L’impressionismo meditativo di Edgar Degas

«Ero o sembravo duro con tutti, per una specie d’impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d’arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso».

Edgar Degas, biografia, stile e opere

Autoritratto, 1855

La fama di Edgar Degas, pittore e scultore francese originale e di ardua classificazione, è legata prevalentemente ai suoi straordinari ritratti di ballerine, di cavalli e di donne al bagno. Questa poco approfondita conoscenza limita però  la contemplazione di altre splendide opere che meritano altrettanta attenzione per comprendere la singolarità e la complessità di un artista vicino alle idee rivoluzionarie dell’Impressionismo, ma per lo più distante dalla tecnica usata da tale movimento.

"Autoritratto", 1857-58.

“Autoritratto”, 1857-58.

Così come Manet, l’arte di Degas si allontana da quella dei suoi contemporanei per la notevole capacità di sintesi che caratterizza i suoi dipinti, sicuramente meno descrittivi e spontanei rispetto all’arte impressionista, e sorti da una profonda ricerca sull’armonia delle forme.
I quadri di Degas, avvicinatosi alla rivolta impressionista verso i trent’anni, pur rimandando a qualche influenza della suddetta corrente, non sembrano parlare al cuore degli osservatori e non ne sconvolgono repentinamente l’animo. Frutto di un lungo lavoro, sono opere che, così come accaduto a molti pittori impressionisti, fatta eccezione per Monet, Sisley e Pizarro, ne adottano solo per un breve periodo di tempo la tecnica iniziale, abbandonandola ben presto per intraprendere altri percorsi. Tuttavia Degas non si distacca dalla battaglia intrapresa per realizzare un’arte nuova, in cui le impressioni del pittore vengono poste in primo piano, e concentra la sua attenzione alla realtà usando tecniche fotografiche per poter realizzare dei dipinti che riescano ad evocare la chiarezza della folgorazione di un attimo.
Degas prende spunto da tutto ciò che l’accademia è ancora in grado di offrire e l’attacca con soluzioni innovative e molto moderne. Non lavora “en plein air“, predilige gli ambienti chiusi e la luce artificiale che non solo gli consente di scandagliare la realtà in maniera differente, ma soprattutto lo travolge in quei giochi di luce creati dagli effetti delle lampade e delle candele. Non disdegna affatto la correzione dei suoi dipinti ed il suo principale desiderio è quello di riuscire a fondere armonicamente presente e passato. I paesaggi non lo attraggono e di conseguenza non appaiono nei suoi dipinti, non ama contemplare la natura e le sole opere in cui vengono abbozzati scenari naturali sono quelle che rappresentano ippodromi; Degas è principalmente attratto da un’accurata ricerca mirata ad una raffigurazione psicologica dei personaggi che desidera ritrarre. E se ritiene importanti le pose, ciò deriva dalla sua necessità di rendere il volto delle persone ritratte in perfetta sintonia con il linguaggio del loro corpo.

"Il broncio" (1869, 1871). New York, Metropolitan Museum.

“Il broncio” (1869, 1871).
New York, Metropolitan Museum.

Da come si può notare dalla datazione dell’opera “Il broncio“, in cui impiega ben tre anni per portarla a compimento, si comprende che l’artista non è assalito da alcuna fretta e non è interessato ad esprimere in modo immediato l’impressione fornitagli dal mondo che lo circonda. Il risultato di questo meditato e lungo lavoro dona però raffinati ritratti psicologici e un maggior movimento a ciò che non di rado cattura con la macchina fotografica e trasferisce sulla tela.

"Place de la Concorde", 1875.

“Place de la Concorde”, 1875.

