Luigi Tenco, il ragazzo “che non credeva nella morte”.

«Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro».

Luigi Tenco, biografia e canzoni
Non è facile descrivere in poche righe la complessità d’animo del grande cantautore Luigi Tenco i cui testi crepuscolari irrompono nella scena musicale negli anni ’60 del boom economico e delle canzonette orecchiabili da canticchiare allegramente mentre si stende la biancheria o si tira a lucido la casa.
Si rischia di scadere nel banale e nella ripetizione di parole già dette sull’incomprensione e la solitudine di un ragazzo di estrema sensibilità che decide di togliersi dal palcoscenico della vita a soli ventinove anni.
Nel biglietto trovato accanto al suo cadavere si resta colpiti dalle parole che ha lasciato: « Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. »
Un suicidio insolito. Il suo sottolineare di non essere stanco della vita, accompagnato da una parentesi volta a rafforzare il pensiero appena espresso, sembra voglia evidenziare quanto avesse investito, di certo non in termini di fama, in quelle che non si possono considerare canzoni, ma vere e proprie poesie in cui si coglie la prepotente necessità di penetrare il cuore della gente che lo aveva ascoltato e continua a farlo ancora oggi.
tenco 5Luigi Tenco, nato in un paesino in provincia di Alessandria il 21 marzo 1938, pone fine alla sua vita appena ventinove anni dopo, il 27 gennaio 1967, dentro un albergo di Sanremo, mentre è ancora in pieno svolgimento il Festival della canzone italiana. La sua canzone “Ciao amore ciao” non viene apprezzata dal pubblico e dal voto popolare.
Secondo l’artista «la musica popolare resta pur sempre il mezzo più valido per esprimere reazioni e sentimenti in modo schietto, sincero e immediato».
La sua giovane età probabilmente non gli aveva ancora permesso di capire come va il mondo e che, più spesso di quanto si possa immaginare, qualsiasi innovazione non viene mai subito compresa dal pubblico. In modo particolare in un festival seguito da una massa di persone che cercano la distrazione e la spensieratezza.
Andava di fretta il giovane Tenco. O forse, come accade per quasi tutti coloro che decidono di suicidarsi, non è la fine della vita a cui aspirano, ma semplicemente la cessazione di un forte dolore che sembra soffocare il loro essere.
Probabilmente non desiderava veramente morire quel ragazzo che compose versi indimenticabili.
E a noi che lo abbiamo conosciuto solo attraverso quei testi poetici da ascoltare in solitudine resta quell’impotente amarezza di una vita spezzata da un momento di forte sconforto che gli ha annebbiato la mente.

Luigi Tenco, breve biografia e canzoni
I primi anni della sua vita trascorrono serenamente tra Cassine, Ricaldone e Maranzana, sebbene non avesse mai conosciuto l’uomo che gli aveva dato il cognome. Luigi Tenco era infatti nato da una relazione extraconiugale della madre con un ragazzo molto più giovane di lei. È ancora bambino quando scopre di essere un figlio illegittimo e viene diseredato da colui che riteneva fosse suo nonno. Da quel momento il carattere del ragazzino subisce un cambiamento e in una lettera scritta anni dopo si può leggere il suo sfogo: «Ci sono cose di cui non riesco a parlare nemmeno con te che sei la persona che più amo al mondo. Mio padre! Io ero un bambino felice, sereno, fiducioso, amavo il mondo dei grandi ma un giorno qualcuno, una persona adulta!, mi ha detto che io non ero il figlio di mio padre, di quel padre che pure non avevo conosciuto. Insomma ero un bâtard e portavo un cognome che non mi apparteneva. Capisci vero? Fu come se il mondo mi crollasse addosso: mi sentii tradito, odiavo tutto e tutti, divenni diffidente, chiuso, scontroso, “cattivo”. Ma ero soltanto un bambino infelice!»

