole le nostre fabbriche di automobili in Siberia.

Che la sua grossa burocrazia diriga le nostre stazioni di rifornimento.
Cosi’ non va.
Ugh. Insegnera’ agli Indiani a leggere.
Ha bisogno dei nostri grossi negri.
Ah. Ci farà lavorare sedici ore al giorno.
Aiuto.
America è una cosa seria.
America questa è l’impressione che ricevo guardando la televisione.
America è giusto?
È meglio che mi metta subito a lavoro.
È vero non voglio andare sotto le armi o girare torni in sezioni specializzate di fabbriche, comunque sono miope e psicopatico.
America ora mi rimbocco queste maniche da checca.
***

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Canzone
Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell’insoddisfazione

il peso,
il peso che portiamo
è amore.

Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell’immaginazione
s’angoscia
fino a nascer
nell’umano –

s’affaccia dal cuore
bruciando di purezza –
poiché il fardello della vita
è amore,

ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell’amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell’amore.

Non c’è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d’amore –
sia matto o gelido
ossesso d’angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
– non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:

il peso è troppo

deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.

I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l’anima viene
gioiosa fino agli occhi –

sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al mio corpo
dove sono nato.

Allen Ginsberg, biografia, poesie e citazioni
Il metodo dev’essere purissima carne

Il metodo dev’essere purissima carne
e non condimento simbolico,
visioni reali & prigioni reali
come si vedono di quando in quando.

Prigioni e visioni presentate
con rare descrizioni
corrispondenze esatte a quelle
di Alcatraz e Rosa.

Un pranzo nudo è naturale per noi,
noi mangiamo sandwiches di realtà.
Ma le allegorie sono tali lattughe.
Non nascondere la follia.
***
Ciò che è venuto, è andato per sempre ogni volta.
***
La poesia non è un’espressione… È il tempo di notte, dormire nel letto, pensiero di quello che realmente pensi, rendere il mondo privato pubblico, ed è questo che il poeta fa.
***
Che sfinge di cemento e alluminio ha spaccato loro il cranio e ne ha mangiato cervelli e immaginazione? Maloch! Solitudine! Suicidio! Bruttura! Pattumiere e inottenibile dollari! Bambini che urlano sotto le scale! Ragazzi che singhiozzan negli eserciti! Vecchi che piangono nei parchi! […]
***

Allen Ginsberg, biografia, poesie e citazioni

Allen Ginsberg insieme a William Burroughs

[Rivolto a Walt Whitman] Passeggeremo tutta notte per strade solitarie? Gli alberi aggiungono ombra all’ombra, luci spente nelle case, ci sentiremo soli. | Cammineremo sognando la perduta America dell’amore lungo automobili azzurre nei viali, verso casa nel nostro cottage silenzioso? | Ah, caro padre, grigio di barba, vecchio solitario maestro di coraggio, che America avesti quando Caronte smise di spingere il suo ferry e tu scendesti su una riva fumosa a guardare la barca scomparire sulle acque nere del Lete?
***
William Carlos Williams ha detto di lui:

Era sempre sul punto di “andarsene”: dove, non pareva importargli molto. Mi turbava, non avrei mai pensato che sarebbe vissuto abbastanza da crescere e scrivere un libro di poesie.
***
Da ogni evidenza egli è passato letteralmente attraverso l’inferno. […] Dite quello che volete, egli ci dimostra, nonostante le più avvilenti esperienze offerte all’uomo dalla vita, che lo spirito dell’amore sopravvive per nobilitare la nostra vita se abbiamo lo spirito e il coraggio e la fede – e l’arte! – di resistere.
***

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