Nato a Parigi il 19 luglio del 1834 in una ricca famiglia di banchieri, Hilaire Germain-Edgard De Gas, rivela sin da bambino un’estrema sensibilità e un’indole di sognatore, ma anche una personalità caparbia e puntigliosa che si rileverà nella sua arte e nel corso di tutta la sua esistenza. Mostra sin da ragazzo una passione per gli studi umanistici, e viene incoraggiato dal padre ad approfondire la letteratura e l’arte. Riceve una solida formazione culturale al liceo “Louis-le-Grand” di Parigi e, dopo la morte prematura della madre, s’iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza. Nei suoi anni giovanili, si fanno sempre più accentuate in lui le inclinazioni alla pura materia pittorica, a discapito di ricerche letterarie e poetiche. E già in quegli anni l’amore per l’arte prende il sopravvento sulle discipline letterarie e si manifesta nella sua assidua frequentazione del “Cabinet des Estampes della Biblioteque National” dove si perde nella contemplazione delle stampe delle opere dei grandi pittori del passato.
Tale studio iniziale sarà ben presto accompagnato dalla realizzazione di copie dei grandi maestri classici.

Copia della "Crocifissione del Mantegna" (1861) eseguita da Degas.

Copia della “Crocifissione del Mantegna” (1861) eseguita da Degas.

Nel 1855, il suo talento, sviluppatosi anche grazie alla lezioni impartitagli l’anno prima dal pittore Louis Lamothe, gli consente di accedere alla Scuola di Belle Arti. Tuttavia non bisogna mai dimenticare che la sua vera formazione avviene al Louvre, dove trascorre intere giornate imitando i dipinti dei grandi maestri, in particolar modo quelli di Dürer, Mantegna, Rembrandt e Goya.

"Semiramide alla costruzione di Babilonia", olio su tela,1860 - 1862. Musée d'Orsay di Parigi.

“Semiramide alla costruzione di Babilonia”, olio su tela,1860 – 1862. Musée d’Orsay di Parigi.

La prima produzione di Degas è dominata da temi storici e mostra in modo palese l’influenza di  Jean-Auguste-Dominique Ingres, pittore molto ammirato da Louis Lamothe, che riesce a trasmettere al suo allievo l’importanza del disegno. Si nota anche una particolare ammirazione del pittore per il colorismo di Eugène Delacroix.
In quel periodo conosce Édouard Manet con cui condivide la rivolta verso l’accademismo e l’interesse nel rappresentare la realtà. Manet lo introduce nell’ambiente dei pittori impressionisti, quel movimento artistico eversivo che mira a rappresentare la realtà così come può apparire in un determinato istante, prediligendo dunque la pittura eseguita rapidamente en plein air per poter meglio catturare sulle loro tele particolari atmosfere luminose e usando una nuova tecnica che prevede il contrasto tra colori complementari.
Degas aderisce alla rivolta impressionista perché non tollera più, e da tempo, gli insegnamenti accademici. Dopo l’incontro con Ingres aveva viaggiato per l’Italia, frequentato i macchiaioli al caffè Michelangelo e incontrato a Napoli le cugine Belelli, protagoniste poi del noto dipinto “La famiglia Belelli” (1858-1867).

"La famiglia Belelli", 1858-1867.

“La famiglia Belelli”, 1858-1867. Parigi, Museo d’Orsay.

Tornato a Parigi, dopo un breve soggiorno a casa di un amico, aveva cominciato a subire il fascino dei cavalli e delle piste da corsa. Come già sottolineato prima, Degas non abbraccia in toto la tecnica adottata dagli amici di Manet, pur essendo proprio lui l’organizzatore della prima mostra di quei pittori nello studio del fotografo Félix Nadar, dove esporrà alcuni suoi dipinti. Si considera infatti un “realista” e del movimento della pittura a getto condividerà solamente i temi degli interni, dei caffè concerto con personaggi comuni, scene di vita quotidiana come le corse dei cavalli e il ballo, una delle tematiche più frequenti nell’arte di Renoir. A differenza degli impressionisti usa la macchina fotografica per fissare una posa che ritiene la più spontanea e la imprigiona sulla tela facendo in modo che conservi la sua immediatezza.