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Nel 1948 si trasferisce con la madre e il fratello a Genova dove frequenta il liceo scientifico e conclude brillantemente gli studi presentandosi come privatista e diplomandosi a soli diciotto anni. Mostra una particolare predilezione per  la musica jazz. Si diletta a suonare il piano, il clarinetto e il sassofono con gli amici. Tra di loro vi sono artisti che diventeranno poi famosi: Gino Paoli, Bruno Lauzi e Fabrizio De Andrè.
tenco 8S’iscrive alla facoltà di Ingegneria per accontentare la famiglia, ma cambia presto indirizzo di studi, influenzato da quegli anni di fermenti sociali e ribellioni. Sceglierà poi di frequentare la facoltà di Scienze Politiche.
Nel 1958 insieme a Gino Paoli e Nicola Grassi forma il gruppo “I diavoli del rock“. S’iscrive al Partito Socialista Italiano, continua con poca assiduità gli studi, superando qualche esame, e l’anno seguente si trasferisce a Milano, dopo aver stipulato un contratto con la casa discografica Ricordi. Si esibisce in diversi complessi usando sempre falsi nomi e in una lettera a Nanni Ricordi gli spiega il motivo di tale scelta: «Mi rivolgo a Lei pregandola di scusare il disturbo che Le arreco onde essere compreso nel mio desiderio di non comparire su alcun disco con il mio nome anagrafico. Essendo io iscritto alla facoltà di Scienze Politiche da due anni e, ciò che più importa, a un partito politico (che non nascondo essere il Psi), è troppo evidente che la mia passione per la musica non deve assumere aspetto professionale. Quanto al nome suggerisco di stampare il disco con la dicitura “anonimo”, cosa che non credo mancherebbe di colpire il pubblico interessato».
Il disco in questione è il 45 giri “Quando” che esce l’otto marzo 1961 sotto lo pseudonimo Dick Ventuno. Nello stesso anno s’interrompe bruscamente l’amicizia con Gino Paoli a causa dell’innamoramento di quest’ultimo per Stefania Sandrelli, che agli occhi di Tenco appare una ragazza non adatta all’amico. Per dimostrargli quanto da lui pensato, riesce a conquistarla. Da quel momento Gino Paoli gli toglierà il saluto.

Luigi Tenco, biografia e citazioni
Il brano “Quando” raggiunge una discreta notorietà e già comincia a delinearsi lo stile inconfondibile del cantautore piemontese in quell’arrangiamento malinconico da camera di archi e flauto traverso, nonostante il testo mostri ancora l’influenza della tradizionale musica leggera del periodo a causa di uno smoderato uso di figure retoriche.
Nel 1961 incide il suo primo quarantacinque giri con il suo vero nome, “I miei giorni perduti”, ed è dello stesso anno il suo primo 33 giri che raccoglie alcune delle sue canzoni più note tra cui “Mi sono innamorato di te” e “Cara maestra”. A causa di quest’ultima canzone Tenco viene allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni.

È dell’anno seguente una sua breve interpretazione nel film di Luciano SalceLa cuccagna”, in cui il giovane sembra interpretare se stesso nel ruolo di un cantautore riservato, insofferente alla società borghese e tormentato da pensieri suicidi.
Nel 1964 s’innamora di una studentessa di Roma, Valeria, con cui intrattiene una fitta corrispondenza. Talvolta i due s’incontrano nella città in cui vive la ragazza, ma di questa sua storia il giovane Tenco non ne parla con nessuno.
L’anno dopo passa alla casa discografica RCA con cui incide altri suoi brani di successo: “Lontano lontano”, “Uno di questi giorni ti sposerò”, “E se ci diranno”, “Ognuno è libero”. Riguardo quella che considera una svolta decisiva alla sua carriera, così scrive in una lettera: «Mi rendo conto che l’industria della canzone sta cambiando e mi aspetto molto da questo passaggio… ho l’impressione di essere arrivato a una svolta, ma non so ancora di preciso che cosa ci troverò dietro. Mi rendo conto che la Rca è una casa discografica con precisi criteri economici e mi rendo anche conto che ogni cantante che vi approda ha un preciso valore commerciale. Ma quello che io cerco, quello di cui ho urgente bisogno non è tanto, o solo, il successo, un riscontro economico, io non voglio, non posso commercializzare le mie canzoni, ma un riconoscimento, quello cui aspira qualsiasi essere umano quando fa qualcosa in cui crede»