"Ritratto di Hillaire De Gas", 1857. Parigi, Museo d'Orsay.

“Ritratto di Hillaire De Gas”, 1857. Parigi, Museo d’Orsay.

Il “Ritratto di Hillaire De Gas“, nonno paterno dell’artista ed esule a Napoli dopo la Rivoluzione Francese, è uno degli esempi dell’arte ritrattista di Degas che mostra un movimento della posa riscontrabile in tutti i suoi dipinti.
Fino al momento dell’incontro con gli impressionisti la sua arte si era espressa attraverso meravigliosi ritratti realistici di familiari o di gente comune.

"Mendicante romana", 1857.

“Mendicante romana”, 1857. Birmingham, City Museum and Art Gallery.

I ritratti mostrano la netta influenza della pittura razionale italiana del passato e dei sublimi accostamenti di ocra e nero della lezione di Lamothe. Eppure, già in questi ritratti, comincia ad emergere lo stile che contraddistinguerà Degas. Uno stile razionale, senza dubbio alcuno, ma nel medesimo tempo, illuminato da una luce calda e avvolgente che uniforma i suoi dipinti ed evidenzia ciò che al nostro pittore interessa veramente mostrare.

"La vecchia", 1857. Metropolitan Museum of Modern Art, New York.

“La vecchia”, 1857. Metropolitan Museum of Modern Art, New York.

Un’altra delle tematiche ricorrenti della sua produzione è quella della relazione tra passato e presente che ben viene messo in luce nell’opera monumentale “La vecchia” (1857), dove l’artista riesce abilmente a creare un contrasto tra l’immutabilità dell’architettura, alle spalle della donna anziana ritratta, e l’inesorabile passare del tempo che incide le sue tracce sul viso della figura femminile ritratta.
Nessuna partecipazione emotiva si riscontra nei suoi ritratti e nemmeno un minimo intento di denuncia sociale che lo avrebbe accostato a Courbet. L’innovazione di Degas è quella di riuscire a far sentire il movimento in quadri di cui noi osservatori abbiamo la sensazione di prenderne parte e quindi di essere coinvolti nella scena. Noi partecipiamo emotivamente, Degas, così come cercano di fare tutti i realisti, sembra limitarsi a cogliere gesti e movimenti della vita quotidiana con un’indagine quasi ossessiva, come se spiasse il mondo dal “buco della serratura“.

"Interno" (conosciuto anche come "Lo stupro"), 1868-1869.

“Interno” (conosciuto anche come “Lo stupro”), 1868-1869. Philadelphia Museum Art.

Anche nel dipinto “Interno“, Degas muove le pose dei due misteriosi personaggi ritratti immergendoci in un’atmosfera inquietante che molti studiosi attribuiscono ad un passo del romanzo di Zola “Teresa Raquin“, identificabile nei particolari della camera in cui si svolge una scena di cui il nostro ritrae magnificamente la descrizione psicologica dei protagonisti. La giovane donna assume una posa che lascia intendere il senso di colpa e la fragilità di quel momento. L’uomo, spinto contro la porta, sembra voler lanciare un messaggio ben chiaro: la donna non può lasciare quella stanza, è in trappola.

Dopo qualche anno dall’inaugurazione della prima mostra impressionista, Degas diventa molto famoso e le sue opere vengono esposte anche nel Salon di Parigi, ma non le venderà perché ne è molto geloso e non riesce a distaccarsene. Tuttavia, dopo la morte del padre, avvenuta nel 1873, l’instabilità economica lo costringe a mettere in vendita molte sue opere. Prima di tale crisi, nel 1870, si allontana per un breve periodo di tempo dall’arte perché si arruola nella fanteria durante la guerra franco-prussiana. A causa di un grave problema in un occhio, che lo condurrà successivamente alla cecità, viene spostato al reparto dell’artiglieria.
Nello stesso anno, il suo quadro “Madame Camus in rosso con ventaglio” viene esposto al Salon.