Parte per esercitare il servizio obbligatorio di leva e non fa alcun mistero delle sue idee antimilitariste. Ottiene più volte delle licenze per motivi di salute e viene poi congedato per una forma di ipertiroidismo il 10 marzo del 1966.
Ha molti complessi d’inferiorità per il suo fisico e le sue relazioni amorose sono instabili e per lo più intrattenute con donne sposate o fidanzate di amici. Grande amante di cani e gatti, nutre anche una passione per le armi e l’amico Enzo Iannacci lo descrive con sempre accanto a sé una pistola e un libro di Cesare Pavese.
Dopo aver letto Le porte della percezione di Aldous Huxley, comincia a sperimentare l’uso di allucinogeni e, per vincere la paura del palcoscenico, assume psicofarmaci e alcool.
Nel 1966 conosce Dalida, una cantante ricca e famosa e tra i due nasce una relazione.
La cantante mostra di essere molto innamorata di Tenco e dichiara: «Mi sento completamente alla deriva, in balia di un sognatore imprendibile. Mi regala il ricordo più bello: una notte non bada a percorrere 600 chilometri in macchina per veder spuntare l’alba assieme a me. Il nostro rapporto è incatenante. Chi ci conosce bene dice che sembriamo gli unici amanti su questa terra».

Luigi Tenco e Dalida.

Luigi Tenco e Dalida.

Nonostante tra i due sia nata una relazione, Luigi Tenco è ancora sentimentalmente legato a Valeria e, quando viene a conoscenza del figlio che aspetta da lei, le chiede di sposarlo. La ragazza rifiuta e si allontana da lui dopo aver appreso della relazione iniziata con Dalida.
In preda alla disperazione le scrive: «Pensi proprio che potrà finire qui? C’è quel figlio mio che tu ti sei portata via. Hai intenzione di allevarlo da sola, infischiandotene di me, e di impedirmi magari di vederlo, come se io non avessi alcun diritto su di lui? Scordatelo. Io non lo permetterò mai, come non permetterò che possa portare un cognome che non gli appartiene.»
Valeria, a causa di un incidente, perde il figlio, ma l’amore del cantautore resta immutato e cerca disperatamente di far risorgere l’amore che li aveva legati scrivendole lettere appassionate: «Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace… a volte sono ingiusto, egoista, arrogante. Penso ai miei problemi e non sempre mi rendo conto di ciò che hai passato e stai passando. Potrai perdonarmi amore mio? Il fatto è che io, io non vorrei mai che tu ti allontanassi da me; quando questo succede mi sento così spaventato e solo come se tutta la solitudine del mondo mi pesasse sulle spalle. Sarà l’ultima volta! Al diavolo anche Sanremo, vada come vada, a questo punto non me ne frega più niente: voglio che passi, che finisca, voglio uscire da questo gran casino in cui mi sono infilato. Prometto: ti ascolterò tesi e tesine, parleremo di Dna, deficit idrico, zea mays e… di noi soprattutto. Appena avrai discusso la tesi faremo una cosa che non abbiamo fatto ancora, ce ne andremo per un periodo di tempo, tu ed io da soli. Andremo… in Africa… in Kenya. Guarda nel secondo cassetto della scrivania e comincia a fare qualche programma. Tesoro, avremo i giorni e le notti tutte per noi: potremo parlare, prendere il sole, fare l’amore, dimenticare i problemi che abbiamo vissuto, le angosce, i momenti bui. Potremo riscoprire il senso della vita. Ciao, Luigi. Torna presto: queste mie mani sono piene di carezze per te e io… io non sopporto la tua assenza.»

Luigi Tenco, biografia e citazioni

Luigi Tenco e Dalida

Nel 1967, all’alba di quelle contestazioni giovanili che sconvolgeranno il mondo occidentale, decide di partecipare alla diciassettesima edizione del Festival di Sanremo con la canzone “Ciao amore ciao” insieme a Dalida.
Il tragico epilogo di quell’esibizione, in cui lo stesso cantautore confessa a Mike Bongiorno di essere particolarmente nervoso, è noto a tutti. Di certo non una delle migliori canzoni dell’artista e poco in linea con quella manifestazione canora popolare. Dopo la decisione di escludere dalla finale la sua canzone, alcuni componenti della giuria si dimettono e quando comunicano al cantante l’esito della commissione, quest’ultimo appare inizialmente tranquillo. Ma dopo un po’ comincia ad imprecare e Dalida cerca inutilmente di rasserenarlo.
Si reca in albergo e telefona a Valeria. Ha la voce impastata, parlano di progetti futuri, le cela l’annuncio del matrimonio con Dalida, e decidono di darsi un appuntamento a Genova.
Viene poi rinvenuto morto dalla sua amante.
Il festival prosegue nonostante l’accaduto.
A causa delle insistenze del fratello che teme si sia trattato di un omicidio il caso sarà poi riaperto e la salma di Tenco riesumata.
Il caso Tenco viene definitivamente chiuso nel 2006 e la tesi del suicidio viene confermata.
Numerosi gli omaggi musicali dedicati ad uno dei cantautori più misteriosi della nostra storia musicale tra cui ricordiamo “Preghiera in gennaio” di Fabrizio De Andrè, grande amico del cantautore, che compone tale canzone subito dopo aver appreso la notizia della tragedia.