"Madame Camus in rosso con ventaglio", 1870.

“Madame Camus in rosso con ventaglio”, 1870.

Tornato a Parigi nel 1872 comincia a frequentare l’Opéra. Un pittore così affascinato dallo studio del movimento, non potrà esimersi dal ritrarre l’esecuzione dei balli di danza classica, iniziando così a rappresentare le ballerine dell’Opéra parigina. Degas non si limita a fissare sulla tela gli spettacoli, ma sembra riesca anche ad intrufolarsi dietro le quinte, oppure durante una lezione, per cogliere i gesti e le posture del lungo e faticoso lavoro che precede la rappresentazione di un ballo.
Come si può notare nel dipinto “Classe di danza“, la composizione deve la sua ampiezza ad un doppio gioco illusionistico creato con l’introduzione di specchi e vetri riflettenti. L’artista ottiene così un ritratto che trasmette un’idea di spazialità in contrasto solo con alcuni elementi fissi: la porta, da cui appare una fessura luminosa, l’innaffiatoio a terra e il pianoforte. Un quadro, dunque, che supera i limiti della cornice, e che, proprio da questo punto di vista rimanda a Chagall.

"Classe di danza", 1871. New York, Metropolitan Museum of Modern Art.

“Classe di danza”, 1871. New York, Metropolitan Museum of Modern Art.

Uno dei capolavori di questa serie di dipinti che fanno sì che Degas sia noto, ancora oggi, come il “pittore delle ballerine”, è “Foyer di danza all’Opéra“. Anche in questo dipinto si evidenzia uno studio più approfondito dello spazio ed un notevole arricchimento di colori, come il ventaglio rosso semiaperto sopra una sedia, che spezza in modo sublime il giallo oro della stanza e il bianco dei costumi delle ragazze in posa.

"Foyer di danza all'Opéra", 1872. Parigi, Museo d'Orsay.

“Foyer di danza all’Opéra”, 1872.
Parigi, Museo d’Orsay.

Alla continua ricerca di nuove tecniche, Degas, verso la metà degli anni ’70, comincia ad usare i pastelli donando alle sue opere successive una singolare leggerezza e permettendogli anche una più veloce esecuzione dei suoi lavori. È questo il momento in cui l’arte di Degas assume un tono più intimista e si arricchisce in molti casi di visioni dall’alto.

"Ballerina che fa il saluto", 1876-77. Museo d'Orsay.

“Ballerina che fa il saluto”, 1876-77. Museo d’Orsay.

Non abbandonerà la pittura ad olio e, proprio in quegli stessi anni della sperimentazione tecnica con i pastelli, porta a termine una delle sue opere più belle e significative, secondo il mio punto di vista, della sua produzione artistica, “L’assenzio” (1875-76).
Il dipinto, in cui Degas decide di rappresentare uno degli aspetti meno allegri della vita parigina, ritrae due emarginati che non prendono parte a quello sfavillio di luci e colori di una Parigi euforica e fiduciosa nel progresso.

"L'assenzio", 1875-76. Parigi, Museo d'Orsay.

“L’assenzio”, 1875-76. Parigi, Museo d’Orsay.

Prettamente intimistico, il quadro è caratterizzato da un’inquadratura fotografica e per tale ragione presenta uno squilibrio verso destra, come se il pittore, folgorato dall’impressione del momento, non abbia esitato ad effettuare lo scatto per non perdere quella scena improvvisa dinnanzi a sé. La prospettiva, infatti, è volutamente accidentale ed uno specchio, dietro le due figure ritratte, rimanda la loro sagoma ed illumina la scena.
L’assenzio, bevanda alcolica molto diffusa alla fine dell’Ottocento tra le classi meno abbienti per il suo costo, rivelatasi in seguito altamente tossica e per tale motivo ritirata dal commercio, si trova davanti ai volti della donna e dell’uomo ritratti all’interno di un caffè.

La solitudine dei protagonisti è ben espressa da questo raffinato descrittore dell’animo umano nel loro sguardo affranto e perduto nel vuoto. Nessuna comunicazione in atto tra questi due sconosciuti immersi in un’atmosfera opprimente quanto il loro stato d’animo; perduti nei loro impenetrabili pensieri e distaccati dal mondo, i loro volti sono diventati noti a tutti e simboleggiano quell’umanità sofferente su cui spesso preferiamo distogliere in fretta il nostro sguardo.

"Due stiratrici", 1884-1886. Parigi, Museo d'Orsay.

“Due stiratrici”, 1884-1886. Parigi, Museo d’Orsay.

Conosciuto anche come scultore, realizza diverse opere in cera dipinta al naturale e arricchita da altri materiali che colpiscono i suoi contemporanei per il loro realismo. Tra queste bisogna ricordare un’opera che manifesta la sua predilezione nei confronti del mondo della danza: “Ballerina di quattordici anni” (1880).

"Ballerina di quattordici anni", 1880. Parigi, Museo d'Orsay.

“Ballerina di quattordici anni”, 1880. Parigi, Museo d’Orsay.

Dopo la morte di Manet, Degas si ritira a vita solitaria e non espone più le sue opere in pubblico, libero finalmente nell’esecuzione dei suoi lavori e sbizzarrendosi con tinte vivaci e linee di contorno ben marcate.
Ma la vista, così come la salute cominciano ad abbandonarlo.
Si spegnerà il 27 Settembre del 1917 e verrà sepolto a Montmartre. Ben poco si conosce della sua vita privata.
Riservato e perfezionista, sembra che la sua intera esistenza sia stata dedicata esclusivamente all’arte in cui riesce a far rivivere quella Parigi raffinata e romantica, talvolta altezzosa e decadente. Forse proprio come l’inafferrabile personalità dell’artista.
Di seguito altre sue opere accompagnate da citazioni che aiutano a comprendere forse un po’ più il mondo interiore e l’arte di Degas, ingiustamente relegata ad un ruolo di secondo piano rispetto ad altri artisti dell’epoca.

Ho visto cose bellissime, grazie alla diversa prospettiva suggerita dalla mia perenne insoddisfazione, e quel che mi consola ancora, è che non smetto di osservare.

"Dopo il bagno, donna che si asciuga",1890-95.

“Dopo il bagno, donna che si asciuga”, 1890-95.

Un quadro è qualcosa che richiede tanta scaltrezza, malizia e inganno come l’esecuzione di un crimine.

"Le tub", 1885-1886. Farmington, Hill-Stead Museum of Art.

“Le tub”, 1885-1886. Farmington, Hill-Stead Museum of Art.

Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso.

"Ballerina davanti a una finestra", 1877-79. Mosca, Museo Pushkin.

“Ballerina davanti a una finestra”, 1877-79.
Mosca, Museo Pushkin.

Per produrre buoni frutti, bisogna mettersi in spalliera; si resta là tutta la vita, le braccia distese, la bocca aperta, per assimilare quel che passa, quello che è intorno a noi, e viverne.

"Stiratrice", 1873.

“Stiratrice”, 1873.

Vorrei essere famoso e sconosciuto.

"L'orchestra dell'Opéra", 1868.

“L’orchestra dell’Opéra”, 1868.

L’artista può riuscire a dare il senso del vero solo agendo in modo del tutto innaturale.

"Donna con crisantemi", 1865.

“Donna con crisantemi”, 1865.

Si vede come si vuol vedere, ed è questa falsità che costituisce l’arte.

"Gli orchestrali", 1872.

“Gli orchestrali”, 1872.

Sono come il cavallo che vince il Gran Premio, e gli tocca solo la solita avena.

"Carrozza alle corse", 1872.

“Carrozza alle corse”, 1872.

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