https://youtu.be/6FfMO1lO-2k

E la struggente “Festival” di Francesco De Gregori, forse uno dei tributi più significativi dedicati a Luigi Tenco.

A questo grande cantautore che ha incarnato i contrasti più dolorosi e nello stesso tempo i fervori più creativi di quei “favolosi” anni ’60 del cui ottimismo Luigi Tenco, insieme ad altri grandi cantautori nati in quel periodo, non riesce a farsi contagiare, dedico alcuni dei suoi brani più poetici che mettono in risalto la sua profonda interiorità e quella statura tragica che lo assurge a simbolo di una generazione confusa e talvolta destinata a soccombere.


E se ci diranno

E se ci diranno
che per rifare il mondo
c’è un mucchio di gente
da mandare a fondo
noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare
per poi sentire dire che era un errore
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno
che nel mondo la gente
o la pensa in un modo
o non vale niente
noi che non abbiam finito ancora di contare
quelli che il fanatismo ha fatto eliminare
noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno
che è un gran traditore
chi difende la gente
di un altro colore
noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara
fare cose di cui ci dovremmo vergognare
noi risponderemo noi risponderemo
no no no no

E se ci diranno che è un destino della terra
selezionare i migliori attraverso la guerra
noi che ormai sappiamo bene che i più forti
sono sempre stati i primi a finir morti
noi risponderemo, noi risponderemo
no no no no.

***

Cara maestra

Cara maestra, un giorno m’insegnavi
che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti…

Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d’oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?…

Egregio sindaco, m’hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire…
***

Ho capito che ti amo

Ho capito che ti amo
quando ho visto che bastava
un tuo ritardo
per sentir svanire in me
l’indifferenza
per temere che tu non venissi più.

Ho capito che ti amo
quando ho visto che bastava
una tua frase
per far sì che una serata
come un’altra
cominciasse per incanto a illuminarsi.

E pensare che poco tempo prima
parlando con qualcuno
mi ero messo a dire che oramai
non sarei più tornato
a credere all’amore
a illudermi e sognare.

Ed ecco che poi
ho capito che ti amo
e già era troppo tardi per tornare.
Per un po’ ho cercato in me
l’indifferenza
poi mi son lasciato andare nell’amore.
***
E lontano lontano

E lontano lontano nel tempo
qualche cosa negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t’ amavano tanto

E lontano lontano nel mondo
in un sorriso sulle labbra di un altro
troverai questa mia timidezza
per cui tu mi prendevi un po’ in giro

E lontano lontano nel tempo
l’espressione di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l
’aria triste che tu amavi tanto

E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano
***
Vedrai, Vedrai

Quando la sera
me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare:
tu non guardarmi con quella tenerezza,
come fossi un bambino
che ritorna deluso.
Sì, lo so che questa
non è certo la vita
che ho sognato un giorno
per noi.

Vedrai, vedrai..
vedrai che cambierà,
forse non sarà domani,
ma un bel giorno cambierà.
Vedrai, vedrai…
non son finito, sai,
non so dirti come e quando,
ma vedrai che cambierà.

Preferirei
sapere che piangi,
che mi rimproveri d’averti delusa,
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene.
Mi fa disperare
il pensiero di te,
e di me che non so
darti di più.

Vedrai, vedrai…
vedrai che cambierà,
forse non sarà domani,
ma un bel giorno cambierà.
Vedrai, vedrai…
non son finito, sai,
non so dirti come e quando,
ma vedrai che cambierà.
***

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